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Chi
era Flacius? |
Albona,
situata su un colle alto 320 metri, a soli tre chilometri
dal mare, fu abitata già 2000 anni a.C.. I resti dell'eta del bronzo si
trovano vicino alla città. Il nome Albona é di origine
celtico-illirica e significherebbe “città sul monte”, “città
elevata”. Si crede infatti che che sia stata fondata dai Celti, nel IV
secolo a.c., seppure certi storici ritengano che esistesse già nell' XI
secolo a.C. Tito Livio scrisse che la popolazione dell’Albonese si
dedicava alla pirateria. Dopo un primo scontro tra la popolazione del
luogo ed i Romani nel III secolo a.C., nel 177 a.C. la città passò
sotto la dominazione romana e insieme ai suoi dintorni fece parte della
provincia dell'Illirico, con un alto grado di indipendenza e di potere
sui paesi limitrofi. Il più vecchio documento epigrafico esistente ad
Albona è un rilievo del III secolo d.C., con la scritta “Res Publica
Albonessium”.
Oggi Albona è centro culturale e amministrativo. Una località
pittoresca ricca di bellezze architettoniche e di monumenti storico –
culturali. È anche la cittá in cui nacque Matthias Flacius Illyricus,
illustre riformatore, filologo, teologo e collaboratore di Martin
Lutero. Girando per le viuzze della città vecchia un attento
osservatore non mancherà di individuare e visitare anche Palazzo
Francovich, sede dislocata del Museo comunale, in cui è custodita la
raccolta memoriale di questo illustre albonese vissuto a cavallo tra il
1520 e il 1575. Riesce difficile non notarlo in quanto, tra i tanti bei
palazzi barocchi e rinascimentali di cui la vecchia Albona abbonda,
insieme a Palazzo Battiala-Lazzarini, a Palazzo Scampicchio, a Palazzo
Manzini e a quello parrocchi ale,
è una delle più belle costruzioni del nucleo storico.
Casa Francovich –Vlačić, al civico 7 dell’odierna via
Giuseppina Martinuzzi oltre ad accogliere al suo interno la collezione
memoriale su Matthias Flacius (Francovich) d'Albona, ospita
nell’attico anche il lapidario.
All’interno del museo invece, l’intero primo piano è dedicato alla
vita e all’opera dell’illustre riformatore, storico della Chiesa
nato ad Albona che, divenuto protestante, mezzo millennio fa diventò il
capo degli «gnesioluterani», cioè di coloro che si autodefinivano
“luterani autentici” e si rese celebre con molti scritti,
specialmente con le sue “Centuriae Magdeburgenses”. La collezione
permanente di documenti e immagini su Matthias Flacius Illyricus,
allestita in questi vani nel dicembre del 1975 da Matko Rojnić, Šime
Jurić, Eugen Kokot e Tullio Vorano su iniziativa del Museo
cittadino e dalla municipalità, traccia naturalmente nei dettagli la
vita e l’opera del celebre teologo al quale Albona ha avuto l'onore di
aver dato i natali. Su di una delle pareti dei vani del museo il pittore
Eugen Kokot ha riprodotto una gigantografia della prima carta geografica
dell'Istria, fatta da un altro istriano illustre - l'isolano Pietro
Coppo - nel lontano 1525.
Tra le tante cose esposte ijn questi ambienti, oltre alle riproduzioni
delle numerose opere che scrisse, un busto in gesso di Matthias Flacius,
opera dello scultore Mate Čvrljak e la copia di un ritratto del
noto riformista protestante, il cui originale è custodito a Jena.
Vivace polemista ma anche uomo di profonda cultura, nel 1550 a
Magdeburgo inizia la pubblicazione di opuscoli storici e dirige una
ricerca storica di ampie dimensioni che porterà alla stampa delle
Centurie di Magdeburgo in tredici volumi, in cui ripercorre la storia
della chiesa dalle origini al Duecento. Nel 1570 pubblica
l’”Esortazione al serenissimo principe” che, dicono gli storici,
racchiude bene la sua personalità: un polemista che difficilmente
cedeva dalle sue posizioni dal carattere ombroso ma di un’ironia
tagliente, non certo arrendevole e duttile, contrario ad ogni forma di
compromesso, appassionato difensore della verità cristiana. Per lui, la
libertà poteva essere conosciuta solo attraverso lo studio delle Sacre
Scritture. Un’esortazione che per molti non ha perso attualità
nemmeno oggi. Certo è che questo antico intellettuale istriano ha
lasciato dietro di sé un respiro d'erudizione umanistico che sorpassa
le frontiere della semplice attività religiosa.

Una bella veduta panoramica della città nuova
La
facciata principale del Duomo

Palazzo
Battiala Lazzarini, oggi sede del Museo civico
La
torre dell'orologio domina sulla città vecchia
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La
convenzione
del «secolo» |
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Nacque
il 3 marzo 1520 con il nome di Matthias Vlacich in Istria, ad Albona (già
colonia veneziana). il suo nome croato era Vlačić, latinizzato
in Flacius e l'appellativo Illyricus fu aggiunto più tardi, per riferirsi
alla sua terra natia. Suo padre era Andrea Vlacich (o Francovich), sua
madre Jacobea Luciani, figlia di una ricca e potente famiglia di Albona.
Rimasto orfano ricevette la sua prima formazione umanistica, di alto
livello, presso la scuola di San Marco a Venezia, dove tra il 1536 e il
1539 trovò in Battista Egnatius, amico di Erasmo da Rotterdam, il suo
maestro. A sollecitarlo a completare i suoi studi oltralpe fu lo zio,
Baldo Lupetino, provinciale dei francescani e simpatizzante per la Riforma
luterana che lo dissuase dal diventare monaco e lo convinse a frequentare
l'Università. Mattia studiò in seguito un anno a Basilea, poi si trasferì
nella regione di Baden-Württemberg, a Tubinga (Tübingen) famosa città
universitaria e infine a Wittenberg, località il cui Ateneo giocò un
ruolo di primo piano nella nascita, nella definizione e nella diffusione
della Riforma di Martin Lutero. Lo zio Baldo Lupetino riuscì a orientare
il nipote, che seguì fedelmente i suoi consigli, ma non gli fu
altrettanto facile sfuggire di mano all’Inquisizione che lo fece
rinchiudere in carcere a Venezia per vent’anni e infine, nel 1541,
decretò che fosse affogato in mare.
Durante l’anno di studio a Wittenberg nel 1541, Mattia Flacio diventa
grande amico di Lutero e di Melantone e ne conquista la stima. Proprio a
Wittenberg, nel 1544, le sue capacità intellettuali e la sua versatilità
accademica lo portano ad essere nominato professore di greco e di ebraico.
L’anno successivo si sposa e alla cerimonia partecipa anche Lutero.
Resta vedovo in quanto la prima moglie muore poco dopo il matrimonio. Ma
Flacio si risposa subito. Da questa seconda unione coniugale gli nacquero
niente meno che diciotto figli. A Wittemberg egli ebbe una profonda crisi
spirituale che risultò nella sua conversione alla fede evangelica,
attraverso i suoi contatti con Martin Lutero. Si trasferì successivamente
da Jena a Regensburg, ad Anversa e a Francoforte.
Cacciato da questa città nel 1567, per la sua polemica sull’Interim,
ripara a Strasburgo ma nel 1573 anche qui viene accusato di eresia e viene
espulso. Tenta invano di rinviare la partenza. Ripara a Francoforte dove
trova asilo da Katarina von Meerfelded. Nel 1574 partecipa senza successo
a diversi colloqui a Berlino, Turingia e Slesia. Ritorna a Francoforte e
qui muore l'11 marzo del 1575, all'età di 55 anni.
Ebbe una vita tormentatissima, segnata da lotte incessanti e da imprese
straordinarie ma non dimenticò mai Albona e l’Istria.
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Se
si esclude il Giubileo del 1300, che nella bolla istitutiva di Bonifacio
VIII doveva cadere ogni cento anni, ma che appartiene comunque
all’ambito della periodizzazione ecclesiale, si può dire che le prime
forme celebrative del passaggio tra due secoli compaiano nel mondo
occidentale solo alla fine del Seicento. Un fenomeno che riflette
l’affermazione di un nuovo significato del termine secolo (nelle sue
diverse versioni nazionali) come segmento temporale di cento anni lungo
una serie che ha il suo inizio con la nascita di Cristo, e che
costituisce la prima tappa di quella vicenda semantica che farà
successivamente del secolo una “comoda nozione astratta che doveva
imporre la propria tirannia alla storia”.
Rispetto all’originaria accezione di derivazione latina – “durata
di una generazione umana” e da qui “lungo spazio di tempo
indeterminato”, “lunga serie di anni” –, tra il Cinque e il
Seicento il significato di secolo si va infatti confondendo, fino a
coincidere con quello di centuria, suddivisione del tempo in segmenti di
cento anni a partire dall’anno Domini del calendario
cristiano. Tale suddivisione era stata introdotta proprio da Matthias
Flacius e dal suo gruppo di umanisti nell’incompiuta “Ecclesiastica
historia integram ecclesiae Christi ideam secundum singulas centurias
perspicuo ordine complectens”, opera che, pubblicata tra il 1559 e il
1574 e interrotta nel 1575 per la morte dell'autore, avrebbe dovuto
ripercorrere l’intera storia della corruzione della Chiesa di Roma
dalla prima età cristiana alla Riforma secolo per secolo o meglio,
appunto, centuria per centuria. L’autorevole risposta controriformista
di Cesare Baronio con i suoi Annales ecclesiastici, versione cattolica
della storia della Chiesa, avrebbe poi ripreso, ma solo in parte e con
minore rigore ‘aritmetico’, la suddivisione del tempo in centurie.

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