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OLTRE A PIER PAOLO VERGERIO IL GIOVANE, L’ISTRIA HA DATO I NATALI 
ANCHE AD ALTRI GRANDI UOMINI DELLA RIFORMA PROTESTANTE

Matthias Flacius Illyricus
un albonese illustre

A Palazzo Francovich custodita la raccolta memoriale dedicata
 al riformista protestante vissuto a cavallo tra il 1520 e il 1575

A L BO N A

di Roberto Palisca

Chi era Flacius?

Albona, situata su un colle alto 320 metri, a soli tre chilometri dal mare, fu abitata già 2000 anni a.C.. I resti dell'eta del bronzo si trovano vicino alla città. Il nome Albona é di origine celtico-illirica e significherebbe “città sul monte”, “città elevata”. Si crede infatti che che sia stata fondata dai Celti, nel IV secolo a.c., seppure certi storici ritengano che esistesse già nell' XI secolo a.C. Tito Livio scrisse che la popolazione dell’Albonese si dedicava alla pirateria. Dopo un primo scontro tra la popolazione del luogo ed i Romani nel III secolo a.C., nel 177 a.C. la città passò sotto la dominazione romana e insieme ai suoi dintorni fece parte della provincia dell'Illirico, con un alto grado di indipendenza e di potere sui paesi limitrofi. Il più vecchio documento epigrafico esistente ad Albona è un rilievo del III secolo d.C., con la scritta “Res Publica Albonessium”.
Oggi Albona è centro culturale e amministrativo. Una località pittoresca ricca di bellezze architettoniche e di monumenti storico – culturali. È anche la cittá in cui nacque Matthias Flacius Illyricus, illustre riformatore, filologo, teologo e collaboratore di Martin Lutero. Girando per le viuzze della città vecchia un attento osservatore non mancherà di individuare e visitare anche Palazzo Francovich, sede dislocata del Museo comunale, in cui è custodita la raccolta memoriale di questo illustre albonese vissuto a cavallo tra il 1520 e il 1575. Riesce difficile non notarlo in quanto, tra i tanti bei palazzi barocchi e rinascimentali di cui la vecchia Albona abbonda, insieme a Palazzo Battiala-Lazzarini, a Palazzo Scampicchio, a Palazzo Manzini e a quello parrocchiale, è una delle più belle costruzioni del nucleo storico.
Casa Francovich –Vlačić, al civico 7 dell’odierna via Giuseppina Martinuzzi oltre ad accogliere al suo interno la collezione memoriale su Matthias Flacius (Francovich) d'Albona, ospita nell’attico anche il lapidario.
All’interno del museo invece, l’intero primo piano è dedicato alla vita e all’opera dell’illustre riformatore, storico della Chiesa nato ad Albona che, divenuto protestante, mezzo millennio fa diventò il capo degli «gnesioluterani», cioè di coloro che si autodefinivano “luterani autentici” e si rese celebre con molti scritti, specialmente con le sue “Centuriae Magdeburgenses”. La collezione permanente di documenti e immagini su Matthias Flacius Illyricus, allestita in questi vani nel dicembre del 1975 da Matko Rojnić, Šime Jurić, Eugen Kokot e Tullio Vorano su iniziativa del Museo cittadino e dalla municipalità, traccia naturalmente nei dettagli la vita e l’opera del celebre teologo al quale Albona ha avuto l'onore di aver dato i natali. Su di una delle pareti dei vani del museo il pittore Eugen Kokot ha riprodotto una gigantografia della prima carta geografica dell'Istria, fatta da un altro istriano illustre - l'isolano Pietro Coppo - nel lontano 1525. 
Tra le tante cose esposte ijn questi ambienti, oltre alle riproduzioni delle numerose opere che scrisse, un busto in gesso di Matthias Flacius, opera dello scultore Mate Čvrljak e la copia di un ritratto del noto riformista protestante, il cui originale è custodito a Jena.
Vivace polemista ma anche uomo di profonda cultura, nel 1550 a Magdeburgo inizia la pubblicazione di opuscoli storici e dirige una ricerca storica di ampie dimensioni che porterà alla stampa delle Centurie di Magdeburgo in tredici volumi, in cui ripercorre la storia della chiesa dalle origini al Duecento. Nel 1570 pubblica l’”Esortazione al serenissimo principe” che, dicono gli storici, racchiude bene la sua personalità: un polemista che difficilmente cedeva dalle sue posizioni dal carattere ombroso ma di un’ironia tagliente, non certo arrendevole e duttile, contrario ad ogni forma di compromesso, appassionato difensore della verità cristiana. Per lui, la libertà poteva essere conosciuta solo attraverso lo studio delle Sacre Scritture. Un’esortazione che per molti non ha perso attualità nemmeno oggi. Certo è che questo antico intellettuale istriano ha lasciato dietro di sé un respiro d'erudizione umanistico che sorpassa le frontiere della semplice attività religiosa.



   
     Una bella veduta panoramica della città nuova                                                  La facciata principale del Duomo


Foto di Goran Žiković


  
    Palazzo Battiala Lazzarini, oggi sede del Museo civico                            La torre dell'orologio domina sulla città vecchia

La convenzione 
del
«secolo»


N
acque il 3 marzo 1520 con il nome di Matthias Vlacich in Istria, ad Albona (già colonia veneziana). il suo nome croato era Vlačić, latinizzato in Flacius e l'appellativo Illyricus fu aggiunto più tardi, per riferirsi alla sua terra natia. Suo padre era Andrea Vlacich (o Francovich), sua madre Jacobea Luciani, figlia di una ricca e potente famiglia di Albona.
Rimasto orfano ricevette la sua prima formazione umanistica, di alto livello, presso la scuola di San Marco a Venezia, dove tra il 1536 e il 1539 trovò in Battista Egnatius, amico di Erasmo da Rotterdam, il suo maestro. A sollecitarlo a completare i suoi studi oltralpe fu lo zio, Baldo Lupetino, provinciale dei francescani e simpatizzante per la Riforma luterana che lo dissuase dal diventare monaco e lo convinse a frequentare l'Università. Mattia studiò in seguito un anno a Basilea, poi si trasferì nella regione di Baden-Württemberg, a Tubinga (Tübingen) famosa città universitaria e infine a Wittenberg, località il cui Ateneo giocò un ruolo di primo piano nella nascita, nella definizione e nella diffusione della Riforma di Martin Lutero. Lo zio Baldo Lupetino riuscì a orientare il nipote, che seguì fedelmente i suoi consigli, ma non gli fu altrettanto facile sfuggire di mano all’Inquisizione che lo fece rinchiudere in carcere a Venezia per vent’anni e infine, nel 1541, decretò che fosse affogato in mare.
Durante l’anno di studio a Wittenberg nel 1541, Mattia Flacio diventa grande amico di Lutero e di Melantone e ne conquista la stima. Proprio a Wittenberg, nel 1544, le sue capacità intellettuali e la sua versatilità accademica lo portano ad essere nominato professore di greco e di ebraico. L’anno successivo si sposa e alla cerimonia partecipa anche Lutero. Resta vedovo in quanto la prima moglie muore poco dopo il matrimonio. Ma Flacio si risposa subito. Da questa seconda unione coniugale gli nacquero niente meno che diciotto figli. A Wittemberg egli ebbe una profonda crisi spirituale che risultò nella sua conversione alla fede evangelica, attraverso i suoi contatti con Martin Lutero. Si trasferì successivamente da Jena a Regensburg, ad Anversa e a Francoforte.
Cacciato da questa città nel 1567, per la sua polemica sull’Interim, ripara a Strasburgo ma nel 1573 anche qui viene accusato di eresia e viene espulso. Tenta invano di rinviare la partenza. Ripara a Francoforte dove trova asilo da Katarina von Meerfelded. Nel 1574 partecipa senza successo a diversi colloqui a Berlino, Turingia e Slesia. Ritorna a Francoforte e qui muore l'11 marzo del 1575, all'età di 55 anni.
Ebbe una vita tormentatissima, segnata da lotte incessanti e da imprese straordinarie ma non dimenticò mai Albona e l’Istria.


S
e si esclude il Giubileo del 1300, che nella bolla istitutiva di Bonifacio VIII doveva cadere ogni cento anni, ma che appartiene comunque all’ambito della periodizzazione ecclesiale, si può dire che le prime forme celebrative del passaggio tra due secoli compaiano nel mondo occidentale solo alla fine del Seicento. Un fenomeno che riflette l’affermazione di un nuovo significato del termine secolo (nelle sue diverse versioni nazionali) come segmento temporale di cento anni lungo una serie che ha il suo inizio con la nascita di Cristo, e che costituisce la prima tappa di quella vicenda semantica che farà successivamente del secolo una “comoda nozione astratta che doveva imporre la propria tirannia alla storia”.
Rispetto all’originaria accezione di derivazione latina – “durata di una generazione umana” e da qui “lungo spazio di tempo indeterminato”, “lunga serie di anni” –, tra il Cinque e il Seicento il significato di secolo si va infatti confondendo, fino a coincidere con quello di centuria, suddivisione del tempo in segmenti di cento anni a partire dall’anno Domini del calendario
cristiano. Tale suddivisione era stata introdotta proprio da Matthias Flacius e dal suo gruppo di umanisti nell’incompiuta “Ecclesiastica historia integram ecclesiae Christi ideam secundum singulas centurias perspicuo ordine complectens”, opera che, pubblicata tra il 1559 e il 1574 e interrotta nel 1575 per la morte dell'autore, avrebbe dovuto ripercorrere l’intera storia della corruzione della Chiesa di Roma dalla prima età cristiana alla Riforma secolo per secolo o meglio, appunto, centuria per centuria. L’autorevole risposta controriformista di Cesare Baronio con i suoi Annales ecclesiastici, versione cattolica della storia della Chiesa, avrebbe poi ripreso, ma solo in parte e con minore rigore ‘aritmetico’, la suddivisione del tempo in centurie.



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