La vita si fa difficile


CANGURI
Canguri che attraversano la strada,
una metafora, solo una metafora.
E` la morte dell`essere umano la vita.
Una morte bugiarda e crudele che uccide il dormiente e lo fa vivere da morto.
E lo spettro cammina dicendo
"Ma cosa ho fatto io? Che cosa ho fatto per meritare cio`?"
E cammina con sembianza tranquilla.
Eppure e` spossato, macellato, infarinato, smussato� e` morto.
E` un morto che e` vivo solo per soffrire...
la metafora...
dei canguri che attraversano la strada.

Tra sogni e realta` la sua vita diviene una lotta continua.
Al sogno si sovrappone il giorno dopo, la realta` che ella scopre e` come il sogno della notte prima e percio` entra in gioco la sofferenza di capire anche non volendo a tutti i costi tentare di buttare via, ... C`e` la consapevolezza che durante il giorno il perbenismo della gente che la circonda e` tutto un teatro.

Proprio li` dove ella non vorrebbe che vi fossero dubbi, proprio li` vi trova tutti i dubbi del mondo.

Non vi trova comprensione neanche in famiglia. A volte viene da domandarsi cosa voglia sua madre da lei. Il perche� l`abbia messa al mondo se non per farne una servetta di lei. Da bimba si e` trovata piu` d`una volta a dover fare domande il perche' doveva fare da mamma ai figli dei suoi adorati nipoti, oppure a dovere preparare cibo e lavare piatti per i suoi fratelli che poverini lavoravano molto.

E si domandava "Essi l`avrebbero fatto per me?" Perche� doveva servirli lei quando i soldi li intascavano loro? Perche� si doveva prendere cura di loro, cosa facevano loro per lei?" Eppure sua madre esigeva ed ella doveva sottostare alla grande matriarchia.

E se da giovinetta me ne era liberata e si era distanziata alquanto dalle sue intrapendenti esigenze, se ne era liberata chiudendosi in camera e ascoltando musica a volume alto per non ascoltare le sue prediche, cio` non significqa che lei non si fermava di farlo.

E vi era forse comprensione tra le sue amiche? Li sente bussare alla porta di casa sua. Sono tutte pronte per andare in chiesa. Ma per fare cosa? Si abbigliano per bene.

Badano a parlare, a ciarlare. Ella sente che non e` giusto agire in tal modo, ma si va avanti cosi`... ...con la corrente.

Sente che deve, sente che bisogna stare insieme nonostante l`ipocrisia, lo scetticismo, le bugie con altri e se stessi. E` un bisogno umano stare insieme... tra teatristi.

E vi trova comprensione in Chiesa? Tra i preti? Mai. Pero`, se niente capi`, almeno capi` che non si doveva porre troppa speranza di comprensione in Chiesa.

E questo ella crede sia, quello che l`ha tiene in piedi ancor oggi. In Chiesa ci andava non per la speranza di essere compresa, ma perche� sua mamma la mandava. Ed ella capiva che era una cosa giusta andarci.

E questo e` quello che non la fa traballare oggi, dopo tante vicissitudini, frustate da ogni parte e perfino dalla Chiesa.

Oggi si trova ancora in piedi, e con una fede rinforzata, quasi direi ferrea, non nella Chiesa ma da quello che ora capisce lei stessa, in un Dio che e` davvero vivo e presente e che e` davvero amore.

Una comprensione che non trovo` mai da nessuna parte... lei l`anelante, aspirante alla pace, alla comprensione vi trovo` invece guerra e ingiustizia e discriminazione.

E proprio` li` nel Dipartimento dell`Educazione dove lei pose tutta la sua fiducia e mise tutti su un piedistallo, proprio li` vi trovo` il germe di ogni malattia infettiva che infetto` scuola, scolari, insegnanti, capi, Chiesa, e tutti i laici del mondo. E fu proprio li` dove lei quasi, quasi, persi la trebisonda.

No. Non e` lo stare bene insieme con gli amici che conta, e` lo stare bene con se stessi e quello che ha imparato dopo aver posto tutta la mia fiducia nel Creatore.

Ed ella non stava mai bene con me stessa, nonostante l`apparenza felice che mostravo di se' agli amici.

Era una ragazza allegra, 'l`eterna ottimista' la si immortalava, ed ella deludendosi, si credeva di essere 'l`eterna ottimista'. Non ricorda d`aver mai pianto in silenzio, nemmeno di fronte ad altri.

Da adulta pero`, pianse, tanto e amaramente. Tutt`a un tratto capisce di essere circondata da un uragano di pensieri e parole che si affollano dentro e la lacerano piano piano. Si sente come una canna sbattata dal vento, come una foglia dispersa dal tempestoso uragano.

Ha paura degli amici traditori. Ha paura dalla famiglia traditrice. Ha paura di un lavoro che per poco non le costo` la vita, la sanita`, l`anima.

La sua antica dimestichezza si e` trasmutata ora in paura che solo la ferrea fede nel suo Creatore riesce a tenerla in piedi. Si, ha un solo amico.

Il suo Dio in cui ella crede fermamente perche` se lo vede dinanzi in ogni azione della giornata.

Si rende conto che e` emarginata. Ma la grande delusione e` che ora capisce che e` stata sempre emarginata anche se lei non lo voleva capire ed accettare.

Emarginata nella propria famiglia, emarginata dai propri amici, emarginata dall`ambiente sociale che la considera donna del Sud o non Australiana.

E se da piccola il suo scetticismo la trasportava in un mondo irreale, in un mondo dove lei non solo non conosceva la parola, ma neanche la voleva conoscere... se da piccola viveva nel suo mondo di fiabe... ora si sente emarginata e mi rende conto che si era sempre sentita emarginata da quando era nata. Ora capisce cosa intendeva Dante quando diceva:

Quando sa di sale lo pane altrui
E lo scendere e salire per l`altrui scale

Come sa di sale lo pane altrui in questa terra che non e` sua. Come e` difficile salire l`altrui scale in questo paese dove non viene accettata.

Le radici si erano formate in quel paesino. Li`, in quel paesino, piccolo, dove le parole non si conoscevano neanche, ...i sentimenti, gli orgogli, dove le passioni erano ben capaci di emergere come un uragano negli animi della gente che veniva trasportata e trascinata da essi verso luoghi ignoti.

Li`, proprio in quel paesino lo scetticismo finalmente dava vita alla realta` facendo si' che la serenita` della bimba errante si trasformasse in animo agitato e problematico. Una serenita` che si andava a perdere cosi` come gli alberi perdono le foglie d`autunno.

...Cosa c`era nell`aria, in quella pioggia fine che cadeva e si posava lievemente sul mio capo. Cosa si stava innestando nel mio piccolo essere?

La bimba cammina, guarda e pensa. Sogna di varcare altri mondi.

E mentre batte con forza i piedi sulla terra liscia color cioccolato, mentre posa gli occhi su cio` che la circonda ossia i pioppi, i caciari, mentre posa gli occhi su di un fico o di un ciliegio per guardare le grandi distese di terra, con alberi, lenze di grano e di granturco o l`erba fresca e le acque chiare del fiume che scorrono tranquille senza fare rumore alcuno, che pace sente dentro di lei, e che orrore allo stesso tempo!

Un contrasto ora noto assai evidente.

Felice o infelice? Non so rispondere. Un anelito c`era, quello di varcare il confine di quell`acre ambiente, squallido, direi quasi pauroso, che io pero` amavo con tutta l`anima. Quell`anelito di diventare un`altra. Di essere una principessa forse, o un`educatrice, di sapere tante lingue. Si affacciavano alla mia mente, allora, tante possibilita`: doveva chiedere alla mamma se era stata adottata, se forse ero nata in una famiglia nobile e per qualche sfortuna mi era trovata a vivere in quella che lei chiamava la sua famiglia, il suo paese.

Oppure di diventare un`insegnante, di sapere tante lingue.

Cosi` mentre camminava, pensava a delle frasi e poi le ripeteva all`inverso, inventando dunque una lingua nuova che per lei poteva essere francese o inglese.

Non importava quale. L`importante era di sentirsi importante. Di lottare contro coloro che non la vedevano neanche, che pensavano che era un essere inesistente.

Ricorda un gran frastuglio, un gran vocio, gente che parlava sottovoce, che cercava di nasconderle la realta`. E quando chiedeva di loro se potevo andare con loro perche` una mia cugina stava per partorire le si rispondeva di no perche` lei dovevo badare ai bambini.

Non le si spiegava niente. Ero sempre all`oscuro di tutto. Cosa chiedeva lei di male se non che di soddisfare la mia grande curiosita` di che cos`era la vita, il mondo, le persone. Le stava bene soltanto perche� li aiutavo nelle loro faccende di casa, per il resto era per loro un essere inesistente. E se cercavo di districarsi da quel mondo ingordo, egoista e malsano le si rideva in faccia, la si chiamava stupida.

Cosi` doveva tenere dentro di se quell`eterno segreto che l`affliggeva cosi` tanto e che voleva a tutti i costi farlo emergere... e farla gridare... "io� io voglio vivere come tutti voi."

Nella sua tenera eta` non riusciva ad intendere cos`era quel subbuglio nel suo cuore, o quella stanchezza dopo le lunghe camminate, o quell`eterno tumulto dal quale piu` si inoltrava negli anni e piu` si formava come tessuto della mia vita.

Una fanciullezza che si inoltra in una giovinezza ed infine in un`eta` matura piena di intrighi, problemi e frastugli che vorrebbe finisse, che la lasciasse finalmente libera di vivere una vita felice.

Un anelito che da` alla mia piccola esistenza la speranza, la perseveranza e l`illusione di pensare che e` un`esistenza felice ma che invece si rivela tanto infelice.

Capitolo 6
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