Che catena! Che intreccio... La consapevolezza comincio` proprio li`. In quella scuola secondaria della zona Ovest di Sydney. Laddove ella fu messa in croce, cosi` come Cristo, denudata e messa in croce dagli educatori, dai cosidetti chiamati "Buoni Cristiani". Da una marmaglia di vipere e leoni feroci, tutti armati e ben artigliati...
Chi disse "Vile tu uccidi un uomo morto" non sbaglio`, perche� dimostra come l`uomo e` vile e da tale e` capace di ammazzare l`uomo morto.
I ragazzi strillano, battono i piedi, vanno verso la finestra. La sue classi. Le sue classi.
"Quando andrai via?" le si chiedeva. "Quando ti daranno il trasferimento?� la storia continuava. �Non sono stato io". "Tu non sai niente", "Cosa potresti sapere tu?" "Perche� mi hai mandato dal Direttore?" "Cosa ho fatto io?" "Non ho portato quaderni, ne` libri, ne` penne� non voglio studiare... non voglio studiare con te." "Siamo qui solo perche� il governo ci paga il sussidio d`impiego, se no non saremmo qui." "Signorina, ma non lo vede che nessuno si interessa di noi, perche� dunque deve interessarsi lei? Perche� non intasca i soldi e ci lascia in pace, cosi`, come fanno gli altri? Allora non si rende conto che nessuno si prende cura di noi?" "Non si rende conto che nessuno le crede?" Ed ella, "Per favore ragazzi, lavorate, studiate. Fate questo e fate quello."
Ma niente. Glielo diceva con le buone. Niente. Glielo intimava. Niente. Li mandava dal Direttore o dalla capo insegnante d`inglese, ma ritornano indietro con "Grazie per avermi dato l`opportunita` di scambiare due chiacchere con il Direttor, ma mi ha detto che qualunque cosa facciamo a lei va bene, tanto nessuno se ne infischia." "Grazie d`avermi dato l`opportunita` di fare due chiacchere con la capo insegnante d`inglese, e` una gran brava persona."
E cosi` la sua classe si sgretolava e tutto diventava fragile e intoccabile. Nella sua classe si veniva soltanto per passare del tempo� o per fare una scampagnata.
E le briciole del pane sgretolato e le gocce delle aranciate e delle limonate e le finestre spalancate e le sedie sottosopra e i banchi qua` e la` rovesciati formavano la sua classe d`inglese.
Quella sua classe tanto agognata... Il sogno era diventato tutt`a un tratto un incubo dal quale non ci si poteva districarsi.
Era inutile fare degli sforzi, tutto era vano. Nessuno la aiutava ad aiutare quei ragazzi�a fare capire loro che si facevano tanto male agendo in tal modo, e non solo a se stessi ma anche ai loro genitori che avevano tante speranze per loro.
Ed ella che si sentiva libera, potente, intera all`inizio del suo insegnamento in quella scuola, di colpo si era reso conto che era tutto un sogno, un sogno a cui si voleva aggrappare con tutte le sue forze ma dal quale invece si stava per svegliare e quindi rendersi conto che tutto sarebbe ben presto finito.
Il periodo di pace non duro` molto, infatti. Dal vero inizio incominciarono i guai. Lei se n`era accorta che si erano messi d`accordo con molte persone piene di gelosia ed invidia e quindi ben propense a farle perdere la trebisonda.
La ruota del mulino spinta dall`acqua della fiumara comincio` ben presto a ruotare, e ininterrottamente, macinava tutto�grano, granturco e anche l`avena.
Si sentiva guardata, scrutinata, giudicata. E tutto con il sorriso e con l`affabilita` di educatori filosoficizzanti che di gelosia ne hanno da perdere e di invidia da vendere al mercatino delle pulci. Ed ella diventava pian piano una persona, che piu` persona non era e che gli veniva da domandarsi cos`era e cosa sarebbe mai stata.
I pensieri si accalcavano nella sua mente. Sogni oscuri la lasciavano poi vuota al mattino e sempre piu` prona alla stanchezza che alla dimestichezza lavorativa.
Si sentiva dire "Ma dove hai lavorato prima?" "Non ricordo." E allora puntavano su quel "non ricordo". "Non ricorda. C`e` qualcosa di definitivo smarrimento in lei. Non ricorda nemmeno dove ha lavorato prima. E` una smemorata."
Al che, ella faceva finta di niente. Nonostante il suo sesto senso, nonostante i suoi sogni oscuri e vigilatori che le facevano vedere chiaro nelle loro losche trame, ella faceva finta di niente.
Faceva finta di niente con i ragazzi, faceva finta di niente con gli insegnanti, con il direttore. Faceva la finta stupida, che tante volte l`aveva salvato ma che stavolta non sembrava dargli una via d`uscita. E loro avvisavano i suoi familiari per spiegare perche� ella non poteva continuare ad essere un insegnante.
Loro mandavano lettere alla parrocchia per dichiararsi vittime. Loro tramavano con i genitori degli studenti, �e ella faceva finta di niente.
Sperava che tutto fosse un sogno, dal quale si sarebbe svegliata presto e che finalmente le sarebbe stato dato il riconoscimento dovuto. Si tramava con gente ignorante; si coprivano con il mantello dei loro superiori, e vincevano anche perche� anche a loro stava bene cio` che facevano. Si coprivano con la famiglia di lei, perche� anche alla sua famiglia conveniva cio` che facevano.
E cosi`� ella veniva distanziata, e appartata e la si chiudeva sempre di piu` nel suo angolino. La volevano considerare una deficiente, una che si apparta, che non vuole avere niente da fare con altri, per poi cosi` dire 'ha un problema psicologico, ... non parla con nessuno...'
Pero` non dicevano `siamo noi che l`appartiamo... che facciamo finta di non vederla... di non sentire quello che dice... ' E in questo modo il suo lavoro diventava sempre piu` faticoso. Sembrava quasi che ella stesse salendo una vetta della cui cima ella ne era ben lontana.
E se da una parte quell`inflitto isolamento gli aumentava la forza di andare avanti, di continuare a camminare contro il vento, dall`altra il suo corpo si sentiva sfinito. Sempre pronto al dovere si, ma sfinito. Le sue orecchie sentivano frasi come "Stai a casa, ne hai il diritto".
Volevano a tutti i costi sovrapporre la loro volonta` alla sua e farle capire che era ammalata. Le dicevano di stare a casa e fingersi ammalata.
Ed ella rispondeva che voleva rimanere con i suoi studenti. Il suo zelo era forte, la sua audacia era anelante; ma questi non bastavano a tenerla in piedi.
Erano educatori che giocavano con la psicologia e l`avevano colsa di sorpresa. Lei come una farfalla pensava di essersi poggiata su di un fiore dove poteva godersi il bel sole ed invece aveva trovato la burrasca, una burrasca minacciosa e micidiale.
Questi educatori senza scrupoli quando si resero conto di essere inabili a farla passare per ammalata, la affiancarono ad un uomo e le inventarono una storia, piena di sfumature e cattiverie di ogni genere.
Capitolo 2
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