IL TE' DELLE CINQUE
Una dolce vecchina canuta viveva in una casupola sita al limitar del bosco. Un tetto di legno, una finestra rotonda adornata di fiori, una porta marron e quattro pareti. La vecchina camminava un po' curva ed era vestita di scuro. Fazzoletto, grembiule ed alte galosce completavano il suo semplice guardaroba.  D'inverno usciva presto la mattina, con al braccio una gerla intrecciata molto capiente  e tornava verso l'imbrunire, appoggiandosi ad un bastone e trascinando la gerla ricolma di cose nascoste sotto un panno. La vecchina andava a raccogliere parole ai piedi degli alberi. Parole desuete, parole strane, paroline e mezze parole che la gente adoperava e poi gettava via sbadatamente. Parole di tutte le forme, soffici o ricciute che il vento trascinava fino al bosco vicino alla casupola. La nera vecchina andava in giro per il bosco, frugando vicino alle radici e di tanto in tanto si chinava a raccogliere le parole abbandonate, coperte di terriccio e foglie. Le ripuliva con gesto sbrigativo, le esaminava con attenzione, avvicinandole al volto e poi le riponeva con cura nella gerla, riprendendo il cammino. Qualche volta, aiutandosi con il bastone tirava gi� le parole pi� leggere che il vento aveva fatto impigliare ai rami bassi degli alberi. E bisognava stare attenti a non tirare troppo forte se si voleva evitare che le lettere finissero stracciate urtando contro aghi e  rametti. Se poi aveva piovuto, le parole erano ancora pi� delicate, tristi e zuppe e bastava un nulla per vederle sfarinarsi, simili a vecchi funghi ormai marciti.   Dietro la casetta della vecchina, addossata ad una sporgenza di  roccia, giaceva la catasta di parole. Era bello grosso quel mucchio! Doveva bastare, infatti, per tutto l'inverno.
   Le parole abbandonate sono una strana cosa. Sembrano ferri lasciati arrugginire.  Gatto mammone, testa quadra, otre di vino. Rapido. Santa Nunziata, toponimo, eccezionale autobiografia di un eroe. Trentasei. Scelto ugualmente. Un anno fa, dimensione spirituale. Bizzarro voltairiano. Numero. Doppia. Ramo di mirto. Inevitabili durezze del potere. Giocattoli di plastica, futura efficienza. Parole- paradigma. Semplificazione, l'ndustria del chewing-gum. Eccellenti analisi, occhio ai muscoli. Ingiustamente trascurato, non � terra bruciata, buona pace, preferenze estetiche. Bum. Carriere collaudate. Occupazione,   interesse, moneta. Forte benessere. Un odore cos� come. Divulgativo. Guai a coloro. Lui  in cucina. Nessuno deve dirvi, comportamenti. Un arrosto verticale. Troppo gelida. Sporcata le mani. Croma. Peccato, era una farsa.
   La vecchina si recava presso il gran mucchio e rientrava in casa con delle manciate di parole secche. Le utilizzava per scaldarsi mettendole a bruciare nella stufa di ghisa. Sapeva per esperienza che alcune parole sprigionano pi� calore di altre ed, in genere, occorrono poche lettere per far bollire l'acqua per il t�, intere frasi per cucinare, dei piccoli volumi per rendere calda e confortevole la casupola. La vecchina, soddisfatta del fuoco, si sedeva sulla sedia a dondolo e si lasciava cullare dal suo lento movimento. Un altro giorno era finito e gli uomini, disattenti e spreconi, avevano fatto dono alla povera donna, sia pure in modo involontario, del calore indispensabile per la piccola casa nel bosco. La vecchina cantava una canzone a voce bassa, con la bocca sdentata. I suoi occhi, piccoli e scuri, brillavano felici. Attraverso lo sportello aperto della stufa guizzavano le fiamme.   

Roma, 7 gennaio 1999

(Tutti i diritti riservati N.Giordano 1999-2004)
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