NEWS OF THE DAY
18/3/2005

L'Ufficio Statistico Europeo, Eurostat, ha sospeso la certificazione dei bilanci
pubblici presentati dall'Italia e dalla Grecia, in merito ai dati su deficit e debito nel 2004. Nell'Eurozona, intanto, il deficit medio scende al 2,7%: sale per� il debito, al 71,3%.


Impossibilit� di certificare i conti pubblici elaborati solo poche settimane fa dall'Istat: le stime sul deficit e sul debito del nostro Paese tornano al centro di una bufera che ha assunto nelle ultime ore contorni politici. Al centro della contesa ci sono vari aspetti, tra i quali la classificazione dei versamenti all'erario da parte delle banche e dei concessionari che riscuotono le imposte per conto dello Stato, la classificazione di Infrastrutture Spa e delle operazioni di cartolarizzazione, il flusso dei fondi europei alle imprese, fino all'l'insufficiente coerenza degli aggregati sull'indebitamento e sul fabbisogno. Considerazioni, e qui sta il punto, che spingono Eurostat a ipotizzare una possibile revisione al rialzo delle stime Istat sul deficit, calcolato al 3% esatto. Un limite infranto, nel 2004, da tre Paesi dell'Eurozona: Germania, Francia e Grecia. Berlino e Parigi hanno sforato il tetto per il terzo anno consecutivo, mentre Atene, che viaggia oltre il 6% del deficit, si � vista sospendere, al pari dell'Italia, la certificazione dei propri bilanci.

18/3/2005

Prima bocciatura in sede europea per l'imposta regionale sulle attivit� produttive, meglio conosciuta come Irap: l'Avvocato Generale della Corte di Giustizia l'ha definita incompatibile con le norme comunitarie. In attesa della sentenza definitiva, il Ministro dell'Economia Domenico Siniscalco ha annunciato una prossima modifica dell'imposta.

L'Irap presenta caratteristiche troppo simili a quelle dell'Iva: per questo viola la sesta direttiva europea in materia fiscale. E' una bocciatura senza appello quella pronunciata dall'Avvocato Generale della Corte di Giustizia, Francis Jacobs, che ha reso note le proprie conclusioni nel caso aperto da un ricorso della Banca Popolare di Cremona. Jacobs ha per� evitato di usare una mano troppo pesante nei confronti dell'Italia: considerati infatti l'iniziale via libera all'Irap -otto anni fa- da parte della Commissione Europea, e soprattutto i potenziali effetti dirompenti sulle casse dell'erario di una sentenza negativa - le possibili richieste di rimborso vengono stimate in oltre 120 miliardi di euro, Jacobs ha suggerito di limitare i possibili effetti retroattivi di una bocciatura definitiva dell'Irap. Non pi� i quattro anni stabiliti dalla legge, ma una data a discrezione della Corte. Il Ministro dell'Economia Siniscalco ha promesso una revisione dell'Irap gi� dal 2006.

17/3/2005

"Pensiamo di modificare l'Irap perch� � un'imposta che � stata mal pensata". Cos� il Ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, che ha commentato le conclusioni dell'Avvocato Generale della Corte di Giustizia Europea. Per l'Avvocato Francis Jacobs l'imposta regionale � incompatibile con la normativa comunitaria.

Non si tratta ancora di una sentenza definitiva, ma il pronunciamento odierno dell'Avvocato Generale della Corte di Giustizia pone seri interrogativi sul futuro dell'imposta regionale sulle attivit� produttive, varata otto anni fa. Per l'Avvocato, che ha accolto in buona sostanza le istanze della Banca Popolare di Cremona, l'Irap � troppo simile all'Iva, e per questo viola la sesta direttiva quadro in materia fiscale. Tuttavia, considerato l'iniziale via libera -nel '97- da parte della Commissione Europea, e considerati i rischi di rimborsi astronomici da parte dell'erario - stimati in oltre 120 miliardi di euro, l'Avvocato ha suggerito di limitare nel tempo gli effetti
retroattivi di un'eventuale sentenza negativa, fissandoli al di sotto dei quattro anni stabiliti per legge. Probabile quindi un contenimento dei danni economici per le casse regionali, ma resta il problema della modifica della legge. "La cambieremo", ha promesso il Ministro dell'Economia Domenico Siniscalco, che ha anche fissato una data per l'entrata in vigore dell'imposta sostituiva: il primo gennaio del 2006.
La sentenza definitiva della Corte dovrebbe arrivare prima dell'estate.

16/3/2005

"Un ritorno al vecchio sistema di quote di importazione di tessile dalla
Cina � fuori discussione". Lo ha dichiarato il Commissario Europeo al
Commercio, Peter Mandelson. Intanto � prevista per venerd� l'entrata in
vigore di un nuovo dazio antidumping contro la Cina.


Tira il freno a mano sulla questione delle quote di importazione di prodotti tessili il plenipotenziario al Commercio Europeo Peter Mandelson: di fronte all'Europarlamento, Mandelson ha escluso un ritorno al vecchio sistema di contingentamento dell'import dalla Cina, aggiungendo che eventuali misure di salvaguardia potranno costituire solo l'ultima risorsa. Mandelson intende per� intervenire nell'incertezza aperta dall'attuale fase di transizione: per questo ha
annunciato la futura pubblicazione di linee guida, in grado di identificare potenziali zone rosse nei livelli di importazione dalla Cina. Diverso l'atteggiamento sul tema dazi: in una lettera al Ministro Marzano, Mandelson ha confermato l'impegno nell'applicare misure antidumping nei confronti della Cina. A questo proposito ha citato l'imminente entrata in vigore del dazio sui tessuti in poliestere, che ha rappresentato l'epilogo di una battaglia intrapresa due anni fa anche da imprese italiane. Di questo Mandelson parler� oggi col viceministro Urso, che porter� a Bruxelles le sollecitazioni del Governo, ribadite ieri dal premier Berlusconi.
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