NEWS OF THE DAY
14/12 /2004

La Commissione Europea ha sospeso -come previsto- la procedura di infrazione per deficit eccessivo contro Francia e Germania. Ma annuncia che vigiler� sui conti dei due Paesi per il 2005. Almunia ha anche ribadito la sua preoccupazione per l'impatto della Finanziaria italiana.


E' armistizio nella battaglia ormai triennale tra la Commissione Europea e i due big
dell'economia continentale, Francia e Germania: a dodici mesi dalla sospensione
della procedura di infrazione decisa dall'Ecofin, annullata a luglio dalla Corte di
Giustizia, Bruxelles ha fatto un passo indietro rispetto alla richiesta di sanzioni:
"alla luce delle azioni intraprese da Berlino e Parigi per ridurre il rapporto deficit/pil nel 2005, non sono necessarie ulteriori azioni", ha dichiarato il Commissario agli Affari Economico-Monetari Joaquin Almunia. Che ha poi avvertito: "la situazione dei conti pubblici nei due Paesi rimane vulnerabile". Le previsioni assegnano un 2,9% di deficit alla Germania e un 3% alla Francia, numeri al limite di una soglia che potrebbe venire sfondata nuovamente nel 2006, se i due Governi non troveranno soluzioni alternative alle una tantum inserite nelle manovre di bilancio per il prossimo anno. Sull'Italia Almunia ha ribadito la sua preoccupazione per l'impatto della Finanziaria sui conti pubblici, ma ha fatto notare come sul nostro Paese non penda alcuna procedura di deficit eccessivo.

14/12 /2004

Si � aperta ieri una settimana cruciale per le prospettive di adesione della Turchia all'Unione Europea: ''la mia impressione e' che alla fine della settimana arriveremo ad un consenso'', ha dichiarato il Ministro degli Esteri olandese Ben Bot. E domani un Europarlamento diviso voter� la risoluzione che raccomander� l'avvio di negoziati con Ankara.

Non sono certo colpi di fioretto quelli che volano in queste ore tra Bruxelles e Ankara, a pochi giorni dal Consiglio che decider� sull'eventuale adesione turca all'Unione: i 25 Paesi appaiono divisi non tanto sul via libera all'apertura di negoziati, ma sul come e il quando. Ieri i Ministri degli Esteri non hanno fatto grandi passi avanti sulla data di inizio delle trattative, che sembra slittare verso la fine del
2005, come ha confermato l'italiano Gianfranco Fini. Altro nodo da superare � la prospettiva finale del negoziato: Austria e Francia premono per un processo aperto, che non porti necessariamente alla piena adesione ma a una partnership speciale tra Europa e Turchia. La richiesta del riconoscimento di Cipro e del genocidio armeno di
inizio '900, messa sul piatto da Parigi, hanno ulteriormente innervosito Ankara: cos� il premier Erdogan, dopo aver fatto approvare la legge di riforma del codice di procedura penale, ha intimato, in tono tutt'altro che conciliante: "il terrorismo islamico potrebbe dilagare in Europa se l'Unione respinger� la richiesta turca".

9/12 /2004

Si tiene oggi a Bruxelles il congresso costitutivo del Partito Democratico Europeo. A tenere a battesimo la nuova organizzazione, che conta 25 deputati all'Europarlamento provenienti da sei Stati membri, anche il leader del centrosinistra Romano Prodi e quello della Margherita Francesco Rutelli.


Una formazione di centro con una chiara vocazione europeista: � questa la missione politica dichiarata del Partito Democratico Europeo, schieramento nato alle soglie dell'estate scorsa da una costola del Partito Popolare. Un'operazione fortemente voluta dall'allora Presidente della Commissione Romano Prodi, in accordo con i leader della Margherita Francesco Rutelli e dell'Udf francese Francois Bayrou. Un'operazione in primo luogo politica, per sganciare le forze con vocazione maggiormente europeista dal blocco di centrodestra dei popolari, dove nel frattempo
facevano il loro ingresso i conservatori britannici, tradizionalmente euroscettici. L'operazione, che ha visto i democratici confluire nel gruppo liberale, ora ribattezzato Alleanza Liberaldemocratica, ha dato vita al terzo gruppo dell'Europarlamento, con 88 deputati. Tuttavia, a sei mesi di distanza, le due anime del gruppo danno segnali di difficile coesistenza, come ha dimostrato il voto sulla prima Commissione Barroso.
Tra gli obiettivi del Partito Democratico, quello di raccogliere adesioni politiche in almeno sette Stati membri.
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