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/2004 Entrano in vigore da oggi gli accordi tra Unione Europea e Cina, che apriranno le porte di 22 dei 25 Paesi del Vecchio Continente a milioni di turisti provenienti dall'Asia. L'Italia � tra le mete preferite da questa nuova ondata di viaggiatori. Un business miliardario, di cui l'Europa � pronta ad approfittare: con l'entrata in vigore oggi del memorandum di intesa tra l'Unione e la Cina, che semplifica il rilascio dei visti turistici da parte di Pechino, si apre un mercato stimato in oltre 100 milioni di viaggiatori entro il 2020. Oltre la met� di loro ha gi� una destinazione in mente: l'Italia, che con la Francia rappresenta una delle mete preferite dai turisti con gli occhi a mandorla. Il giro d'affari dovrebbe comunque inizialmente riguardare solo una fetta ristretta della popolazione, in grado di pagare gli oltre mille dollari richiesti per ciascun pacchetto base. Per prevenire possibili fughe all'estero, inoltre, le autorit� locali obbligheranno i viaggiatori a depositare 6000 dollari come cauzione. Il mercato cinese ha gi� attirato l'interese di molti tour operator italiani, che hanno in programma l'apertura di sedi a Pechino, ma si confronta con un primo paradosso: la compagnia di bandiera Alitalia non ha infatti al momento alcun volo diretto con la Cina. 1/9 /2004 "Maggiore attenzione al criterio del debito e delle riforme previdenziali nell'applicazione dei criteri del patto di stabilit�": Cos� il presidente di turno dell'Ecofin, l'olandese Gerrit Zalm, � intervenuto ieri nella discussione sulla riforma del patto, che inizier� ufficialmente venerd�, quando il Commissario agli Affari Economico Monetari Joaquin Almunia render� note ufficialmente le proposte dell'esecutivo comunitario. Il patto di stabilit� torna ad animare il dibattito europeo, a soli due giorni dall'attesa presentazione delle proposte di riforma da parte della Commissione. Le anticipazioni del documento messo a punto dal Commissario Europeo Joaquin Almunia -pi� attenzione al debito e alla situazione economica dei singoli Paesi- hanno trovato l'implicito accordo del presidente di turno dell'Ecofin Gerrit Zalm, che ieri all'Europarlamento ha proposto di usare pi� flessibilit� con i Paesi a basso debito e sistemi pensionistici sostenibili, applicando invece maggiore rigore con le nazioni pi� indebitate e incapaci di operare riforme del sistema previdenziale. Zalm non ha risparmiato una frecciata all'Italia, rilevando come esista una bella differenza tra il 40 e il 100% nel parametro del debito, quindi ha frenato sui tempi della riforma: "difficile chiudere entro dicembre", ha detto. L'attenzione al debito trova d'accordo in linea generale anche il neocommissario Rocco Buttiglione. Intanto la Germania ha comunicato a Bruxelles le proprie previsioni sui conti pubblici per il 2004: il deficit toccher� il 3,7% del pil, con un debito al 66%. Berlino sfondera' cos� per il terzo anno consecutivo il criterio del patto di stabilita'. 1/9 /2004 L'Organizzazione Mondiale del Commercio ha dato il via libera a possibili sanzioni da parte dell'Unione Europea e di altri sette Paesi nei confronti degi Stati Uniti. Al centro della disputa commerciale il controverso "emendamento Byrd", introdotto nel 2000 e accusato di sovvenzionare illegalmente le imprese d'Oltreoceano. S� a sanzioni pari al 72% del totale dei finanziamenti concessi alle imprese americane in base all'emendamento Byrd. Il Wto ha definitivamente condannato la norma antidumping, che la stessa Organizzazione per il Commercio aveva mesi fa dichiarato illegale, senza tuttavia ottenerne l'annullamento da parte di Washington. L'emendamento Byrd, introdotto con Bill Clinton, favorisce le imprese americane che denunciano pratiche illecite di vendita sottocosto da parte dei concorrenti stranieri, ma introduce un paradosso legale: obbliga infatti l'amministrazione statunitense a sovvenzionare queste stesse imprese con i proventi derivanti dalle misure antidumping. Oltre 700 milioni i dollari erogati in quattro anni a pi� di 4000 aziende. In un comunicato congiunto, l'Unione Europea e gli altri sette Paesi hanno esortato gli Stati Uniti a ritirare ''l'emendamento Byrd'': un appello che non lascia indifferente Washington, dove l'amministrazione Bush si dice disponibile a lavorare con il Congresso per ottemperare agli obblighi imposti. |
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