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| 26/7/2009 Il Ministro della Semplificazione Roberto Calderoli ha ribadito che non ci sono spazi per ulteriori modifiche al decreto anticirisi, in attesa della seconda lettura al Senato. Ma Bce, Ministro dell'Ambiente e Corte dei Conti si mostrano apertamente insoddisfatti su tre norme. Il decreto anticrisi procede spedito verso la seconda lettura in Senato, nonostante le critiche. Il fronte pi� importante e autorevole � rappresentato dalla Banca Centrale Europea. Che in sostanza contesta norma sulla tassazione delle riserve in oro della Banca d'Italia. "Pregiudica l'indipendenza finanziaria e istituzionale di Bankitalia", � il giudizio tagliente di Francoforte, che non lascia spazio a ulteriori interpretazioni. Giudizio firmato dal vicepresidente della Bce Lucas Papademos. Nemmeno l'ultima versione emendata del decreto � piaciuta all'istituto monetario centrale, che rimprovera -tra le righe- a Roma di non essere molto consultato sulle leggi che toccano la Banca Centrale nazionale. Ma i grattacapi per il Governo non arrivano solo dall'esterno: resta aperto anche un fronte tutto interno all'esecutivo, con il Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che chiede lo stralcio dell'articolo 4, che esautora di fatto il suo Ministero dalle competenze sulle autorizzazioni relative a infrastrutture energetiche e ambientali, appaltandole a commissari speciali. "Cos� si sacrificano passaggi a tutela della collettivit�", aveva denunciato la Prestigiacomo l'altroieri al Corriere della Sera. Infine la presa di posizione della Corte dei Conti, che critica il depotenziamento della propria capacit� di intervento. Sotto accuse le norme che fissano paletti alla perseguibilit� del danno erariale. 25/7/2009 Italiani pi� preoccupati rispetto alla media europea rispetto alla possibilit� di perdere il lavoro in tempo di crisi; ma pi� ottimisti sui tempi della ripresa e dei suoi impatti occupazionali. Lo dice un sondaggio europeo. A chi dipinge gli italiani come un popolo di pessimisti cronici nei confronti della crisi, invitandoli all'ottimismo, la risposta a sorpresa l'ha fornita ieri l'ufficio statistico dell'Unione Europea: per Eurobarometro, se il 61% dei cittadini comunitari ritiene che il peggio della crisi -per quanto riguarda le ripercussioni occupazionali- debba ancora arrivare, questa percentuale si abbassa al 49% al di qua delle Alpi. Purtroppo per� -passando dalla macroeconomia alle difficolt� quotidiane del singolo- il quadro si ribalta: ben il 40% dei nostri connazionali, contro il 32% della media europea, si dice infatti preoccupato dalla possibilit� di perdere il proprio posto di lavoro. Molto peggio va in Spagna, dove la percentuale raggiunge il 65%. Una peculiarit� tutta made in Italy riguarda invece l'ampia diffusione di cittadini che non hanno mai svolto un'attivit� lavorativa remunerata: nel Belpaese si sono inquadrati in questa condizione il 24% degli intervistati, il doppio rispetto alla media europea. Il segnale di una certa ingessatura del sistema occupazionale all'italiana emerge invece da un altro raffronto: in Europa il 60% dei lavoratori ha cambiato attivit� da una a cinque volte, contro il 51% italiano. Sar� pure una questione di mentalit�: l'italiano medio, secondo il sondaggio, non considera infatti affatto scandaloso restare a vita con lo stesso datore di lavoro. 21/7/2009 In Europa domina -e rischia di aggravarsi a breve- lo scontro tra Commissione Europea da una parte, e Governi e produttori di latte dall'altra. Si va verso un braccio di ferro tra gli allevatori europei e Bruxelles sulla crisi del latte. Nel giorno in cui un italiano, il socialdemocratico Paolo De Castro, � stato eletto alla testa della Commissione Agricoltura dell'Europarlamento, si moltiplicano i segnali di un possibile scontro: domani Bruxelles pubblicher� un documento, nel quale respinger� ogni richiesta di produttori e Governi per un congelamento o un calo delle quote di produzione, al fine di arrestare la caduta dei prezzi. Che da due anni a questa parte si sono praticamente dimezzati. Per la Commissione Europea, queste misure "creerebbero soltanto incertezza, ritarderebbero il processo di ristrutturazione e non aiuterebbero i tanti allevatori di mucche da latte e le loro famiglie, che hanno bisogno di orientamenti chiari". L'unica apertura, secondo indiscrezioni, si avrebbe sulla proposta del Ministro italiano Zaia, che ha suggerito di finanziare un programma di abbandono delle quote latte, utilizzando le multe pagate dagli allevatori che le hanno sforate. Le misure potrebbero ''essere introdotte nella campagna di produzione 2010-2011". Intanto la Coldiretti riunisce oggi migliaia di allevatori al valico del Brennero, per manifestare a favore del latte e dei formaggi Made in Italy, minacciati -secondo i nostri agricoltori- dall'arrivo di sottoprodotti e semilavorati, spacciati come prodotti italiani. |
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