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29/5/2009 "Europa Europa!", si sente echeggiare da Rejikiavik, mentre la barca islandese affonda sotto i colpi del ciclone finanziario. La glaciale Islanda si scopre improvvisamente europea, dopo anni di quieta permanenza nello spazio economico continentale, un'area di libero scambio che garantisce a diversi Paesi un mercato comune senza gli obblighi di un impegno politico. Ma... sar� stata la crisi, sar� stato un Paese di soli 320mila abitanti obbligato a chiedere un prestito da 10 miliardi di dollari al Fondo Monetario Internazionale per poter sopravvivere, sar� stata anche un'economia che -dopo anni di finanza drogata, ha sofferto il peggiore risveglio- alla fine l'Islanda ha abbracciato la causa continentale. Ieri il Governo socialdemocratico-verde ha formalizzato in Parlamento la proposta di legge per chiedere l'adesione all'Unione Europea. Il voto parlamentare � atteso per fine giugno, e dovrebbe spianare la strada all'avvio di negoziati con l'Unione. Che, in caso di luce verde da Bruxelles, dovranno essere suggellati da un referendum popolare. Un referendum che potrebbe avere esito positivo, nonostante i Verdi -secondo partner di maggioranza- siano contrari in principio all'ingresso in Europa. Come contraria � la potente lobby dei pescatori. Ma al momento le priorit� sono altre, a Rejikyavik: il deficit del piccolo paese nordico � pari a 1 miliardo e 300 milioni di dollari, un macigno per questa economia in miniatura. La premier Sigurdardottir ha impostato l'intera campagna elettorale puntando sull'adesione all'Unione Europea e l'adozione dell'euro come strumenti per fronteggiare la crisi. Con vero spirito europeista l'Islanda cerca l'Unione come approdo sicuro in tempi di tempesta economica. Vale per� la pena chiedersi se non siano un po' troppi i Paesi che negli ultimi anni si sono aggrappati a Bruxelles, attratti pi� dal vile denaro che non da un credo leggermente pi� idealista verso l'integrazione politica continentale. E se quindi questo processo di allargamento, che ha annacquato il disegno orginale dei padri fondatori, non vada radicalmente rivisto. 13/5/2009 Torna oggi online il sito parlorama.eu: realizzato da Flavien Deltort, francese, gi� assistente europarlamentare, mette a nudo le presenze e il lavoro effettivo svolto dagli eurodeputati nell'ultima legislatura. In esclusiva le prime anticipazioni sui rappresentanti italiani, tra gli ultimi -stando ai dati- per numero di presenze a Strasburgo. Le minacce di azioni legali, dopo un articolo comparso sul Corriere della Sera, avevano obbligato Flavien Deltort a oscurare il proprio sito: ma a meno di un mese dalle elezioni europee l'intraprendente francese torna a denunciare, questa volta con statistiche definitive, chi ha lavorato e chi no nell'ultima legislatura a Strasburgo. Deltort anticipa statistiche che da questa mattina compariranno su parlorama.eu: col 99% delle presenze il verde Sepp Kusstatscher si aggiudica la palma del pi� attivo nelle sessioni plenarie, seguito dalla socialista Pasqualina Napoletano (97%) e dal popolare Iles Braghetto (95%). In coda il leghista Umberto Bossi (solo il 9%, causa malattia), la deputata di destra Adriana Poli Bortone (34%) e il popolare Raffaele Lombardo (41%). Tutti hanno trascorso a Strasburgo almeno un anno e mezzo. Il Ministro antifannulloni Renato Brunetta, prima di andarsene un anno fa, aveva collezionato il 63% delle presenze, nella zona bassa della classifica. In mancanza dei dati -segreti- sulle presenze in commissione, Deltort si � sbizzarrito a contare le relazioni prodotte, dove Giuseppe Gargani con 50 e Paolo Costa con 49 staccano tutti. Sorprende vedere che un futuro Commissario Europeo come Antonio Tajani ne avesse scritte zero. 8/5/2009 Lavorare meno per lavorare tutti: � questo, in sintesi, il messaggio emerso dal vertice europeo sull'occupazione svoltosi ieri a Praga. Settimana di lavoro corta e programmi extra di formazione: l'ennesimo vertice europeo straordinario, questa volta dedicato all'occupazione, ha prodotto un piano d'azione in dieci punti che maschera per� profonde divisioni tra i 27 sui mezzi per raggiungere l'obiettivo finale. Alla fine, cos�, l'unico minimo comune denominatore appare quello dell'aggiustamento temporaneo dell'orario di lavoro, combinato con programmi formativi sostenuti dai fondi pubblici". Conclusione che ha visto l'accordo del Ministro italiano, Maurizio Sacconi: ''� esattamente quello che stiamo facendo -ha spiegato- con l'obiettivo di mantenere la base occupazionale di fronte alla crisi''. Tra le altre misure suggerite dai 27, l'incoraggiamento all'imprenditorialit� attraverso la diminuzione dei costi extrasalariali della manodopera, il miglioramento dell'efficenza delle agenzie nazionali di collocamento, e la massima mobilit� dei lavoratori. E mentre i sindacati presenti al meeting hanno lasciato Praga delusi per la pochezza delle conclusioni, la Confindustria europea ha presentato dodici proposte per misure mirate alla creazione di tre milioni e mezzo di posti di lavoro in Europa. La posta in palio � seria: secondo le ultime stime di Bruxelles, otto milioni e mezzo di impieghi sono a rischio nel Vecchio Continente quest'anno e il prossimo. |
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