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7/5/2009 S� del Senato della Repubblica Ceca al Trattato di Lisbona, che -una volta in vigore- cambier� l'architettura isituzionale dell'Unione Europea. Ma la strada verso l'entrata in vigore � ancora lunga. Un passo importante, ma non decisivo, verso l'approvazione del testo destinato a disegnare le regole della nuova Europa. Ma che ancora stenta a decollare, dopo la pesante bocciatura di quasi un anno fa a Dublino. Ieri -al termine di un estenuante dibattito di sei ore- il senato della Repubblica Ceca ha dato il via libera al Trattato di Lisbona con 54 voti contro 20, lasciando all'euroscettico e controverso presidente Vaclav Klaus lo scomodo compito di apporre la firma definitiva sul Trattato e ratificarlo. Le dichiarazioni a caldo dell'istrionico presidente ceco non lasciano ben sperare: Klaus ha accusato i senatori di aver voltato le spalle agli interessi cechi, aggiungendo di non aver alcuna fretta. Per non sbagliare, comunque, attender� l'esito di un ricorso di fronte alla Corte Costituzionale. Trionfali le dichiarazioni del Governo uscente a guida del premier Topolanek, sfiduciato e da domani al capolinea, ma capace all'ultimo di evitare l'ennesima figuraccia su scala europea, in un semestre gi� da dimenticare. Il prossimo scoglio per il Trattato sar� a giugno, quando l'Unione Europea dovr� offrire all'Irlanda delle concessioni in vista del nuovo referendum in autunno. Trattato ancora bloccato -seppur con minori difficolt�- anche in Polonia, dove per la ratifica manca la firma del presidente Kazscinsky, e in Germania, dove si attende il via libera della Corte Costituzionale. 5/5/2009 Il fabbisogno del settore statale del mese di aprile 2009 e' risultato pari a 18.500 milioni, in via provvisoria, superiore di circa 7.900 milioni, rispetto a quello registrato nel mese di aprile del 2008. Lo comunica il ministero dell'Economia in una nota. Ieri cattive notizie sono giunte anche dall'Unione Europea. "Tutti i Ministri europei sono d'accordo nell'affermare che ci troviamo nel momento peggiore della recessione, ma osserviamo segnali positivi negli Stati Uniti, in Asia e anche in Europa". Cos� il Commissario Europeo agli Affari Economici Joaquin Almunia ha riassunto ieri sera il senso di una giornata fatta di troppi segni meno, sintomo -per Bruxelles- di una "grave e profonda recessione, la peggiore dal Dopoguerra". I dati parlano da soli: le stime aggiornate prevedono un pil in calo in Europa del 4% quest'anno e ancora sotto zero, seppur di un decimo, il prossimo. L'Italia perder� il 4,4% nel 2009 e dovrebbe registrare una crescita anemica di un solo decimale nel 2010, dati leggermente pi� negativi rispetto a quelli del Governo. Anche il rapporto deficit/pil fa registrare consistenti sforamenti dei parametri di Maastricht: per l'Italia -4,5% quest'anno e -4,8 il prossimo, con il rischio di una procedura di infrazione. Belpaese sempre al top per il debito pubblico in Europa: quest'anno toccher� il 113% del Pil. Ma nell'Unione suona pure il campanello d'allarme della disoccupazione. Al punto che il presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker parla apertamente di rischi per la tenuta della coesione sociale, e si appella alle imprese, chiedendo di evitare licenziamenti di massa. In questi due anni otto milioni e mezzo di posti di lavoro andranno persi in Europa: nel 2010 oltre un cittadino su dieci potrebbe essere disoccupato. In Italia disoccupazione all'8,8% quest'anno e al 9,4 il prossimo. 4/5/2009 Saranno rese note oggi le nuove stime della Commissione Europea sulla crescita in Europa. Nuovo, drastico taglio delle stime di crescita in vista per i Paesi europei: dopo l'ottimistico -1,9% di gennaio per l'Eurozona, oggi il Commissario agli Affari Economici Joaquin Almunia si appresterebbe a indicare un -4% per la crescita nei sedici Stati che condividono l'euro. Il calo pi� drammatico si dovrebbe verificare nella locomotiva Germania (-5,6%), mentre per quanto riguarda l'Italia i numeri dovrebbero risultare in linea con quelli resi noti sabato dalla Relazione Unificata sull'Economia, con un Pil in calo quest'anno di circa il 4%. Molto pesanti pure le stime sul rapporto deficit/pil nell'intera Unione Europea, che dovrebbe toccare quota 6%, il doppio di quanto previsto dal patto di stabilit�, per effetto della crisi e dei massicci stanziamenti effettuati dai Governi per porvi rimedio. In Germania il rapporto deficit/pil dovrebbe sfiorare quest'anno il 4%, in Spagna il 9, in Italia � probabile un abbondante superamento di quota 4%. I nuovi dati saranno gi� da questa sera all'esame dell'Eurogruppo, per passare domani sul tavolo dell'Ecofin. Il timore dei Ministri economici � che un prolungamento della recessione possa mettere seriamente a rischio la stabilit� dei conti pubblici: per questo le bozze di conclusione dei due vertici inviterebbero i Paesi a proseguire sulla strada delle riforme, lavorando ad una "exit strategy", per tornare entro i parametri di Maastricht al pi� presto. |
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