NEWS OF THE DAY
26/2/2004

Ammonterebbe a 220mila persone il flusso di lavoratori annuale previsto tra i 10 nuovi Stati membri dell'Unione e gli attuali 15. Lo sostiene uno studio pubblicato oggi dalla Commissione Europea, che stima all'1% il tasso di forza lavoro intenzionata a muoversi verso occidente.


Le previsioni allarmanti su un'imminente ondata di lavoratori dall'est europeo, in occasione dell'ingresso di dieci nuovi Paesi nell'Unione, sarebbero infondate. A sostenerlo � uno studio congiunto della Commissione e di una Fondazione europea, che snocciola numeri e profilo dei lavoratori pronti a trasferirsi a ovest. 220mila all'anno, per lo pi� giovani e single. Col risultato, paradossale, di una forza lavoro di alta qualit� ed elevata formazione, in grado -sostiene il rapporto- di migliorare le prospettive economiche di medio termine, grazie anche a una struttura demografica pi� dinamica. I danni maggiori si profilerebbero quindi per le economie orientali. Il rapporto evidenzia inoltre un potenziale incremento degli studenti dell'est nelle universit� occidentali, e sembra escludere effetti a breve termine dell'allargamento sui sistemi del welfare negli attuali Stati membri. L'uscita dello studio coincide con una serie di notizie riguardanti il varo di restrizioni all'ingresso nel mercato lavorativo, che molti degli attuali Stati membri starebbero progettando nei confronti degli immigrati dall'est, grazie a una clausola transitoria prevista dai trattati.

26/2/2004

"In Europa c'� la necessit� di una gestione sana e responsabile delle politiche macroeconomiche". Lo ha affermato Pedro Solbes, Commissario Europeo agli affari economico-monetari, parlando ieri davanti all'Europarlamento. Solbes ha individuato nella ricerca, nella competitivt� e nel prolungamento della vita lavorativa le priorit� su cui dovr� concentarsi il prossimo vertice europeo di marzo.


"L'Europa deve approfittare delle opportunit� offerte dalla ripresa economica e dall'allargamento per dare impulso all'agenda di Lisbona". L'analisi del Commissario Pedro Solbes parte dagli elementi di possibile stimolo all'economia comunitaria, per soffermarsi sui problemi che ne minano la ripresa: tra questi un'occupazione che non contribuisce alla crescita e un mercato unico che continua a essere frammentato. Mentre la presidenza irlandese dell'Unione annuncia le sue priorit� per il Consiglio Europeo di marzo -crescita sostenibile e maggiore occupazione- Solbes aggiunge quelle della Commissione: pi� investimenti in ricerca e sviluppo, rafforzamento della competitivit� delle imprese e incentivi al prolungamento della vita lavorativa. Obiettivi -dice- da raggiungere attraverso una politica di riforme strutturali. Ma per ridare slancio al processo di Lisbona -attualmente sottotono- si rende necessaria anche una
sana gestione delle politiche macroeconomiche, accompagnata da una reale  governance dell'economia europea, precisa Solbes, che difende il patto di stabilit�: "� migliorabile, ma rimane decisivo nel garantire un sistema di controllo dei bilanci".

26/2/2004

La Commissione Europea ha presentato la comunicazione sulla strategia politica annuale per il 2005. Competititvit�, sicurezza e politica estera le priorit� individuate dall'esecutivo uscente.

114 miliardi di euro per affrontare il primo anno del post-allargamento, con tre prorit� in agenda: la competittivit� e la coesione europea, la sicurezza dei cittadini e la dimensione esterna dell'Unione. Tre macroaree che la Commissione guidata da Romano Prodi lascia in eredit� al prossimo esecutivo, che inizier� il suo lavoro a novembre. La tradizionale comunicazione sulla strategia politica annuale individua
nella piena riuscita dell'allargamento a est l'obiettivo principale del lavoro nel 2005. Rispetto all'anno in corso, la Commissione pone maggiormente l'accento sull'economia e sulla competitivit�, intese come politica industriale, ricerca, reti transeuropee e fondi strutturali. Resta l'attenzione sulla sicurezza, sia in materia di immigrazione sia nei settori della difesa da catastrofi naturali ed epidemie. Investimenti sono previsti anche in poltica estera, in particolare nella ricostruzione
in Iraq, e nei programmi di partenariato coi Paesi confinanti con l'Unione. La Commissione propone infine il reclutamento di altri 4000 funzionari entro il 2008, per adeguare la propria struttura all'allargamento.

20/2/2004

Al via da oggi a Roma il congresso che sancir� la nascita del Partito Verde Europeo. Vi parteciperanno 31 partiti dell'attuale federazione, che resteranno nella capitale fino a domenica. Ad aprire i lavori sar� il Ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer.


I Verdi europei scaldano i motori in vista delle elezioni di giugno, quando 450 milioni di cittadini saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Europarlamento.  Il Congresso che si apre oggi a Roma segna il passaggio dalla Federazione dei Verdi al Partito Verde europeo, che condurr� un'unica campagna elettorale da Lisbona fino a Tallinn, nella nuova Europa allargata. Lo slogan gioca con la lingua inglese: "Europa:
facciamo un partito", ma anche "facciamo festa". Il manifesto elettorale � gi� pronto, e prevede cinque punti programmatici: la salvaguardia dell'ambiente, la dimensione sociale, lo sviluppo della democrazia, il rafforzamento delle politiche della pace e una globalizzazione dal basso. I partecipanti discuteranno anche iniziative comuni in materia di energia rinnovabile, nucleare e ogm. Infine, una delle sfide maggiori per il
nuovo Partito dei Verdi sar� quella di superare gli euroscetticismi interni, maggiormente radicati nei Paesi del nord Europa. Tra i relatori previsti oggi, il Ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer e l'italiano Alfonso Pecoraro Scanio.
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