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| 2/4/2008 Parafrasando un celebre dramma shakesperiano, si potrebbe proprio dire che "c'� del marcio nella Repubblica d'Italia". Come definire altrimenti due dati che riguardano i giovani del nostro Paese? Il primo arriva da un'Europa con la quale facciamo a volte fatica a confrontarci senza arrossire: insieme alla Grecia, siamo -col 21,8%- il Paese col maggior tasso di disoccupazione giovanile dell'Unione. Sette punti sopra la media comunitaria. A dirlo � l'Eurostat. Ma non basta: il rapporto sulle retribuzioni in Italia, realizzato dalla societ� OD&M, mette nero su bianco che la forbice retributiva tra padri e figli in Italia si sta allargando: nel 2007 gli stipendi lordi dei giovani under 30 erano pari al 77% dei loro colleghi con oltre 40 anni di et�. La riduzione � di sei punti percentuali rispetto al 2003. Un giovane percepisce circa tre quarti dello stipendio di un collega pi� anziano. Forse un po' troppo. Insomma, non solo il quadro contrattuale si precarizza, ma a questo si collega anche un impoverimento della busta paga. L'Italia appare sempre pi� come un Paese che -al di l� della genetica scarsit� di meritocrazia- non crede n� investe abbastanza sui propri giovani. Col risultato che molti di loro -dati ufficiali al riguardo non ce ne sono, ma il fenomeno � sotto gli occhi di tutti- scelgono di andare all'estero, soprattutto Europa e Nordamerica, per cercare quella affermazione professionale e contrattuale che qui faticano a trovare. E' la nuova emigrazione italiana, con i cervelli al posto delle valigie di cartone. Ma non � certamente meno grave di quella di un secolo fa. 1/4/2008 "Attivit� antisecolari": con questa accusa rischia di venire bandito in Turchia il partito al Governo. Chiusura del Partito "Giustizia e Sviluppo", l'AKP, del premier Recep Tayyp Erdogan, unita all'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni a 71 esponenti dello schieramento di Governo, tra cui lo stesso Erdogan e persino il presidente della Repubblica Abdullah Gul. Rischia di trasformarsi in uno choc politico la decisione della Corte Costituzionale turca di giudicare ammissibile la richiesta del procuratore generale, che ha appunto chiesto la messa al bando dell'AKP e l'uscita di scena dei suoi principali rappresentanti. L'accusa � quella di perseguire attivit� antisecolari. Al momento non succede nulla, anche perch� inizia un procedimento che durer� molti mesi, ma che potrebbe concludersi con un terremoto politico, paragonabile solo ai colpi di Stato militari, che sul finire del secolo scorso conslusero qualsiasi esperimento di Governo filoislamico. E proprio l'accusa di perseguire un'agenda di islamizzazione del Paese, estesa su 162 pagine di capi d'accusa, aperte dalla recente decisione governativa di consentire il velo islamico nelle universit�, fa da sfondo alla vicenda, che ancora una volta contrappone le due anime del Paese, quella laica filokemalista e quella religiosa. Il tutto mentre l'Europa censura il procedimento: per il Commissario all'Allargamento Olli Rehn, che segue il dossier per l'ingresso della Turchia nell'Unione, la chiusura di un partito politico si decide in Parlamento o alle urne, non in tribunale. 31/3/2008 "Attivit� antisecolari": con questa accusa rischia di venire bandito in Turchia il partito al Governo. La decisione era attesa, ma sono soprattutto le premesse con cui � maturata a far temere un terremoto politico senza precedenti in Turchia. La Corte Costituzionale ha giudicato ammissibile la richiesta di messa al bando del partito di Governo, l'AKP del premier Recep Tayyp Erdogan, che controlla con una maggioranza di 341 seggi il Parlamento di Ankara. Una richiesta avanzata dal procuratore generale, che accusa: il partito persegue una politica di islamizzazione del Paese. Si apre ora un procedimento che potrebbe portare alla chiusura del partito e all'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni del primo ministro e del presidente della Repubblica. In qualche modo una variante anni 2000 dei colpi di Stato militari che -nel recente passato- hanno portato al rovesciamento di Governi giudicati troppo filoislamici dai militari, custodi della dottrina laica del padre della patria Kemal Ataturk. A far pensare a un finale drammatico di questa vicenda giudiziaria sono le proporzioni del verdetto di ammissibilit� del caso: unanimit� dei giudici costituzionali nel dare il via libera, solo quattro contrari invece a includervi il presidente Abdullah Gul. Intanto l'Europa osserva con preoccupazione l'evolversi della vicenda: per il Commissario all'Allargamento Olli Rehn il procedimento giudiziario non � giustificato. La Turchia � candidata all'ingresso nell'Unione. 31/3/2008 E' un vero e proprio terremoto politico, quello che si sta per scatenare in Turchia, dove la Corte Costituzionale ha decretato oggi l'ammissibilit� della richiesta del procuratore capo di chiudere l'AKP, il partito di Governo islamico-moderato per la Giustizia e lo Sviluppo. Un caso di fatto senza precedenti, che farebbe cadere l'esecutivo di Recep Tayyp Erdogan, nel caso l'Alta Corte optasse per dare ragione al procuratore. Il quale, due settimane fa, aveva chiesto la chiusura dell'Akp per attivit� antisecolari. Ben 17 i capi d'accusa stilati, nel mirino in particolare la decisione presa dal Governo di allentare le rigide regole che proibiscono l'uso del velo nelle universit�. Una mossa bollata dai kemalisti, sostenitori di uno Stato laico, come il primo passo verso l'islamizzazione del Paese. Il procuratore ha chiesto anche l'interdizione dalle attivit� politiche per ben cinque anni di 71 esponenti dell'Akp. Il processo che si apre ora presso la Corte Costituzionale, controllata da giudici di orientamento kemalista, si divider� in due fasi: nella prima la Consulta dovra' decidere se la richiesta � costituzionalmente fondata, mentre, al termine della seconda, dovra' emettere l'attesa sentenza. |
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