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| 5/2/2008 L'Europa ha accolto positivamente i risultati delle presidenziali serbe, che hanno assegnato la vittoria al moderato Tadic. E intanto Bruxelles guarda gi� alla missione in Kosovo. Belgrado e l'Europa sono da domenica pi� vicine, dopo la conferma di Boris Tadic alla presidenza della Serbia. Da Bruxelles e dalle principali capitali europee � giunto ieri un coro di reazioni positive al risultato elettorale: "il voto rappresenta un segnale che la maggioranza del popolo serbo vuole continuare il suo cammino verso l'Unione Europea", ha detto l'Alto Rappresentante Javier Solana, mentre il presidente della Commissione Jos� Barroso ha ricordato a Belgrado la necessit� di cooperare con il Tribunale Penale Internazionale, consegnando il criminale di guerra Ratko Mladic. Il primo passo della futura cooperazione tra Serbia ed Europa avverr� tra due giorni, quando Bruxelles e Belgrado firmeranno un accordo di partnership nei settori commerciale, politico, dell'educazione e della liberalizzazione dei visti. L'obiettivo serbo � di arrivare in tempi brevi a un vero e proprio accordo di associazione, primo step verso la candidatura all'adesione. Sullo sfondo resta la questione dell'indipendenza del Kosovo: ieri a Bruxelles � stato dato il via libera formale a Eulex, la missione europea incaricata di guidare la provincia serba all'indipendenza. Nessuna data � stata ancora fissata per la partenza dei 2000 militari e funzionari comunitari: le pressioni europee stanno per� facendo slittare l'annuncio dell'indipendenza kosovara almeno fino alla seconda met� di febbraio. 3/2/2008 Non accenna a calmarsi la situazione in Ciad, dove � durata neppure una notte la tregua proposta dal leader libico Gheddafi. La capitale N'Djamena sarebbe quasi tutta nelle mani dei ribelli, mentre infuria la battaglia intorno al palazzo presidenziale, con l'esercito regolare impegnato a respingere l'assalto finale con elicotteri e carri armati. La situazione nel resto della citt�, secondo quanto riferito da un missionario italiano, Padre Renzo Piazza, all'agenzia Misna, resta tranquilla: i combattimenti si concentrerebbero solo lungo poche arterie principali. Sarebbe invece confermata la presa da parte dei ribelli della citt� orientale di Adre, sul confine col Sudan: nell'attacco avrebbe partecipato anche l'aviazione sudanese, ma la notizia � stata smentita da Khartoum. Nessun bilancio per ora sulle vittime dei combattimenti, ma � certo che sono centinaia i feriti. Intanto la Francia ha fatto scattare il piano di evacuazione degli stranieri: fino ad ora ne sono stati fatti espatriare 580. In attesa di evacuazione anche 21 italiani. A Bruxelles intanto, gli ambasciatori dei 27 Paesi dell'Unione Europea hanno prolungato a mercoled� il rinvio del dispiegamento della missione Eufor in Ciad e Centrafrica: una missione nata per far fronte a un altro dramma, quello dei rifugiati del Darfour. 2/2/2008 E' estremamente confusa la situazione nel Ciad, dove migliaia di ribelli hanno fatto ingresso nella capitale N'Djamena, circondando il palazzo presidenziale. Le ultime notizie parlano addirittura di una controffensiva delle forze fedeli al presidente Idriss Deby, che avrebbero rotto l'assedio intorno al palazzo dove risiede. Ma i ribelli, attraverso i propri portavoce, annunciano un imminente attacco al palazzo. La situazione � in continua evoluzione: la crisi in Ciad si � svolta in tempi relativamente rapidi, con l'avvio di combattimenti tra le forze ribelli -sostenute dal vicino Sudan- e quelle governative. Sul fronte diplomatico, mentre l'Unione Africana minaccia di espellere il Ciad -in caso di una caduta del Paese nelle mani dei ribelli- la Francia si � mobilitata per evacuare i suoi 1500 residenti, la maggior parte dei quali nella capitale N'Djamena. Nel Paese sono presenti anche 200 italiani, la met� dei quali missionari: 20 di loro hanno gi� raggiunto i centri di raccolta allestiti dalle forze transalpine, ma non sono stati per ora evacuati. In Ciad ci sono infine cinque soldati italiani, responsabili dell'allestimento dell'ospedale da campo per la missione europea in Darfour, lanciata da Bruxelles luned� ma gi� pesantemente ritardata dalla guerra civile. 1/2/2008 La Corte Europea di Giustizia boccia il sistema televisivo italiano, nella causa che vede implicate Europa 7 e Retequattro. L'assegnazione esclusiva e senza limiti di tempo delle frequenze a un numero limitato di operatori esistenti � contraria ai principi del Trattato sulla libera prestazione dei servizi: con questa conclusione i giudici del Lussemburgo hanno stabilito la contrariet� al diritto comunitario del sistema italiano di concessione delle frequenze radiotelevisive. Dando cos� ragione a Europa 7, la tv che dal 1999 avrebbe il diritto di trasmettere via etere, ma le cui frequenze sono occupate da Retequattro. La Corte Europea fa due osservazioni: la prima � che esiste -in Italia- un'impossibilit� per le tv prive di radiofrequenze di accedere al mercato. Il sistema, si osserva da Lussemburgo, protegge gli operatori nazionali gi� attivi e cristallizza la situazione. In secondo luogo, il limite al numero degli operatori non � giustificato, poich� non � organizzato sulla base di criteri obiettivi e trasparenti. Grande soddisfazione per la sentenza da parte della Commissione Europea, che da tempo ha nel mirino quella che definisce una "situazione discriminatoria", mentre il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni riconosce la bont� della sentenza europea. Mediaset si dice non preoccupata, mentre Francesco Di Stefano, patron di Europa 7, chiede ora il diritto a trasmettere e un risarcimento pari a centinaia di milioni di euro. |
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