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| 27/9/2007 Le drammatiche notizie che giungono da Myanmar sono costantemente monitorate dalla comunit� internazionale. L'Europa segue da vicino la crisi in corso nel Myanmar, insieme al partner americano. Da New York, dove � in corso l'Assemblea Generale dell'Onu, la presidenza portoghese dell'Unione ha lanciato un nuovo monito alla giunta militare, affinch� fermi la repressione. Bruxelles chiede l'apertura di un dialogo con i leader dell'opposizione e i rappresentanti delle minoranze etniche. L'Europa ha gi� attivo un sistema di sanzioni contro Yangon: al momento 375 persone, per lo pi� membri della giunta militare e loro familiari, non possono fare ingresso nell'Unione, mentre i loro beni sono congelati. Esiste anche un embargo commerciale e militare: l'ironia -in tutto questo- � che l'Europa sa bene come il minacciato rafforzamento delle sanzioni potrebbe sortire effetti estremamente limitati nei confronti di un regime gi� pesantemente isolato dalla comunit� internazionale. La Commissaria alle Relazioni Esterne Benita Ferrero-Waldner ha chiesto l'appoggio diplomatico dei Paesi confinanti: riferimento neppure troppo vago agli Stati dell'ASEAN, l'Associazione delle Nazioni dell'Asia Sud-Orientale, un'organizzazione rimasta finora troppo in silenzio sulla vicenda. 26/9/2007 I problemi, si sa, quando non si possono risolvere, si prova a cancellarli. E cos� di fronte al dilemma "Turchia s�" - "Turchia no" in Europa, i rappresentanti dei 27 Paesi membri hanno avuto un'idea geniale: nell'incertezza sul futuro ingresso del colosso anatolico nell'Unione, meglio -per il momento- escluderlo dalle mappe geografiche. O meglio, da una mappa molto particolare, quella che verr� incisa fra tre mesi sulle nuove monete da un euro, pronte a entrare in circolazione. Il pastrocchio � visibile anche agli asini in geografia: l'ultima versione aggiornata, elaborata in sede Ecofin, vede infatti l'isola di Cipro, uno degli ultimi Paesi entrati, incredibilmente schiacciata a ridosso della Grecia, anzich� nella pi� familiare -seppur mal sopportata- orbita turca. Un disegno ben diverso da quello elaborato e proposto dalla Commissione Europea, che prevedeva per il nuovo conio un'Europa allargata fino al Caspio. Nell'ultima versione l'iniziale proiezione a est, Bielorussia inclusa, � rimasta, ma � sparita quella a sudest. Un favore alle crescenti pressioni francesi, con Messieur Sarkozy dichiaratamente ostile all'ingresso di Ankara. L'ironia migliore sulla questione l'ha fatta il canale televisivo Cnn Turk, che ha titolato: "Turchia fuori dall'Euro". Sottile metafora. Ancora una volta ci appelliamo alla grandezza di un vero statista, Helmut Kohl: lui le idee ce le aveva chiarissime, soprattutto in geografia. "Sul mio sussidiario", amava ripetere, "la Turchia stava in Asia". E chiudeva -senza ipocrisia alcuna- la discussione. 24/9/2007 C'� un Parlamento, in Europa, che spende 200 milioni di euro, poco meno di 400 miliardi delle vecchie lire, per spostarsi ogni anno tra due sedi. Questo succede ben dodici volte l'anno: dieci grossi tir, carichi di documenti e materiali utili alla seduta plenaria, vengono inviati da Bruxelles a Strasburgo con un team di 30 uomini. Stiamo ovviamente parlando dell'Europarlamento, che grazie a una clausola inserita nei Trattati comunitari ben quindici anni fa, � costretto a questo assurdo circo itinerante. Da oggi Strasburgo accoglie nuovamente tra le sue mura 783 eurodeputati, per la seconda sessione di settembre: fino a gioved� alberghi col tutto esaurito, ristoranti stracolmi la sera, taxi introvabili. L'Europa, in Alsazia, non rappresenta solo un fantastico biglietto da visita internazionale, ma muove pure l'economia locale. Con la benevolente protezione del Governo francese, che continua a concedere a Strasburgo, citt� della riconciliazione franco-tedesca, un privilegio anacronistico - il tutto ovviamente a spese del contribuente europeo, che paga cifre astronomiche per mantenere in piedi la trasferta mensile belga-alsaziana. Un anno fa un gruppo di europarlamentari raccolse un milione di firme per chiedere la fine di questo spreco di denaro pubblico. Le consegnarono a Bruxelles, ma nessuno mosse un dito. Anzi, si pens� bene di spendere altri 140 milioni di euro per pagare a Strasburgo nuovi edifici. Parigi intanto si difende, sostenendo che la sede alsaziana dell'Europarlamento � prevista dai Trattati. Manco fossero il Vangelo. A quando -viene da chiedersi- la fine di questa farsa? 20/9/2007 Via libera della Commissione Europea -ieri- al nuovo pacchetto di misure per rendere piu' competitivo il settore energetico comunitario. Tra le norme principali proposte da Bruxelles spicca quella del cosiddetto "unbundling". E' stato negli ultimi anni uno dei punti di maggior attrito tra Commissione e alcuni Paesi europei, in particolare Francia e Germania: l'"unbundling", cio� la disaggregazione delle attivit� di produzione e distribuzione dell'energia, � da ieri al centro dell'agenda europea, con il varo del terzo pacchetto di proposte per il settore. Il concetto da cui parte Bruxelles � chiaro: in Europa non c'� ancora abbastanza competizione nell'energia, nonostante le recenti liberalizzazioni per le utenze domestiche e industriali, poich� pochi giganti producono elettricit� e allo stesso tempo possiedono i network distributivi. "Un incentivo", sostiene il presidente della Commissione Europea Barroso, "a tener fuori dalla rete i rivali". Bruxelles propone due soluzioni: quella preferita resta la separazione della produzione dal trasporto dell'energia, con la vendita delle reti. Oppure -soluzione intermedia- la possibilit�, per i colossi energetici, di mantenere la propriet� della rete, che passerebbe per� sotto il controllo di un gestore indipendente. Proposta anche la creazione di un'Agenzia Europea per il Coordinamento dei Regolatori Nazionali. La proposta di Bruxelles passa ora al vaglio di Europarlamento e Stati membri. |
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