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| 25/12/2006 ''Siamo stati costretti ad intervenire'' in Somalia, ma non vogliamo ''imporre un Governo'' a Mogadiscio. Lo ha affermato ieri sera il primo ministro etiope Meles Zenawi, in un discorso televisivo alla nazione, nel quale ha per la prima volta ammesso ufficialmente l'intervento di truppe etiopi in Somalia. Pericolosa svolta nel conflitto che oppone l'Etiopia al Consiglio dei Tribunali islamici somali: ieri caccia etiopi hanno bombardato almeno quattro localit� nelle mani delle Corti, concentrandosi sull'asse Mogadiscio-Baidoa e nelle aree di confine tra i due Paesi. L'Etiopia intende cos� difendere il Governo di transizione somalo, con sede proprio a Baidoa, ma cos� facendo rischia di scatenare un conflitto su pi� larga scala. Addis Abbeba ha reso noto di aver esaurito la pazienza nei confronti delle Corti Islamiche somale, che stanno cercando di completare la conquista del Paese dopo aver preso il controllo di Mogadiscio. Immediata la reazione della comunit� internazionale, con l'Unione Europea che avverte circa i rischi di una guerra aperta, che potrebbe estendersi al resto del Corno d'Africa e alla vicina Eritrea, mentre il Commissario Europeo Luis Michel chiede una ripresa del dialogo. Ma la situazione � grave: l'Etiopia avrebbe ben 20mila truppe impegnate in Somalia, duemila invece quelle eritree in supporto degli islamici. Basta poco per scatenare un conflitto su larga scala. 24/12/2006 Caccia etiopici hanno effettuato oggi bombardamenti su localit� somale, in un conflitto che rischia di trasformarsi a breve in guerra aperta. E' sempre pi� grave la crisi tra l'Etiopia e le corti islamiche che controllano la Somalia: Addis Abbeba, impegnata a difendere il Governo di transizione somalo asserragliato nella citt� di Baidoa, ha lanciato bombardamenti contro almeno quattro localit� controllate dagli integralisti islamici. Gli attacchi si sarebbero concentrati sull'asse Mogadiscio-Baidoa e nelle aree di confine tra i due Paesi. L'ammissione esplicita da parte dell'Etiopia di essere intervenuta nel conflitto che contrappone le Corti islamiche al Governo appoggiato dall'Onu segna una nuova, pericolosa svolta nella crisi, con Addis Abeba che -per bocca del Ministro dell'Informazione- ha fatto sapere di aver esaurito la pazienza verso il Consiglio dei Tribunali islamici, che sta cercando di completare la conquista del Paese dopo aver preso il controllo di Mogadiscio. Immediata la reazione della comunit� internazionale, con l'Unione Europea che avverte circa i rischi di una guerra aperta, che potrebbe estendersi al resto del Corno d'Africa e alla vicina Eritrea, mentre il Commissario Europeo Luis Michel chiede una ripresa del dialogo. Ma la situazione � grave: l'Etiopia avrebbe ben 20mila truppe impegnate in Somalia, duemila invece quelle eritree in supporto degli islamici. Basta poco per scatenare un conflitto su larga scala. 20/12/2006 Disco verde dall'Europa alla Finanziaria italiana. L'Europa rinnova la sua fiducia nella Finanziaria, almeno nella forma approvata al Senato: secondo gli uffici del Commissario agli Affari Economici Joaquin Almunia, il testo attuale non modifica in modo sostanziale il disegno di legge sul tavolo. Il che -afferma Bruxelles- fa s� che ci si attenda un impatto positivo dalle nuove misure. Tradotto in parole povere: l'Europa auspica il rientro del rapporto deficit/pil sotto il 3%. La necessit� di evitare un assalto alla diligenza che stravolgesse i fondamenti della manovra era stata resa chiara fin dall'inizio a Bruxelles e ripetuta allo stesso Ministro Padoa-Schioppa nel corso dei suoi incontri con Almunia. Ed � in questa ottica che si pu� leggere l'avvertimento della Commissione, che ha annunciato che continuer� ad esaminare nel dettaglio la Manovra e vigiler� sulla sua attuazione. Solo luned� Bruxelles aveva reso noto il Rapporto Trimestrale su Eurolandia. Due i messaggi sull'Italia: il debito pubblico resta molto elevato, e questo rende prioritario il consolidamento dei conti con una ricostituzione dell'avanzo primario, mentre sul fronte pensionistico il nostro Paese pu� considerarsi pi� tranquillo grazie alle recenti riforme. La nostra sostenibilit� finanziaria resta comunque a medio-rischio. 20/12/2006 Cinque infermiere bulgare e un medico palestinese sono stati condannati a morte dal Tribunale di Tripoli. La Libia rischia ora l'isolamento diplomatico. Condannati a morte per aver inoculato il virus dell'Aids a centinaia di bambini libici: con questa tremenda accusa cinque infermiere bulgare e un medico palestinese rischiano la pena capitale a Tripoli. Una vicenda al limite del kafkiano, la loro: il 16 febbraio 1999 vengono arrestati dalle autorit� locali, sospettati di aver trasmesso il virus a 426 bambini dell'ospedale di Bengasi. 52 di loro sarebbero successivamente morti. Per Tripoli i sei avrebbero usato i piccoli come cavie per sperimentare il virus prodotto in laboratorio: nel 2004 giunge la prima condanna a morte, poi respinta dalla Corte Suprema, mentre in aula associazioni mediche e luminari internazionali testimoniano a favore dei sei, addossando la colpa alle cattive condizioni igieniche dell'ospedale. Dal canto suo il Governo di Tripoli non lesina richieste esorbitanti di rimborso alla Bulgaria. Ora, in attesa che la difesa depositi l'ultima possibile richiesta di appello, l'Europa � tornata ad alzare la voce: "una sentenza inaccettabile", ha dichiarato il presidente della Commissione Jos� Barroso, anche se per il Commissario Franco Frattini � presto per minacciare sanzioni. |
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