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| 22/6/2006 "Una riforma radicale" del settore vitivinicolo in Europa: la Commissione Europea ha presentato una proposta di revisione totale del mercato comunitario del vino, che punta a una produzione di maggior qualit�, pi� marketing e meno sprechi. Italia, Spagna e Francia i Paesi pi� interessati dalla riforma. Incrementare la competitivit� dei vini europei, rafforzandone la notoriet�; riconquistare quote di mercato e -soprattutto- ripristinare l'equilibrio tra offerta e domanda. L'Europa decide di dare una sterzata al settore della produzione vitivinicola, il cui consumo registra da anni un costante calo. Un'ormai continua overproduzione e la progressiva erosione di quote di mercato da parte di produttori extracomunitari hanno aggravato le perdite del settore. Per questo la Commissione Europea ha proposto oggi una riforma del mercato che prenda il via dalla riduzione delle superfici destinate a coltura vinicola, con l'obiettivo di eliminare quelle meno competitive. Sussidi in denaro a chi accetta di abbandonare la produzione dovrebbero portare a una riduzione di 400mila ettari in due anni. Verso l'abolizione il regime dei diritti di impianto, mentre anche gli aiuti per la distillazione dei sottoprodotti e quella di crisi sparirebbero. Bruxelles intende inotre puntare sulla qualit� del vino europeo: due sole categorie, quella a indicazione geografica e quella senza indicazione geografica, con norme pi� semplici per l'etichettatura. La Commissione presenter� a fine anno le prime proposte legislative in materia. 22/6/2006 L'Europa strappa un mezzo s� al presidente degli Stati Uniti George Bush sulla chiusura del campo di detenzione di Guantanamo, nel corso del summit bilaterale ieri a Vienna. "Gli Stati Uniti dovrebbero portare i prigionieri davanti al tribunale o liberarli", aveva chiesto il presidente di turno dell'Unione, l'austriaco Wolfang Schuessel. Il fatidico nome non compare una sola volta nel testo ufficiale delle conclusioni, ma � bastata una mezza promessa del presidente americano George Bush per portare il caso "Guantanamo" al centro dell'attenzione nell'annuale vertice euroamericano. "Vorrei chiudere Guantanamo", ha ammesso Bush in conferenza stampa, dopo essere stato lui stesso a giocare d'anticipo nei colloqui riservati, sollevando per primo la questione. Accogliendo le crescenti richieste europee di una chiusura del campo di detenzione, Bush ha per� precisato che non tutti i detenuti torneranno a casa. Alcuni dovranno essere processati dai tribunali americani, perch� criminali e assassini. Ma per l'Europa si tratta gi� di un buon risultato, rafforzato dal fatto che nella dichiarazione comune i due blocchi si sono impegnati a conciliare lotta al terrorismo e rispetto dei diritti umani. Il caso dei voli Cia ha ovviamente influito. Il summit ha visto piena sintonia tra Europa e Stati Uniti sul nucleare iraniano: l'Unione incassa l'appoggio di Washington sull'ultimo pacchetto negoziale offerto a Teheran, in cambio Bush ottiene l'esplicita menzione di un nuovo ricorso al Consiglio di Sicurezza di fronte all'eventuale rifiuto iraniano. Un patto comune contro la contraffazione e l'impegno a presentare nuove offerte per il rilancio dei negoziati per la liberalizzazione del commercio mondiale tra gli altri risultati del vertice. 21/6/2006 Concluso a Vienna il vertice annuale tra Europa e Stati Uniti, organizzato dalla presidenza di turno austriaca dell'Unione. E' certamente il caso Guantanamo uno dei risultati pi� significativi di questo vertice Europa-Stati Uniti: l'Unione Europa, attraverso il presidente Wolfgang Schuessel e il presidente della Commissione Jos� Barroso, ha chiesto alla controparte americana la chiusura del campo di detenzione cubano. Ma Bush ha giocato d'anticipo: "capisco le preoccupazioni sulla prigione di Guantanamo e desidero vederlo chiuso'', ha dichiarato Bush in conferenza stampa, aggiungendo per� che alcuni dei detenuti vanno processati perche' sono ''assassini a sangue freddo'' e altri vanno restituiti ai Paesi d'origine. Il presidente ha anche ricordato di essere in attesa di un verdetto della Corte Suprema degli Stati Uniti, cui e' legato il futuro di Guantanamo. In ogni caso un passo importante, su cui l'Europa si era apertamente schierata nelle ultime settimane e grazie al quale la presidenza austriaca dell'Unione ha parzialmente riscattato un semestre assolutamente scialbo e con poche iniziative. Stati Uniti e Unione Europea si sono inoltre dichiarati ''molto vicini'' sull'Iran: secondo Schuessel Washington � pronta "a unirsi alla proposta negoziale europea'' presentata il 6 giugno a Teheran, se l'Iran sospendera' tutti i programmi di arricchimento del nucleare. Altrimenti -recitano le conclusioni del vertice, "saranno presi passi aggiuntivi nel Consiglio di sicurezza dell'Onu''. 19/6/2006 Parte oggi la missione diplomatica in Medio Oriente della Commissaria Europea alle Relazioni Esterne Benita Ferrero-Waldner: a lei toccher� il compito di illustrare a israeliani e palestinesi il nuovo meccanismo di aiuti ideato dall'Unione Europea. Incassato il s� del Quartetto per il Medio Oriente, l'Europa mette in marcia le prime misure per gli aiuti al popolo palestinese. 100 milioni di euro che -nelle intenzioni europee- potrebbero venire erogati gi� entro l'inizio di luglio per sanit�, carburante e assistenza ai pi� poveri: in estrema sintesi i bisogni base della popolazione. La novit� � che questi fondi non passeranno attraverso i canali ufficiali del Governo a guida Hamas. Per la Palestina si tratta di una boccata d'ossigeno, dopo che gli aiuti europei -i pi� sostanziosi per numero- erano stati bloccati a marzo, con l'elezione del nuovo esecutivo. In un'intervista rilasciata nei giorni scorsi a Sergio Nava, la Commissaria Europea Benita Ferrero-Waldner lasciava intendere che l'Unione considera il presidente palestinese Abu Mazen come unico interlocutore, e chiedeva ad Hamas un cambiamento significativo per pter diventare un interlocutore affidabile. Nelle prossime ore la Ferrero-Waldner incontrer� il premier israeliano Ehud Olmert, cui chieder� di ripristinare il versamento dei prelievi fiscali e doganali alla Palestina, e Abu Mazen, il quale ha gi� definito inadeguato il piano europeo. |
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