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1/5/2006 Due anni fa l'Unione Europea si allargava a dieci Paesi. Conclusa una fase di assorbimento segnata anche da qualche difficolt�, l'Unione guarda ora al futuro, ponendosi interrogativi sui prossimi allargamenti. Due anni dopo tutto appare diverso: le frontiere sono cadute, l'Europa conta 25 Paesi e -sebbene non si sia verificata la temuta invasione di idraulici polacchi- i legami tra le due met� del Vecchio Continente -prima divise dalla cortina di ferro- sono sempre pi� evidenti, anche in termini di lavoro e investimenti. Non � stato per� un allargamento facile quello dell'Europa a Est, come hanno dimostrato le manifestazioni e le proteste contro la direttiva Bolkestein: la paura di un abbassamento degli standard lavorativi e salariali, unita al timore di maggiori delocalizzazioni, � forte. Anche per questo alcuni Stati membri, tra cui l'Italia, hanno deciso di mantenere il sistema delle quote di ingresso: il nostro Paese le amplier� per� a 170mila all'anno. Solo sette Paesi della Vecchia Europa, da oggi, accoglieranno senza restrizioni i lavoratori dell'est. Ma si guarda anche al futuro: tra due settimane la Commissione Europea dovrebbe raccomandare l'adesione -a gennaio- di Bulgaria e Romania, nonostante il persistere di lacune e ritardi. Tuttavia, la situazione di paralisi -anche costituzionale- dell'Europa potrebbe rallentare o precludere ingressi futuri, come dei Paesi balcanici e della Turchia. 29/4/2006 A due anni dallo storico allargamento a est dell'Unione Europea, si amplia il numero dei Paesi della Vecchia Europa che elimineranno ogni forma di restrizione alla libert� di movimento dei lavoratori dell'Est. In una situazione intermedia si pone invece l'Italia. Cadono lentamente le barriere tra Europa occidentale e orientale sul fronte della libera circolazione dei lavoratori. Tra due giorni si celebrer� la seconda ricorrenza dell'allargamento a 25: una scadenza decisa -a livello europeo- per fare il punto sulla questione. Il fantasma dell'idraulico polacco -evocato con la direttiva Bolkestein- non sembra aver intimorito Spagna, Finlandia, Portogallo e Grecia, che hanno affiancato Irlanda, Svezia e Gran Bretagna nel gruppo dei Paesi le cui frontiere si sono aperte ai nuovi entrati. Marcia indietro invece dell'Olanda, che ritarder� l'abbattimento delle barriere sotto la pressione del Parlamento. L'Italia manterr� un sistema di quote per i lavoratori dell'Est, ma lo amplier� a 170mila all'anno. Analoga decisione per Francia, Belgio e Lussemburgo. Danimarca, Germania e Austria manterranno invece l'attuale sistema di permessi di lavoro - Berlino e Vienna fino al 2009. I primi dati sull'immigrazione da est affermano che -in media- questa ha interessato meno dell'1% della popolazione attiva: in Gran Bretagna, secondo uno studio, l'arrivo di questi lavoratori ha avuto riflessi positivi su economia, inflazione ed entrate fiscali, mentre ne ha risentito il livello di disoccupazione. 27/4/2006 "Non potevano non sapere": il deputato italiano Giovanni Claudio Fava, relatore all'Europarlamento per la Commissione d'Inchiesta sui voli Cia, accusa direttamente i Governi europei implicati nella vicenda dei trasporti illeciti di presunti terroristi nei nostri cieli. Quattro mesi di indagini e audizioni, che hanno appurato l'esistenza di oltre mille voli gestiti dai servizi segreti americani. Quella che il rapporto intermedio disegna � una mappa che va dalla Norvegia a Malta, dal Portogallo alla Romania: velivoli Cia che attraversano a tutta velocit� lo spazio aereo comunitario, effettuando -in alcuni casi- scali in loco. Il tutto tra mezze ammissioni o secche smentite da parte dei Governi coinvolti. Un ruolo particolare lo giocano l'Italia e il caso Abu Omar: sequestrato da agenti Cia e trasportato alla base tedesca di Ramstein, il sospetto terrorista finir� al Cairo. Era il 17 febbraio 2003, l'aereo un Gulfstream IV. Ma l'Italia non � sola: anche la Svezia ha consegnato alla Cia due cittadini egiziani. "Nessuna autorit� di polizia o di sicurezza in Europa ha mai verificato nulla: n� lo scopo dei voli, n� gli equipaggi", denuncia Fava. Ora il lavoro della Commissione si concentra sulle prigioni segrete Cia in Europa: a Sergio Nava Fava anticipa che "� difficile escluderne la presenza". 18/4/2006 Nel giorno dell'avvio, a Vienna, di una conferenza sulla politica europea sugli Organismi Geneticamente Modificati, due organizzazioni ambientaliste avvertono: l'Unione Europea � tutt'altro che certa della sicurezza degli Ogm. E' ancora il ruolo degli Ogm a sollevare polemiche in Europa. A pochi giorni di distanza dalle frizioni tra Commissione Europea e Autorit� per la Sicurezza Alimentare di Parma, nuove rivelazioni potrebbero porre ulteriori dubbi sulla valutazione di rischio degli organismi geneticamente modificati nel Vecchio Continente. Greenpeace e Friends of The Earth, due gruppi ambientalisti, sostengono di avere documenti che provano una posizione ambigua di Bruxelles sul tema. In sostanza, la Commissione Europea viene accusata di difendere -pubblicamente- la sicurezza degli OGM per la salute umana, ma di nutrire in privato seri dubbi al riguardo. Lo proverebbe un rapporto presentato al Wto, nel quale vengono esposte tutte le incertezze e le aree di disaccordo sul tema: sulla base dei dati attuali, sosterrebbe Bruxelles, non si pu� affatto escludere che gli Ogm provochino tumori o allergie. Solo sei giorni fa, proprio la Commissione aveva imposto all'Efsa di Parma misure supplementari, volte a migliorare la trasparenza e la coerenza scientifica delle decisioni in materia di Ogm, chiedendole di collaborare pi� strettamente con le autorit� nazionali competenti. |
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