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| 1/2/2006 Difficolt� nel comunicare l'Europa? La Commissione di Bruxelles ha presentato una serie di proposte per migliorare il rapporto tra cittadini e istituzioni comunitarie. C'� chi lo considera un effetto diretto del doppio "no" franco-olandese alla Costituzione Europea, ma una cosa � certa: Bruxelles ha deciso di correggere la rotta per quanto riguarda la comunicazione coi cittadini, e intende ripartire da questo per "trovare posto nei cuori e nelle menti dei 450 milioni di abitanti dell'Unione". Almeno cos� afferma la vicepresidente della Commissione Margot Wallstrom, che oggi ha presentato il primo libro bianco sulla politica europea di comunicazione. Una politica che -nelle intenzioni- si articoler� in cinque punti: la definizione di principi comuni per le autorit� di comunicazione su tematiche europee; il coinvolgimento dei cittadini; la collaborazione con i media e il ricorso alle nuove tecnologie; la comprensione dell'opinione pubblica; la cooperazione. Tra le idee in fase di elaborazione ci sono confronti tv tra commissari europei e ministri dei Paesi membri, una rete virtuale di biblioteche, e insegnamenti di educazione civica per i cittadini. L'obiettivo � coinvolgere quanti pi� attori sociali possibili e dare un volto a un'Europa che appare troppo spesso distante. La Commissione terr� aperta una consultazione pubblica per sei mesi sul piano di comunicazione, conclusa la quale varer� progetti specifici. 31/1/2006 Si profila uno scontro fra la comunit� internazionale e Hamas, dopo il rifiuto -da parte dell'organizzazione palestinese vincitrice delle ultime elezioni- delle condizioni poste dall'Europa e dal Quartetto diplomatico per il Medio Oriente. L'Unione Europea aveva annunciato di voler collaborare col nuovo Governo palestinese, ma solo se Hamas avesse riconosciuto Israele, rinunciando ad ogni azione terroristica. Una giornata di intensa diplomazia per rimettere il processo di pace mediorientale sui giusti binari. Ma potrebbe non bastare: Hamas ha infatti respinto tutti gli inviti della comunit� internazionale. L'appello pi� pressante era giunto dall'Unione Europea: i Ministri degli Esteri, riuniti a Bruxelles, avevano lanciato un messaggio preciso, cos� sintetizzato dal titolare della Farnesina Gianfranco Fini: fine della violenza e riconoscimento dello Stato di Israele. Altrimenti, lascia intendere l'Unione tra le righe, sono a rischio i 500 milioni di euro annui che Bruxelles devolve in aiuti alla Palestina. Denaro di cui l'Anp ha disperatamente bisogno, se vuole mantenere in vita le proprie fragili strutture statali. A Ramallah, dove si � giocata un'altra partita diplomatica, i toni non cambiano. La cancelliera tedesca Angela Merkel, in visita dal presidente palestinese Abu Mazen, � stata ancora pi� esplicita nel minacciare uno stop degli aiuti europei. Abu Mazen, dal canto suo, ha smentito le voci di dimissioni. In serata nuovo monito del Quartetto, prima del clamoroso "no" di Hamas": "non riconosceremo Israele e non rinunceremo alla violenza", ha affermato un portavoce. 31/1/2006 L'Europa continuer� a collaborare col nuovo Governo palestinese, solo se Hamas riconoscer� Israele e rinuncier� ad ogni azione terroristica. L'Unione, attraverso i Ministri degli Esteri e la cancelliera tedesca Angela Merkel, pone precise condizioni ai vincitori delle elezioni palestinesi. Condizioni ribadite ieri sera in una riunione del Quartetto diplomatico per il Medio Oriente. E' stata una strategia su due livelli ma con un unico messaggio quella messa in atto ieri dall'Unione Europea nei confronti del nuovo establishment palestinese: il titolare della Farnesina Gianfranco Fini, a Bruxelles per un summit dei Ministri degli Esteri europei, l'ha cos� sintetizzata: fine della violenza e riconoscimento dello Stato di Israele. Altrimenti, lascia intendere l'Unione Europea tra le righe di un comunicato dai toni apparentemente diplomatici, sono a rischio i 500 milioni di euro annui che Bruxelles devolve in aiuti alla Palestina. Denaro di cui l'Anp ha disperatamente bisogno, se vuole mantenere in vita le proprie fragili strutture statali. A Ramallah, dove si � giocata l'altra partita diplomatica, i toni non cambiano. La cancelliera tedesca Angela Merkel, in visita dal presidente palestinese Abu Mazen, � stata ancora pi� esplicita nel minacciare uno stop degli aiuti europei, mentre proprio Abu Mazen, dal canto suo, ha rassicurato la comunit� internazionale: "non intendo dimettermi", ha detto. 26/1/2006 Su crescita e occupazione gli Stati europei stanno lavorando nella giusta direzione, ma"le 25 navi procedono a velocit� diverse" e resta molto lavoro da fare. E' quanto emerge dal primo rapporto della Commissione Europea sui programmi nazionali relativi alla Strategia di Lisbona. Mantenere la rotta attuale, innestando per� una marcia superiore: il presidente della Commissione Jos� Barroso -a quasi un anno di distanza dal rilancio dell'asfittica Agenda di Lisbona per la competitivit� europea- cerca di instillare ottimismo in una strategia per la quale diversi Stati membri continuano a mostrare un interesse relativo. Nessuna tabella dei buoni e cattivi, come chiede qualcuno, ma un'analisi dei 25 programmi presentati a livello nazionale, alcuni con ampio ritardo: Bruxelles ha esaminato i punti di forza e ha evidenziato le principali lacune. Quattro i settori di azione prioritaria per stimolare la crescita e l'occupazione, secondo Barroso: l'investimento in istruzione e ricerca, gli incentivi alle piccole e medie imprese, l'incremento del tasso di popolazione attiva, maggiori garanzie per l'approvvigionamento energetico. Nel capitolo riservato all'Italia, Bruxelles definisce positivi gli impegni presi dal Governo su riduzione degli oneri per le imprese e nel settore dell'istruzione, ma critica la sostenibilit� delle finanze pubbliche, chiede una maggiore promozione della concorrenza, insieme a ulteriori sforzi nel settore dell'occupazione e nella cancellazione degli squilibri regionali. |
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