| ELEZIONI USA - UPDATES | |||||||||
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10/2/2008 Internet entra sempre pi� prepotentemente nelle primarie americane, sorpassando lentamente lo strapotere televisivo delle grandi catene di informazione. "Yes we can" � lo slogan che fa da sfondo all'intera campagna elettorale del democratico Barak Obama: uno "Yes We Can" cantato da un team di artisti, tra cui l'attrice Scarlett Johansson. E' facile trovarlo su You Tube, basta un click. Al punto che un blog sul sito del magazine Pc World, si chiede: "You Tube influenzer� l'esito delle presidenziali"? La risposta � s�: anche perch� su You Tube non ci si finisce per caso, lo si va a cercare. E cos� un video che avrebbe ottenuto solo pochi rapidi passaggi in qualche servizio giornalistico di contorno sulle presidenziali, finisce per essere cliccato da due milioni di visitatori in pochi giorni. In un altro blog, si fa notare come sempre la star di internet Obama abbia gareggiato con la declinante Britney Spears, sempre su You Tube: solo che Obama non � finito in un ospedale psichiatrico n� cantava testi pop: semplicemente stava arringando la folla, dopo la vittoria in South Carolina. Sempre su You Tube, al canale You Choose, potete vedere decine di video dei candidati. E' come se l'orizzontalit� del mezzo internet avesse restituito alla gente quella necessit� di approfondimento e comprensione della realt� che le pompose pubblicit� televisive o l'inevitabile sintesi giornalistica gli aveva tolto. Come se pi� dei milioni spesi nei tradizionali mezzi di comunicazione o in gigantesche scenografie elettorali contasse la presa diretta, il messaggio completo. Come se il testo contasse pi� del contesto. Potere di internet. O almeno vogliamo sperare sia cos�. ------------------------------------------------------------------------------- INTERVISTA DI SERGIO NAVA A ROBERT KAGAN (6/2) Consigliere John McCain - dopo Supertuesday KAGAN: McCain si concentrer� ora su due cose per conquistare la Casa Bianca: la prima sar� puntare sulla politica estera - dove lui ha un grande vantaggio. Ha un'enorme esperienza nel settore, conosce molto bene il mondo, ha viaggiato in Europa molte volte, conosce personalmente i leader europei e quelli mondiali. Sulle questioni di politica estera ha un pensiero strutturato: le sue visioni al riguardo sono molto sofisticate e interessanti. Inoltre McCain dimostrer� di avere idee concrete anche sull'economia, sull'ambiente, sul clima e su tutte le questioni domestiche che preoccupano gli americani. Penso quindi che da un lato punter� sulla sua carta vincente, la politica estera, e dall'altro si concentrer� sui problemi della nazione, in termini di economia e struttura sociale. ---------------------------------------------------------------------------------- 6/2/2008 ore 13 Il Supermarted� elettorale americano non ha sciolto tutti i dubbi su chi si contender� in autunno la presidenza degli Stati Uniti in campo democratico e repubblicano. Anche se, in quest'ultimo caso, un vincitore di fatto c'� ed � il veterano di guerra John McCain. Con 9 Stati e un totale di 615 delegati- si avvia a una campagna elettorale in discesa. E' risorto Mike Huckabee, 5 Stati e 169 delegati in totale, mentre il vero sconfitto in casa repubblicana � Mitt Romney: 6 Stati e un totale di 268 delegati. Ma sentiamo il vincitore della notte, John McCain: MCCAIN. Anche se non mi � mai importato il ruolo dello sfavorito, un ruolo che ho sempre gradito come chiunque arrivi dalle retrovie... stanotte dobbiamo cominciare ad abituarci all'idea che siamo noi i favoriti nella nomination alla candidatura repubblicana per la Casa Bianca. Restiamo ai repubblicani, perch� questa mattina abbiamo intervistato Robetr Kagan, uno dei consiglieri di McCain, nonch� editorialista del Washington Post. Gli abbiamo chiesto quale sar� la strategia futura di McCain, su cosa punter� per vincere la Casa Bianca. In casa democratica il testa a testa fra Hillary Clinton e Barak Obama prosegue: la Clinton � prevalsa per candidati e peso degli Stati vinti, ma Obama tiene, conseguendo pi� vittorie numeriche. La Clinton ha vinto in otto Stati, arrivando a un totale di 825 delegati. Obama invece si � imposto in 13 Stati, tallonando l'ex-first lady con 732 delegati. Sfida quindi apertissima. E Barak Obama si concede -in perfetto stile kennedyano- uno sguardo sognante verso un futuro da vincitore: OBAMA. Il nostro tempo � arrivato, il nostro movimento � reale: � tempo del cambiamento in America. |
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| M O R E U P D A T E S |
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