Aggiornato il 14 maggio 2002

 MICHELE PIRONE
L'ULTIMO GRANDE UMANISTA
1926-2001

Sei il visitatore numero:

Powered by counter.bloke.com

Lasciate un messaggio nel Guestbook

Guestbook by GuestWorld

Visitate il Guestbook

 
biografia
articoli
bibliografia
links
foto

 
 
Scriveva, Michele Pirone, nel suo 'N’uocchie ‘e na lacrema:

"Quando nei momenti di sconforto ti senti più solo, quando avverti un senso di vuoto che ti annebbia il pensiero rendendolo informe, ed un peso di dentro ti opprime allo spasimo, e non puoi liberartene, più di sempre ti assale la nostalgia e  ‘a pecundrìa t’astregne ‘o core.
Sarà il clima inclemente del resto del mondo, sarà il viso straniero del passante che incontri o forse il linguaggio che senti diverso dal tuo, a farti rimpiangere il volto che ti era noto se pure non lo conoscevi, la parola che ascoltavi e che ti suonava amica, il caldo sole di Napoli, ca spacca ‘e pprete e ‘nfoca tutt’ ’e ccase: in uno, il rimpianto di tutto ciò che hai lasciato."

Raccontava, Michele, in queste ed altre calde parole, la tragedia dell’emigrante.

Michele emigra ancora, per sempre, con un biglietto di sola andata, dagli occhi della moglie Ida, della figlia Simona e di quelli che l’hanno amato come padre, come fratello, come amico.
Occhi sbigottiti e orfani del sole della sua parola.
Verrebbe da chiedersi chi sia davvero emigrato. Chi è morto davvero, oggi?

Michele o noi?

                                                         ***

Michele amava i fiori. Lo serberemo, indelebile, nella memoria, un gomito quasi conficcato nel legno della balaustra del suo patio e il mento generoso raccolto nell’incavo della sua elegante palma, ad osservare, silenzioso, le vivaci rivoluzioni del suo giardino primaverile. Poi, voce stentorea ed entusiasmo bambino, lo udremo ancora chiamare le sue donne a raccolta. Perché Michele amava dividere tutto. Anche la gioia degli occhi.

Michele amava le sue donne e la loro bellezza angelicata. Le cantava quotidianamente con la forza e la tenerezza del suo sorriso; un lampo della bocca che non gli è mai mancato, neanche nei giorni più bui, quelli del corpo a corpo con l’intruso che s’era da anni installato nei polmoni.
Ida e Simona vivevano di quel lampo.

Michele amava il caffè corretto da un intruglio, per certuni quasi mefitico, dal nome esotico, qui in Nord America: il “fernet”. Noi siamo stati per anni il suo bar e barista personali, a sorbirci insieme il quotidiano caffè al fernet e viaggiare “sulle onde della memoria”, tra i fumi che esalavano dalle tazzine e qualche lacrema mal repressa negli occhi.

Michele, insomma, amava la vita. L’ha amata al punto di non pensare più ad essa, con l’irrazionalità dei veri amori. 
Amori spesso impossibili.

Noi abbiamo avuto il privilegio di assistere all’eleganza e al coraggio delle lezioni di vita di Michele, all’eroica “leggerezza” con la quale ha imbastito un dialogo improbabile con il suo ultimo compagno di viaggio, il cancro.

Una “leggerezza” che quasi profuma di caffè napoletano nelle pagine del suo ultimo libro Il giardino di Ippocrate, nel quale le assurde vicissitudini di Michele, disperato transfuga dal vizio del fumo, pur senza il sinistro e cerebrale umorismo d’un coscienzioso Zeno, si colorano d’umanità, si lasciano lèggere…leggère, sprezzanti d’ogni retoricume letterario. E ci offrono il Michele Pirone che conosciamo: limpido e sorgivo, diretto come un “uppercut”, improvviso e leggiadro come la prima brezza primaverile che tanto sognava di respirare ancora.

Ché percepire il dolore esistenziale in Michele sarebbe impresa difficile, accorto com’era ad ammantare tutto di quella sana ironia da “napoletano del Molise”, come egli stesso amava definirsi.
E allora l’abbandono del suo Paese negli anni Settanta, mosso dall’inquietudine  di chi vuole di più dalla vita per sé e per la sua famiglia, il comunque durissimo “ricominciare da tre” fino ad arrivare alla direzione quasi solitaria del glorioso “Il Cittadino Canadese” (facendosi ubiquo tra direzione, redazione ed impaginazione, annaspando tra marosi di caffè ed interminabili abbracci con la nicotina), poi il ripartire per l’Italia, agli inizi degli anni Ottanta, a perorare la causa di migliaia di braccianti molisani che hanno avuto in Michele il paladino vittorioso di mille battaglie contro la burocrazia, e poi il ritorno in Canada, sei anni fa, per riabbracciare la figlia Simona e vivere con lei gli ultimi anni della sua vita; tutto ciò diviene, nella Poesia di Michele Pirone, favola, aneddoto, pretesto per celiare argutamente sull’assurdità, e l’irrinunciabilità insieme, della vita.

Una vita che Michele ha amato disperatamente, irrazionalmente, integralmente, sprezzante della precarietà del suo stato di salute, facendo suo il detto anonimo che Ceronetti cita nel suo Il silenzio del corpo: “La  salute è uno stato precario dell’uomo che non promette nulla di buono”.

Michele, in fondo, era ben consapevole della sua eternità.
Da sempre libero, già prima di partirsene la mattina del 24 febbraio del 2001 con l’ultimo dei suoi sorrisi, dall’angustia del suo corpo.

Amare la vita e non rimanerne schiavo: questa è l’eredità che ci lascia Michele Pirone.

Vincenzo Ditoma
 


 

Di Michele Pirone sono disponibili,  in  edizione  elettronica, i seguenti libri:

1) IL GIARDINO DI IPPOCRATE – Viaggio allucinante all’interno delle corsie.

Prezzo: Canada $25/ US $20/
EURO: 15

2) ’N’UOCCHIO E ’NA LACREMA –  Seconda edizione riveduta e ampliata.

Prezzo: Canada $25/US $20/
EURO: 15

3)  PARACENTESI
«Parlare male degli altri è peccato; ma spesso si indovina» Giulio Andreotti.

Prezzo: Canada $25/US $20/

EURO: 15

4)  SULLE ONDE DELLA MEMORIA - «I ricordi del passato offrono la chiave per comprendere il presente» Gian Battista Vico.  

Prezzo: Canada $16/US $12/ 

EURO: 10


Per ricevere i libri, via e-mail inviate una richiesta a: 

E-mail:[email protected]
 
 

IDA DELL' AQUILA  PIRONE



Biografia-Recensioni-Poesie

Quadri-Album


 
 
 
 
 
 
 

Michele Pirone (1971)
 
 










 


 
  1