MOVIMENTO FASCISMO E LIBERTA'
COORDINAMENTO REGIONALE
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Egidio Moleti di Sant'Andrea

MARE NOSTRUM

- ROMA NELLA CIVILTÀ MEDITERRANEA -

capitolo XXVI

IL MEDITERRANEO NELLA NUOVA CIVILTÀ DI ROMA

Il Mediterraneo nella nuova civiltà di Roma: La barriera panarabica, baluardo orientale della civiltà mediterranea — La pressione del colosso asiatico — Il duello russo-giapponese — L'Islam nella nuova situazione mediterranea — Roma madre della civiltà — La missione redentrice del Fascismo — Volontà di potenza al servizio della pace e della civiltà.

L'Europa ha tutto l'interesse che nel vasto tratto di territorio compreso fra il Mediterraneo Orientale ed il golfo Persico, fra il Mar Arabico ed il Mar Rosso si vada formando un saldo blocco ideologico e politico di genti Islamiche, perché avrà la funzione di baluardo solidissimo della Civiltà Mediterranea.

La barriera panarabica.

Non bisogna dimenticare che al di là della barriera panarabica freme il colosso asiatico immenso per mole di territorio e per numero di abitanti con oltre 40 milioni di chilometri quadrati di superficie ed una popolazione assoluta di oltre un miliardo di individui; e fra questi, circa mezzo miliardo di cinesi di religione politeista ripartiti in 400 milioni di buddisti e la rimanenza confucisti e taoisti; vi sono ancora quasi cento milioni di giapponesi per la massima parte di tipica religione nazionale scintoista con una scarsa percentuale di buddisti, cui sono da aggiungere, per presentare l'imponente massa dei popoli gialli, parecchie decine di milioni di mancesi e mongoli, tutti spiritualmente agli antipodi della mentalità islamica, che per questo stesso saprebbe fronteggiarli prevalendo se saldamente unita, quando la pressione dell'Oriente verso l'Occidente si facesse preoccupante.

Aggiungiamo al contrasto fra i popoli dell'Asia anteriore e quelli retrostanti la presenza di ben 367 milioni di indiani, che vanno ritrovando la loro compattezza nazionale, benché fra 240 milioni di induisti e 50 milioni di buddisti ed altre professioni religiose, si siano infiltrati circa 77 milioni di musulmani; dei quali, un altro agglomerato notevole si trova nell'Insulindia Olandese con una percentuale del novanta per cento su una popolazione di 65 milioni di abitanti. Ma all'infuori dei musulmani delle Indie, il cui numero non tende a progredire, tutto il rimanente territorio dell'Asia posteriore comprende un miliardo circa di popoli d'altra razza, d'altra civiltà, d'altre credenze religiose, i quali qua e là si risvegliano da letargo plurimillenario, ed intraprendenti e irrequieti guardano verso l'Occidente, mentre i più maturi fra loro si sforzano di portare a rimorchio i più retrogradi attraendoli nell'orbita della loro politica imperialistica.

La pressione del colosso asiatico.

E, prescindendo dall'India inglese, che è tuttavia elemento di primissimo ordine da vigilare e tenere in alta considerazione nell'ulteriore inevitabile assestamento del continente asiatico, per la nuova situazione che verrebbe a determinare nel sistema imperiale britannico, e per gli inevitabili contraccolpi nella politica europea, esistono già due fattori di primissimo ordine che prevalgono nel mondo asiatico e costituiscono non del tutto un'incognita per gli sviluppi nel futuro. In Estremo Oriente, eliminata ormai o ridotta a ben poca cosa la influenza straniera, due giganti si contendono la prevalenza nell'immenso vivaio sperimentale che è la Cina. Ivi, Russia e Giappone, non ancora messe apertamente faccia a faccia sono in lizza ed in nome del comunismo e dell'anticomunismo, sostanzialmente mirano ad espandere il rispettivo smisurato dominio e disporre sia pure in maniera diretta o indiretta, delle risorse inesauribili e in buona parte ancora vergini di quei territori, della immensa massa di uomini, costituita da quasi mezzo miliardo di cinesi, mongoli e mancesi, dei mercati, di tutto.

Il Giappone decisamente ha la prevalenza ed è una fortuna per l'Europa che, sul cammino tracotante e barbaro dell'Unione Sovietica in Asia, si sia trovata formidabilmente questa forza gialla d'una civiltà superiore a sbarrarne la strada.

Ciò nonostante, la Russia asiatica propriamente detta è estesa 16.647.000 chilometri quadrati di superficie ed anche senza la Cina, rimane sempre una massa continentale preponderante, sebbene la sua densità di popolazione ivi sia scarsissima.

Giappone, Cina e dipendenze riunite insieme formano però una massa di oltre seicento milioni di gialli, raggruppati su un territorio (circa 10 milioni di chilometri quadrati) relativamente angusto rispetto a quello delle Repubbliche Sovietiche; di conseguenza il conflitto fra queste due razze rimarrà insanabile perché dal campo ideale, dottrinario, sociale e politico delle istituzioni e del regime si porterà al campo pratico dell'economia, dei commerci, degli scambi, dell'espansione e del dominio.

Il duello russo-giapponese.

Ora, fintanto che queste due forze, l'una costruttiva e l'altra disgregatrice saranno pressoché bilanciate ed in perenne antagonismo fra di loro ai margini dell'Asia e comunque in casa loro, l'Europa non avrà nulla da temere perché nessuna delle due si rivolgerà contro, o anche semplicemente verso di essa. Ma cosa accadrebbe il giorno in cui una di tali forze, arbitra ormai dei destini dell'Estremo Oriente, potenza talassocratica di primissimo ordine, divenisse dominatrice assoluta di tutte le vie e gli scali marittimi dall'Oceano Pacifico all'Oceano Indiano?

E, mentre dal mare, i popoli asiatici attraverso l'Oceano Indiano sarebbero tentati di raggiungere la prospiciente Africa Orientale, più in là attraverso il Mar Rosso, il Mar Arabico e il Mare di Persia sboccherebbero verso il Mediterraneo, urtando però in questo caso nel massiccio arabo islamico.

E ciò, senza contare che a sud del Continente asiatico premerà pur sempre la massa russa, che attraverso i declivi del Caucaso, il Mar Nero o il Mar Caspio superando il gradino turco-iranico andrebbe cercando lo sbocco al Mediterraneo, sua aspirazione di ogni tempo e di qualunque regime, in parte già appagata alla recente Conferenza di Montreux.

E' evidentissimo che rotte marittime e vie terrestri urtano e si incontrano al quadrivio della civiltà in terra araba attorno al Mediterraneo orientale in Arabia, in Transgiordania, in Palestina, in Siria, nell'Iraq ed ai cordoni marginali in Egitto ed in Turchia, tutti paesi musulmani, ivi compreso anche l'Iran, che pur non essendo di razza araba, professa la religione dell'Islam e fa parte del sistema asiatico anteriore.

Da qui nasce per l'Europa, l'interesse di attrarre sempre più tali paesi nell'orbita della civiltà mediterranea, cui del resto legittimamente appartengono per le origini della stirpe e per il contributo della loro cultura nel corso millenario della storia.

L'Islam nella nuova situazione mediterranea.

Mediterranea fu la cavalcata epica e travolgente dell'Islam, che dal vicino Oriente in poco più di mezzo secolo si propagò attraverso tutta l'Africa Settentrionale nelle isole del nostro mare, nell'Italia meridionale e varcando lo stretto di Gibilterra in Spagna, ove per oltre sette secoli si svolse la lotta epica e cruenta fra la croce e la mezzaluna, conclusasi con il ripiegamento dei musulmani nelle loro terre d'origine.

Se la civiltà latina e cattolica, romana e mediterranea non venne sommersa dalle ondate travolgenti dei seguaci di Maometto, segno è che era destinata a sopravvivere per lo svolgimento della sua missione universale a beneficio dell'umanità, onde nuovo lievito apportasse al progresso delle genti, cui essa stessa aveva dato vita ed assetto.

Ma non è da pensare che la coesistenza dell'Islam lungo il bacino del mare nostrum contrasti oggi con lo spirito di universalità dell'idea fascista romana e mediterranea; si può dire anzi che la dimestichezza dei rapporti durata parecchi secoli, anche nel periodo delle lotte più accese abbia smussato parecchi irriducibili angoli, determinando una reciproca e simpatica comprensione.

Nel sistema mediterraneo, le genti islamiche, che sono stanziate in territori a cavallo fra il mondo europeo ed il mondo asiatico, oggi costituiscono compendio necessario alla civiltà di Roma perché sono ad un tempo, baluardo contro infiltrazioni dissolvitrici dell'antifascismo e contrafforte — sia pur con spirito diverso e più aderente alla particolare psicologia orientale — del fronte unico antibolscevico cui si sentono istintivamente e consapevolmente attratti nel fondamento basilare della loro fede religiosa, alimentata di sani e saldi principi etici e giuridici, che stanno agli antipodi della così detta dottrina bolscevica.

Roma madre della civiltà.

Oggi che nel mondo disorientato, teorie sociali e politiche assurde e utopistiche, filosofie ciniche ed aberranti negano insieme ogni principio che, pur, sotto diversa espressione, ma con analoga sostanza, sta rispettivamente alla base del credo cattolico e del credo islamico; oggi che la civiltà mediterranea (leggi Romana) è continuamente esposta agli inauditi conati di una barbarie a sfondo nordasiatico e minata, nella sua compattezza, dal cuneo che inopportunamente si vuole insinuare in terra araba con il pretesto di un focolare nazionale ebraico, per la cui costituzione c'è tanto posto in altre parti del mondo; oggi, il fronte unico cristiano-musulmano deve diventare un fatto concreto per l'avvenire dei popoli che, nati nel Mediterraneo, rivendicano il primato della loro razza sempre apportatrice di civiltà e di progresso.

Nella progressiva evoluzione dei popoli che diradarono le tenebre dell'oscurantismo umano, Roma raccolse la semenza migliore e favorita dalla natura, stando per la sua configurazione geografica nel cuore del bacino centrale fra i tre principali continenti, che è come dire il cuore dell'umanità civile, attrasse nella sua orbita universale tutti i popoli del mondo, alla cui luce ancora oggi in nome dell'idea fascista, le genti ritroveranno la strada giusta per rinnovarsi e progredire.

La bisettrice dell'asse Roma-Berlino ha due opposte direzioni che stanno a precisare e determinare la rispettiva sfera d'azione, difesa ed espansione della civiltà europea verso nord e verso sud; i popoli germanici, sono stati già provati nei secoli trascorsi a fare baluardo contro tutti i tentativi di infiltrazioni barbariche dissolutrici del settentrione d'Europa; i popoli latini hanno difeso la civiltà europea nel Mediterraneo e l'hanno portata al di là del Mediterraneo.

Volontà di potenza al servizio della pace e della civiltà.

La storia si ripete; in virtù dell'asse, Roma può guardare serenamente al di là dei bacini del suo mare, dedicando tutte le sue energie al potenziamento dei territori dell'Impero, riprendendo altresì le classiche vie di espansione commerciale, economica e politica, così splendidamente percorse dagli antichi romani e dalle gloriose repubbliche medievali.

Possiamo dire che l'ansia mediterranea dell'Italia e lo spirito di espansione del nostro popolo non abbiano mai avuto soluzione di continuità; anche nei momenti più grigi della nostra storia abbiamo visto figure gigantesche di viaggiatori, esploratori, scopritori di terre, pionieri, missionari, martiri precursori stagliarsi dalla folla dei piccoli uomini perpetuando una tradizione di grandezza e di gloria nella consapevolezza di dovere pagare spesso con la vita la consacrazione del loro superiore destino.

L'impero di Roma.

Ma è con l'uomo cui Dio e Vittorio Emanuele III hanno commesso le fortune d'Italia, è con la Rivoluzione Fascista, che la coscienza imperiale dell'Italia si risveglia; è nel fermissimo volere e nella formidabile solidarietà di Duce e popolo, che l'Italia si conquista finalmente il suo Impero, rendendo a Roma nel Mediterraneo romano la sua classica funzione di caput mundi.

L'Impero Italiano d'Africa Orientale, la cui superficie, compreso il territorio delle limitrofe antiche colonie, si aggira su 1.708.000 chilometri quadrati, (pari a circa sei volte quello della Madrepatria), nel corso di pochi lustri potrà diventare un vero e proprio prolungamento dell'Italia, per i diversi milioni d'italiani che vi saranno stanziati in condizioni di clima e d'ambiente particolarmente propizi. Intanto, tenendo conto di tutti i fattori morali, si è cercato di favorire nella più vasta scala possibile la trasformazione dei legionari, che hanno portato le insegne vittoriose di Roma e del Fascio nel cuore d'Africa, in colonizzatori; così verranno premiati tangibilmente i valorosi, che, andando nell'Africa Orientale, fecero idealmente dono della loro vita per la grandezza della Patria Fascista. Ma la colonizzazione in Africa Orientale è aperta a tutti e offre orizzonti illimitati per ogni possibilità alla colonizzazione demografica nazionale, alla piccola proprietà, alla colonizzazione di tipo industriale, agricola, zootecnica; sarà finalmente la valvola di salvezza attraverso cui le energie dell'esuberante popolazione italiana non si disperderanno più in terra straniera ed a profitto altrui, ma prodigheranno in gran copia alla Patria tutte quelle risorse di materie prime e di prodotti, di cui abbisogna per emanciparsi anche, e del tutto, economicamente dall'estero.

Possiamo concludere adunque con le parole del Duce per dire: "L'Italia ha finalmente il Suo Impero. Impero Fascista, perché porta i segni indistruttibili della volontà e della potenza del Littorio Romano, perché questa è la meta verso la quale durante quattordici anni furono sollecitate le energie prorompenti e disciplinate delle giovani, gagliarde generazioni italiane.

Impero di Pace perché l'Italia vuole la pace per sé e per tutti e si decide alla guerra, soltanto quando vi è forzata da imperiose, prepotenti necessità di vita.

Impero di civiltà e di umanità per tutte le popolazioni d'Etiopia: è nella tradizione di Roma che dopo aver vinto associava i popoli al suo destino".

"Il popolo italiano ha creato col suo sangue l'Impero, lo feconderà col suo lavoro e lo difenderà contro chiunque con le sue armi".

Il vaticinio del Poeta-soldato, asceso nell'eterna gloria degli spiriti magni, nume tutelare della Patria, si compie:

"O Roma, o Roma in te sola nel cerchio delle tue sette cime le discordi miriadi umane troveranno l'ampia e sublime unità. Darai tu il nuovo pane dicendo la nova parola...".

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