MOVIMENTO FASCISMO E LIBERTA'
COORDINAMENTO REGIONALE
- MARCHE -



Egidio Moleti di Sant'Andrea

MARE NOSTRUM

- ROMA NELLA CIVILTÀ MEDITERRANEA -

capitolo XXV

L'ASSE ROMA-BERLINO E GLI ACCORDI ITALO-INGLESI

L'asse Roma-Berlino e gli accordi Italo-Inglesi: Mutamento di posizioni nel Mediterraneo — Il divenire del mondo arabo — La Turchia ed il riarmo degli Stretti — La pretesa mediterranea dei Soviets — I diritti della Germania ed il crollo delle ultime bardature di Versailles — La nuova Spagna — Gli accordi italo-inglesi — Importante lettera al "Times" del maggiore storico britannico — L'asse Roma-Berlino — Ritorno al Patto a Quattro in Roma, pernio della pace mondiale.

La nuova era verso cui l'Italia fascista si avvia, è contrassegnata dal radicale mutamento avvenuto nelle posizioni mediterranee delle grandi Potenze dopo la conquista dell'Etiopia. Abbiamo visto, come, in occasione dell'impresa etiopica, si sia disperatamente tentato da parte di tutti, di impedire ad ogni costo che i titanici sforzi dell'Italia per liberarsi dall'accerchiamento e dallo strozzamento, venissero coronati da successo; in testa ad ogni altra potenza, stava l'Inghilterra propugnatrice tenace delle sanzioni e dei patti di mutua assistenza, dopo avere giuocato, per la prima volta invano nella sua storia, la carta del più spettacoloso e minaccioso concentramento navale che si fosse mai visto.

Mutamento di posizioni nel Mediterraneo.

In occasione dell'impresa etiopica, ed approfittando anzi della stessa, altri mutamenti profondi ed impreveduti avvennero non soltanto nelle posizioni mediterranee, ma anche in Europa, nell'Asia Anteriore e nell'Estremo Oriente; a parte i diretti contraccolpi, determinati dalla situazione strategico-politica intessuta in funzione antiitaliana dall'Inghilterra, si verificarono avvenimenti che forse in circostanze diverse di normali ed amichevoli rapporti fra Italia, Francia ed Inghilterra non sarebbero avvenuti.

Sopratutto ne approfittò l'Egitto per giungere ai ferri corti con l'Inghilterra e mettersi sulla via della completa libertà ed indipendenza, conseguite con il Trattato del 26 agosto 1936, in forza del quale, la Gran Bretagna, in cambio di un riconoscimento di piena e assoluta sovranità, si è accaparrata presso che in perpetuo una posizione di prevalenza sul Canale di Suez; comunque è certo che l'Inghilterra senza la impellente necessità di evitare che il malcontento egiziano si andasse a riversare nelle accoglienti braccia dell'Italia, non si sarebbe spinta alla definitiva rinuncia ad ogni sua più vasta mira sull'Egitto, anche se condizionata a clausole di particolare favore per se stessa.

Contemporaneamente a quanto accadeva in Egitto, si svolgevano nel Levante Mediterraneo in Siria ed in Palestina movimenti analoghi; i nazionalisti arabi dei diversi paesi, quasi obbedendo alla medesima parola d'ordine avevano vigorosamente ripreso le agitazioni ed i disordini, approfittando del momento prezioso in cui Inghilterra e Francia rivolgevano esclusivamente la loro attenzione alle mosse dell'Italia in Etiopia.

Il divenire del mondo arabo.

Gli arabi Palestinesi verso la fine del 1935 si riunivano in un solo partito pretendendo la cessazione dell'immigrazione ebraica e rivendicando il diritto a governarsi da sé; i nazionalisti Siriani a loro volta nel gennaio 1936 si coalizzavano riaffermando il principio unitario nel Patto Nazionale, rivolto alla liberazione di tutto il territorio siriaco da ogni ingerenza straniera e al conseguimento della piena ed assoluta sovranità nazionale in uno Stato indipendente retto da un governo solo.

I perturbamenti mediterranei con lo scaduto prestigio dell'Inghilterra dopo la inanità di ogni minaccia ed azione dimostrativa contro l'Italia avevano fatto sì che in diversi settori si approfittasse della nuova situazione nella quale l'Italia si era rivelata volitiva, forte e potente come non mai. Mentre le agitazioni palestinesi assumevano addirittura un carattere insurrezionale costringendo l'Inghilterra a sacrifici ingenti nella dura, e talvolta feroce, quanto vana repressione, perché la situazione si trascina ancora incerta e burrascosa, benché formali garanzie siano state date testé al riguardo; in Siria, i moti rivoluzionari scoppiati simultaneamente ad Aleppo, Damasco, Homs, nei primi mesi del 1936 costringevano la potenza mandataria a scendere a patti con gli insorti.

Risultato di tali trattative è stata la conclusione di un Trattato Franco-Siriano stipulato a Parigi il 9 settembre 1936, con il quale la Francia, a simiglianza dell'Inghilterra con l'Egitto, ha riconosciuto la completa indipendenza della Siria, legandosela, però in forza di vari accordi particolari in maniera da assicurarsi per l'avvenire una posizione preminente economica, politico e strategica a garanzia dei precostituiti interessi francesi.

Analoga pretesa aveva la repubblica del Libano ed anche con essa, la Francia, il 13 Novembre 1936 stipulava un altro Trattato di alleanza, riconoscendone l'indipendenza e riservandosi prevalenti posizioni ed interessi come per la Siria.

Il riarmo degli Stretti.

Ma anche Turchia e Russia traevano vantaggio dalla nuova situazione mediterranea conseguita allo sfaldamento del fronte unico italo-franco-britannico, a tutto detrimento ed in ogni settore, di Francia ed Inghilterra.

La Turchia seppe ripagarsi della adesione al patto di assistenza mediterranea concluso con l'Inghilterra alla fine del 1935 per l'ipotesi di una guerra contro l'Italia, ponendo improvvisamente sul tappeto delle questioni internazionali, con una nota inviata a tutti i Governi interessati il 10 Aprile 1936, la sua determinazione di riarmare gli Stretti dichiarando unilateralmente abrogate le relative clausole del Trattato di Losanna. Era un fierissimo colpo che veniva inferto all'Inghilterra, la quale si era mostrata tanto interessata alla quistione degli Stretti, che dopo l'armistizio ne aveva provvisoriamente occupato le rispettive sponde, sgomberate a malincuore dopo diversi anni, perché costrettavi da conforme deliberato delle altre Nazioni d'Europa; il riarmo degli Stretti significava rimettere alla mercé della Turchia la libertà e la sicurezza del transito fra il Mediterraneo ed il Mar Nero. Fu giocoforza ingoiare l'amara pillola nella considerazione che tutto sommato, il riarmo degli Stretti rafforzava la posizione della Turchia nel Mediterraneo, facendola diventare più forte nel nuovo sistema strategico militare allora concepito contro l'Italia.

I Soviets nel Mediterraneo.

Ottenebrata da questa finalità l'Inghilterra, osò l'inosabile, perché in nessun altro momento e tanto meno oggi ad orizzonte rischiarato, avrebbe acconsentito a permettere il libero passaggio delle navi russe dal Mar Nero al Mediterraneo. Ebbene, alla Conferenza di Montreux la Turchia conseguì la piena ed assoluta padronanza strategica degli Stretti e la Russia realizzò la secolare aspirazione, che le era stata sempre tenacemente contrastata dall'Inghilterra, di potere intervenire nel Mediterraneo con la disponibilità di tutte le sue forze del Mar Nero.

Nel bilancio degli errori commessi dall'Inghilterra e dalla Francia in occasione dell'impresa etiopica, va computata anche quest'altra notevole passività: l'avere fatto diventare la Russia dei Soviets potenza mediterranea, contrariamente all'orientamento di tutta la politica inglese del secolo XIX, che aveva portato l'Europa in Crimea e l'Inghilterra alla misura precauzionale dell'occupazione di Cipro.

Il crollo delle ultime bardature di Versailles.

Ma vi è dell'altro!

La nuova situazione giovò enormemente alla Germania, che seppe giuocare in tempo la carta audacissima del riarmo e della rioccupazione della Renania, mentre la Francia, che pur nel disorientamento dell'ora si era legata a doppio filo alla Russia, rimaneva amareggiata ed impotente, preoccupata e pavida della propria sicurezza sempre più compromessa.

Per necessità di cose Italia e Germania si orientavano l'una verso l'altra e, significativamente infatti, la Germania fu la sola importante nazione d'Europa, che si astenne dalle sanzioni; si profilava all'orizzonte internazionale l'asse Roma-Berlino, destinato a scardinare le tradizionali posizioni cristallizzatesi nel dopoguerra sulla falsariga del medesimo schieramento bellico.

A proclamazione dell'Impero avvenuta, i Russi che frattanto avevano ottenuto l'accesso diretto al Mediterraneo, credendo di trovarsi di fronte ad una Italia estenuata dallo sforzo in Etiopia e stremata dalle sanzioni pensarono di approfittarne per un colpo di mano nel Mediterraneo occidentale bolscevizzando la Spagna.

La nuova Spagna.

L'insurrezione nazionale di Franco sventò il piano criminoso e l'Italia, anche in questa occasione diede la misura della sua potenza dichiarando apertamente che non avrebbe mai tollerato, a qualunque costo, l'esistenza di una repubblica sovietica nella Spagna o anche nella sola Catalogna sventando così il tentativo diplomatico attraverso cui, visto l'insuccesso militare, si sarebbe voluto salvare a Ginevra il salvabile, la Catalogna, per riconoscerla in Stato indipendente. L'Italia è stata la prima a riconoscere la Spagna Nazionale; non solo, ma per dimostrare che eravamo pronti ed in grado di potere passare dalle parole all'azione, magnifiche camicie nere ebbero il permesso di potersi arruolare fra le truppe di Franco costituendo dei reparti legionari autonomi che hanno fatto prodigi di valore, annientando le brigate internazionali costituite dai rifiuti sociali d'Europa e d'America.

Oggi Franco è padrone della Spagna, cui, con regime autoritario va ridonando l'antica e gloriosa funzione nel bacino del Mediterraneo. Il popolo tedesco ha realizzato all'improvviso la grande Germania e sovrasta con la sua massa nell'Europa Centrale. L'Italia è il pernio di questa nuova situazione.

Gli accordi italo-inglesi.

L'Inghilterra di fronte al fatto nuovo, ristabilisce con la sua politica realistica l'equilibrio dei vasi comunicanti e Chamberlain aderendo all'esortazione di Mussolini di guardare all'avvenire, ha preso atto del fatto compiuto, portandosi senza altri indugi sulla via di Roma, per riannodare i tradizionali rapporti.

Importante lettera al "Times" del maggiore storico britannico.

Ad autorevole chiosa all'iniziativa di Chamberlain rileviamo compiacendocene che, sotto i seguenti titoli: "Sull'accordo anglo-italiano; amicizia essenziale per la pace — una nube è stata dispersa" il Times del 2 maggio 1938-XVI pubblica la lettera indirizzata al suo direttore dal maggiore storico inglese vivente, G. M. Trevelyan; eccone il testo integrale:

"Signore, nel 1860 il ministro britannico degli Esteri, vigorosamente sostenuto dalla pubblica opinione, si diede premura, al cospetto degli scandalizzati Governi d'Europa, di difendere le infrazioni della pace e del diritto internazionale, grazie alle quali Vittorio Emanuele, Garibaldi e Cavour avevano compiuto l'anschluss degli Stati pontifici e del Regno di Napoli col Piemonte. Adottando questo atteggiamento, i nostri nonni furono mossi da una sincera simpatia per i sentimenti nazionali degli Italiani, per il liberalismo, attraverso il quale allora essi trovavano la loro espressione. Retrospettivamente, io ancora condivido quell'entusiasmo.

Senonchè gli entusiasti britannici di quell'epoca sarebbero stati veramente miopi, se non fossero riusciti a prevedere che un'Italia unita, che essi stavano aiutando nella sua formazione, sarebbe stata un giorno la principale Potenza mediterranea e una grandissima potenza africana. Ciò si è ora avverato. L'Italia ha costruito una grande flotta aerea per sostenere il proprio Esercito e la propria Marina nel Mediterraneo. Ed essa ha conquistato con le armi Tripoli e l'Abissinia.

Frattanto, l'Impero britannico, nel corso delle ultime due generazioni, ha ottenuto per mezzo della guerra, soltanto in Africa, il Basutoland, il Matabeleland, il Sudan, il Transvaal, lo Stato libero di Orange, e i "mandati" nell'Africa sud-occidentale, nel Tanganica, e in varie parti del Camerun e del Togo, e anche altri vasti territori, ottenuti senza combattere. Sembra, perciò, che vi sia per noi oggi buona ragione di non parlare più dell'Abissinia, come è stabilito nell'accordo firmato la settimana scorsa.

Che l'Inghilterra e l'Italia siano in relazioni amichevoli è cosa di essenziale importanza per la pace del Mediterraneo e dell'Africa. Ciò è del pari essenziale per la pace dell'Europa e perciò, con ogni probabilità, per la prosperità e l'indipendenza di entrambi i Paesi. Una guerra ideologica fra le grandi Potenze europee distruggerebbe tutto quello che è rimasto di buono nella nostra civiltà. L'Italia e l'Inghilterra possono cooperare per impedire tale catastrofe. Tale cooperazione non implica alcuna slealtà da parte dell'Italia verso la Germania sua associata, né da parte nostra verso la Francia. V'è un interesse comune europeo: quello della pace.

Io sono profondamente riconoscente al sig. Chamberlain per il sereno coraggio da lui mostrato nel fare un passo ben definito verso la conciliazione, di fronte alle grandi difficoltà che si opponevano nel suo cammino. Si prova una soddisfazione non minore, che per me è qualcosa di reale, nel sentire che è stata tolta di mezzo una nube che offuscava il nostro affetto per il popolo italiano, il quale è quello che è sempre stato, — un ben caro popolo, — e che anche nel momento della tensione dei rapporti con noi, ha dato ben poche prove di ostilità verso il popolo inglese."

" G. M. Trevelan. - Cambridge 17 aprile 1938 ".

L'asse Roma-Berlino.

L'asse Roma-Berlino resta intatto, anzi ne esce rafforzato dai nuovi accordi italo-inglesi, perché tutto quanto contribuisce a rafforzare uno dei termini dell'asse, irrobustisce l'asse stesso; d'altro canto l'Italia, anche se per contingente solidarietà di interessi e per evidente solidarietà di regimi costituisce un blocco monolitico con la Germania, ha dimostrato di essere un monolito da per se stessa prendendosi quella piena libertà di movimenti, già da altri sperimentata con il suo consenso. La politica europea è ad una nuova svolta, sulla strada della vera pace e della sicurezza dei popoli nel segno latino del fascismo costruttivo e generoso; ne sono sicuro indizio gli Accordi anglo-italiani parafati a Roma il 16 aprile 1938-XVI da Lord Perth e da Galeazzo Ciano ed accompagnato da cordiali e significative lettere scambiate per l'occasione fra Mussolini e Chamberlain. E' probabile una completa distensione fra Italia e Francia, e sembra che i francesi si trovino imbarazzati ad uscire dal cul de sac, ove si sono cacciati, mentre l'Inghilterra già intavola trattative con la Germania per amichevoli diretti accordi; quando anche queste intese saranno un fatto compiuto, non mancherà che di riversare in unico Patto gli accordi bilaterali, e vedremo allora che il famoso, lungimirante ed indispensabile Patto a Quattro di creazione mussoliniana, diventerà per la sicurezza dei popoli e per la pace mondiale finalmente un fatto compiuto.

Ritorno al Patto a Quattro.

Ma qualunque essi siano gli sviluppi futuri dell'odierna chiarificazione dell'orizzonte europeo, non importa; Patto a Quattro o no, interessa più agli altri che a noi, perché anche senza di esso la posizione dell'Italia oggi è saldissima: asse Roma-Berlino che dal cuore dell'Europa si prolunga attraverso il Mediterraneo fino all'estrema propaggine libica, accordi italo-inglesi che nel Mediterraneo, nel Mar Rosso, nell'Oceano Indiano restituiscono la pace e la tranquillità,

Spagna nazionale che piazza fra l'Atlantico e il Mediterraneo un formidabile baluardo fascista, scolta avanzata della latinità contro ogni nuovo assurdo conato dell'antifascismo.

La buona armonia costruttiva fra i più grandi popoli d'Europa ritroverà ancora nel bacino del Mediterraneo le strade per irradiare ovunque la civiltà nuova del vecchio Continente.

La solidarietà europea è destinata a fronteggiare ben altri pericoli che quelli, diciamo così, di famiglia o di casa propria; le forze della dissoluzione e del disordine non mancheranno di trovare qualsiasi nuova causa di perturbazione; nemiche come sono dell'Europa, perché nemiche della civiltà, nuoceranno sempre, fintanto che non saranno del tutto annientate.

Intesa di grandi popoli.

Mentre andiamo in macchina, i due grandi Capi, la cui statura si eleva nei secoli, hanno parlato in Roma, alma mater gentium, dando le direttive al corso di una nuova storia in Europa. Per virtù di Hitler e Mussolini Romanità e Germanesimo, oggi dopo due millenni armonizzano in una intesa che promette i più favorevoli sviluppi per l'avvenire, base della sicurezza dell'Europa e garanzia di giustizia e di pace per tutti i popoli. Le parole dei due Condottieri impegnano i due popoli per il presente e per l'avvenire, riecheggiano come una consegna tramandata alle generazioni che verranno, sono un patto d'onore concluso forse la prima volta con tanta appassionata schiettezza fra due Geni che sanno di impersonare le due forze più salde e poderose d'Europa. Ecco i discorsi che sono stati pronunciati dal Duce e dal Führer al pranzo della sera del 7 maggio 1938 a Palazzo Venezia :

Parla il Duce.

FÜHRER!

E' con la più cordiale gioia che io vi do il benvenuto mio, del Governo e del popolo italiano, in questa Roma che oggi Vi accoglie nella duplice gloria della sua tradizione e della sua potenza.

La Vostra visita a Roma compie e suggella l'intesa tra i nostri due Paesi. Questa intesa, che abbiamo fermamente voluta e tenacemente costruita, ha le sue radici nella Vostra e nella nostra Rivoluzione, ha la sua forza nella comunanza ideale che lega i nostri due popoli, ha la sua funzione storica negli interessi permanenti delle nostre due Nazioni.

Cento anni di storia — da quando prima la Germania e l'Italia si alzarono a rivendicare con le rivoluzioni e con le armi il loro diritto all'unità nazionale — testimoniano il parallelismo di queste posizioni e la solidarietà di questi interessi.

E' nella stessa fede e con la stessa volontà che la Germania e l'Italia hanno combattuto per costituire la loro unità; hanno operato per farla salda e compatta; si sono riscattate in questi ultimi tempi dalla corruzione di ideologie dissolvitrici per creare quel regime nuovo di popolo, che è il segno di questo secolo.

Su questo cammino, tracciato dalla Storia, i nostri due popoli marciano uniti, con realtà di propositi e con quella convinta fiducia provata dagli eventi di questi anni di pace e di intesa fra le due Nazioni.

L'Italia fascista non conosce che una sola legge etica nell'amicizia: quella che io ricordai davanti al popolo tedesco al Campo di Maggio. A questa legge ha obbedito, obbedisce e obbedirà la collaborazione tra la Germania nazista e l'Italia fascista.

Le premesse e gli obbiettivi di questa collaborazione — consacrata nell'Asse Roma-Berlino — noi li abbiamo costantemente e apertamente affermati. La Germania e l'Italia hanno lasciato dietro di sé le utopie, alle quali l'Europa aveva ciecamente affidato le sue sorti, per cercare tra loro e per cercare con gli altri un regime di convivenza internazionale, che possa instaurare equamente per tutti garanzie più effettive di giustizia, di sicurezza e di pace. A questo si può giungere soltanto quando gli elementari diritti di ciascun popolo a vivere, a lavorare e a difendersi siano lealmente riconosciuti, e l'equilibrio politico corrisponda alla realtà delle forze storiche che lo costituiscono e lo determinano.

Noi siamo convinti che è su questa via che le Nazioni di Europa troveranno quella tranquillità e quella pace che sono indispensabili a preservare le basi stesse della civiltà europea.

FÜHRER!

Io ho ancora vivo nell'animo lo spettacolo mirabile di lavoro, di pace e di forza che, l'autunno dell'anno scorso, mi ha offerto il vostro Paese, rinnovalo da Voi, in quelle fondamentali virtù della disciplina, del coraggio e della tenacia, che fanno la grandezza dei popoli. Non ho dimenticato né dimenticherò le accoglienze che mi furono tributate da Voi, dalle autorità, dal popolo.

Alla vostra potente opera di ricostruzione vanno i voti più fervidi miei e dell'Italia fascista. Alla Vostra salute, io alzo, Führer, il mio bicchiere e bevo alla prosperità della Nazione tedesca, all'inalterabile amicizia dei nostri due popoli.

Il testamento politico di Hitler.

Parla il Führer.

DUCE!

Profondamente commosso, Vi ringrazio per le cordiali parole di benvenuto che avete voluto indirizzarmi, a nome sia del Governo che del popolo italiano. Sono felice di trovarmi qui a Roma, città che ai ricordi del suo passato incomparabilmente glorioso unisce i segni potenti della giovane Italia fascista.

Dal momento in cui ho messo piede sul suolo italiano, ho trovato dovunque un'atmosfera di amicizia e di simpatia, che mi rende profondamente felice.

Con la stessa intima commozione, il popolo tedesco ha salutato nello scorso autunno nella vostra persona il creatore dell'Italia fascista, il fondatore di un nuovo Impero e nello stesso tempo il grande amico della Germania.

Il movimento nazionalsocialista e la Rivoluzione fascista hanno creato due nuovi potenti Stati, i quali oggi, in un mondo irrequieto e disgregato, costituiscono un esempio d'ordine e di sano progresso. La Germania e l'Italia hanno uguali interessi e, per la loro comunanza di ideologie, sono l'una all'altra strettamente legate.

E' sorto ora in Europa un blocco di 120 milioni di uomini decisi a salvaguardare i loro eterni, vitali diritti e a resistere a tutte le forze che tentassero di opporsi al loro naturale sviluppo.

Da questa lotta contro un mondo di incomprensione e di opposizione, che la Germania e l'Italia hanno dovuto sostenere spalla a spalla, si è sviluppata a poco a poco tra i due popoli una cordiale amicizia. Questa amicizia ha dato prova della sua solidità durante gli avvenimenti degli ultimi anni, i quali hanno pure dimostrato al mondo che degli interessi legittimi e vitali delle grandi Nazioni è necessario in ogni caso tenere conto.

E perciò più che naturale che i nostri due popoli continuino a sviluppare e ad approfondire in istretta collaborazione per l'avvenire l'amicizia che in questi ultimi anni è divenuta sempre più salda.

DUCE!

L'autunno scorso, sul Campo di Maggio di Berlino, Voi avete proclamato come legge etica, sacra a Voi e all'Italia fascista, il principio: "Parlare chiaro e franco e quando si ha un amico, marciare con lui sino alla fine".

Anch'io mi associo, in nome della Germania nazionalsocialista, a questo principio e vi rispondo oggi: Da quando Romani e Germani si sono incontrati nella storia, per quanto ci consta, per la prima volta, sono ormai passati due millenni. Trovandomi qui, sul suolo più glorioso della storia dell'umanità, sento la fatalità di un destino che già un tempo non aveva tracciato chiari confini fra queste due razze di così alte virtù e di così grande valore : sofferenze indicibili di molte generazioni ne sono state le conseguenze. Orbene oggi, dopo circa 2000 anni, in virtù della storica opera da voi, Benito Mussolini, compiuta, lo Stato romano risorge da remote tradizioni a nuova vita.

A settentrione del vostro Paese, numerose stirpi formarono un nuovo Impero germanico. Ora voi ed io, divenuti vicini immediati e ammaestrati dall'esperienza di due millenni, intendiamo riconoscere la frontiera naturale che la provvidenza e la storia hanno palesemente tracciato ai nostri due popoli. All'Italia e alla Germania, essa — con la netta separazione dell'ambito aperto alla vita delle due Nazioni — consentirà non soltanto la fortuna di una collaborazione pacifica, sicura e duratura, ma offrirà anche un ponte per la reciproca assistenza e cooperazione.

E' mia incrollabile volontà, ed è anche mio testamento politico al popolo tedesco, che consideri intangibile per sempre la frontiera delle Alpi eretta tra noi dalla natura. Sono certo che per Roma e per la Germania ne risulterà un avvenire glorioso e prospero.

DUCE!

Così come Voi e il Vostro popolo vi siete mantenuti fedeli all'amicizia della Germania in giornate decisive, del pari io e il mio popolo siamo pronti a dimostrare la stessa amicizia all'Italia in un'ora difficile.

Rimarrà indelebile nella mia memoria la grandiosa impressione lasciata a tutt'oggi in me dalla forza giovanile, dalla volontà di lavoro e dal fiero spirito della nuova Italia. Indimenticabile anche l'aspetto dei vostri soldati e della Camicie Nere coperti di gloria recente, della vostra flotta messa vittoriosamente alla prova e dello slancio dell'imponente vostra Arma aerea. Ne traggo la certezza che la vostra ammirevole opera costruttiva, che seguo coi più sinceri auguri, condurrà anche in seguito a grandi successi.

Levo così il mio bicchiere e bevo alla Vostra salute, alla felicità e alla grandezza del popolo italiano e alla nostra immutabile amicizia.

* * *

La frontiera delle Alpi eretta dalla natura fra le due Stirpi è intangibile: questa è la base fondamentale dell'amicizia fra i due popoli che si rispettano nella fiera valutazione delle rispettive forze.

Hosted by www.Geocities.ws

1