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MOVIMENTO FASCISMO E LIBERTA' |
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Egidio Moleti di Sant'Andrea - ROMA NELLA CIVILTÀ MEDITERRANEA - |
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capitolo XXIV EQUILIBRIO MEDITERRANEO E SOLIDARIETÀ' EUROPEA
L'orientamento della Gran Bretagna nel Levante Mediterraneo e in Egitto, ha messo chiaramente in evidenza quale obiettivo essa persegua in Oriente: assicurarsi la libera disponibilità, se non addirittura il dominio incontrastato del nodo di comunicazioni, che si dirama d'ambo i lati del Canale di Suez da una parte verso le grandi vie africane, che attraverso il Sudan immettono nel cuore del continente Nero e dall'altra attraverso l'Arabia verso l'India sconfinata. Gli interessi britannici. La vita dell'Impero Britannico dipende dalla libertà dei transiti e delle comunicazioni marittime; posto ciò, si spiega facilmente come la Gran Bretagna che possiede e controlla le vie di collegamento su tutti i mari, che ovunque si è installata con piazzaforti e porti franchi, abbia fatto di tutto per assicurarsi in Oriente una posizione di privilegio, monopolizzandone gli interessi in maniera tale che la politica europea, dal Levante Mediterraneo a tutto il continente Asiatico, volente o no, dovette per lungo tempo subordinarsi alle esigenze della Gran Bretagna, subendone la preponderanza per non urlarne la suscettibilità. Esaminati sotto il profilo ideale gli interessi britannici, in un certo momento coincisero con gli interessi europei, ma quando gli altri popoli si fecero avanti nel mondo a cercare il loro posto al sole e la loro parte di materie prime, la Gran Bretagna si adombrò perché si veniva a turbare la pace da essa imposta attraverso il monopolio della ricchezza mondiale. Gli interessi della Gran Bretagna se verranno ridotti nei giusti limiti, compatibili con le esigenze altrui potranno beneficiare della solidarietà europea perché saranno patrimonio della civiltà occidentale, destinata a fronteggiare nell'unione di tutte le sue forze il sopravvenire delle correnti dissolvitrici o espansionistiche di altri continenti. Grandi forze si aiutano ai margini dell'Europa e la Gran Bretagna che basa tutta la sua potenza ed attinge la sua ricchezza al di fuori dell'Europa, dovrebbe rendersi conto dei gravi pericoli, cui va incontro con la sua politica di isolamento a discapito della solidarietà europea. La Gran Bretagna avversò tenacemente l'Italia cercando di impedirle con ogni mezzo, la conquista dell'Impero: cecità di diplomatici inglesi che non compresero come un'Italia militarmente forte ed economicamente florida, installata in un impero a cavallo fra il Mar Rosso e l'Oceano Indiano ed incuneata nel cuore del Continente Nero, avrebbe potuto costituire, come di fatto costituisce, una forza di prim'ordine morale e materiale, efficacissima per tutti i contraccolpi nel vicino, medio ed estremo Oriente. La funzione dell'Italia. L'Italia sta facendo in Etiopia, con ben diverso metodo e senso di realismo fascista che dà risultati magnifici, quanto hanno fatto Francia e Inghilterra nelle loro colonie; l'Italia non ha sottratto nulla a nessuno, e non ha sulla coscienza le fiorentissime ex colonie tedesche, né i non meno ricchi territori della vecchia Turchia, ove all'indomani della guerra, Francia e Inghilterra con l'ipocrito eufemismo del Mandato si insediarono da padrone, mentre negavano al nostro paese il riconoscimento delle sacrosante rivendicazioni irredentistiche nazionali. Se in Africa non fosse rimasta l'Etiopia, ancora tagliata fuori della civiltà, Francia ed Inghilterra si sarebbero dovuto aspettare che l'Italia non avrebbe atteso tanto a chiedere di collaborare negli sterminati e ricchissimi territori, loro soggetti a Mandato, pretendendo la sua parte di Colonie; e se la offerta di alleviare il loro gravoso compito di potenze mandatarie, non sarebbe stata gradita, un rifiuto avrebbe provocato la guerra per la giusta ripartizione delle colonie e delle materie prime. Eppure non è difficile comprendere che più si espande la civiltà europea fuori dell'Europa, meglio è per i popoli europei che sotto ogni rapporto se ne avvantaggiano. Nell'interesse superiore della civiltà del nostro Continente e per la conservazione della buona armonia fra le maggiori nazioni europee, Gran Bretagna e Francia, dono l'infelice esperimento di soffocazione tentato ai danni dell'Italia, ad evitare peggiori guai dovrebbero una buona volta decidersi ad andare incontro alle rivendicazioni coloniali germaniche; sembra che in questa realistica constatazione stia entrando la vecchia Inghilterra. I possedimenti anglo-francesi sono ancora smisurati; cedendone alla Germania qualcuno già ad essa appartenuto, Francia ed Inghilterra se ne avvantaggerebbero eliminando cause di attrito in Europa e perché la loro posizione ne uscirebbe rafforzata nel campo coloniale, per la presenza attiva accanto ad esse, della Germania oltreché dell'Italia, parimenti qualificate sotto ogni rapporto, a svolgere degnamente compiti superiori d'incivilimento e di progresso per l'espansione vitale della razza bianca. Verso l'Eurafrica. Oggi le popolazioni delle colonie francesi ed inglesi non sono più tranquille ed arrendevoli come una volta; episodi gravi di rivolta si sono manifestati sempre più frequenti in questi ultimi anni e benché ogni tentativo sia stato sempre represso nel sangue, la ribellione è covata sotto la cenere tornando a scoppiare più preoccupante di prima, in India e al Marocco, in Siria e in Palestina, per non accennare che ai fatti più recenti, fra cui la quistione palestinese di particolare gravita e che potrebbe avere degli sbocchi impensati. Se queste Potenze hanno avuto fino adesso il sopravvento, non hanno potuto impedire però che, un abisso sempre più profondo, si andasse scavando a poco a poco fra esse e gli uomini di colore, dei quali tuttavia necessitano per arruolarvi i loro effettivi militari nel dolorante fenomeno della denatalità che li affligge. Quando Francia e Inghilterra saranno in maggiore imbarazzo, e forse sarà troppo tardi, si vedranno costrette precipitosamente ad una revisione della loro politica europea e coloniale, ed allora probabilmente, di colonie nel senso da esse oggi inteso non si dovrà più parlare. La nostra civiltà è destinata a percorrere ancora tanto cammino, specialmente nell'Africa che dovrà europeizzarsi integralmente; sull'esempio del sistema che noi andiamo attuando, le altre potenze dovranno affrettarsi a seguirci, per evitare che lo sforzo costruttivo degli uni non venga frustrato dal sabotaggio disgregatore degli altri, armonizzando ogni iniziativa in piena solidarietà di intenti e di opere, onde l'Eurafrica possa diventare col tempo un fatto compiuto. La sorprendente evoluzione dei giapponesi, che presto o tardi disporranno di una massa di manovra di circa mezzo miliardo di cinesi, dovrebbe fare seriamente meditare i popoli europei sulla opportunità e l'urgenza d'intendersi in casa propria, per impedire che approfittando delle loro beghe, gli altri prevalgono e facciano i fatti nel resto del mondo, a spese e dispetto della piccola e pur tanto grande Europa. La penetrazione nipponica. Abbiamo accennato al Giappone; ebbene, con tutta la viva simpatia verso questo popolo forte, sia lecita una breve digressione a dimostrare quanto sia fondato l'allarme, per il suo meraviglioso ma preoccupante spirito di espansione, perché proprio l'Italia ha subito alle porte del Mediterraneo, in Egitto, il brusco contraccolpo della penetrazione economica e commerciale nipponica. Per parecchi anni, i nostri prodotti in numerosissime voci, erano stati richiesti in maggior quantità di ogni altro paese, fatta eccezione dell'Inghilterra dagli importatori dell'Egitto; ebbene, mentre fino al 1932 la nostra situazione era andata sempre migliorando, poiché avevamo conservato il primo posto dopo la Gran Bretagna, fra i paesi fornitori dell'Egitto, nel 1933 e successivamente, abbiamo ripiegato per l'improvvisa contrazione del nostro movimento d'esportazione in Egitto, discendendo dall'aliquota del'8,9% del 1932 al 7% del 1933 sul totale delle importazioni egiziane. Causa diretta ed immediata dell'improvviso regresso, i fulminei effetti della concorrenza nipponica, i cui prodotti, anche se venduti in perdita pur di conquistare il mercato, presero decisamente il posto di quelli italiani. Questa prepotente forza d'espansione nipponica, che dilaga fino alle porte di casa nostra, inondando i più redditizi mercati d'Africa e d'Asia per sostituirsi per ora con la tuttaltro innocua penetrazione commerciale, agli esportatori d'Europa, avrebbe dovuto preoccupare seriamente l'Inghilterra, assai più di quanto l'abbiano ingiustamente allarmata le legittime aspirazioni... imperialistiche di espansione economica e demografica dell'Italia in Africa Orientale. Una grande potenza della stessa razza (la bianca) e di civiltà primogenita, la nostra, che s'afferma con la sua forza, imponendo il proprio prestigio fra il Mar Rosso e l'Oceano Indiano, dovrebbe essere ben gradita all'Inghilterra, che non rimarrebbe più sola sulla ormai non più facile via delle Indie, specialmente oltrepassata l'isola di Socotra in pieno mare nipponico. Le basi che l'Italia andrà creando e fortificando nel Mar Rosso e sull'Oceano Indiano sono in funzione di espansione europea e di consolidamento della razza bianca su quei mari, ove l'Oriente medio ed estremo si avanza sempre più invadente e temibile al punto da fare pensare ad una minaccia per la vitalissima via delle Indie, che deve rimanere invulnerabile a salvaguardia dei comuni interessi europei. Le benemerenze antibolsceviche del Giappone. Non è un grido d'allarme antigiapponese questo, perché nessun pericolo imminente sovrasta l'Europa da quella parte, anzi la potenza nipponica per molto tempo ancora, fintanto che l'U.R.S.S. non si sarà logorata in se stessa, costituirà il baluardo asiatico delle forze sane della civiltà e dell'ordine, per tenere a freno e stroncare ogni conato bolscevico. Il Giappone, assimilerà lentamente la Cina, la forgerà a sua simiglianza, si creerà in questo sterminato territorio un'immensa riserva di materie prime e prodotti d'ogni genere, un vivaio inesauribile di uomini che bisognerà rimangano contenuti nel loro territorio. Quando strariperanno? Forse fra cinquantanni, forse prima; è bene perciò vivere in pace con loro tenendoli benevolmente d'occhio. L'arma potente e silenziosa della penetrazione commerciale, il lento e tenace infiltrarsi della colonizzazione giapponese dovranno trovarci sempre sul chi va là, senza dimenticare le aspirazioni dei giapponesi in Etiopia; ove costoro con l'ingegnoso sistema escogitato, incoraggiati dalla politica dell'ex Negus, come ubbidendo ad una parola d'ordine del loro Governo, erano emigrati a gruppi compatti ivi contraendo matrimonio con donne indigene per innestare la linfa vitale della loro stirpe nella razza etiopica e a poco a poco trasformarla a loro uso e somiglianza. La conquista italiana dell'Etiopia impedì al Giappone la realizzazione del suo piano di colonizzazione etiopica, che forse preludeva a qualche colpo di mano; lealmente il Giappone ha rinunziato ad ogni sua mira in Etiopia ed anzi è stato fra i primi a riconoscere l'Impero Italiano; è appunto con il Giappone che l'Italia dovrà armonizzare i suoi traffici ed i suoi scambi nel reciproco interesse, potenziando al massimo i territori dell'Impero, che godono del privilegio di stare a cavallo fra l'Europa e l'Asia ed in sella al Continente africano. |