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MOVIMENTO FASCISMO E LIBERTA' |
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Egidio Moleti di Sant'Andrea - ROMA NELLA CIVILTÀ MEDITERRANEA - |
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capitolo XXII I DIRITTI DELL'ITALIA E LA CONQUISTA DELL'IMPERO
Per valutare nella sua giusta ed immensa luce la conquista dell'Impero, è necessario conoscere quale era prima la situazione dell'Italia, le ingiustizie che erano state perpetrate a suo danno, le aspirazioni ed i compensi cui aveva sacrosanto diritto; così soltanto il lettore potrà rendersi conto della via crucis attraversata dall'Italia ingannata e bistrattata dai suoi stessi alleati attraverso il patto di Londra, l'accordo di San Giovanni di Moriana, il Trattato di Versailles ed i successivi conati intimidatori e ricattatori della Società delle Nazioni in combutta con gli schiavisti e gli antifascisti d'ogni marca e risma. Già sin dall'avvento del Fascismo al potere si era delineato netto e deciso un mutamento di rotta anche nel campo della politica estera; l'Italia restituita a dignità di nazione dal sacrificio e dalla fede delle Camicie Nere, dopo la Marcia su Roma, guarita dalla intossicazione bolscevica e pacificata all'interno, aveva rivolto lo sguardo al di là del suo mare e s'era accorta che essa rimaneva prigioniera, non più regina nel suo mare Mediterraneo, in quel mare che i nostri padri avevano fatidicamente definito "Mare Nostrum". Mussolini riesaminava con occhio lungimirante ogni quistione di politica estera e non faceva mistero dei nuovi propositi dell'Italia fascista precisando intanto, come primo punto essenziale per una reciproca comprensione nel campo internazionale, che l'Italia intendeva essere finalmente trattata pari fra pari. Il diritto italiano all'espansione. Nei ristretti limiti del territorio nazionale non riusciremo mai a fare pane sufficiente per tutti, né eleveremo mai il medio livello di vita del paese; noi soffriamo terribilmente della mancanza delle più essenziali materie prime, per procurare le quali siamo tributari dell'estero, spendendo annualmente parecchi miliardi di lire a profitto della plutocrazia straniera, a vantaggio di quei paesi che ci vorrebbero eternamente poveri, tributari, vassalli, solo perché abbiamo avuto la disavventura di rinascere come nazione unita, libera e indipendente verso la seconda metà del secolo scorso, quando gli altri si erano già lautamente serviti di territori sconfinati e di ricchezze favolose in ogni parte del mondo, mentre i nostri padri lottavano disperatamente per affrancarci dalla dominazione straniera. Fermiamo per un momento in Africa la nostra attenzione ed esaminiamo l'aridità eloquente delle cifre, per rilevare l'enorme sperequazione che esisteva fra il nostro paese e quello di altri paesi d'Europa, assai meno estesi e popolati del nostro, come il Portogallo, il Belgio, la Spagna, che possiedono colonie ricchissime e popolatissime. Al principio del nostro secolo e fino alla guerra libica, la situazione in Africa era la seguente: Su ventinove milioni di chilometri quadrati di territorio, l'Inghilterra ne possedeva circa un terzo, cori una popolazione complessiva di oltre sessanta milioni: la Francia non era da meno, dominando su dieci milioni di kmq. fra colonie dirette, possedimenti e protettorati; il Belgio possedeva circa 2 milioni e mezzo di chilometri quadrati; la Turchia oltre un milione; la Germania, affacciatasi anch'essa da pochissimo tempo in Africa, si era formata un prosperoso dominio coloniale, esteso quasi tre milioni di chilometri quadrati; il minuscolo Portogallo giganteggiava con due milioni e quarantacinquemila chilometri quadrati, mentre l'Italia, che tanto bisogno di terre aveva per i suoi figli, era buon'ultima con l'irrisoria cifra di poco più che 400.000 chilometri quadrati, costituiti dalla Colonia Eritrea e dalla Somalia, pur costate tanto sacrificio di uomini e di danaro nella dura conquista effettuata fra l'avversione di tutti e l'indifferenza del Paese. Il fenomeno migratorio. Se avessimo avuto delle colonie proprie, il fenomeno migratorio, che tanto funestò l'Italia d'anteguerra, oggi non ci avrebbe fatto riconoscere penosamente il primato della più alta percentuale di connazionali in terre straniere. In Italia c'era gente, la cui marea ogni anno cresceva travolgente, la quale doveva espatriare, abbandonare il casolare natio, la famiglia, i congiunti per non morire di fame, per non ammalarsi di malaria, per non imputridire nel fango della palude. Oltre un quinto della nostra popolazione complessiva risulta censita al di là delle frontiere, nelle lontane Americhe, in Australia, nella finitima Francia, nell'Africa mediterranea, in Oriente. Oggi, ben dieci milioni di connazionali, si trovano distribuiti in ogni continente, ma sopratutto in America, mentre quasi 44 milioni di italiani risultano presenti nel territorio nazionale. Dopo l'unificazione del Regno d'Italia, il flusso migratorio salì spaventosamente a cifre impressionanti; mentre nel 1871 gli italiani all'estero risultarono circa 271 mila e cioè appena l'1 per cento in rapporto alla popolazione presente nel Regno, che a quell'epoca era di 26 milioni e 806 mila abitanti, oggi come abbiamo detto il numero degli italiani all'estero è di oltre 10 milioni, che rappresentano il quinto della popolazione presente nel Regno censita in 44 milioni di abitanti; vale a dire, che il rapporto è salito dall'1 al 20 per cento. Tale imponente numero di connazionali sparsi in tutte le parti del mondo, secondo dati statistici recenti, è così distribuito: 3 milioni e 700 mila negli Stati Uniti d'America, un milioni e 797 mila in Argentina, un milione e 840 mila nel Brasile, 200 mila nel Canada, 70 mila nell'Uruguay e nel Paraguay e quantità trascurabili negli altri Stati Americani. Nell'Europa si trovano circa un milione di connazionali in Francia, oltre a quelli da tempo stabiliti nelle sue colonie, come i centomila italiani in Tunisia e parecchie altre migliaia in Algeria e in Marocco è da aggiungere alfine che 300 mila connazionali sono stati censiti in Inghilterra, trenta mila in Germania, 136 mila nella Svizzera e poche altre migliaia sparsi un po' dappertutto negli altri paesi. Una ragguardevole rappresentanza di italiani trovasi nella lontana Australia; sparuti, audaci e intraprendenti manipoli se ne trovano ancora in Asia e in Africa; nel vicino Oriente primeggia l'imponente eletta colonia dei 90.000 italiani in Egitto. Il flusso degli emigranti che fino al 1800 si era mantenuto costante sulla media di centomila all'anno, dopo andò progressivamente aumentando raggiungendo il massimo nel 1913, anno in cui si registrarono ben 872 mila emigranti. Se non fosse intervenuta la parentesi della guerra mondiale, il movimento migratorio molto probabilmente sarebbe aumentato d'intensità, raggiungendo forse il milione all'anno per portare la ricchezza in altri paesi, mentre la madre patria si sarebbe sempre più spopolata ed immiserita, incapace di trattenere nel suo seno e alimentare i figli migliori. Finita la guerra, il flusso migratorio si rinnova: dai 29 mila del 1918 si sale progressivamente ogni anno fino a raggiungere il numero di diverse centinaia di migliaia di emigranti nel 1922. Con l'avvento del fascismo al potere si cerca di contenere e disciplinare questa marea umana che ogni anno dilaga al di là delle frontiere ed infatti le cifre degli emigranti vanno decrescendo; dai 430.000 mila del 1922 siamo discesi ai 390.000 del 1923, ai 365 mila del 1924, ai 280 mila del 1926, ai 228 mila del 1927, ai 183 mila del 1928, ai 190 mila del 1929; ad un tratto però nel 1930 il numero degli emigranti risale d'un balzo a cifra preoccupante : 339 mila, ma con un nuovo orientamento. Mentre precedentemente il flusso migratorio era rivolto in gran parte verso l'America, era stato cioè di specie transoceanica, dal 1930 in avanti è quasi integralmente di specie europea e mediterranea, perché è verso la Francia che si orientano i nostri lavoratori, là dove la mano d'opera locale diviene sempre più rara e più costosa. Ricchezza perduta per la Patria. E' abbastanza risaputo quello che hanno fatto gli italiani all'Estero; queste magnifiche colonie libere di connazionali, che in ogni parte del mondo hanno profondamente impresso l'orma del genio e della laboriosità di nostra gente, sarebbero state un potentissimo mezzo di colonizzazione, se avessimo avuto delle colonie proprie, adeguate e sicure. Gran parte del progresso e del benessere di molte repubbliche americane è dovuta esclusivamente all'intraprendenza, alla tenacia e alla laboriosità dei coloni italiani, che hanno trasformato steppe aride in campi rigogliosissimi; hanno imbrigliato acque disordinate e tumultuanti, disciplinandone il corso e distribuendone l'uso a scopo di irrigazione ed alimentazione; hanno elevato argini per evitare frane ed inondazioni; hanno costituito immense dighe per procurarsi la forza motrice, propulsiva di energie sapientemente sfruttate; hanno elevato ponti maestosi ad altezze inverosimili sopra abissi paurosi, snodato strade interminabili, scavando le viscere delle montagne, bonificando paludi, spianando foreste vergini; hanno fatto sorgere come per incanto cantieri immensi, ove prodigiosamente ferve il lavoro in miniere, cave, stabilimenti industriali, intraprese agricole; hanno creato città e villaggi, oasi di più avanzata civiltà in territori immensi e deserti, ove ancora oggi lottano e si affermano all'avanguardia di tutti i coloni, costituendo elemento fondamentale d'ordine, sobrietà e disciplina, meritando ovunque il primo posto nella pubblica e privata estimazione. Se tutte queste ricchezze, i nostri emigranti le avessero prodigate in terre nostre, a quest'ora l'Italia sarebbe già divenuta lo stato più ricco e potente d'Europa; invece abbiamo dovuto subire questo stato di cose, fatalmente determinatesi per essere stati gli ultimi ad apparire nel consesso degli Stati europei, come entità nazionale organica finalmente costituita in libertà e indipendenza. Il Risorgimento. La data definitiva del nostro atto di nascita è quella del 20 settembre 1870; prima d'allora, per quanto Cavour avesse ricercato in Africa e proprio in Etiopia una zona di influenza, l'Italia era ancora ben lontana dall'avere una coscienza, un programma e delle finalità coloniali. Lo spirito di colonizzazione sorge in un popolo, quando altri più gravi e vitali problemi ed interessi non premono all'interno; quando conquistata la propria sovranità nazionale, sospinto dalla propria vitalità esuberante, si muove per espandersi, per emanciparsi come meglio può dall'Estero, in cerca di terra ove procurarsi tutti i prodotti e le materie prime che gli occorrono. La lotta per la libertà e l'indipendenza nazionale, durata oltre un cinquantennio, dai primi moti piemontesi alla Breccia di Porta Pia, con alterna vicenda aveva assorbito completamente pensiero ed azione degli italiani, vissuti nell'epopea del Risorgimento. Chi avrebbe potuto pensare allora alle colonie? Gli italiani no, certamente; essi che avevano dominato il mondo dovevano ora lottare per la conquista del proprio paese, per l'indipendenza della propria patria, per l'unificazione del territorio nazionale scisso in Stati e Staterelli infeudati a duchi e principi ligi a Casa d'Asburgo, al Borbone o al Vaticano e l'uno e l'altro in perenne antagonismo. Non facevano certo una politica coloniale i piccoli despoti, per lo più estranei al paese; essi per ragioni intuitive avevano interesse contrario a fare opera d'espansione e colonizzazione, non ne avrebbero avuto del resto né i mezzi, né gli scopi essenziali, e tanto meno erano in grado di sentirne le altissime idealità e finalità. Solo il grande Cavour, come aveva portato i bersaglieri di La Marmora a battersi eroicamente nella lontanissima Crimea, così si era orientale verso l'Africa, intavolando dapprima trattative con il Bey di Tunisi e i sultani del Marocco, di Tripoli e d'Egitto, stipulando anche dei Patti, attivando i commerci e gli scambi con quei paesi, mirando infine a fare opera di penetrazione in Etiopia, mantenendosi all'uopo in contatto con i missionari d'Africa e nominando il primo agente consolare presso il Negus. Mentre qui si lottava per l'unità, la libertà e l'indipendenza, Francia ed Inghilterra procedevano indisturbate nella loro opera di espansione, annettendosi le migliori terre d'Africa; cosicché quando l'Italia s'affacciò accanto a loro nei consessi mondiali dopo il 1870, inglesi e francesi possedevano già i territori più ricchi e più convenienti del continente nero, ed erano in procinto di effettuarsene la spartizione. Infatti la demarcazione dei possedimenti europei in Africa, a base di trattati e di convenzioni fra le potenze interessate, ebbe svolgimento verso la seconda metà dello scorso secolo. La spartizione dell'Africa. Come era ripartita l'Africa alla vigilia della guerra mondiale? Su due soli stati, l'Europa non aveva ancora affermato la sua supremazia: la Liberia e l'Etiopia; e grandi potenze europee però stavano all'erta e tenevano in vita, questi simulacri di stati indipendenti, per impedire che l'una o l'altra di esse se ne impadronisse. Tutto il rimanente dell'Africa apparteneva a potenze coloniali europee, in prevalenza assoluta a Francia e Inghilterra e risultava così ripartita: Possedimenti inglesi Colonia del Capo...........................................................717.500 Natal e Terr. dei Zulù.......................................................76.200 Paese dei Rasuli.............................................................999.820 Colonia del Transvaal.....................................................308.430 Colonia dell'Orange........................................................125.110 Rhodesia....................................................................1.553.328 Protettorato dell'Africa Centrale Inglese..........................109.294 Africa Orientale Inglese (compr. il bacino del Nilo fino al Ion)............................................................................1.734.550 Somalia Inglese.............................................................176.043 Nigeria Settentrionale.....................................................802.553 Lagos e Yoruba..............................................................55.660 Costa d'Oro e suo Hinterland.........................................192.870 Sierra Leone....................................................................85.690 Gambia.............................................................................9.090 Totale...................................................................... 6.946.138 Territori egiziani, ma d'influenza inglese Egitto propriamente detto............................................ 1.035.552 Sudan anglo-egiziano................................................. 1.579.217 Totale....................................................................... 2.614.769 E così complessivamente chilometri quadrati.............. 9.560.907 L'accordo franco-inglese dell'8 aprile 1904 mentre consentiva carta bianca alla Francia per stabilire il suo protettorato sull'impero del Marocco riconosceva virtualmente, come zone d'influenza inglese, l'Egitto ed i territori del Sudan benché nominalmente sotto la sovranità della Turchia; ecco perché risulta che i possedimenti inglesi in Africa erano estesi su quasi dieci milioni di chilometri quadrati di territorio. La Francia era, ed è, in testa; infatti ecco il prospetto delle: Colonie francesi Algeria propriamente detta.............................................477.580 Sahara algerino..............................................................319.726 Tunisia..........................................................................132.032 Senegal.........................................................................471.176 Guinea..........................................................................259.176 Costa dell'Avorio..........................................................309.370 Dahomey......................................................................152.743 Territori militari del Sudan..............................................473.765 Congo Francese........................................................ 1.423.884 Baghirmi, Uadai, Canem................................................326.199 Sahara (compreso il Tibesti)...................................... 5.098.162 Costa Francese dei Somali..............................................36.244 Madagascar..................................................................501.559 Marocco......................................................................547.500 Totale......................................................................10.528.116 Colonie germaniche La Germania da pochissimo tempo in Africa, ove si era audacemente imposta malgrado tutti gli ostacoli britannici, possedeva già: Africa Orientale Tedesca............................................1.006.719 Africa Tedesca del Sud-Ovest.......................................834.787 Camerum.....................................................................484.812 Togo............................................................................ 91.093 Totale........................................................................2.417.411 Residui dell'impero Portoghese Guinea.......................................................................... 11.375 Angola..................................................................... 2.254.808 Africa Orientale Portoghese..........................................779.253 Totale.......................................................................2.045.436
Sotto la sovranità della Turchia fino al 1911 Tripoli e Bengasi.......................................................1.032.704
Colonie dell'Italia alla vigilia della Guerra Libica Eritrea.........................................................................299.116 Somalia Italiana...........................................................258.888Totale........................................................................558.004 Possedimenti spagnuoli Rio de Oro..................................................................433.378 Rio Muni........................................................................4.530 Totale........................................................................437.908 Colonia belga Stato libero del Congo.............................................2.329.200 Stati indipendenti Liberia......................................................................... 95.400 Abissinia................................................................. 1.000.000 Totale..................................................................... 1.095.400 Cosicché la ripartizione del territorio per ogni singola potenza dava le seguenti cifre: Francesi................................................................. 10.528.116 Germanici............................................................... 2.417.411 Inglesi..................................................................... 9.560.907 Belgi (Stato Libero del Congo)................................. 2.329.200 Portoghesi.............................................................. 2.045.436 Turchi..................................................................... 1.032.704 Italiani.........................................................................558.004 Spagnoli.....................................................................437.908 Stati Indipendenti.................................................... 1.095.400 Totale................................................................... 30.005.086 L'umiliante posizione dell'Italia. Rileviamo che mentre l'Italia era addirittura in coda con modestissimi possedimenti coloniali, Francia e Inghilterra stavano e sono ancora in testa a tutte le potenze europee, possedendo insieme, circa i due terzi del continente africano. Fino alla vigilia della conquista dell'Impero, la situazione non era gran che mutata a nostro favore. Anzi facendo il confronto fra il territorio occupato e la densità di popolazione, l'Italia nello status quo ante si trovava anche all'ultimo posto, ed avrebbe dovuto cristallizzare i propri sforzi nelle più misere e spopolate regioni, perché là dove mancano acqua e vegetazione imperano la desolazione e la morte. Senza tenere conto dell'indipendente Liberia (Chilometri 95.400), che di fatto è una colonia nord-americana, rimaneva solo il selvaggio impero del Negus, esteso circa un milione di chilometri quadrati, con una popolazione, che certe fonti inglesi calcolavano addirittura a dodici o tredici milioni mentre si è più vicino al vero riducendoli a 9 o 10 milioni; ivi soltanto si sarebbe trovato un adeguato sbocco alla esuberanza demografica nazionale, risolvendo anche il problema delle materie prime in un campo aperto a tutte le possibilità per l'opera prodigiosa di civilizzazione e colonizzazione italiana. In attesa che si aprisse tale valvola, il movimento migratorio in Italia era di gran lunga più intenso che negli altri stati d'Europa; i grandi imperi coloniali francese e inglese assorbivano tutta la mano d'opera esuberante se pur ve ne era della madre patria; la loro ricchezza non si disperdeva in tanti rivoletti a beneficio di terre straniere. Lo stesso avveniva per i tedeschi, che pur essendosi affacciati con molto ritardo in Africa, erano riusciti ad accaparrarsi regioni ricchissime, fra cui il Togo e il Camerum, che funzionavano ottimamente da valvole di riassorbimento dell'esuberanza demografica patria, ma sopratutto fornivano alla Germania ricchezze prodigiose di minerali pregiati. L'imperativo categorico. L'Italia non aveva ancora dove avviare i suoi figli ed ognuno cercava di emigrare ove meglio poteva e più gli conveniva; la Colonia Eritrea e la Somalia isolate l'una dall'altra, senza il retroterra Etiopico, senza la delimitazione di confini al sicuro da razzie e scorrerie abissine, non potevano adibirsi a terre di colonizzazione intensiva, mentre mancavano mezzi e facevano difetto le iniziative, non osando arrischiarvisi il capitale privato, né avventurarvisi la mano d'opera senza guida ed incoraggiamento alcuno, restia principalmente per difficoltà di clima e d'ambiente. La Libia, ancora in stato di guerra, non poteva essere presa affatto in considerazione, mentre sarebbero occorse, e sono state spese somme enormi per mutarne la struttura e rendere produttive vaste zone di terreno guadagnate alla agricoltura in un territorio immenso, ma per la maggior parte inidoneo a colonizzazione europea. In questo stato di cose, le necessità coloniali dell'Italia costituivano ragione di vita o di morte per un popolo giovane, che aveva il dono naturale e prodigioso di un altissimo coefficiente demografico; ma nessuno intendeva rinunziare ad alcunché di proprio in favore nostro. Fin da epoca anteriore alla grande guerra, l'Europa sembrava coalizzata per negare all'Italia il riconoscimento dei suoi diritti, per impedirle fra l'altro di emanciparsi dalla soggezione economica straniera. |