MOVIMENTO FASCISMO E LIBERTA'
COORDINAMENTO REGIONALE
- MARCHE -



Egidio Moleti di Sant'Andrea

MARE NOSTRUM

- ROMA NELLA CIVILTÀ MEDITERRANEA -

capitolo XX

I MANDATI E GLI INTERESSI ANGLO-FRANCESI NEL LEVANTE

I mandati e gl'interessi anglo-francesi nel Levante mediterraneo: Dai petroli di Mossul al Focolare Ebraico — La quistione sionistica — I petroli di Mossul — Ibn Saud e la nuova Arabia — L'invadenza britannica ed i suoi metodi — Il protettorato di Aden e l'Adramut.

E, quando al tavolo della pace si escogitò l'ipocrita finzione giuridica dell'istituto del Mandato, comodo eufemismo per mascherare un illegittimo dominio coloniale, la Gran Bretagna non rinunciò al suo programma, ma lo adattò alle nuove circostanze e conciliando l'ideologia con la pratica, si sacrificò assieme alla Francia con nobilissimo spirito di altruismo, assumendosi il generoso compito di "educare i popoli non ancora capaci di governarsi da se stessi, nelle Condizioni particolarmente difficili del mondo moderno". "Il benessere ed il progresso dei popoli formano una missione sacra alla civiltà ed è un dovere delle nazioni più progredite", così dicono i sacri testi e la Gran Bretagna rifece secondo gli esclusivi interessi suoi, la nuova carta geografica del Levante Mediterraneo. Ebbe inizio allora il complicato lavorìo della creazione di nuovi Stati in funzione esclusiva degli interessi anglo-francesi; ossequenti alla ideologia utopistica Wilsoniana, si era riconosciuta di diritto l'indipendenza dei popoli dell'Arabia anteriore, ma si erano posti sotto tutela affidandoli alle predestinate potenze mandatarie, "rimettendosi alla loro discrezione per stabilire la misura e la durata di ogni mandato, secondo l'opportunità e la convenienza che nel futuro Francia e Inghilterra avrebbero rilevato. Propizia giunse anche, la dichiarazione Balfour relativa al focolare nazionale ebraico, perché formò il fondamento del mandato che nel luglio 1922 l'Inghilterra si fece affidare dalla Società delle Nazioni, per compiere l'umanitarissima e disinteressata missione di ricondurre nell'antica terra di Israele gli ebrei tormentati ed erranti di tutto il mondo. La verità era che bisognava incuneare nel mondo arabo un focolare di discordia, perché se si fossero voluti tenere presenti i legami storici, tredici secoli ininterrotti di dominazione e di civiltà araba, avrebbero imposto di conservare agli arabi la libertà, la tranquillità e la proprietà delle loro terre.

Una tale naturale soluzione avrebbe urtato però i superiori interessi britannici, mentre resuscitando la trimillenaria terra di Canaan, si trovava la giustificazione morale per uno Stato cuscinetto indipendente, che sarebbe dovuto diventare — secondo il progetto — di popolazione prevalentemente ebraica per le immigrazioni in massa che da tutte le parti del mondo sarebbero state incoraggiate; così, qualunque idea di panarabismo sarebbe stata frustrata dalla spina nel fianco dell'ebraica Palestina, legata a filo doppio all'Inghilterra. La testa di ponte mediterranea del sistema imperiale sarebbe rimasta in mani britanniche. Analoghe ragioni di prevalenti interessi britannici, individuati nei petroli di Mossul avevano determinato la creazione dell'Iraq; rifacendo geografia e storia, chiamando in aiuto archeologia e linguistica, e, rispolverando dalla preistorica semenza babilonese le origini prime dell'Iraq, lo si fece discendere da tanto magnanimi lombi.

Dai petroli di Mossul al Focolare Ebraico.

Dopo l'armistizio, la Gran Bretagna si trovò in possesso di tutta la fascia di territorio compresa fra il Mediterraneo e la Persia, che durante la guerra era stata occupata da contingenti anglo-arabi, le sue forze erano a Mossul e in tutta la zona che poi doveva prendere nome di Stato Iraqueno per conciliare i petroli accaparrati alla finanza britannica, le aspirazioni del mondo arabo ed i contrastanti interessi anglo-francesi in barba ai diritti naturali e storici della Turchia. Come abbiamo visto, sarebbe stata aspirazione della Gran Bretagna dopo la cessazione delle ostilità, di riuscire a conservare il possesso di tutto il territorio arabo in sue mani, senza scontentare tuttavia la Francia; Kemal Pascià non era ancora apparso, vindice e risoluto nel destino della nuova Turchia, a sconvolgere l'originario progetto inglese. La Siria rimase così per brevissimo tempo l'entità territoriale Geopolitica, descritta nelle carte fino al nuovo rifacimento artificioso di mezzo mappamondo a Versailles. Per conservarla sotto la sua influenza, la Gran Bretagna ne fece un grande Regno arabo-siriano indipendente, infeudandolo a se stessa con la nomina a Re, di Feisal figlio di Hussein, re dell'Hegiaz, notoriamente suo fido vassallo, almeno fino a quel periodo. Anzi per favorire in parte le ambizioni di Hussein, mantenendo apparentemente le promesse fattegli, nella sfera però dei propri interessi, l'Inghilterra avrebbe voluto mettere il re dell'Hegiaz a capo di una federazione di Stati arabi su cui si sarebbe fatto affidare unico e perpetuo mandato; in vista dell'attuazione di un tale programma massimo dalla penisola arabica al Mediterraneo, che doveva scontentare anche la Francia, l'Inghilterra non aveva ancora formulato l'iniziativa del focolare ebraico in Palestina, sostenendo anzi allora l'internazionalizzazione dei Luoghi Santi.

La questione sionistica.

La questione sionistica, con la famosa dichiarazione Balfour, venne buttata sul tappeto solo al momento in cui sembrò opportuno per subordinarla agli interessi inglesi, in vista delle rivendicazioni francesi sulla Siria e delle aspirazioni nazionaliste delle popolazioni arabe, contrarie ad ogni ingerenza diretta o indiretta del re dell'Hegiaz ed avide di libertà ed indipendenza. Per salvare il salvabile, per non urtarsi con la Francia nella spartizione delle opime spoglie e per non contraddire, almeno nella forma, i principi di Wilson, l'Inghilterra fece buon viso a cattiva fortuna e, nell'escogitato sistema dei mandati, credette di avere trovato assieme alla Francia, il mezzo assai comodo per mascherare i suoi interessi attraverso la più ipocrita finzione giuridica. A tale uopo, visto che i turchi di Kemal Pascià avevano rioccupato la Cilicia già assegnata alla Francia, per compensare questa del maggior bottino ghermito dagli inglesi, l'alchimia dei mandati rifece una nuova geografia in quei territorì, ripartendoli in Siria e Libano alla Francia, Iraq o Mesopotamia e Palestina all'Inghilterra. Di lì a poco però veniva generato un nuovo stato di Transgiordania con un frammento della Palestina, ricavato staccandone il territorio al di là del Giordano fino al confine con l'Iraq, per assicurare appunto all'Inghilterra il suo predominio su tutto, attraverso lo spezzettamento della regione. La Palestina restava sotto il mandato britannico, mentre Transgiordania ed Iraq venivano proclamate indipendenti ed elevate a stati sovrani, legati però a fil doppio con la Gran Bretagna per vari impegni particolari, che avrebbero dovuto assicurarle in perpetuo la prevalente influenza su quelle terre. Non sarebbe stato probabilmente nelle intenzioni inglesi trasformare così presto il regime mandatario in Transgiordania o nell'Iraq, se l'impreveduta riscossa kemalista non avesse messo anche in pericolo i petroli di Mossul, insistentemente rivendicati dai turchi alla Società delle Nazioni. Ecco perché gli Iraqueni sì videro gratificati quando meno se l'aspettavano, di una indipendenza elargita dalla provvidenza londinese come il minore dei mali, pur di scongiurare il pericolo turco; l'Iraq venne elevato a regno e sul suo trono si insediò Feisal lo spodestato re della prima fugace edizione della Siria.

La manovra preventiva britannica riuscì in pieno, perché quando la Turchia portò poi sul tappeto della onorata Società la questione di Mossul, gli allegri compari di Ginevra sentenziarono che Mossul ormai faceva parte di uno stato sovrano indipendente, la cui sovranità era intangibile; la protesta turca venne passata definitivamente agli atti, offrendo anzi il destro al delegato inglese di pronunciare un discorso d'occasione in difesa della libertà e dell'indipendenza degli arabi.

I petroli di Mossul.

Liquidata così la questione di Mossul, il petrolio rimase assicurato in abbondanza all'umanitarissima e disinteressata Inghilterra, nella calcolata connivenza della Francia, ottenuta con la concessione perpetua del 28 % della produzione petrolifera in oggetto.

Infatti l'oleodotto, che da Mossul, nell'Iraq al confine turco, attraversando con tortuoso interminabile percorso di oltre duemila chilometri, le regioni della Mesopotamia, della Transgiordania e della Palestina, sbocca al munitissimo porto di Haifa, ha anche una diramazione minore che attraverso la Siria perviene ad Alessandretta, ove si riversa nelle accoglienti cisterne petrolifere francesi. Così, il petrolio iraqueno, estratto copiosamente alle munifiche fonti ha conciliato i contrastanti interessi anglo-francesi, essendo stato la sola determinante al bizzarro rifacimento della carta geografica in quelle regioni, ove non ragioni storiche o geografiche, politiche o strategiche sono state chiamate a concorso per giustificarne tutta l'artificiosa costruzione, ma solamente gli interessi petroliferi.

Per questo si spezzettò l'antica Siria con il germinarne prima un Iraq in funzione degli interessi britannici, cavandone poi una Siria più ridotta, posta sotto mandato francese ed un frammento di Palestina, dalla quale capricciosamente si trasse fuori un quarto stato, la Transgiordania, il territorio cuscinetto al di là del Giordano fra la Palestina, l'Iraq e l'Arabia Saudiana.

Per mettere in piedi l'Iraq, la Gran Bretagna rispolverò tutte le memorie storiche e preistoriche d'occasione; le antichissime civiltà assiro-babilonesi vennero resuscitate, risorsero le favolose città di Ninive e Babilonia quali splendide progenitrici d'un popolo, cui, ulteriori stratificazioni di altre genti, avevano tolto ogni fisionomia caratteristica e che perciò nessuna differenziazione aveva nel mondo arabo.

La verità è che interessavano i giacimenti petroliferi di Mossul e bisognava accaparrarseli preventivamente assieme al controllo del territorio semibarbaro, attraverso cui sarebbe dovuto passare il costosissimo oleodotto, lungo oltre 2000 chilometri. Nei disegni inglesi Iraq e Transgiordania dovevano diventare due fedeli vassalli della Gran Bretagna, che avutone il mandato, vi nominò rispettivamente re ed emiro due persone fidatissime, Feisal ed Abdul Halla, figli di quell'Hussein El Hascemi, re dell'Eggiaz, che all'indomani della guerra era ancora legato a fil doppio con l'Inghilterra, per i grandi servizi resile a suon di abbondanti sterline e col miraggio di diventare re della grande Arabia e Califfo dell'Islam. Effettivamente, grandi promesse gli aveva fatto la Gran Bretagna durante la guerra per indurlo a sollevarsi contro la Turchia e ricevendone il contributo decisivo della vittoria anche sul fronte dell'Oriente; pare che degli impegni formali fossero stati presi a nome del suo paese dal famoso agitatore colonnello Lawrenee, il quale sarebbe rimasto poi sdegnalo per il cinico inadempimento di ognuno di essi da parte dell'Inghilterra. Fatto sta che a vittoria ottenuta, gli inglesi vennero colti da improvvisa amnesia, allorché Hussein El Hascemi ricordò le promesse fattegli e cercarono allora di trovare in casa stessa del capo arabo, qualcuno da aizzargli contro al momento buono nel doppio intento di lasciare scontrare fra loro le genti arabe, per indebolire il pretenzioso amico e il tracotante rivale di costui, Ibn Saud, che già 'Cominciava ad apparire preoccupante ai piani inglesi. D'altro lato, per non inimicarsi ancora il deluso Hussein, continuava nella sua pioggia d'oro e sceglieva maliziosamente i nuovi re dell'Iraq e della Transgiordania nelle persone dei due di lui figli Feisal, il detronizzato re della meteorica prima edizione della Siria, ed Abdhul Hallah.

Ibn Saud e la nuova Arabia.

Le aspirazioni di Hussein El Hascemi non erano modeste, egli vagheggiava di mettersi a capo di uno stato arabo o di una federazione arabica, comprendente oltre all'Arabia propriamente detta, anche il quadrilatero Siriaco-mesopotamico, aspirava alla proclamazione a Califfo della Mecca, "d era perciò avversato da varie correnti di correligionari che non gli riconoscevano titoli e qualità adeguate. Ibn Saud, il mistico capo dei Moabiti, conservatore dell'Islamismo più ortodosso, veramente vagheggiando l'indipendenza del suo paese ed il ritorno alla purezza dell'antica fede, era l'avversario dichiarato dell' ambizioso re dell' Eggiaz ed approfittando del momento buono, mosse contro di lui per strappargli intanto il possesso dei Luoghi Santi maomettani.

L’Inghilterra naturalmente non fece nulla per aiutare il fedele alleato, al quale, per l'incontenibile sollevazione del mondo arabo, doveva sopratutto l’annientamento dell'Impero turco; essa se ne stette alla finestra, assistendo impassibile alla lotta accanita e disperata fra i due campioni della nuova Arabia, nella certezza che a lungo andare, stremati di forze, esaurita ogni loro risorsa si sarebbero gettati nelle sue braccia, assicurandole in una qualunque maniera l'indiscusso dominio della terra del Profeta. L'Inghilterra era tanto sicura della riuscita dei suoi piani che, al Re dell'Iraq ed all'Emiro di Transgiordania, figli dell'Hussein, per il quale già volgeva alla peggio, rispose con ipocrisia di puro stile britannico che, trattandosi di una guerra fra due capi rivali ed entrambi suoi amici, non si sentiva di intervenire, anche perché essendo combattuta a sfondo religioso non era giusto che si ingerisse in quistioni riguardanti il mondo islamico. Ibn Saud con rapida manovra annientava l'avversario occupando Medina e la Mecca ed estendendo la sua incontrastata influenza sulla massima parte della penisola arabica; la Gran Bretagna. rimasta scornata "d accorgendosi troppo tardi di avere sbagliato con Tessersi rifiutata di soccorrere a tempo giusto lo scomparso re dell'Eggiaz, non osando ornai affrontare il vittorioso Ibn Saud, si è adoperata in modo di impedire che con il tempo Iraq, Trasgiordania e Palestina vadano a finire nell'orbita dell'Arabia Saudiana.

L'invadenza britannica ed i suoi metodi.

Febbrilmente, in questi ultimi tempi, l'Inghilterra ha cercato di migliorare la sua posizione strategica nella penisola arabica, con una serie di atti illegali ed arbitrari in danno di popolazioni libere ed innocue. Ha cominciato con il trasformare il regime coloniale ad Aden, attribuendola come colonia al dominio diretto della madre patria, mentre prima, come protettorato, faceva parte dell'Impero Indiano, dal quale dipendeva.

Senza fare rumore inoltre, gli inglesi ad Aden hanno fatto come il riccio nella tana, che a furia di girarsi e rigirarsi se la allarga a suo piacimento; così la Gran Bretagna assorbendo un villaggio oggi ed un altro domani, si è fatta audace ed esorbitando dai suoi allargati confini ha annesso di prepotenza i vari minuscoli sultanati indipendenti lungo il litorale ed all'interno dell'Hadramut, al confine dell'Arabia Saudiana, adottando metodi feroci nello stroncare ogni tentativo di resistenza, imponendo ovunque con il ferro e col fuoco la sottomissione, per fare suo ad ogni costo questo cuneo, proteso sull'estrema propaggine della penisola arabica, nel punto più sensibile della via delle Indie.

La conquista italiana dell'Etiopia ha accresciuto a torto, le preoccupazioni della Gran Bretagna, che ha manovrato ovunque al fine di assicurarsi la prevalente influenza non soltanto economica, ma politica e militare, decisamente strategica dal Levante Mediterraneo all'Oceano Indiano.

Da Cipro al Canale di Suez con Port-Said e Alessandria da Giaffa e Tel-Aviv ad Haifa è tutto un sistema strategico che l'Inghilterra si è assicurato e cui, a nessun costo sembra disposta a rinunciare, sopratutto perché l'oro liquido di Mossul passando per l'oleodotto iraquiano attraverso la Transgiordania, percorre nell'ultimo tronco il territorio palestinese sboccando a Caifa, che oltre tutto è una base di primissimo ordine, la Singapore mediterranea, ove la flotta britannica può concentrarsi e dislocarsi all'ingresso del Canale di Suez.

Hosted by www.Geocities.ws

1