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Egidio Moleti di Sant'Andrea

MARE NOSTRUM

- ROMA NELLA CIVILTÀ MEDITERRANEA -

capitolo XIX

IL LEVANTE MEDITERRANEO PRIMA E DURANTE LA GRANDE GUERRA

Il Levante mediterraneo prima e durante la grande guerra: La Germania nel Levante — Il Levante arabo durante il conflitto 1914-1918 — Il protettorato inglese sull'Egitto — La difesa del Canale di Suez e gli sviluppi successivi — Dalla dichiarazione del 1922 al Trattato del 1936 — La rivolta degli arabi e la fine della Turchia — Hussein el Ascemi — Il piano britannico di spartizione dell'Arabia.

Esaminando una comune carta geografica rileviamo che la vasta zona di territorio compresa fra il Levante Mediterraneo ed il Golfo Persico, fra l'altipiano turco-iranico, il Mar Rosso, il Golfo di Aden ed il Mar Arabico è abitata tutta da genti di razza araba, costituendo geofisicamente il promontorio avanzato della così detta Asia anteriore.

Tale zona è stata in ogni tempo uno scacchiere sensibilissimo, aspirazione di Oriente ed Occidente, confluenza di tutte le civiltà e nodo cruciale di comunicazioni fra i tre continenti più antichi e più importanti del mondo; essa è l'Arabia: tanto nella penisola propriamente detta, quanto nell'artificiosa creazione dei nuovi Stati eretti sulle spoglie dell'Impero turco e denominati Palestina, Transgiordania, Iraq e Siria.

La Germania nel Levante.

Lo spezzettamento e le differenziazioni contro natura, sono, come è noto, la conseguenza delle artificiose costruzioni che, dopo la guerra europea, sono state sperimentate, dalle potenze, legate a quei territori per interessi economici e per ragioni strategiche. Per meglio comprendere il retroscena che ha giuocato nell'assestamento del mondo arabo la parte principale, è opportuno risalire agli intendimenti che fino alla vigilia della conflagrazione mondiale, avevano improntato i rapporti fra le grandi potenze europee ed in particolar modo, fra le due irriducibili rivali Gran Bretagna e Germania. La giovanissima Germania di Bismark, sorta nel 1866 dopo che a Sadowa, l'Austria aveva dovuto cedere il passo alla Prussia, si era proclamata Reich imperiale nel 1871 a Versaglia, in quella stessa storica sala, ove nel 1919 le sarebbero imposti avventatamente disonorevoli patti; questa Germania, prima della guerra europea aveva conseguito nel corso di pochi decenni un grado di sviluppo e di progresso tali da preoccupare tutta l'Europa, sopratutto per la irresistibile forza di espansione della sua stirpe; essa giunta per ultima ed ex aequo dell'Italia nell'arengo coloniale, aveva raggiunto presto uno dei primi e più brillanti posti, mentre nel vicino Oriente, ove, ancora non era riuscita a procurarsi dei domini territoriali, aveva tanto brigato ed abilmente manovrato al punto da divenire, specialmente negli anni più prossimi allo scoppio della grande guerra, la consigliera secreta e la tutrice di fatto dello sconfinato e sonnecchiante Impero Turco. La predominante influenza germanica presso la Sublime Porta, di cui una delle più appariscenti manifestazioni era la colossale impresa ferroviaria della Bagdad-Bahn, urtava troppo da vicino i prevalenti interessi britannici di qua e di là del mar Rosso, suonando come un'oscura minaccia alla sicurezza ed alla intangibilità dell'Impero Britannico.

Da analoghe ragioni e preoccupazioni antigermaniche, la Russia era stata sospinta nell'orbita dell'intesa franco-inglese, perché la presenza attiva dei tedeschi a Costantinopoli veniva a sconvolgere le sue mire secolari di giungere al Bosforo.

La Francia, che dopo Sedan si andava risollevando, giustamente nutrendo idee di révanche, malgrado fosse stata favorita da Bismark con lo zuccherino di Tunisi a dispetto nostro, aggiungeva alle molteplici ragioni di istintivo rancore verso la Germania, il disappunto di essere stata soppiantata in quell'Oriente, ove pur essa per tradizioni secolari non aveva avuto competitori ed anzi era stata la sola potenza europea cui, pel suo grande prestigio, nel 1740 era stato riconosciuto dal Sultano il diritto della protezione dei cristiani in Oriente.

La Gran Bretagna, più di ogni altra potenza, temeva che la nuova arteria ferroviaria tedesca preludiasse una invasione militare per l'effettiva conquista del territorio, scorgendo i primi sintomi di uria tale evoluzione nella diretta e particolaristica influenza economica e politica che la Germania andava acquistando in tutto l'Oriente, man mano che i lavori della ferrovia proseguivano in profondità e in estensione. La premura di impedire che la Germania potesse realizzare il suo piano espansionistico in Oriente fece sì che alla prima scintilla, in altri tempi prudentemente spenta, Russia, Francia ed Inghilterra cogliessero il pretesto per fare finalmente quella guerra, covata nel retroscena delle rivalità, delle preoccupazioni e dei timori germinati dal Levante Mediterraneo fino all'Estremo Oriente, perché più tardi anche il Giappone, sospinto dalle stesse ragioni di rivalità commerciali e di gelosia per la preponderanza influenza germanica in Cina, scendeva in guerra contro di essa.

Soltanto l'Italia, l'eterna sentimentale, la grande proletaria, la bistrattata Cenerentola, obbediva a delle ragioni sublimemente ideali prendendo le armi per portare la Patria verso i naturali ed intangibili confini, ignara che a guerra vittoriosamente finita, i suoi confini nazionali le sarebbero stati contestati dai suoi stessi alleati, che 1'avrebbero costretta a rinunciare a parte delle sue legittime rivendicazioni nazionali, negandole altresì ogni riconoscimento ad espansione coloniale, malgrado i precisi impegni stipulati prima e dopo l'Intervento.

Il Levante arabo durante il conflitto 1914-18.

Scoppiata la guerra del 1914, la coalizione antigermanica europea si trovò immediatamente unita nel blocco della triplice Intesa; la Turchia, come è noto, scese in campo con gli Imperi Centrali; militarmente essa era in mano alla Germania, la quale in previsione degli eventi che sarebbero presto o tardi maturati, aveva già da tempo predisposto le sue basi ed i suoi comandi nella consapevolezza che sbarrando le vie del Mar Rosso alla Gran Bretagna, questa avrebbe perduto certamente la guerra. Dal punto di vista britannico, il settore arabo palestinese aveva ugualmente valore decisivo, perché se il Canale di Suez fosse caduto in mano alle forze turco-germaniche, essa avrebbe perduto la guerra. L'Oriente per ciò, entrava in giuoco con un peso quasi decisivo sulle sorti della grande conflagrazione; vi era una carta però che allo scoppio della guerra rappresentava ancora un'incognita, ed era l'orientamento che avrebbe tenuto il mondo arabo, cioè se si fosse mantenuto fedele alla Turchia, nel cui Stato era inserito, o se avesse approfittato dei guai turchi per conquistarsi quella indipendenza, alla quale invano aveva anelato sotto il giogo dell'oppressore.

Ad onor del vero, in tale circostanza, diplomazia e servizio segreto britannici diedero scacco matto alla Germania e naturalmente alla stessa Turchia, perché indovinarono il punto debole sul quale fare pressioni per lo sgretolamento dell'Impero Ottomano, attraendo nell'orbita della Gran Bretagna il mondo arabo; il primo obbiettivo venne del tutto raggiunto, l'altro rimase conseguito solo in parte per le ragioni che sto per dire, ma valse indiscutibilmente a rendere invulnerabile la via delle Indie, attraverso cui passarono a milioni gli uomini e le tonnellate di viveri, munizioni e materiale durante la grande guerra.

Il Protettorato inglese sull'Egitto.

La Gran Bretagna, favorita dalla sua privilegiata posizione in Egitto, in grazia del noto colpo di mano del 1882, appena scoppiata la guerra con la Turchia dichiarò decaduto il protettorato che nominalmente la Sublime Porta aveva ancora sull'Egitto, e con atto unilaterale, il 18 dicembre 1914 assumeva il protettorato sull'Egitto con aperta violazione dei diritti di sovranità Turchi e degli stessi diritti egiziani, nonché dell'accordo anglo-francese del 1904. Ma le imperiose necessità della guerra non consentivano perdita di tempo in trattative diplomatiche; la Turchia era nemica, all'Egitto veniva promessa la libertà, facendolo diventare a grande maggioranza intesofilo, la Francia non poteva avere certamente ragioni di dolersi del colpo di mano inglese, per il comune interesse a vincere la guerra, rendendosi conto che da quel momento l'Egitto diventava il più importante fronte di battaglia del settore orientale della guerra, per le supreme necessità di difesa del Canale.

La difesa del Canale di Suez e gli sviluppi successivi.

Tutti si rendevano conto che se i turco-germanici fossero riusciti a bloccare Suez, le sorti della guerra non sarebbero state propizie; dalle colonie inglesi, da quelle francesi ed italiane provenivano rifornimenti indispensabili agli Interalleati; l'India e l'Australia fornivano rilevantissimi contingenti di uomini, ed anche molta truppa di colore, le colonie francesi. Bloccare il Canale avrebbe significato arrestare il traffico, troncare le comunicazioni, isolare alla mercé dell'influenza germanica le colonie italiane, francesi e inglesi d'Africa e d'Asia, nei cui mari imperversava anche l'insidia dei sottomarini germanici. Frattanto in Abissinia l'ambizioso Ligg Jasu, creatura ligia alla Germania sconfinava in Eritrea, ma veniva prontamente ricacciato dall'Italia, che era stata preavvisata in tempo delle mene germaniche in quel settore, sventandosi così altri attacchi nelle colonie franco-inglesi. Se gli alleati non avessero conservato il possesso e la libertà del Canale, il piano strategico della Germania sarebbe fatalmente riuscito e, se anche, gli alleati fossero rimasti vittoriosi nei settori di Europa, avrebbero avuto il loro tallone d'Achille in Oriente.

Nel piano di attacco contro il Canale, già predisposto, fin dallo scoppio delle ostilità, si faceva assegnamento oltreché sull'elemento sorpresa, sull'insurrezione dei nazionalisti egiziani; la sorpresa venne sventata dalle preventive misure di difesa britanniche, l'insurrezione venne impedita dall'impegno solenne che verso il popolo ed il governo egiziano assumette in nome del suo paese l'Alto Commissario inglese, promettendo che, finita vittoriosamente la guerra, la fedeltà dell'Egitto sarebbe stata premiata con il riconoscimento dell'indipendenza assoluta. Tutti sappiamo che tale promessa non venne mantenuta, anzi in tutti i trattati di pace: articolo 147 del T. di Versailles, art. 102 del T. di S. Germano, art. 63 del T. di Neuilly, art. 86 del T. di Trianon e art. 101 del T. di Sevres, l'Inghilterra non solo si fece ratificare il suo protettorato sull'Egitto, ma si fece trasferire tutti i diritti e poteri già riconosciuti al Sultano sull'Egitto e sul Canale nella Convenzione del 1888.

Dalla dichiarazione del 1922 al Trattato del 1936.

I moti nazionalisti egiziani che raggiunsero tragica tensione, in un momento assai delicato in altri settori, indussero la Gran Bretagna alla Dichiarazione del 28 febbraio 1922 con la quale abrogando il protettorato e la legge marziale proclamò l'indipendenza egiziana. L'Egitto cominciò così ad avere una personalità sua propria, benché ancora menomata nei principali attributi di sovranità statale, dato che la Gran Bretagna si era riservata coi quattro punti seguenti: A) La sicurezza delle comunicazioni dell'Impero Britannico in Egitto; B) La difesa dell'Egitto contro ogni aggressione straniera e contro ogni ingerenza straniera diretta o indiretta; C) La protezione degli interessi stranieri in Egitto e la protezione delle minoranze; D) Il Sudan.

E' chiaro che con tali riserve la Gran Bretagna intese riaffermare il suo dominio in maniera da suscitare lo sdegno dei patrioti egiziani, che più di prima continuarono ad agitarsi per conseguire veramente la libertà e l'indipendenza finalmente dopo ben quindici anni di lotte tenacissime e spesso funestate da tragici moti, l'Inghilterra nella grave e preoccupante situazione determinatasi nel Mediterraneo, quando sembrò che, da un momento all'altro, dovesse scoppiare una guerra tremenda tra essa e l'Italia, che si accingeva disperatamente alla conquista dell'Impero, ritenne prudente partito non esasperare oltre gli egiziani dichiarandosi disposta a riconoscere la piena sovranità e l'assoluta indipendenza del loro Stato.

Dopo lunghe e laboriose trattative il 27 agosto 1936 Inghilterra ed Egitto stipulavano un trattato di alleanza ed amicizia per vent'anni, elaborato si può dire sotto l'incubo trepidante delle nostre fulminee e strepitose vittorie in Etiopia conclusesi con la conquista dell'Impero; traspare infatti da tale trattato la preoccupazione britannica per la nuova situazione determinatasi tra il Mar Rosso ed il Mediterraneo, lo si rileva specialmente all'art. 8 del Trattato, che concerne la zona del Canale : "In considerazione del fatto che il Canale di Suez, pur essendo parte integrante dell'Egitto, è un mezzo universale di comunicazione e un mezzo essenziale di comunicazione tra le diverse parti dell'Impero Britannico, S. M. il Re d'Egitto, fin tanto che le alte Parti contraenti non converranno che l'esercito egiziano è in grado di assicurare coi propri mezzi la libertà e la completa sicurezza della navigazione del canale, autorizza S. M. il Re e Imperatore a mantenere forze armate sul territorio egiziano, nelle vicinanze del Canale, nella zona specificata dall'allegato a questo articolo, allo scopo di assicurare la cooperazione con le forze egiziane per la difesa del Canale. La presenza di queste forze non costituirà in alcun modo un'occupazione, né pregiudicherà in alcuna maniera i diritti sovrani dell'Egitto ".

E' evidente da questa clausola del trattato e da altre che riconoscono la necessità del mantenimento di effettivi britannici nelle vicinanze del Canale, e l'obbligo della Costruzione e manutenzione di ponti, strade e ferrovie a scopo strategico e militare, come l'Inghilterra non abbia avuto altro obbiettivo che quello di rafforzare e consolidare la sua posizione nella zona del Canale.

Si può dire che l'Egitto debba la sua attuale situazione di stato sovrano ed indipendente al divenire imperiale dell'Italia, che ha fatto accelerare tutti i tempi; cosa che i patrioti egiziani oltre che i musulmani hanno ben compreso nella constatazione che la presenza attiva dell'Italia, potentemente insediata fra il Mediterraneo, il Mar Rosso e l'Oceano Indiano è garanzia di sicurezza, di libertà e di giustizia per tutti i popoli di quell'agitatissimo scacchiere, che, prima erano abbandonati alla mercé ed all'arbitrio di una sola grande potenza.

La rivolta degli arabi e la fine della Turchia.

Riprendendo la situazione del mondo arabo al momento in cui si trovava allo scoppio della Grande Guerra, astrazione facendo dell'Egitto, di cui abbiamo ampiamente discusso, soffermiamoci sul battente orientale del Cariale di Suez, per accorgerci subito come fosse assai più grave da quella parte il pericolo di una marcia sul Canale da parte dei turco-germanici, trattandosi di popoli e di territori soggetti di fatto e di diritto alla sovranità turca. Ora, quella stessa speranza di una insurrezione dei nazionalisti egiziani, su cui la Turchia aveva fatto assegnamento in caso di un attacco al Canale, speranza frustrata dall'abile tattica britannica, divenne invece realtà nella penisola arabica, per l'opera insidiosa e abilissima di sobillazione contro la Turchia svolta dalla Gran Bretagna presso le turbolenti tribù arabe. Uno dei capi arabi più potenti era Hussein El Ascemi, re dell'Heggiaz, e nutriva dei disegni ambiziosi che erano abbastanza noti all'Inghilterra, la quale gli mandò vicino il migliore agente del suo servizio secreto, il famoso colonnello Laurence, detto il Napoleone del mondo arabo.

Hussein ed Ascemi

Sotto i Turchi, Hussein era Emiro della Mecca e godeva di una certa indipendenza, perché di fatto la Turchia non aveva mai esercitato pienamente il suo dominio sulle popolazioni fanatiche e bellicose della penisola arabica; mercé l'appoggio inglese, Hussein si proclamò indipendente e come primo atto della sua ribellione alla Turchia, sconfessò la guerra santa che era stata bandita in nome dell'Islam contro gli alleati; ben presto l'incendio divampò ed accanto ad Hussein insorsero gli altri capi, l'Arabia si rese tutta indipendente, i turco-germanici dovettero passare sulla difensiva e la vittoria, anche in questo settore, arrise alle forze interalleate.

Secondo gli accordi anglo-francesi del 1916, Francia ed Inghilterra si erano riservate, la prima la Cilicia ed il Libano, l'altra la Mesopotamia; la Palestina sarebbe stata internazionalizzata per la protezione dei Luoghi santi; l'Arabia suddivisa in sette emirati avrebbe dovuto costituire una confederazione araba semi-indipendente, posta sotto l'influenza ed il controllo britannico di fatto già esercitato in pieno. Hussein El Hasemi avrebbe dovuto impersonare il nuovo stato arabo riunendo nelle sue mani gli emirati dell'Eggiaz, Asir, Jemen e Negyed per favorire la politica britannica, cui era legato dalle cospicue sovvenzioni che continuamente gli venivano propinate. La Gran Bretagna, che, proprio durante la Grande Guerra aveva constatato a proprio rischio e pericolo, quanto fosse pericolosa l'ingerenza e l'influenza altrui nel delicatissimo scacchiere compreso fra il levante mediterraneo e la penisola arabica, si era accortamente adoperata alla creazione di una nuova Arabia, sulla quale potere contare in ogni contingenza; aveva promesso perciò a Hussein El Hascemi che si sarebbe adoperata per l'unificazione di tutto il mondo arabo sotto il di lui scettro; gli aveva dato, ad intendere che come discendente della famiglia del Profeta e protettore dei luoghi santi dell'Islam, allorché egli avrebbe posto la sua candidatura a Califfo della Mecca, lo avrebbe appoggiato in tutto l'Islam con il peso decisivo del suo imperiale prestigio, rimanendo nell'indeterminatezza e nell'equivoco fino a quando gli inglesi non giunsero a Bagdad, a Mossul, a Damasco, a Gerusalemme, alla Mecca, in guisa che la cessazione delle ostilità giunse propizia proprio quando l'occupazione militare britannica delle terre arabe era stata interamente compiuta.

Il piano britannico di spartizione della Arabia.

A guerra finita giunse l'ora di giuocare a carte scoperte anche con Hussein, e come primo passo, la Gran Bretagna, per impedire la riunione in un solo stato o in una federazione di stati di tutte le terre di popolazione araba, separò il magnifico quadrilatero disteso fra il Mediterraneo e il golfo Persico abitato da una popolazione araba più evoluta, meno tradizionalista ed europeizzata dall'Arabia peninsulare, assai più povera di risorse naturali, rifugio a tribù semi-barbare ancora tenacemente abbarbicate ad un primitivismo fanatico e turbolento, tale da averla fatta definire la Balcania del mondo islamico. Infatti, la penisola arabica è stata sempre teatro delle più feroci contese di uomini e di tribù, determinate ora dal settarismo delle varie confraternite religiose, ora dalla rivalità di capi, ora dal giuoco delle influenze europee in funzione dei rispettivi interessi. Spartite così le terre arabe in due entità distinte, la Gran Bretagna mentre avrebbe contenuto in limiti più ristretti le aspirazioni " le ambizioni di Hussein El Hascemi, attraverso il naturale ponte gettato fra il Mediterraneo ed il Golfo Persico sulla bisettrice delle Indie, si proponeva di accorciare notevolmente le vie dirette di comunicazioni aeree, ferroviarie ed autostradali, duplicando con il vantaggio di maggior economia e sicurezza le tradizionali vie marittime.

Assicurarsi la testa di ponte per la via terrestre delle Indie attraverso il possesso della Palestina, riprendendo il progetto germanico della Bagdad-Bahn che tante apprensioni aveva suscitato prima della guerra, la Gran Bretagna sapeva benissimo di fare proprio il vulnerabilissimo vestibolo dell'Impero Indiano.

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