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MOVIMENTO FASCISMO E LIBERTA' |
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Egidio Moleti di Sant'Andrea - ROMA NELLA CIVILTÀ MEDITERRANEA - |
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capitolo XVIII DALLA GUERRA EUROPEA ALLA CONFERENZA DELLA PACE
La guerra europea scoppiò nel momento in cui la nostra politica mediterranea aveva fatto un notevole passo avanti con l'impresa libica, che ci aveva dato finalmente il possesso del litorale africano, e l'insediamento a Rodi e nelle isole del Dodecaneso, cosa che non era stata vista affatto con simpatia da nessuna delle potenze europee. L'occupazione di Rodi e del Dodecaneso ci era stata consentita a titolo provvisorio dalla Turchia, come pegno per garantirci dall'adempimento degli obblighi da essa assunti col Trattato di Losanna; malgrado la legittimità di un tale possesso, sia pure non definitivo, l'Inghilterra manifestò il suo disappunto e la sua irritazione nel vederci istallare in un settore tanto delicato per i suoi interessi; ma quando più tardi scoppiò la guerra europea, le pressioni che ci erano state fatte prima per indurci ad abbandonare i pegni, cessarono d'un tratto, e fra le altre promesse, Francia, Inghilterra e Russia con il patto di Londra dell'Aprile 1915 convennero di riconoscere il diritto alla piena ed assoluta sovranità dell'Italia non soltanto su tutta la Libia, ma su Rodi e le Isole dell'Egeo. Fra le altre promesse fatte all'Italia dagli alleati con il patto di Londra, vi era la concessione di adeguali compensi nel Levante Mediterraneo in Asia Minore attorno a Icili ed Adalia, zone d'influenza già accordateci dalla stessa Turchia dopo la guerra di Tripoli. Sarebbe molto increscioso il voler qui rivangare la via crucis che, dal Patto di Londra fin quasi alla vigilia della conquista dell'Impero, l'Italia dovette percorrere per conseguire il riconoscimento di una minima parte dei suoi diritti. Basti ricordare che soltanto un anno dopo il Patto di Londra, quando l'intervento dell'Italia era già un fatto compiuto, gli alleati avevano stipulato un accordo segreto a Tre per la ripartizione dell'Oriente escludendone l'Italia, con la quale si veniva meno perfino al mantenimento dello stesso Patto di Londra. Le proteste dell'Italia ed il pericolo che si profilava imminente per il crollo del gigante russo, fecero sì che Francia e Inghilterra convenissero sulla opportunità di promettere all'Italia qualche altro osso da rosicchiare, così nell'aprile del 1917 con l'Accordo di San Giovanni di Moriana si parlò anche di Salonicco e d'altro territorio in Asia Minore e nel Levante, nonché di concessioni altrove e di un equo compenso nella ripartizione delle colonie germaniche. E' bene rilevare intanto che l'art. 8 dell'Accordo di S. Giovanni di Moriana riconsacrava integralmente a favore dell'Italia, il conseguimento dell'equilibrio del Mediterraneo a parità di diritti e condizioni di Francia e d'Inghilterra; tale clausola precisa era stata riportata dall'articolo 9 del Patto di Londra, nel quale era stata inserita per insistenza dell'Italia in vista del futuro assetto del Mediterraneo in caso di vittoria da parte degli Alleati. Ma la malafede degli Alleati dopo la stipulazione di un siffatto accordo non ebbe più limite e ritegno; Francia ed Inghilterra a Versailles mancarono ignobilmente al loro impegno d'onore, giustificandosi con lo specioso pretesto che non poteva riconoscersi validità giuridica all'accordo di San Giovanni di Moriana perché vi mancava la firma di uno dei contraenti, la Russia, all'ultimo momento impeditane dallo scoppio della rivoluzione. L'ingratitudine degli Alleati. Vinta la guerra, Francia ed Inghilterra buttarono giù la maschera; ormai esse non avevano più bisogno dell'Italia e la trattarono alla stessa stregua di una ex nemica, facendole subire ogni affronto alla conferenza della Pace, ove venne umiliata, vilipesa e tradita. L'ingratitudine della Francia fu incredibile; in essa e nell'Inghilterra trovarono facilmente appoggio e protezione ai nostri danni, nuove combinazioni di stati sorti dallo sfacelo dell'Impero austro-ungarico. Così, quanto spettava all'Italia come preda di guerra nell'Adriatico, venne distolto a favore della Iugoslavia, nuovo stato composto per tre quarti di popoli ex nemici che avevano particolarmente combattuto contro di noi per secolare odio di razza; così le rivendicazioni irredentistiche dell'Italia non vennero soddisfatte per l'opposizione degli alleati alla Conferenza della Pace, ove ci venne perfino imposto di ritirare le nostre truppe dai territori che vittoriosamente avevamo occupati, liberandoli da secolare servaggio. Così Fiume ascese il Calvario della sublime passione, rivelando il suo grande attaccamento alla Patria, nell'epopea D'Annunziana, che, vissuta dal Poeta Soldato con le sue falangi di magnifici ribelli, riscattò l'Italia dal rinunciatarismo codardo e pacifista, salvando l'italianità della Città Olocausta. All'Italia, vincitrice della guerra sul fronte austriaco con un'azione che era stata decisiva per la vittoria degli alleati; all'Italia, che aveva vissuto la tragedia immane della guerra sostenendone la maggiore somma di sacrifici e di privazioni, dopo essere scesa in campo generosamente e senza pattuizioni nel momento in cui la Francia per la sua salvezza avrebbe subito qualunque imposizione; all'Italia, che pur essendo entrata ultima in guerra, aveva immolato nel tremendo crogiuolo di essa, la più alta percentuale di morti, di feriti e di mutilati; all'Italia vittoriosa, venne perfino negato il riconoscimento di ogni sacrosanto diritto sulle terre irredente! Ed un tale cinismo ingeneroso veniva adottato nei confronti dell'Italia mentre Francia ed Inghilterra facevano impunemente man bassa sul vastissimo impero coloniale tedesco, spartendosene il ricco territorio alla chetichella e senza renderne conto ad alcuno. All'Italia, che invocava almeno il rispetto di alcune clausole del Patto di Londra veniva risposto che l'assetto internazionale scaturito dalle nuove combinazioni di Stati, sorti sulle rovine dell'Impero austro-ungarico era di ostacolo al mantenimento di patti che fossero in contrasto al principio dell'autodecisione dei popoli proclamato nei quattordici punti di Wilson. Così anche per la caparbietà del Premier americano, i diritti dell'Italia non vennero riconosciuti; Woodrow Wilson, ritto sul suo trono di dollari, pontificava invasato di utopie e di megalomania anglosassone, pretendendo dettare leggi all'Europa intera, conciliando però i suoi principi agli interessi franco inglesi, al punto che per legittimare il fatto compiuto della spartizione del bottino coloniale, trovò nel sacco delle sue amene trovate il comodo eufemismo del Mandato. Infatti, prima ancora che sedesse la Conferenza della Pace, Francia ed Inghilterra avevano provveduto a spartirsi i territori arabi dall'Oriente escludendone, s'intende, l'Italia, benché per l'accordo di San Giovanni di Moriana, i suoi diritti nel Levante Mediterraneo ed in Asia Minore fossero inoppugnabili, anche per aver cooperato, con maggiore somma di sacrifici ed a parità di perdite, alla occupazione militare di quel delicato settore con un proprio corpo di spedizione. Francia ed Inghilterra si appropriano dei territori turchi e delle colonie tedesche. La fervida fantasia wilsoniana si prestò ingenuamente al giuoco di Francia ed Inghilterra, istituendo una nuova forma di dominio coloniale, verniciata di ipocrito altruismo, attraverso cui, il dominatore cercò di giustificare agli occhi del mondo, il suo illegittimo possesso. Francia e Inghilterra abbracciarono con entusiasmo l'istituto del Mandato progettato da Wilson, e, pomposamente si fecero riconoscere i territori già attribuitisi, volendo dare ad intendere che si sobbarcavano ad oneri e sacrifici ingenti, per compiere "une mission sacrèe de civilisation". Così Francia ed Inghilterra si attribuirono ogni territorio che fece loro comodo, sotto forma di Mandato, riscuotendone il plauso internazionale (?) per il loro alto spirito di generosità e di altruismo. L'Italia, che sarebbe stata ben disposta ad alleviare il grave onere, di cui disinteressatamente Francia ed Inghilterra s'erano caricate, non fu nemmeno interpellata, e si che per spirito di umanità e capacità civilizzatrici non sarebbe stata da meno di Francia ed Inghilterra. Fatto sta che queste due potenze si fecero assegnare i mandati, non in nome e per conto della Società delle Nazioni, secondo il disposto dell'art. 22 del Patto Societario, ma in nome proprio, perché le rinunzie della Germania e della Turchia furono richieste ed effettuate in favore delle "principali potenze alleate ed associate". E' bene ricordare oggi, per chi l'avesse dimenticato, che l'assegnazione dei Mandati non è stata affatto definitiva, né riconosce alcun diritto di sovranità, alla Potenza mandataria, ma ha un preciso presupposto, consistente nell'obbligo di dare la completa indipendenza ai territori soggetti a Mandato. Le utopie di Wilson. E' evidentissimo che Francia ed Inghilterra si avvantaggiarono della decisiva vittoria dell'Italia al Piave per imporre a loro volta condizioni d'armistizio, e poi di pace, durissime, alla Germania, pur senza averla militarmente disfatta e mentre anzi gli eserciti germanici si trovavano ancora in territorio francese ed occupavano il Belgio. Ci sarebbe stato da attendersi che l'Italia, in Considerazione dei suoi particolari meriti ed a compenso delle maggiori perdite di vite umane e dei più duri sacrifizi morali e finanziari sofferti sarebbe stata trattata per lo meno, secondo giustizia. Abbiamo visto e la storia lo ha ormai inequivocabilmente consacrato che ci venne negato il riconoscimento di ogni sacrosanto diritto, mancando di fede agli obblighi precisi che erano stati assunti con il Patto di Londra e con il successivo Accordo di San Giovanni di Moriana. Sono fatti universalmente noti che rievocheremo a grandi linee. Il 18 gennaio 1919 si inaugurò a Parigi la Conferenza della Pace, presenti i Delegati dei 29 Stati che parteciparono a quella straordinaria assise mondiale; fra tutti campeggiava idolatrato come un novello profeta, il campione delle democrazie di oltre oceano, Wodrow Wilson, quello dei famosi e funesti quattordici punti. Il Presidente degli Stati Uniti, approfittando del morboso sentimentalismo che negli ultimi mesi di guerra aveva attratto l'Europa verso gli Stati Uniti d'America, era venuto a Versailles portando seco il bagaglio di tutte le utopie, mercé le quali si riteneva in grado di guarire taumaturgicamente le piaghe del nostro Continente, regalandoci con questo intento nientemeno che la Società delle Nazioni, patto della fantasia messianica, illusionistica e fanatica del suo cervello malato, cui però, gli Stati Uniti si guardarono bene dall'entrare. Francia e Inghilterra si prestarono volentieri a secondare le idee di Wilson, perché si adattavano ottimamente a strumento del più smodato imperialismo, camuffato dalla vernice pseudo umanitaria dei nuovi immortali principi. Si trattava di dare vita a nuove combinazioni di Stati, che dallo sfacelo del mosaico imperiale austro ungarico, avrebbero dovuto risorgere a vita autonoma ed indipendente; fra questi la Iugoslavia veniva tenuta benevolmente a balia dalla Francia, che si faceva vindice delle rivendicazioni adriatiche dei serbo-croati-sloveni, in ciò assecondata dalla comare Inghilterra, alla quale non sembrava vero di inserire una spina nel fianco dell'Italia vittoriosa. Anche le mire ambiziose della Grecia vennero compiacentemente incoraggiate da Francia e Inghilterra più per frustare ancora la vittoria dell'Italia, imponendole rinunce inaudite nel Levante Mediterraneo, che per schiacciare la Turchia. Gli Stati Uniti, che per essere presso che estranei al nostro Continente si sarebbero potuti erigere veramente a pacieri, quasi disinteressati delle cose d'Europa, frenando la voracità di imperialismi vecchi e nuovi, cooperando alla giusta ripartizione dei compensi ed attenuando il peso della sconfitta ai popoli vinti, per evitare all'Europa nuovo motivo di discordia e di perenne antagonismo, si adoperarono invece in senso del tutto opposto per colpa del megalomane Woodrow Wilson. Il principio dell'autodecisione dei popoli, l'istituto del mandato, il disarmo, la Società delle Nazioni furono frutto della fervida ed alterata fantasia Wilsoniana e vennero applicati alla lettera nel Trattato di Versailles, composto di ben 435 articoli. In forza di tale Trattato, firmato a Versaglia il 28 giugno 1919 in quella stessa storica sala ove il 18 gennaio 1871 era stata proclamata la costituzione imperiale della nuova Germania, Francia ed Inghilterra consacravano le più atroci ingiustizie, nella lusinga d'essere riuscite ad annientare la Germania per regalare ai popoli il loro insaziato ed insaziabile imperialismo. Il trattamento dell'Italia. L'Italia venne considerata alla stessa stregua degli stati ex nemici ed a nulla giovò l'atto di fierezza angosciata con cui Orlando e Sonnino, sdegnati per la maniera turpe con cui era stata trattata l'Italia vittoriosa e due volte salvatrice della Francia, abbandonarono i lavori della Conferenza riuscendo per un attimo a commuovere il Paese, accendendolo d'impetuoso furore. La situazione interna caotica e bolscevizzante, l'ignavia del Governo avevano purtroppo screditato il Paese, al punto che i nostri Ministri furono malauguratamente costretti al ritorno sulla via di Parigi, ove vennero accolti dalla burbanzosità di Wilson, dal sarcasmo di Clemenceau e del paternalismo ipocrita di Lloyd George, mentre facendo a meno dell'Italia si stavano sottoscrivendo i Trattati. Le lacrime di Vittorio Emanuele Orlando, che pure era stato il Presidente della Vittoria, non contribuirono certo ad accordare maggior prestigio od autorità al Paese, in un momento in cui energia e decisione avrebbero sortito qualche effetto migliore e diverso; Francia ed Inghilterra continuarono a mortificare sempre più l'Italia ed una reazione forse sarebbe stata salutare. Ma allora, il momento politico era ben altro; la situazione interna, incerta e pericolosa non permetteva ai nostri delegati di alzare la voce ed imporsi per ottenere ciò che era legittimamente dovuto; d'altro canto sembrava poco dignitoso negoziare a peso l'entità del nostro intervento, credendo forse di svalutarne tutta la sostanza ideale. Fu fatalità di eventi, fu errore o colpa dei delegati italiani, giudicherà la storia; certo che la venalità ingorda e senza scrupoli di Francia e Inghilterra, meritava proprio che l'Italia, eterna sentimentale, avesse enumerato uno per uno, oneri e sacrifici sopportati per la guerra comune, rinfacciando agli alleati ogni loro abbominevole speculazione, dai prestiti ad usura alla pretesa in oro del nolo sulle forniture di carbone, di grano, di armi e di munizioni nella consapevolezza che l'Italia andava dissanguandosi per la difesa comune, per conseguire la vittoria nella salvezza di tutti. Se dopo la guerra si fosse subito instaurato in Italia il Regime Fascista, allora sì che avremmo potuto fare la voce grossa per non subire le amare ingiustizie, rimaste poi per troppi anni senza una sacrosanta riparazione. Invece fu fatale per l'Italia che, al disordine e all'anarchia della piazza bolscevizzante, facesse triste cornice l'ignavia di un Presidente del Consiglio, che doveva legare, ad onta perenne, il suo nome con la grazia ai disertori, con la politica rinunciataria e con la sistematica svalutazione morale e materiale dell'Italia all'estero. La triste situazione interna di allora. Nel 1928, quando la tensione dei rapporti italo-francesi per la quistione di Tunisi e di Tangeri allora in discussione, era assai acuta, scrivevamo: (1) «Un tale Governo e una nazione in piena anarchia davano il colpo di grazia allo scarso prestigio dell'Italia, che angosciata ma inerte e imbelle, perdeva sempre più di estimazione e di credito all'estero. Era quanto di meglio la Francia avesse sperato; se la sorella latina fosse uscita forte ed orgogliosa dalla guerra, non le avrebbe fatto piacere, paventando che un giorno o l'altro, si sarebbe ribellata a farla sempre da sorella minore ed avrebbe chiesto il redde rationem; ecco perché la Francia, fra l'altro, si adoperò per costruire alle costole dell'Italia il mosaico iugoslavo, rifiutandole ogni appoggio e riconoscimento a qualunque legittima pretesa e rivendicazione. L'Italia fascista, per fatalità storica ritorna ad essere la madre legittima e naturale della latinità; questo primato che la Francia aveva usurpato, torna ineluttabilmente all'Italia; la Francia se ne avvede e dopo aver tutto tentato invano, per impedire il maturarsi del nuovo grande evo di Roma fascista nella storia del mondo, assiste fredda ed ostile al divenire dell'Italia, rivelandosi nel suo insano atteggiamento figlia degenere della gran madre comune. Ma quando metteranno senno questi francesi, che hanno storia e tradizioni, arte e cultura oriunde del nostro ceppo, per determinarsi nel loro stesso interesse, prima che non sia troppo tardi, ad un leale e saldo riavvicinamento all'Italia? ». I dieci anni fino ad ora trascorsi ci hanno dato ragione. La Francia non ha fatto il suo interesse e l'Italia se ne è infischiata, facendo la propria politica autoritaria e prendendosi ciò che le spettava, malgrado ogni contrasto da parte degli usurpatori di mezzo mondo. Si era troppo abituati in Francia alla svalutazione sistematica del nostro paese per rendersi realisticamente conto della efficienza della nuova Italia, onde attrarla in una politica di cordiale e duratura intesa. L'isituto del Mandato. Accenniamo brevemente agli armeggi franco-inglesi di Versaglia per smascherare la subdola politica accaparratrice degli Alleati, che violarono perfino lo spirito e la lettera dello stesso art. 22 del Patto della Società delle Nazioni. Wilson, nell'intento di evitare che i territori arabi dell'Impero turco e le colonie tedesche passassero agli alleati accrescendone il dominio coloniale, aveva escogitato il nuovo istituto dei mandati internazionali; è opportuno riportare testualmente il preambolo dell'art. 22 del Patto della Società delle Nazioni, onde chiunque possa comprendere e giudicare da sé: 1) L'istituto del Mandato va applicato alle colonie ed ai territori, che a seguito della guerra sono cessati di essere sotto la sovranità degli Stati che li governavano precedentemente e che sono abitati da popoli non ancora capaci di governarsi da se medesimi nelle condizioni particolarmente difficili del mondo moderno. Il benessere e lo sviluppo di questi popoli forma una missione sacra di civilizzazione, ed all'uopo vengono inserite nel presente Patto delle norme per garantire l'adempimento di una tale missione. 2) Il miglior metodo per realizzare praticamente questo principio è di affidare la tutela di questi popoli alle nazioni più civili, che in ragione delle loro risorse, della loro esperienza o della loro posizione geografica, siano i meglio indicati ad assumersi questa responsabilità e che si sobbarchino ad accettarla; esse eserciteranno questa tutela in qualità di Mandatarie e a nome della Società delle Nazioni. 3) Il carattere del mandato dovrà variare secondo il grado di sviluppo del popolo, la situazione geografica del territorio, le sue condizioni economiche ed altre circostanze simili. Il mandato così identificato in un compito sacro di civiltà veniva suddiviso nei tre tipi A, B e C a seconda del maggiore o minore grado di evoluzione del popolo beneficato. La attribuzione dei Mandati, secondo l'art. 22 del Patto Societario, avrebbe dovuto effettuarla la Società delle Nazioni; invece, come si rileva all'art. 119 dello stesso Trattato di Versailles "la rinuncia della Germania a tutti i suoi diritti e titoli sui suoi possessi d'oltremare vennero richieste ed effettuate a favore delle principali Potenze alleate ed associate". La Germania possedeva floridissime colonie, sulle quali la cupidigia anglo-francese s'era da tempo anteriore alla guerra posata, cosicché non sembrò vero, alla Gran Bretagna e alla Francia di poter fare man bassa su di esse, preoccupandosi ipocritamente di salvare la forma attraverso una giustificazione morale postuma e gratificando di incapacità di colonizzare, la Germania, dalla quale si pretese una spontanea rinuncia nell'illusione di legittimare così l'arbitraria espoliazione. Analogo forma venne adottata con l'art. 132 del Trattato di Sevres a proposito della cessione dei territori turchi. Gran Bretagna e Francia si erano segretamente intese fin dal 1916 (accordo Syke-Picot), per la spartizione dei territori arabi e a guerra finita, superati i primi vivaci contrasti circa la spartizione del bottino, avevano finito con il mettersi facilmente d'accordo salvando la forma e mantenendo la sostanza, perché al convegno di San Remo nell'aprile 1920 si attribuirono sotto forma di mandati tipo A: la Francia il Libano e la Siria; l'Inghilterra la Palestina e la Mesopotamia, benché ancora il Trattato di pace con la Turchia non fosse stato firmato. Fin dal 1919 le stesse alleate avevano ghermito sotto forma di mandati tipo B e C le colonie tedesche dell'Africa, mentre nella successiva spartizione delle altre colonie germaniche avevano dato lo zuccherino un po' a tutti e perfino al lontanissimo Giappone su un gruppo di non disprezzabili isole nell'Oceano Pacifico. Si scrisse all'art. 119 del Trattato di Versaille: "La Germania rinuncia (?!) in favore delle principali Potenze alleate e associate a tutti i suoi diritti e titoli sui possedimenti d'oltremare". In seguito ad una siffatta spontanea rinuncia, a buon diritto impugnata dalla Germania per manifesto vizio di consenso, le colonie tedesche vennero così ripartite:
1) territorio della Tanganica nell'Africa sud occidentale, esteso 950.000 chilometri quadrati con 4.160.000 abitanti ; 2) territorio del Camerun occidentale esteso 80.000 chilometri quadrati con 315.000 abitanti; 3) territorio dell'Africa orientale esteso 835.000 chilometri quadrati con 230.000 abitanti; 4) territorio del Togo occidentale, esteso 32.000 chilometri quadrati con 190.000 abitanti. All'Inghilterra che accresceva così il suo dominio coloniale africano di ben altri Km. 1.898.300 con 4.895.000 abitanti. Alla Francia veniva assegnata la rispettabile superficie di Kmq. 770.000 con circa 4.000.000 di abitanti, comprendente i rimanenti territori del Togo e del Kamerun e quella zona cospicua dell'Africa equatoriale che a malincuore era stata ceduta prima del 1911 alla Germania per tacitarla dell'annessione marocchina. Anche il Belgio e il Portogallo e persino lo stesso Giappone, ebbero attribuita una considerevole parte del bottino coloniale tedesco; l'Italia non ebbe proprio nulla ed è stato un bene, perché se avessimo avuto le mani sporche, oggi non avremmo potuto alzare la voce sdegnata contro la cristallizzazione di posizioni superate. Francia e Gran Bretagna si insediarono nelle colonie ex germaniche da padrone, volendo far credere che si sobbarcavano ad un peso per compiere una missione sacra di civiltà; l'amena trovata dei mandati, finzione giuridica accolta con entusiasmo dalla equivoca politica anglo-francese giovò a mascherare il colpo di mano con abbondante vernice di legalità e di umanitarismo. Le aspirazioni coloniali dell'Italia. L'Italia che venne esclusa dalla ripartizione di tutti Mandati, si limitò a chiedere il rispetto del Patto di Londra e dell'Accordo di San Giovanni di Moriana, almeno limitatamente al soddisfacimento delle legittime aspirazioni coloniali; e, queste non erano state pattuite che genericamente, era tuttavia ben noto, che secondo i voti degli africanisti più autorevoli, antesignano Luigi Federzoni, comprendevano: Allargamento della Somalia con il possesso del Giubiland; Retrocessione di Cassala e del vasto tratto di territorio adiacente, già conquistato dall'Italia nella guerra contro i Dervisci ; Congiungimento dell'Eritrea con la Somalia italiana mediante la cessione della Somalia francese (compresa Gibuti) e della Somalia britannica; Rinunzia da parte della Francia e dell'Inghilterra all'accordo a tre per l'Etiopia in modo da lasciare all'Italia, prevalente influenza e libertà d'azione per svolgere pacifica opera di penetrazione politica e commerciale nell'impero etiopico; Salvaguardia delle relazioni secolari fra l'Eritrea e le opposte terre del Mar Rosso, con l'assegnazione all'Italia di una zona d'influenza in Arabia in caso di ripartizione di questa in Mandati, e comunque con l'assegnazione delle isole Farsan; Concessione di sbocchi sulle coste dell'Africa Occidentale ; Riconoscimento degli antichi confini storico-geografici della Tripolitania e della Cirenaica; La revisione dello statuto degli italiani di Tunisi; Partecipazione su piede di eguaglianza a Tangeri. Tali erano stati i capisaldi delle nostre rivendicazioni africane, precisate a chiosa dal Patto di Londra, al Convegno nazionale coloniale tenutosi nell'aprile 1917 e ribaditi in successivi convegni coloniali italiani ed ufficiosamente arcinoti agli ineffabili Alleati. Quanto al Levante Mediterraneo, se ne era fatta una determinazione precisa nel Patto di Londra, il cui art. 9 diceva testualmente: «In maniera generale la Francia, la Gran Bretagna e la Russia riconoscono che l'Italia è interessata al mantenimento dell'equilibrio nel Mediterraneo, e che essa dovrà in caso di divisione totale o parziale della Turchia d'Asia, ottenere una parte equa nella regione mediterranea limitrofa alla provincia di Adalia, dove l'Italia ha già acquistato dei diritti e degli interessi, che hanno fatto oggetto d'una convenzione italo-britannica. La zona che sarà eventualmente attribuita all'Italia sarà delimitata al momento opportuno, tenendo conto degli interessi precostituiti di Francia e Gran Bretagna. Gli interessi dell'Italia saranno ugualmente presi in considerazione anche nel caso in cui l'integrità territoriale dell'Impero ottomano sarà mantenuta e verranno apportate modificazioni alle zone di influenza delle potenze. Se la Francia, la Gran Bretagna e la Russia occuperanno il territorio della Turchia d'Asia durante la durata della guerra, la regione mediterranea limitrofa alla provincia di Adalia nei limiti di cui sopra sarà riservata all'Italia, che avrà il diritto di occuparla (!!!!)». Come e quanto, siano stati rispettati Patto di Londra e Accordi di San Giovanni di Moriana e, come non sia stato accolto il minimum delle rivendicazioni italiane, è tristemente risaputo e non lo dimenticheremo mai. Oggi che un impero coloniale si stende propizio anche per noi nell'Africa Orientale, non è più il caso di fare delle recriminazioni; l'Italia di Mussolini, senza stendere la mano a nessuno si è presa ciò che le spettava e guai a chi lo tocca; è giusto però che i giovani sappino e ricordino, onde l'iniquità delle sanzioni appaia ancora più riprovevole ed il giudizio della storia possa bollare a sangue gl'indegni! (1) " Dallo Stretto di Gibilterra al Canale di Suez ". Tipografia Sociale, Lecco, 1928. |