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Egidio Moleti di Sant'Andrea

MARE NOSTRUM

- ROMA NELLA CIVILTÀ MEDITERRANEA -

capitolo XIII

VICENDE MEDITERRANEE DELLA RIVALITÀ ANGLO-FRANCESE

Vicende mediterranee della rivalità Anglo-Francese: Ripercussione delle competizioni oceaniche — Imperialismo francese — Gl'inglesi a Gibilterra — L'intesa Anglo-Piemontese — L'occupazione francese della Corsica — Gli inglesi a Malta — Napoleone e il Mediterraneo — Nelson e Caracciolo — La politica britannica verso gli Stati italiani — Risveglio coloniale francese — Il definitivo assestamento inglese nel Mediterraneo — La nuova svolta della politica Anglo-Francese — Fachoda.

Ripercussione delle competizioni oceaniche.

Le competizioni oceaniche fra le grandi potenze navali del secolo XVI, avevano avuto notevoli ripercussioni mediterranee non soltanto con la contrazione dei traffici, ma anche perché nella lotta contro la Spagna, il bacino occidentale del Mediterraneo ebbe una parte importantissima.

Gli spagnuoli all'apogeo della loro potenza dominavano in Continente oltre che nella penisola iberica, ivi compreso il Portogallo, anche in Italia, in Fiandra, su qualche provincia francese e nella stessa Africa mediterranea su vari punti del litorale costituenti i così detti "presidios". Il divenire politico della Francia, che rafforzata da Richelieu conseguì con l'italiano Mazzarino il grado di grande potenza, fece sì che sull'orizzonte luminoso della Spagna apparisse l'ambiziosissimo Re Sole, che non ammetteva altre costellazioni. La guerra contro la rivale venne trasportata nel Mediterraneo, e poiché in questo mare l'Italia con le sue isole apparteneva agli Spagnuoli, fu da qui che vennero prese le mosse per costringere la potenza nemica a raccogliervi tutte le sue forze per non lasciarsi sopraffare in casa propria. La flotta francese, approfittando della insurrezione scoppiata a Messina contro gli oppressori spagnuoli, si portò nelle acque siciliane ad impedire lo sbarco di essi nella città insorta, ed ivi attese l'arrivo delle navi spagnuole che, rinforzate dalla flotta olandese loro alleata, subirono la prima dura sconfitta navale. L'Inghilterra, che in quel tempo si accingeva ad orientare esclusivamente verso il mare ogni sua attività attraverso le audacissime scorrerie dei suoi pirati e contrabbandieri, bramosa di entrare in gara fra le potenze egemoniche del suo tempo per raggiungerle e sopraffarle, rimase estranea a questa lotta tra la Francia, la Spagna e l'Olanda, accontentandosi di guardare, nella certezza che dilaniandosi fra loro, le avrebbe trovate dissanguate il giorno in cui si sarebbe determinata ad aggredirle. Nella lotta contro la Spagna, per un certo tempo essa ebbe alleati gli olandesi, la cui ribellione aveva alimentate sostenendo la formazione delle Provincie Unite indipendenti; quando l'espansione navale e coloniale olandese cominciò a preoccuparla, l'Inghilterra, si alleò allora alla Francia per avere mano libera contro Spagnuoli e Olandesi nelle colonie, mentre i francesi infliggevano alle nemiche durissimi colpi negli scontri mediterranei. Si può dire che la lotta egemonica fra le grandi potenze abbia avuto la sua fase risolutiva nel Mediterraneo; ivi la Francia subentrò nel ruolo della Spagna, anche contrapponendosi vittoriosamente ai colpi aggressivi dei barbareschi e mirando a sostituire la propria dominazione a quella degli Spagnuoli in Italia.

Imperialismo francese.

Luigi XIV sognava di riunire sotto il suo scettro un gran regno che comprendesse oltre all'Italia anche la penisola Iberica e dominasse su immensi imperi coloniali; seguendo questa politica i suoi ministri erano riusciti a persuadere l'imbelle ed apatico Carlo II, ultimo degli Absburgo di Spagna, a designare a suo successore un principe francese, il Duca Filippo d'Angiò.

Paventando il pericolo di una così grande Francia, l'Inghilterra intervenne prontamente con il peso di tutte le sue forze nel conflitto internazionale che è passato alla storia con il nome rii guerra di Successione di Spagna. Da questo momento il Mediterraneo occidentale diventò il teatro di ogni successivo scontro nel gigantesco duello Anglo-Francese.

Gl'Inglesi a Gibilterra.

L'Inghilterra si insediò stabilmente nel Mediterraneo di cui il 4 agosto 1704 occupò il battente principale della porta sull'Atlantico, insediandosi a Gibilterra a guardia dello Stretto omonimo. Lunga ed aspra fu la guerra di Successione durante la quale gli inglesi occuparono anche Minorca, di cui si servirono come base per impedire il congiungimento delle flotte francese e spagnuola; alfine, tratto il Portogallo dalla parte degli antiborbonici, vi sbarcò Carlo d'Absburgo, pretendente al trono di Spagna cui arrise la vittoria sopratutto per i poderosi aiuti inglesi. Con il trattato di Utrecht nel 1713 I'Inghilterra si fece riconoscere la nuova situazione mediterranea, estendendo ancora il suo dominio su altri possedimenti coloniali; notevole il fatto che nel rimaneggiamento della carta geografica effettuato ad Utrecht sia stato favorito lo Stato dei Savoia in premio dell'alleanza con l'Inghilterra contro la Francia nell'ultimo tempo della guerra; infatti si ebbe la annessione della Sicilia e il suo elevamento a Regno; l'interesse britannico a rafforzare lo Stato dei Savoia era manifesto; il Piemonte si trovava a cavallo delle Alpi fra l'Austria e la Francia, vero cuscinetto fra queste due potenze che erano entrambe portate a discendere verso l'Italia, ed il cui ingrandimento territoriale con gli sbocchi al mare nella nostra penisola era attentamente sorvegliato dall'Inghilterra per impedire nel proprio interesse che Francia o Austria diventassero troppo grandi e forti nel Mediterraneo.

L'intesa anglo-piemontese.

Con questo preciso obbiettivo la politica inglese si svolse in maniera da attrarre interamente nell'orbita degli interessi britannici gli interessi del Piemonte, per volgerlo contro la Francia e perciò con l'Austria, quando incombeva il pericolo di un ingrandimento territoriale francese a danno dell'Italia; per volgerlo contro l'Austria quando questa mostrava mire esorbitanti di dominio sul rimanente della penisola italiana.

Già questa politica britannica di trovare il contropeso mediterraneo nella lotta contro le sue potenti rivali, era stata adottata prima che l'Inghilterra si insediasse con le sue basi nel Mediterraneo occidentale, quando alleata con Venezia nel 1617 aveva impedito, con la sola minaccia di intervenire, nel conflitto, che forze navali spagnuole attaccassero la Repubblica Veneta. Successivamente il Mediterraneo fu teatro degli scontri navali fra le forze dei partiti che si contrastavano il potere in Inghilterra; fin da allora si videro le navi inglesi alla ricerca di basi e rifugi nel nostro mare, presagendo che senza il dominio di esso, l'egemonia britannica degli oceani sarebbe stata sempre vulnerata dai ritorni offensivi delle potenze continentali, che attingevano dal mare della civiltà la linfa vitale per risorgere da ogni sventura più forti, più tenaci ed agguerrite di prima.

Nel duello mediterraneo franco-britannico i tempi diventarono sempre più serrati; per contrapporre alla base di Minorca una sua base avanzata, la Francia meditò il colpo di mano sulla Corsica, che situata nel cuore del Mediterraneo a guardia del versante tirrenico poteva servire per controllare ad un tempo Italia e Spagna. Da un po' di tempo Genova si trovava alle prese con l'isola in rivolta e le sue forze soltanto non apparivano più sufficienti a ristabilirvi l'ordine e l'autorità; cosicché quando nel 1735 una nuova insurrezione antigenovese scoppiò suscitata dalle mene francesi, la Francia fu pronta ad offrire man forte a Genova che non la rifiutò; domata però la rivolta, le truppe francesi non se ne andarono, mostrando anzi il proposito di rimanere definitivamente nella italianissima isola. L'Inghilterra però vigilava e con essa tutti gli altri aspiranti al dominio della Corsica; gli stessi Corsi per liberarsi di francesi e genovesi, invocarono l'aiuto dell'Inghilterra e questa volta anche gli inglesi sbarcarono, e, con essi, austriaci e sabaudi trasformando l'isola in un campo di battaglia, ove tutti combattevano con il segreto proposito di accaparrarsi il dominio dell'isola. Ma i Corsi non volevano padroni, reclamavano il diritto della loro libertà ed indipendenza e guidati da Pasquale Paoli insorsero ancora disperatamente ed eroicamente; la loro sorte però venne decisa da Genova, che nel 1768 fu costretta a cedere la Corsica alla Francia in un momento particolarmente favorevole alla politica francese. Truppe francesi tornarono indisturbate nella Corsica approfittando del fatto che gli Inglesi erano troppo impegnati nella guerra di secessione americana, gli austriaci erano loro alleati ed i Savoia, non si sarebbero mossi per non correre il pericolo di rimanere isolati e soccombenti in una guerra contro la Francia.

L'occupazione francese della Corsica.

L'insurrezione nazionale corsa venne ferocemente repressa ed il suo eroico capo ed animatore catturato ed esiliato. Così l'italianissima isola divenne possesso dei francesi, che avrebbero voluto estendere il loro dominio anche sul gruppo di isole dell'Arcipelago della Maddalena, base strategica formidabile sulla quale erano balzati prima i Savoia, resistendovi per oltre un ventennio alla pretesa diplomatica e alle minacele della Francia.

Mentre in America le cose volgevano male per gli Inclusi, la Francia assieme alla Spaglia coglieva l'occasione per tentare di respingere l'Inghilterra fuori del Mediterraneo scacciandola dai suoi possessi di Minorca e Gibilterra; fu possibile riprendere Minorca, ma di fronte a Gibilterra ogni attacco si infranse; la roccaforte inespugnabile, vera chiave del Mediterraneo rimase in possesso britannico permettendo poi agli inglesi di dare il colpo di grazia alla talassocrazia francese.

Il secolo decimonono segnò l'affermazione decisiva della potenza inglese nell'Oceano Indiano e nel Mediterraneo, in Africa ed in Asia ripagandola ad usura della perdita delle colonie americane; dall'India le sue private compagnie commerciali, sempre più sorrette e controllate dallo Stato, importavano in Inghilterra ricchezze favolose. La necessità di procurarsi salda base sulla via delle Indie e la cupidigia della ricca terra del Capo determinò l'Inghilterra a scacciare l'Olanda anche dall'Africa del Sud, ove intraprendenti coloni olandesi si erano stabiliti fin dal 1645; aiutati dai Francesi, che non se lo facevano ripetere due volte quando c'era da assalire qualcuno, purché toccasse anche a loro una parte del bottino, gl'Inglesi si impadronirono della Colonia del Capo, ma come era già avvenuto altrove finirono con il litigare ancora con i francesi per la spartizione della famosa pelle, dell'orso. Dopo l'incubo tormentoso delle guerre napoleoniche, nel rimaneggiamento generale che seguì anche nel campo coloniale, l'Inghilterra con la convenzione dell'agosto 1814 costrinse l'Olanda a cederle definitivamente la Colonia del Capo. L'Oceano Indiano diventò così un vero mare interno dell'Inghilterra, la quale avendo ormai le mani libere ritornò al Mediterraneo per le ultime mosse che ancora le restavano a completare in questo scacchiere l'orgogliosa egemonia marittima mondiale.

Gli Inglesi a Malta.

Così l'Inghilterra, estranea al Mediterraneo, prima ancora che l'apertura del Canale di Suez le rivelasse l'imperiosa necessità di impadronirsene per il diretto e rapido collegamento con il suo sterminato impero coloniale, si interessò del Mediterraneo non altro che per impedirvene l'indisturbata prevalenza della flotta francese e amicarsi la Turchia per opporla alla Russia, che amica della Francia non faceva mistero delle sue aspirazioni mediterranee. Gibilterra, dopo mille prove si era dimostrata imprendibile; se Minorca era stata perduta, bisognava ripagarsene con qualche cosa di meglio; l'occasione propizia venne per gli inglesi quando, nel 1798, Napoleone, passando con la sua spedizione in Egitto, nei paraggi di Malta aveva ritenuto utile di occuparla, lasciandovi un agguerrito presidio. L'italianissima e gloriosissima isola era dominio del Re di Napoli e l'Inghilterra disinteressatamente si offrì di liberargliela, assicurando che non aveva nessuna mira territoriale e che perciò l'avrebbe sgomberata non appena il pericolo napoleonico nel Mediterraneo fosse scomparso; il Borbone accettò di buon grado la generosa offerta britannica, ma ad isola espugnata dopo due anni di duro assedio ed aspro combattimento, ne chiese invano la restituzione, perché l'Inghilterra nel superiore interesse della sicurezza del Mediterraneo non si decideva ad andarsene. Più tardi al Congresso di Vienna del 1815, il Re di Napoli si appellò ai sacri diritti per chiedere l'evacuazione della sua isola; ormai l'astro napoleonico era tramontato per sempre e l'Inghilterra poteva rinunciare alla sorveglianza del Mediterraneo. Alle lamentele del Borbone rispose però Metternik, il deus ex machina del Congresso, che, a compenso del silenzio dell'Inghilterra su una nuova spartizione dell'Italia secondo gli interessi austriaci, sostenne che la delicata situazione del Mediterraneo imponeva la necessità di lasciare definitivamente gli inglesi a Malta per garantire la sicurezza della navigazione internazionale.

L'Inghilterra si piazzò così nel Mediterraneo Centrale trasformando subito Malta in una munitissima base navale allo scopo di tenere ancora d'occhio la Francia e stroncarne in tempo ogni ritorno offensivo, ogni velleità di rivincita.

Lo splendore della stella napoleonica aveva esasperato gli inglesi perché sapevano che Napoleone mirava ad annientare sul mare la potenza inglese, visto che nessuno aveva potuto resistergli in terra.

Napoleone e il Mediterraneo.

Napoleone s'era reso conto che senza il dominio del mare le sue vittorie terrestri sarebbero state effimere e persuase la Francia ad apprestarsi una potentissima flotta in grado di potere tener testa a quella inglese. E che cosa ne pensasse l'italiano Bonaparte dell'ingerenza inglese nel Mediterraneo, lo si può desumere dalla definizione che egli aveva dato di questo mare in un momento in cui concepiva un'Italia libera e unita ma federata alla Francia : "Un grande lago francese". L'Inghilterra rispose col blocco e coalizzando tutte le potenze navali europee contro la Francia; il selvaggio bombardamento di Copenaghen sta a dimostrare la preoccupazione britannica di abbattere Napoleone, suo incubo tremendo. Il 1° agosto 1798 Nelson incontrò ad Abukir il grosso della flotta francese e le inflisse una dura sconfitta, senza riuscire affatto ad impedire lo sbarco di Napoleone in Egitto; nel 1805, dopo avere impedito lo sbarco dei franco-spagnuoli in Inghilterra, lo stesso Nelson ne inseguì le flotte riunite fino alle Antille, assaltandole ed annientandole nei pressi di Trafalgar in una memoranda battaglia che gli costò la vita.

Nelson e Caracciolo.

Di Nelson, i patrioti italiani debbono ricordarsene con disgusto e raccapriccio perché il suo nome va associato alla turpitudine di cui l'ammiraglio inglese si macchiò violando gli onorevoli patti di capitolazione che dal Cardinale Ruffo erano stati stipulati con gli eroi della Repubblica Partenopea: l'ombra invendicata del prode ammiraglio Francesco Caracciolo ha oscurato per sempre la gloria di Orazio Nelson, degno prosecutore delle gesta di Drake, l'eroe nazionale britannico!

Orazio Nelson facendosi consegnare Caracciolo dalla Corte Marziale Borbonica, non lo fece per salvare cavalierescamente un valoroso compagno che più volte aveva avuto a fianco nel rischio e nella gloria di battaglie navali, ma per assassinarlo senza alcun processo, calpestando ogni norma di umanità e di diritto, facendolo impiccare come un volgare malfattore al pennone della sua nave. Così facendo, l'ammiraglio inglese non fece altro che applicare i sistemi soliti del suo paese; Caracciolo, oltre ad essere personalmente antipatico all'orgoglioso Nelson perché in molte imprese si era rivelato più abile e valoroso, aveva avuto il grandissimo torto di essersi messo a capo della Repubblica Partenopea, vale a dire di un regime che si sarebbe schierato con la Francia di Napoleone. Ora, finché un interesse straniero coincide con quello britannico si può contare sull'appoggio britannico, perché quell'interesse non è in realtà straniero, ma britannico; ma se ne è fuori, bisogna fare inesorabilmente i conti con gli interessi britannici.

La politica britannica verso gli Stati italiani.

La politica britannica verso gli Stati italiani, allora era tutta imperniata in funzione antifrancese; essere con la Francia, anzi non essere contro la Francia, significava avere contro l'Inghilterra. Gl'Inglesi ben sapevano che avrebbero potuto conservare il predominio del Mediterraneo fintanto che ai franco-spagnuoli non si fossero unite la flotta sarda e la flotta napoletana, che erano le sole flotte di una certa importanza dopo quella francese; ecco perché l'Inghilterra poi non gradì troppo l'idea di un'Italia una, libera ed indipendente dalle Alpi alla Sicilia; temeva che si sarebbe presto emancipata e non si è sbagliata!

Risveglio coloniale francese.

Non erano trascorsi dieci anni dalla morte di Napoleone che la Francia, con il pretesto di porre termine agli atti di pirateria consumati dai barbareschi a danno del suo naviglio mercantile, nel 1830 sbarcò in Algeria, che dopo vent'anni di lotta con l'indomito Abd el Kader poté interamente occupare e pacificare, trasformandola nella, più fiorente colonia del suo risorgente Impero. Rapidamente la Francia si scosse e volse le sue mire di conquista nel Marocco, in Tunisia, in Egitto, al Sudan, riprendendo l'idea napoleonica di costituire un blocco omogeneo transafricano dal Mediterraneo al Mar Rosso senza discontinuità di territorio, da dove puntare poi verso l'Asia.

L'Inghilterra si rimise di nuovo in guardia e lasciò fare attendendo l'opportunità di intervenire stando al sicuro nelle sue basi del Mediterraneo occidentale. Dopo avere avversato inutilmente il progetto del Canale di Suez, troppo tardi s'accorse dell'errore commesso, pentendosi amaramente di essersi lasciata sfuggire l'occasione di fare propria la nuova via che l'intraprendenza ed i capitali francesi valorizzando il genio ed il lavoro italiani avevano aperto in poco meno di dieci anni al traffico mondiale su una rotta vitalissima per le comunicazioni dell'impero britannico.

Il definitivo assestamento inglese nel Mediterraneo.

Nel 1875 l'Inghilterra approfittando degli imbarazzi finanziari in cui versava l'Egitto si propose di sanarne il bilancio ad una condizione, formulando un grazioso ricatto : l'Egitto aveva 176.602 azioni del Canale; ebbene l'Egitto cedesse alla benefattrice Inghilterra il pacchetto delle azioni e le sue finanze sarebbero state risanate. Lord Derby, negoziatore del prestito rese così all'Inghilterra l'impagabile servizio di farla partecipe, quasi a parità di condizioni della Francia, della proprietà e gestione del Canale di Suez mentre l'Egitto restava ancora libero; il sistema mediterraneo inglese ancora non era completo ed il colpo di mano definitivo venne effettuato tre anni dopo; il 4 giugno 1878 infatti, 1'Inghilterra occupò — anche questa a titolo provvisorio, si sa — Cipro "senza ledere — disse — i diritti sovrani della Turchia", anzi per sventare la minaccia russa che s'addensava al Bosforo.

Fu appunto in occasione della pressione russa verso i Dardanelli che l'Inghilterra schierandosi dalla parte della Turchia si fece dare in pegno l'isola di Cipro; anche per quest'isola come per Malta, l'Inghilterra diede assicurazione al più debole alleato che avrebbe cessato l'occupazione non appena il pericolo del comune nemico fosse del tutto scomparso. Tuttavia Cipro, che non era turca ma greca, subì la stessa sorte di Malta dovendo servire, come senza equivoci si espresse Gladston "propre à fortifier l'Empire" nel Mediterraneo Orientale. Non era ancora tutto; secondo il piano strategico inglese mancava un altro pilastro a rendere invulnerabile il suo sistema: l'Egitto.

La nuova svolta della politica anglo-francese.

Intanto che la Gran Bretagna si assideva a despota del Mediterraneo, sorgevano nel firmamento europeo quasi contemporaneamente due nuovi Stati, la cui apparizione determinava un nuovo orientamento franco-inglese.

L'Impero Germanico, che si era costituito ad opera della Prussia dopo la guerra fra essa "l'Austria, germinata dalla rivalità sorta nella Confederazione Germanica, in cui il Congresso di Vienna del 1815 aveva riunito gli antichi Stati federali Germanici sotto la preponderanza dell'Austria e l'Italia che aveva finalmente conseguito l'unità, la libertà e l'indipendenza. La guerra austro-prussiana conclusa nel 1866 a Sadowa aveva dato luogo alla fondazione del nuovo impero della Germania del Nord presieduto dalla Prussia; l'epopea del Risorgimento, che i nostri padri avevano vissuto e saputo realizzare fra il carcere e l'esilio, la tortura ed il patibolo professando la vera religione della Patria, in tempi in cui era vietato agli Italiani averne una e delitto persino desiderarla e pensarla, aveva posto il mondo di fronte alla nuova Italia, ormai non più soltanto un'espressione geografica, ma uno Stato giovane ed esuberante.

Il sorgere quasi simultaneo dell'Impero di Germania e del Regno d'Italia mutò d'improvviso orientamento alla politica franco-britannica, capovolgendone i termini; mentre fino ad allora la rivalità franco-britannica aveva improntato di sé gli avvenimenti internazionali nella lotta fra le due egemonie, verso la fine del secolo scorso la Germania e l'Italia entrarono nei calcoli delle due egemonie sospingendole l'una nelle braccia dell'altra.

Fachoda.

Già prima di Fachoda la Francia era andata orientandosi verso una politica assai meno intransigente con l'Inghilterra, alla quale aveva ceduto in ripetute occasioni il passo; così rinunziando al suo sogno transafricano essa non raccolse i frutti della travolgente corsa del Capitano Marchand attraverso il Sahara e pur essendo giunta al delta del Nilo, assai prima di Lord Kichtener, s'inchinò umiliata e rassegnata alla prepotenza britannica ammainando la propria bandiera. Dopo una lotta di secoli con la implacabile rivale, la Francia di Sédan, superando ogni repugnanza si adattava in sottordine al ruolo di violino di spalla accanto all'Inghilterra, cui ormai la legavano l'eguale interesse di conservare ovunque il maltolto ed analoghe apprensioni contro l'invadente spirito di imperialismo germanico.

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