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MOVIMENTO FASCISMO E LIBERTA' |
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Egidio Moleti di Sant'Andrea - ROMA NELLA CIVILTÀ MEDITERRANEA - |
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capitolo IX LUCI ED OMBRE MEDIOEVALI
E quando bisanzio, degenerata nel cosmopolitismo intrigante, crapulone ed affarista ostenterà nel sopravvissuto pomposo cerimoniale ellenico la vanità del rango imperiale, cui quasi inconsciamente è pervenuta per luce riflessa di roma, saranno le piccole città costiere d'italia che, cresciute nel ristagno delle invasioni barbariche, riprenderanno la tradizione marinara romana intessendo traffici con gli scali del levante, e sostituendosi a poco a poco alla ormai imbelle marina bizantina. da venezia a ravenna, da pisa ad amalfi, da bari a genova, dalla campania alla sardegna, alla sicilia ovunque, lungo le frastagliate coste degli ottomila chilometri di litorale dell'italia peninsulare e insulare sorgono centri marittimi intraprendenti e attivi che riaffermano, nel nuovo incoercibile anelito di vita, l'ansia dell'italia tutta, protesa sul suo mare. La conquista dell'Oriente. Fin dal 688 navi e marinai siciliani erano salpati dalla sicilia per contrastare agli arabi la conquista di cartagine, venezia già da tempo esercitava il traffico sulle coste italiane, divenendo poi con ravenna l'intermediaria di ogni scambio con bisanzio. avviandosi poi rapidamente a rango di potenza marittima, mettendosi in testa a tutte nei porti dell'asia minore, di siria e d'egitto, fin tanto che, emancipatesi dalla soggezione dell'impero d'oriente con il distacco dell'esarcato, della pentapoli e del ducato romano da bisanzio, nell'inimicizia fra greci ed italiani derivatane, essa diventerà la protettrice di questi ultimi nei mari d'oriente. amalfi, che fin da epoca anteriore alle crociate si è spinta nei porti della siria, vi gode di speciali privilegi, prospera nel florido commercio con la barberia e rimarrà celebre con la famosa tabula amalpha o protontina, primo vero codice di diritto marittimo. vedremo poi, mercanti di bari svolgere intenso traffico con bisanzio e costituire floridissimi empori di merci italiane nei principali porti del levante e quando nel 1082 l'imperatore d'oriente domanderà a venezia l'aiuto della sua flotta contro i normanni assalitori dell'impero, le concederà un porto franco sul bosforo e libertà di scali marittimi e di commercio in tutti i porti dell'Impero; soltanto Cipro e Candia ne rimarranno precluse, ma in compenso Venezia si spingerà sul litorale della Sicilia conquistandone i mercati e spingendo la sua penetrazione commerciale fin verso l'interno attraverso qualunque corso d'acqua che fosse appena navigabile. Così i Pisani otterranno da Tancredi un quartiere a Costantinopoli, uno scalo e concessioni doganali, una strada e una chiesa in Laodicea, piena libertà di commercio e franchigia autorizzata in tutto il principato e più tardi otterranno particolari privilegi a Tripoli stanziandovi un altro quartiere Pisano. Privilegi e concessioni verranno ancora accordati a Genova e ad altre città, mentre Pisa riceverà dall'arcivescovo Daiberto Giaffa e Gerusalemme, la cui difesa dagli infedeli, i Pisani saldamente assicureranno. A veneziani e pisani si aggiungeranno dopo, a Costantinopoli amalfitani e genovesi, nuovi empori sorgeranno e cittadini di Bari, di Trani, di terra di Campania e di Sicilia, di Firenze e di Ancona affluiranno in gran copia sulle rive del Bosforo, ove i dialetti d'Italia si ascolteranno più frequentemente che ogni altra lingua. La rivalità per il primato fra Genova e Venezia. Prima, durante e dopo le Crociate, le città marinare d'Italia battono il primato per tutti gli scali d'Oriente, hanno fondachi e quartieri non solo nei centri più importanti dell'Oriente dall'Asia Minore al Mar di Levante, ma sono prevalsi in Egitto con intensità di traffici e di commerci, si sono spinti, fino al Caspio e al di là della Penisola Arabica, mentre Genova sbarrando con incrociatori lo stretto di Bab el Mandeb medita di creare presso il parallelo di Aden un grande porto destinato ad accogliere il flusso del commercio Indiano e farsene monopolio, impedendo così la via del Mar Rosso e l'accesso al Mediterraneo, alle navi indiane dirette in Egitto. Per parecchi secoli nel corso del Medio Evo le vicende mediterranee si identificano in quelle prodigiose di Genova e Venezia, che vere protagoniste della storia, giunte all'apogeo della loro potenza, anziché fondere le loro energie, solidarizzando imbattibili contro qualunque nemico, divennero fatalmente rivali ed antagoniste, gelose l'una dell'altra in perenne disputa per la conquista di mercati e di ricchezze, nobilmente ma sterilmente emulandosi e superandosi alternativamente in imprese epiche e leggendarie, ove l'una non rimaneva mai seconda all'altra. I nomi delle città marittime non importano, esse riaffermarono il primato di Roma nello splendido risveglio comunale d'Italia, il primo anelito della coscienza nazionale che si andava tumultuosamente formando; cosicché quando si dice Roma, non è la città dei sette colli che si vuole identificare nella sua configurazione topografica, ma si vuole intendere il mondo latino e particolarmente l'Italia comprendendo nel suo nome fatidico, tutta intera la Patria, dalle città più illustri ai comuni più oscuri. Sicché non importa se Firenze nel Medio evo oscurò la fama di Roma, né se Venezia, Genova, Pisa, Amalfi e le altre gloriose città marinare prevalsero splendidamente; se Roma in quel periodo tacque per il fatale volgere delle vicende medievali; la prova tangibile che il senso di romanità, lo spirito imperiale da essa tramandato nella nostra stirpe non cessarono mai di esistere, si rileva appunto nel miracoloso fiorire dei Comuni d'Italia, che in pieno dominio barbarico durante l'oppressione feudale seppero conquistare la propria libertà e conservarla fra sanguinose lotte intestine, riprendendo in pugno la fiaccola del sapere, della civiltà e del progresso irradiando tanta luce d'arte, di poesia, di cultura, di scienza e di fede, da abbagliarne il mondo intero in quello splendido periodo che cominciato con l'Umanesimo raggiunse le vette sublimi del Rinascimento. Che importa se la penisola fosse solcata da milizie straniere, se imperatori e re se ne contendessero il dominio, se Roma stessa fosse sovente teatro delle sacrileghe lotte di famiglie ambiziose, che si contendevano il Papato; se ovunque le fazioni si azzuffavano e lo straniero ne approfittava per scorrere in lungo ed in largo l'Italia, col pretesto di accorrere qua e là per castigare un prepotente, per soccorrere un debole o per proteggere un vinto, il buon sangue antico scorreva per le vene degli italiani e non mentiva; la linfa vitale si rinnovava in attesa della svolta decisiva del destino! Inizi di storia italiana. Nella oscura notte medievale, le città italiane esprimevano la loro individualità storica diradando le tenebre, che nei tre secoli anteriori al fatidico anno mille, avevano avviluppato gli spiriti oppressi, comprimendo ogni anelito di vita, ogni tentativo di rinascita, ogni sforzo di resurrezione. E' sugli albori del secolo decimoprimo che si inizia la vera storia del popolo italiano; fino ad allora le città avevano strenuamente faticato per darsi una vita indipendente, per emanciparsi e fortificarsi elevando mura, dandosi libere costituzioni, proiettandosi verso l'avvenire; superato il traguardo del secolo profetizzato della fine del mondo, gli uomini vennero riguadagnati alla vita con più serena fiducia e rinnovellata speranza; gli italiani soprattutto si sentirono rinascere e si accinsero a ricostruire la loro esistenza, a riaffermare il loro io. L'istintiva repulsione verso l'imperatore germanico, lo spirito di ribellione verso il barbaro invasore, l'ansia sfrenata di libertà caratterizzarono il nuovo spirito unitario che in Italia andava sbocciando. Dalla lotta fierissima che il Comune di Milano, con l'arcivescovo guerriero Ariberto d'Intimiano, nell'impeto irresistibile di tutte le forze del popolo, serrate intorno al Carroccio, sostenne contro l'Imperatore, sconfiggendo gli eserciti imperiali e volgendoli in fuga precipitosa a Legnano il 29 maggio 1176, al riaccendersi dell'amor di Patria e di libertà dei Bolognesi che nel 1242 alla Fossalta sbaragliavano ancora gli eserciti germanici, gli italiani dimostrarono il loro ardore ed il loro ardire nel Comune anelito di liberarsi dai ceppi di un feudalesimo che li faceva schiavi di un padrone straniero. L'ansia di rinfrancarsi e di rinnovarsi era manifesta dappertutto per molti segni, e nell'insofferente Sicilia ne fu terribile segno ammonitore, l'insurrezione popolare scoppiata in quello stesso torno di tempo, nel 1282 a, Palermo contro gli Angioini, per l'oltraggio che un soldato francese aveva pubblicamente arrecato ad una giovane popolana all'uscita della funzione religiosa del Vespro; rapida come la folgore la rivolta si propagò in tutta l'isola, al grido: "A morte i francesi", ed in brevissimo tempo non un solo francese vivo rimase in terra di Sicilia. Rinascimento. Sintomi evidenti di un nuovo stato d'animo, della maturità di un popolo che, ribellandosi alle potenze allora costituite toglieva alla Chiesa la fiaccola per ridurla al solo dominio spirituale ed illuminare il proprio cammino e, allo straniero oppressore strappava la spada, per riscattarsi dal servaggio, affermando la propria libertà comunale. I Comuni esuberanti di libertà non sanno fondere le loro energie per costituire fin da allora la grande, invincibile Italia sulle orme ancora recenti dell'universale impero di Roma? Le città discordi, rivali e litigiose, avide di spazio e di dominio non sanno vedere che al di là del mare che tutte dolcemente li lambisce, vi è tanto spazio da potervi affermare qualsiasi dominio, da potervi raccogliere qualunque ricchezza? L'Italia è teatro delle lotte insane, infeconde e fratricide fra i suoi stessi figli, mentre gli stranieri scorrazzano da padroni in lungo e in largo per tutto il suo territorio, approfittando delle sacrileghe lotte per affermare il loro dominio sui dominatori del mondo? Non importa! La linfa vitale della stirpe, prodigiosamente sviluppata nello spirito dell'individuo, farà sì che l'Italia diventi, proprio in quel periodo di "luci ed ombre medievali" da Dante in poi, per tutto il Rinascimento splendido faro di luce all'Europa ed al mondo civile. Il genio degli italiani fu eccelso in ogni campo; si può dire che la vera civiltà mediterranea, quella che ha improntato di sé tutto il mondo moderno, sia fiorita proprio fra il Trecento e il Seicento, quando l'Italia non era che una espressione geografica, ma l'anima italiana, di quante e quali umane e divine espressioni, capace! Dante giganteggia in quest'epoca come il più italiano degli italiani, è nelle arti, il Grande dei Grandi, alla cui grandezza tutti i grandi dell'umanità si inchinano. Dante, sublime cantore della nuova Italia, i cui sacri confini vaticina riallacciandone nel canto immortale, il destino all'antica romanità, ed appellandosi all'unità etnica e spirituale della stirpe, invoca la tregua delle fazioni, onde risorga all'avita grandezza. Se Dante trionfò della lingua italiana, imponendole nella sua armoniosa bellezza le regole sublimi anche nella comune parlata, Petrarca è il bardo del classicismo, perché rielevò a dignità di stile all'eleganza dell'uso, la lingua e l'eloquenza latina, animando gli studi per le opere dei grandi maestri della latinità, additando i magnanimi esempi dell'antica Roma, che in lui suscitano ammirazione intensa e commozione profonda nella trepida speranza che possa ritornare all'antica potenza. Come si fa a nominarli tutti, ad accennarne solo di scorcio, il geniale contributo da tutti apportato alla causa del progresso nelle lettere, nelle arti, nelle scienze? Da Boccaccio, che completa il trittico dei maestri basilari della lingua italiana, a tutti gli altri, e ne nominiamo solo qualcuno a casaccio, (Giotto, Arnolfo, Carpaccio, Raffaello, Giorgione, Tiziano, Antonello, Correggio, Tintoretto, Veronese, Alberti, Leonardo, Bramante, Michelangelo, Ariosto, Tasso, Boiardo, Guicciardini, Machiavelli, Cellini, Galilei, Torricelli), sono nomi di giganti che si affollano nella storia di questo splendido evo, rigogliosa messe di geni e di scienziati universali, fiorita in Italia, a smentire proprio che in quel momento il Mediterraneo avesse perduto il millenario primato! |