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MOVIMENTO FASCISMO E LIBERTA' |
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Egidio Moleti di Sant'Andrea - ROMA NELLA CIVILTÀ MEDITERRANEA - |
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capitolo I LA CIVILTÀ MEDITERRANEA
Nella storia dell'umanità il Mediterraneo occupa il posto fondamentale; esso è stato in ogni epoca il crogiuolo dell'evoluzione e del progresso; la prima fioritura di qualunque nuova semenza è sbocciata attorno al suo bacino, propagandosi dall'Asia Anteriore al litorale d'Africa ed all'Europa del sud e, da qui, attraverso Atene e Roma per tutto il mondo. Nel travaglio millenario e nelle alternative dei secoli i popoli litoranei del Mediterraneo, dopo essersi aspramente combattuti, hanno finito con l'adattarsi a vivere ciascuno nei limiti naturali assegnati a ciascuna stirpe, frammischiandosi e confondendosi armonizzando in pacifica convivenza la loro vita. Sono questi i popoli, così detti di civiltà Mediterranea, accomunati da uguali caratteristiche geofisiche, climatiche e antropiche, nonché dalle comuni vicende storiche e dal divino privilegio di aver tenuto a battesimo tutta l'umanità civile, perché ogni passo avanti verso l'avvenire, ogni scoperta e ogni conquista che in tutti i tempi ha apportato per il mondo la scintilla del progresso e del benessere, ha avuto origine da popoli di civiltà mediterranea. La cultura mediterranea. Mediterranei sono il sapere e la scienza, l'arte e la letteratura, ogni segno di evoluzione, ogni impulso di progresso nel cammino della civiltà mondiale, sia che vogliamo ricercarli nelle vestigia antichissime e nei monumenti imperituri dei popoli siri e aramei, assiri e babilonesi, ebrei o israeliti, cretesi e micenei, arabi o fenici, egiziani e berberi, greci e siculi, liguri ed etruschi, italici e romani, sia che andiamo ad identificarli nelle favolose vicende di Ninive e Babilonia, nella saggezza di Salomone, nell'alfabeto dei fenici e nelle cifre degli arabi, nel fastigio dei Faraoni o in quello non meno splendente dei Tolomei, nella luce della civiltà minoica o cretese, nelle epiche gesta troiane, nello splendore della civiltà ellenica, da Platone a Socrate, da Pitagora ad Euclide, da Fidia a Prassitele, da Pericle ad Alessandro Magno ed a tutte le somme altezze del genio Greco in ogni campo. Atene e Roma. Mediterraneo rimase il corso della civiltà mondiale allorché la Grecia con le vittorie di Maratona e di Salamina (480 av. Cr.) scongiurò la grave minaccia dell'espansione Persiana in Occidente, mentre nello stesso anno i Siracusani scacciavano i Cartaginesi dalla Sicilia. Romano diventò finalmente il Mediterraneo e perciò Mare Nostrum, quando Roma, con il fascino leggendario della sua origine, esercitando potente forza di attrazione raccoglieva dalle mani della Grecia la fiaccola, ancora vivida della sua civiltà; ed animandola di una luce nuova, riusciva a rendere 'duratura la costruzione imperiale che Alessandro Magno aveva abbozzato, cementandola con la sua forza unificatrice morale, militare e politica e romanizzandola con le sue leggi ed i suoi costumi. Romano restava ancora il Mediterraneo con la vittoria che, dopo oltre un secolo di rivalità aspramente guerreggiata (265-146) veniva riportata sull'indomita Cartagine, decidendosi in quello stesso anno (146 av. Cr.) la supremazia assoluta di Roma, perché con la presa di Corinto, anche la Grecia venne definitivamente assoggettata. Aveva così inizio la civiltà Mediterranea definitiva, quella che doveva dare il suo afflato a tutto il mondo moderno e contemporaneo. Il mare nostrum. Romana e perciò Mediterranea, fu la civiltà propagatasi in tutta Europa attraverso l'irresistibile marcia di Cesare, che non si arrestò né davanti a Illirici, né a Galli e ad Elvezii, né a Svevi e Usipeti, né davanti a tutti gli altri popoli germanici, né davanti a Teutoni e Britanni; ma tutti schiacciò e sottomise estendendo il dominio di Roma anche sulla odierna Inghilterra ove veniva fondata Londinium (Londra). La civiltà cattolica. Romana fu la organizzazione universale dell'Impero, che al suo apogeo comprendeva, si può dire tutto il mondo allora conosciuto; e quando i destini di Roma pagana e imperiale volsero fatalmente al declino attraverso le invasioni barbariche e la prevalenza di Bisanzio, Paolo ed Agostino sul Mare nostrum veleggiarono per restituire all'Urbe universale la sua perenne funzione nel nome di Cristo, che dall'oriente Mediterraneo, nella Palestina ancor oggi tormentata, si era fatto banditore ed apostolo, profeta e martire del nuovo Credo della redenzione umana. Durante la decadenza di Roma, i barbari popoli nordici si affrettarono a calare nella nostra penisola attratti dal clima e dalla ubertosità dell'Italia ed ivi, sulle rive del Mediterraneo si civilizzarono, senza essere però riusciti ad assicurarsene il dominio, essendo fra di loro in perenne contesa ed aspramente contrastati, ora da Bisanzio ed ora dalla Chiesa e, sempre dagli insofferenti baroni feudali e dai liberi comuni italiani. Nella storia della colonizzazione americana il posto d'onore è della civiltà mediterranea perché mente e cuore, ingegno e braccio sono nostri ed ovunque si rivela l'impronta della nostra razza sublime di navigatori, esploratori, lavoratori, conquistatori, missionari, pionieri, colonizzatori. Il Canale di Suez, Tutti sappiamo che in occasione della spedizione in Egitto, Buonaparte si era ripromesso di realizzare l'impresa dell'apertura del Canale di Suez; fu solo nel 1869 che il Canale di Suez, costruito sul progetto dell'italiano Negrelli, venne aperto alla navigazione mondiale, rivalutando in pieno il Mediterraneo sotto ogni rapporto e funzione. L'avvento dell'Islam. Il Mediterraneo rimase per qualche secolo teatro delle incursioni saracene, allorché fra il VII° e il IX° secolo, le forze dell'Islam dilagarono con prepotente spirito di espansione dalla natìa Arabia per tutta l'Asia Anteriore e da qui lungo il litorale d'Africa in Spagna, in Sicilia, in Sardegna e sulle coste dell'Italia meridionale e centrale, minacciando di voler sommergere e annientare il mondo cristiano, pur apportando utilmente un originale contributo all'ulteriore evoluzione della civiltà mediterranea. Con la riscossa della cristianità, il Mediterraneo ridivenne latino e le Crociate videro i legni delle audaci repubbliche marinare italiane scortare i Cavalieri imbarcatisi per la liberazione del Santo Sepolcro; intanto non c'era scalo del Levante, porto balcanico, costa asiatica o africana, ove Genova e Venezia, Pisa e Amalfi non avessero fondachi e fattorie, stazioni e porti franchi esercitando presso che il monopolio del traffico fra l'Europa e l'Oriente, restituendo il Mare Nostrum alla sua portentosa funzione di fulcro della civiltà mondiale. Nuove vicende. E se la scoperta di Colombo nel 1492 fece spostare decisamente la corrente dei traffici, dei commerci e della navigazione verso l'Oceano, sulla rotta delle nuove terre ove convergevano tutti gli interessi e sembrava che il Mediterraneo avesse esaurito il suo compito, Venezia, la più duramente colpita, concepì nell'età moderna l'impresa del canale di Suez, ma non poté tentarla per gli ostacoli malignamente frapposti e tuttavia non si diede per vinta. Comunque, la civilizzazione dei nuovi continenti è capolavoro Mediterraneo e particolarmente della nostra gente, perché senza Colombo e Vespucci, i Caboto e Verrazzano le nuove terre non sarebbero state scoperte e identificate, Spagna e Portogallo, Francia e Inghilterra forse non avrebbero realizzato i loro floridissimi imperi coloniali. Il Mediterraneo ritornò ad essere un Mare assai conteso; del resto per i popoli del vicino, medio ed Estremo Oriente non era mai cessato di esserne la suprema aspirazione; ma a Canale di Suez aperto era diventato passaggio obbligato per la navigazione diretta nelle Indie, in Estremo Oriente ed in Australia essendosene di gran lunga accorciato il percorso in confronto alle precedenti rotte atlantiche. Frattanto l'Italia aveva riacquistato la libertà, l'unità e l'indipendenza riaffacciandosi nel suo mare saturo di tanta gloriosa storia ed accorgendosi purtroppo di esservi non più regina ma prigioniera, mentre la Gran Bretagna, unica potenza extra Mediterranea, se ne era accaparrata le migliori posizioni strategiche, piazzandosi a Gibilterra porta dell'Atlantico, a Malta chiave del canale di Sicilia, a Cipro chiave del sistema strategico del Levante Mediterraneo, a Suez sentinella del Mar Rosso. La nuova Italia. Geograficamente l'Italia è prigioniera del Mediterraneo; sul litorale di questo mare, che variamente prende anche i nomi di Adriatico, Ionio e Tirreno essa si stende per una lunghezza complessiva di chilometri 7.963 tra coste insulari, peninsulari e continentale. L'Italia ha sempre avuto un primato indiscutibile nel Mediterraneo; anche quando giaceva sotto il dominio straniero, aveva avviato spontanee correnti emigratorie in Tunisia, nel Marocco, nell'Egitto, in Terra Santa, riaffermando nel primato dell'ardimento, del lavoro e della colonizzazione, il primato della razza. La libertà commerciale, economica e politica dell'Italia, per la sua situazione fra i due bacini e per il suo immenso sviluppo costiero è subordinata alla libertà e sicurezza del Mediterraneo, questo mare è per noi ragione suprema di vita e di morte; consapevole d'una tale necessità nel 1911 l'Italia compì il primo gesto di affermazione mediterranea, perché in tale occasione occupò Rodi e le isole dell'Egeo, assai importanti come posizioni strategiche e d'infiltrazione nel Levante. All'indomani della guerra europea, Francia ed Inghilterra attraverso la finzione dei Mandati si impadronirono di altre posizioni strategiche sul litorale della Siria e della Palestina aumentando lo squilibrio mediterraneo a danno dell'Italia, cui anzi si tentò togliere Rodi e le Isole dell'Egeo, conservate poi all'Italia dalla ferma politica mussoliniana. Il trapasso fra l'Italia d'anteguerra e l'Italia fascista è avvenuto fra contrasti e difficoltà di ogni genere; solamente la fermezza del Duce ha saputo imporre l'altissimo prestigio della Nazione, formidabilmente armata in terra, in mare e in cielo. Lo squilibrio del Mediterraneo. Lo squilibrio del Mediterraneo perdura a danno dell'Italia, la quale, se oggi si è messa in condizioni di non temerlo, non intende rimanere seconda a nessun altro nel regolamento definitivo di tutte le quistioni mediterranee per la tutela dei suoi interessi, per la libertà e sicurezza di navigazione al di qua e al di là del Canale di Suez e dello Stretto di Gibilterra. E' nell'interesse della pace e per il bene dell'Europa riconoscere i diritti Mediterranei prevalenti dell'Italia, perché così soltanto potrà equilibrarsi l'antagonismo dei diversi popoli che con la loro civiltà, il loro commercio ed il loro traffico si incontrano nel Mediterraneo. Nel Mare Nostrum, ove si sono mescolate le correnti delle civiltà orientali, della civiltà ellenica e della civiltà romana, il lievito dell'Evangelo e del Corano per comporre la più antica e la più giovane delle civiltà attive fatta di fede, d'arte, di scienza, di giustizia e di libertà, Roma dirà la nuova parola nell'idea universale del Fascismo. La leggenda mediterranea di Roma. Protesa nel suo mare, la Regina del Mediterraneo torna a dominare gli eventi rinnovando le fonti della civiltà; Roma, la grande madre di tutte le genti, fondatrice d'Imperi, città leggendaria divinata dall'esule troiano in perpetuità di grandezza, in rinnovellarsi di mitica, eroica tradizione, Roma l'Urbe Universale, culla del cristianesimo, fonte di ogni civiltà, faro di purissima e appassionata fede, oggi, splendidamente trionfa dopo la conquista imperiale nel bimillenario di Augusto. Monumenti ciclopici dell'antica grandezza, archi gloriosi, fori maestosi, colonne onuste, sepolcri celebri, urne cinerarie e cippi marmorei, bronzi e marmi che testimoniate ad ogni passo, in ogni luogo fra i sette colli la grandezza di Roma, oggi finalmente venite riconsacrati alla vostra antica ed eterna funzione; Roma non più meta di turisti stranieri, che di essa non vedevano altro, non cercavano altro, non desideravano altro.... Roma vive oggi del suo classicismo, palpita della sua romanità perché l'Uomo inviatole dal destino e che per volontà di Dio e di Vittorio Emanuele III guida l'Italia ai suoi più alti destini, ha gettato un grande arco nel tempo e nello spazio ricollegando l'Urbe dei Cesari all'Urbe del Fascismo. L'Impero ritorna e la regina del Mediterraneo, non più prigioniera ristà contratta e compressa nel suo mare, ma si protende e si afferma al di là dei propri bacini, ricalcando e ricostruendo le strade imperiali per riprendere il cammino segnato dall'orma degli antichi padri. L'universalità di Roma. "Tutto che al mondo è civile, grande, augusto, egli è romano ancora!". Gli Italiani di oggi possono con legittimo orgoglio affermare che la grandezza della Patria, non si fonda solo nel vanto di una gloriosa antichità, quando pensiero ed azione romani ci condussero al dominio del mondo, ma anche nelle non meno degne, odierne epiche imprese. Oggi l'Italia si è finalmente conquistato il Suo Impero, quell'Impero che ci ha finalmente schiuso il varco nel Mediterraneo ed ove, si rivelerà ancora grande e larga dispensiera di civiltà, facendo risplendere il sole di Roma su terre, ove da millenni imperava l'oscura malefica notte della barbaria incatenata, ma ove, soprattutto raccoglierà i frutti della sua tenacia costruttiva, realizzandovi la sospirata libertà economica. Inesorabilmente, per fatalità storica, l'Italia Fascista si è conquistata il rango di potenza imperiale; non è più la gran signora decaduta che tutti compativano, compiacendosi di mortificarla col ricordo delle sue passate grandezze; non è più la timida e debole pupilla, cara al paternalismo anglosassone di tempi ormai remoti; l'Italia oggi è, perché esiste non soltanto come espressione geografica, non solo perché la grandezza e decadenza dei romani, da Dante in poi per tutto il Rinascimento, è stata universalmente riconosciuta faro perenne di luce all'Europa e a tutto il mondo civile; non solo perché coll'epopea del Risorgimento è riuscita da sola a conseguire la libertà, l'unità e l'indipendenza; non solo perché con la sua decisiva vittoria nella grande guerra ha segnato l'inizio di una nuova era, non solo perché ha saputo annientare l'idra bolscevica rendendo un indiscutibile servizio all'Europa ed al mondo intero, non solo perché è riuscita a conquistarsi quel posto al sole che la prolificità, i bisogni, le esigenze dei suoi figli, la sua posizione ed il suo prestigio, da troppo tempo avevano invano reclamato; ma soprattutto perché Roma nell'idea universale del Fascismo è vessillifera di una nuova civiltà Mediterranea. |