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MOVIMENTO FASCISMO E LIBERTA' |
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VI. GLI ISTITUTI CULTURALI
UNA profonda azione di rinnovamento ha esercitato il Fascismo nei riguardi degli studi storici. In questo campo agivano numerosissimi organismi specializzati, molti dei quali avevano preceduto e accompagnato la formazione della nostra unità nazionale. L'opera da essi svolta, pur ragguardevole per mole e per serietà scientifica, era tuttavia menomata dalla eccessiva difformità di ordinamenti e dall'isolamento regionalistico. La necessità di un coordinamento era sentita già da lungo tempo; la fondazione dell'Istituto storico italiano nel 1883 venne infatti incontro a tale desiderio, ma non corrispose alle aspettative, perché l'Istituto, organo di un regime demoliberale, non poté essere dotato d'autorità sufficiente a vincere le resistenze. L'Istituto storico, rinunciando ad ogni azione organizzativa, si limitò al compito scientifico, che assolse ottimamente colla pubblicazione delle fonti storiche del medioevo. Il Fascismo trovò dunque la situazione immutata, anzi resa sempre più confusa dal fatto che nel frattempo erano sorte altre numerose istituzioni che venivano ad aumentare la già eccessiva varietà di quelle preesistenti. L'opera definitiva di sistemazione, che non poteva più essere procrastinata, fu iniziata dal ministro Ercole e condotta a termine dal suo successore De Vecchi, che vi si è dedicato con particolare attenzione. Alla sommità della gerarchia è stata posta una Giunta centrale per gli studi storici, di undici membri, scelti fra le persone più competenti nel campo degli studi e dell'organizzazione scientifica. Organi della Giunta sono quattro istituti che abbracciano nella loro attività tutta la storia nostra dalle epoche primitive all'età contemporanea. Essi sono il R. Istituto italiano per la storia antica, fondato nel 1935; il R. Istituto storico italiano per il medioevo, proveniente dalla trasformazione dell'antico Istituto storico italiano; il R. Istituto storico italiano per l'età moderna e contemporanea, fondato nel 1934; il R. Istituto per la storia del Risorgimento italiano, proveniente dalla fusione e nuova organizzazione del Comitato nazionale per la storia del Risorgimento e della Società nazionale. Altra creazione notevole ed originale dell'età fascista sono le scuole storiche aggregate agli istituti, delle quali fanno parte professori di ruolo, od anche persone estranee all'amministrazione, che abbiano dimostrato di possedere particolari attitudini nel campo degli studi storici. Ai quattro istituti storici accennati è stato aggiunto di recente un quinto, il R. Istituto italiano di numismatica, fondato col R. decreto-legge 3 febbraio 1936-XIV, n. 223. Esso ha il compito di "promuovere gli studi di numismatica e di sfragistica, nonché l'incremento delle pubbliche raccolte relative, in collaborazione con le regie Sovraintendenze artistiche ed archeologiche". Ricordiamo anche, così di sfuggita, che lo stesso decreto-legge preannunzia il prossimo riordinamento di tutte le società numismatiche del Regno. Agli istituti fanno capo gli organi periferici, e cioè le regie Deputazioni di storia patria ed i Comitati provinciali per la storia del Risorgimento. Le Deputazioni hanno subito un radicale riordinamento nel 1935. Per quanto riguarda la parte istituzionale, esse sono state ridistribuite con un criterio compartimentale: cioè ogni regione italiana, all'incirca, forma l'ambito dell'attività di una deputazione. Naturalmente in alcuni casi è stato necessario procedere a delle divisioni (regia Deputazione per le antiche Provincie e la Lombardia, scissa nelle quattro Deputazioni per il Piemonte, la Lombardia, la Liguria e la Sardegna); in altri casi a delle nuove creazioni (regie Deputazioni napoletana, per le Puglie, per la Calabria, ecc.); ed in altri ancora a delle soppressioni o fusioni (Deputazioni per il Friuli, per le Provincie modenesi e per le Provincie parmensi, ecc.). È utile però osservare che in generale le nuove creazioni sono state poggiate su Enti o società preesistenti, e che le soppressioni sono in realtà delle trasformazioni, poiché gli organismi interessati continuano ad esistere con figura giuridica di "sezioni" delle regie Deputazioni. In totale le Deputazioni sono diciassette, comprese le due nuovissime create per Rodi e per Malta, le quali hanno una speciale organizzazione poiché la loro opera culturale si svolge in un settore che interessa particolarmente anche nazioni e studiosi stranieri. Per quanto riguarda la parte costituzionale le Deputazioni hanno ricevuto un ordinamento che presenta i caratteri tanto degli organismi di tipo associativo libero quanto di quelli a numero limitato di membri. Gli appartenenti alle Deputazioni si distinguono infatti in due categorie principali ben distinte: deputati e soci. I primi sono di nomina ministeriale, hanno l'obbligo di partecipare attivamente alla vita della deputazione e non possono eccedere un certo numero; i secondi sono ammessi invece in numero illimitato e non hanno obblighi particolari. La direzione è affidata a dei presidenti responsabili, che sono assistiti da consigli direttivi, e sono nominati dal Re su proposta del Ministro dell'Educazione Nazionale; essi alla loro volta possono nominare alle cariche esecutive persone di loro fiducia. Le minori società di studi storici esistenti nella giurisdizione d'una deputazione sono divenute sezioni di essa, partecipando alla sua personalità giuridica; tuttavia sono state stabilite varie norme che salvaguardano la loro libertà scientifica ed amministrativa. I Comitati per la storia del Risorgimento, a differenza delle deputazioni, sono provinciali e quindi molto più numerosi. Tale ordine si spiega per il fatto che essi svolgono un'azione che ha una rispondenza più vasta nell'animo del popolo, il quale vibra sempre al ricordo degli eroi e dei martiri del Risorgimento. L'attività della Giunta centrale rispetto alle Deputazioni ed ai Comitati si esplica tanto nel campo scientifico che in quello amministrativo; essa ha infatti il compito essenziale di approvare i piani di lavoro ed i bilanci finanziari degli organi da essa controllati, piani e bilanci che devono essere presentati annualmente in via preventiva ed in sede consuntiva. La Giunta centrale ha inoltre una funzione molto importante, costituita dai rapporti che essa mantiene con il Comitato internazionale di scienze storiche, ch'è la massima organizzazione internazionale in questo campo. Il Comitato, fondato nel 1926, promuove gli studi storici d'interesse generale per mezzo di numerose commissioni, delle quali fanno parte membri d'almeno cinque Nazioni; sollecita dalle Autorità governative dei vari Paesi le informazioni ed i provvedimenti più utili per il progresso delle scienze storiche; organizza infine ogni cinque anni i congressi internazionali, che hanno una vasta risonanza nel mondo degli studiosi. L'Italia ha partecipato sempre attivamente ai lavori delle commissioni e dei congressi internazionali per mezzo di un apposito Comitato nazionale, il quale è stato recentemente (1935) assorbito dalla Giunta Centrale. Considerata nel suo complesso, la nuova organizzazione degli studi storici in Italia appare come una costruzione snella ed armonica. La concezione unitaria e la visione dei fini nazionali che sono alla sua base, come la pratica semplicità del suo funzionamento, sono i segni inconfondibili che le ha impresso il genio del Fascismo. Nella sua squisita sensibilità rivoluzionaria il Fascismo ha sentito subito la necessità di avere a sua disposizione organi che potessero svolgere un'attività d'alto valore morale, politico e scientifico tra il pubblico colto, senza barriere o impedimenti di alcun genere. Son sorti così numerosi gli Istituti fascisti di cultura, che sostituiscono le vecchie e caotiche università popolari. Il loro centro coordinatore è l'Istituto nazionale fascista di cultura che ha sede in Roma e svolge la sua attività per mezzo della sua rivista Civiltà Fascista, di una serie di pubblicazioni e di conferenze. Altri enti di notevole importanza sono l'Istituto italo-germanico, l'Istituto nazionale del dramma antico, l'Istituto di diritto internazionale, l'Istituto per il medio ed estremo Oriente. Troppo tempo e spazio richiederebbe stabilire una lista completa di tutte le altre istituzioni culturali create dal Fascismo. L'Istituto di studi romani, fondato nel 1925, promuove ed organizza, le ricerche e le divulgazioni scientifiche in tutti i campi del sapere che interessano Roma e la civiltà latina. Tra le attività sue più notevoli sono da citare l'organizzazione dei congressi, i corsi di conferenze, la fondazione di una biblioteca romana, la creazione d'uno schedario centrale di bibliografia romana, la preparazione di una monumentale Storia di Roma. L'Istituto ha fondato varie sezioni in Italia ed anche all'estero. Allo scopo di diffondere il libro in più vaste masse di popolo, il Fascismo ha creato l'Ente nazionale per le biblioteche popolari e scolastiche (1932). Il suo compito è d'assistere ai fini del buon funzionamento le biblioteche popolari e scolastiche e di favorirne l'istituzione nei Comuni che ne fossero privi. Esso promuove, con l'autorizzazione del Ministero dell'Educazione, conferenze e corsi d'istruzione per formare personale adatto a tale tipo di biblioteche, ed incoraggia la pubblicazione di libri di carattere educativo. Anche l'Associazione fascista della scuola, benché abbia delle finalità essenzialmente politico-sindacali, svolge una azione culturale; basterà ricordare, ad esempio, la pubblicazione della serie "Enciclopedia del Libro" da essa intrapresa. Particolare importanza riveste il R. Istituto d'archeologia e di storia dell'arte, il quale funziona, per quanto riguarda l'archeologia, da sezione del R. Istituto Italiano per la storia antica. È fornito d'una ricca biblioteca specializzata. La Commissione nazionale italiana per la cooperazione intellettuale (1928) promuove, coordina e disciplina, d'accordo col Ministero degli Affari Esteri, iniziative e manifestazioni di natura culturale e d'interesse internazionale; essa è aderente alla analoga Commissione Internazionale. Un'azione di carattere internazionale è svolta anche dallo Istituto interuniversitario, creato al fine di stabilire cordiali rapporti di collaborazione fra le università italiane e quelle straniere. Infine può dirsi che lo spirito e lo stile del Fascismo siano entrati in tutti gli altri istituti già vecchi d'anni e d'esperienza; è questo il caso dell'Istituto coloniale fascista, della quasi centenaria Società italiana per il progresso delle scienze e dei numerosissimi altri organismi che lavorano di lena e con chiara coscienza delle necessità e del prestigio nazionali. Come più volte è stato notato, la funzione delle accademie, lungi dall'esaurirsi nel nostro tempo fascista, è divenuta sempre più necessaria e rispondente a degli scopi precisi. È un fatto che la forma associativa è la sola ormai che possa offrire agli studiosi i mezzi necessari per approfondire i problemi della scienza e per divulgare i risultati ottenuti; ed è chiaro inoltre che un tale compito non può essere affidato all'università, la quale ha una sfera d'azione troppo vasta e complessa. Quello che si è potuto rimproverare fin qui alle accademie non è stato dunque il principio associativo ch'è alla loro base, ma il modo col quale detto principio è stato attuato. Era impossibile tollerare ancora che in una Nazione che si è data un regime corporativo, espressione di gerarchia e di responsabilità, sopravvivessero organismi retti dalla decrepita prassi democratica delle elezioni e degli autonomismi: prassi che a lungo andare poteva divenire pericolosa, perché costituiva il maggiore ostacolo alla penetrazione delle nuove idee della Rivoluzione. Ad evitare quindi che le accademie e le società scientifiche potessero isolarsi come compartimenti stagni nel grande moto di rinnovamento nazionale, sono intervenuti in questi ultimi anni alcuni provvedimenti legislativi, i quali hanno applicato anche in questo settore i principi fondamentali del Fascismo. Delle innovazioni ricorderemo solo le più importanti. Le assemblee degli istituti di maggiore rilievo devono limitarsi a designare i nuovi membri da eleggere; la nomina è fatta dal Re, o dal Ministro dell'Educazione Nazionale, a seconda dei casi. I membri effettivi hanno l'obbligo della residenza e devono partecipare attivamente alla vita del sodalizio. Se non lo possono a causa della loro salute o dell'età divengono membri "emeriti"; se a causa del cambiamento di residenza, sono messi in soprannumero. Tanto nell'uno che nell'altro caso essi devono lasciare il proprio posto a dei membri effettivi. Se poi si dimostrano indegni della carica avuta, il Ministro dell'Educazione può revocare la loro nomina. Sono previste anche altre categorie di membri, gli onorari e i corrispondenti, che hanno funzioni molto più limitate. Le cariche accademiche di presidente e di vice-presidente vengono conferite con decreto reale o ministeriale alle persone designate dal Ministro. Responsabili dell'andamento dei rispettivi sodalizi sono i presidenti, i quali alla fine di ogni anno accademico sono tenuti a presentare al Ministero una relazione sull'attività svolta: per dare un significato pieno a questa responsabilità sono stati conferiti ai presidenti poteri ampi ed effettivi, che vanno dalla direzione degli atti accademici all'amministrazione. Quest'ultima tuttavia è soggetta a revisione posteriore ed a varie limitazioni, dirette a garantire una regolare gestione. Un'altra innovazione è quella che riguarda l'obbligo della presidenza di consegnare annualmente al Ministro dell'Educazione l'elenco dei premi da conferire in virtù di legati o di fondazioni, come pure la copia delle relazioni delle commissioni giudicatrici dopo avvenuto il conferimento di essi. Tale provvedimento tende ad eliminare l'inconveniente, già più volte verificatosi, di premi non conferiti per la mancanza di concorrenti idonei, dovuta ad una insufficiente pubblicità. Da tutto quello che precede risulta chiaramente che il Fascismo ha dato una struttura agile, elastica e robusta alle vecchie accademie, mettendole all'unisono colla vita nazionale e rendendole atte ad assolvere il compito che loro incombe nel delicato settore dell'alta cultura. Durante il lavoro di riordinamento qualche soppressione è stata necessaria, come per la Pontaniana di Napoli, che è stata assorbita dalla Società reale; ma nel complesso la fisionomia esterna delle accademie non ha subito sensibili variazioni, fatto che dimostra che s'è proceduto colla massima prudenza. D'altra parte molte istituzioni scientifiche e culturali sono state erette in enti morali a riconoscimento dell'importanza della loro attività. Un avvenimento che esige il più grande rilievo nella nuova sistemazione dei corpi accademici è l'inquadramento d'alcuni di essi nei corrispondenti sindacati fascisti. Tale è il caso dell'Accademia medica chirurgica d'Ancona, della R. Accademia medica di Genova, dell'Accademia Lancisiana di Roma, della Società italiana d'ortopedia di Roma, della Società piemontese d'igiene di Torino, dell'Associazione medica triestina. È il forte carattere professionale di queste istituzioni che ha suggerito il provvedimento, il quale trova la sua ragione in un principio di schietta originalità rivoluzionaria, quello che attribuisce alle associazioni professionali il dovere di promuovere l'educazione e l'istruzione, particolarmente la istruzione tecnica, dei loro rappresentati (Carta del lavoro, articoli XXIV e XXX). Un principio simile sarebbe un'eresia in un qualunque stato demoliberale del mondo, dove le funzioni sindacali non sono ammesse che nello stretto ambito degli interessi economici della categoria; è invece per noi la conseguenza logica della dottrina che afferma l'eticità dello Stato fascista. Questa eticità si realizza necessariamente attraverso gli organi dello Stato, i quali, per assicurare ampiezza e continuità alla loro opera, devono svolgere anche un'azione educativa: questa non interferisce con quella condotta dal Partito e dalla scuola, ma la integra e la valorizza in alcuni campi determinati. Anche per gli istituti accademici, come per quelli storici, s'è posto più volte il problema di un coordinamento. Esiste certamente un'Unione accademica nazionale, ma essa raggruppa soltanto i dieci maggiori enti italiani ed esclusivamente allo scopo di partecipare ai lavori prestabiliti dall'Unione accademica internazionale. D'altra parte la necessità di un coordinamento è molto meno sentita per le attività accademiche nel campo degli studi filologici, storici e letterari che per quelle nel campo delle sciente esatte, e ciò perché queste ultime non sono soltanto una ragione di prestigio, ma costituiscono anche il fondamento delle applicazioni che interessano l'economia, la vita sociale, la difesa stessa della Patria. Queste ragioni hanno indotto il Governo fascista a fondare, nel 1923, il Consiglio nazionale delle ricerche. È questo il supremo organo tecnico dello Stato, che esercita la consulenza legislativa in materia scientifico-tecnica, che coordina le varie attività nazionali negli studi scientifici e nelle relative applicazioni, che ha il controllo tecnico dei prodotti nazionali e la vigilanza sugli istituti, gli stabilimenti e i laboratori scientifici dello Stato. Il Consiglio, suddiviso in numerosi comitati e commissioni, ha già fornito una grande mole di lavoro, benché abbia cominciato a funzionare in pieno solo da pochi anni. Il suo insediamento è avvenuto infatti soltanto il 2 febbraio 1929, ad opera del duce, il quale pronunciò, fra le altre memorabili parole, le seguenti: "La ricerca scientifica deve svolgersi senza il vincolo e la preoccupazione dell'insegnamento. La ricerca scientifica deve servire alla scienza e alle esigenze nazionali. Non deve servire a creare nuove cattedre e nuovi insegnamenti. Il Consiglio deve essere un organismo all'unisono con la vita della Nazione, e quindi a contatto con gli industriali, con gli agricoltori, con i commercianti, con le amministrazioni. Di qui la necessità di un coordinamento e di un collegamento fra le Confederazioni sindacali e il Consiglio nazionale delle ricerche. "Le Confederazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori devono sentire e comprendere che le ricerche scientifiche si traducono in miglioramento ed aumento della produzione e, in definitiva, i risultati delle ricerche scientifiche e le indagini a tale uopo compiute servono ad esse. Perciò le organizzazioni sindacali devono concorrere, in conformità del resto al 1° articolo della legge del 3 aprile 1926, n. 563, al mantenimento del Consiglio delle ricerche scientifiche". A coronamento dell'opera svolta in favore della cultura nazionale, il duce ha voluto fondare nel 1926 l'Accademia d'Italia, espressione sintetica dell'altezza alla quale sono giunte in Italia le supreme manifestazioni dello spirito. La sua ragione d'essere, i suoi compiti, la sua struttura sono definiti appieno nel discorso pronunciato dal duce il 28 ottobre 1929, giorno della solenne inaugurazione in Campidoglio, data fondamentale per la storia della cultura italiana. "Quattro anni fa ha detto il duce si chiese, e oggi si ripete: perché un'altra Accademia? L'interrogativo esige una risposta. Nessuna delle Accademie attualmente esistenti in Italia compie le funzioni assegnate all'Accademia d'Italia. O sono Accademie limitate nello spazio, o ristrette nella materia. Talune di esse sono celebri, e quasi tutte, anche le minori, sono rispettabili, ma nessuna ha il carattere d'universalità dell'Accademia d'Italia, Questa nasce dopo due avvenimenti destinati a operare formidabilmente nella vita e nello spirito di un popolo: la guerra vittoriosa e la Rivoluzione fascista. Nasce mentre sembra esasperarsi, nel macchinismo o nella sete di ricchezza, il ritmo della civiltà contemporanea; nasce quasi a sfida contro lo scetticismo di coloro i quali da molti, sia pure gravi, sintomi, prevedono un'eclissi dello spirito che sembra ormai rivolto soltanto a conquiste di ordine materiale. "Questo carattere dell'Accademia d'Italia appare, sotto altri aspetti, evidente. Non è l'Accademia d'Italia una vetrina di celebrità arrivate e non più disputabili; non vuole essere e non sarà una specie di giubilazione degli uomini insigni o un riconoscimento più o meno tardivo dei loro meriti; non sarà soltanto questo. Voi vedete tra gli accademici delle quattro categorie uomini di origini, di temperamenti, di scuole diverse; uomini rappresentativi di un dato momento sono al lato di uomini rappresentativi di un momento successivo, o attuale o futuro. L'Accademia è necessariamente eclettica, perché non può essere monocorde. "Nell'Accademia passa così la vita dello spirito, la quale è continua e complessa, e unitaria: dalla musica alla matematica, dalla filosofia all'architettura, dall'archeologia al futurismo. Nell'Accademia è l'Italia con tutte le tradizioni del suo passato, le certezze del suo presente, le anticipazioni del suo avvenire. "L'importanza di un'Accademia nella vita di un popolo può essere immensa, specialmente se essa convogli tutte le energie, le scopra, le disciplini, le elevi a dignità. Si può immaginare l'Accademia come il faro della gloria che addita la via e il porto ai naviganti degli oceani inquieti e seducenti dello spirito. La sorte di questi naviganti è varia: taluno naufraga alle prime tempeste, qualche altro finisce nelle secche della mediocrità e del mestiere, i più dotati e i più tenaci il genio è anche metodo e pazienza talvolta approdano mentre il crepuscolo già discende sulla loro vita, e qualche altro è colpito dal destino alla vigilia del trionfo: vi è, infine, chi tocca la meta nell'età giovanile e virile, ma questo fortunato immortale non può a lungo sostare! Egli ha il dovere di levare le ancore e di spiegare le vele per altri itinerari e per nuove conquiste". L'Accademia d'Italia ha voluto corrispondere alla fiducia ed alle direttive del duce mettendosi alacremente al lavoro. Tra le molte iniziative da essa promosse o patrocinate sono da ricordare i convegni internazionali, le spedizioni scientifiche e alcune serie di pubblicazioni, tra le quali prenderà posto il "Vocabolario della lingua italiana"; l'Accademia conferisce inoltre ogni anno quattro premi di 50 mila lire, intitolati a Benito mussolini, che si aggiungono ad altri numerosi premi minori ascendenti a mezzo milione di lire. L'Accademia è posta alle dipendenze della Presidenza del Consiglio e il suo presidente partecipa, a causa delle sue funzioni, al Gran Consiglio del Fascismo. L'immenso prestigio e le multiformi attività di questo supremo organo scientifico costituiscono oggi la più sicura garanzia per la tutela ed il progresso della cultura nazionale. |