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Ventisettesimo giorno, quinto mese, dell�anno 2004.

Questo racconto trae la sua origine da una legge matematica�

In base al calcolo della probabilit�, il numero di eventi positivi ed eventi negativi che ci capitano nel corso di una vita dovrebbero eguagliarsi. Da cui si deduce che se in un giorno ci capitano molti inconvenienti, diciamo pure una vera valanga di guai, molto presto dovr� succederci qualcosa di meraviglioso, di talmente bello da riportare alla pari il bilancio della fortuna. E se, come ormai pare quasi certo che sia, la matematica non � un'opinione, una gigantesca ondata di fortuna sta per abbattersi proprio su di me. Non ci credete? Sentite la storia.
Mi sentivo un re, sul serio, un vero signore, a guidare con lo stereo acceso e la sigaretta accesa e il cielo sereno luminoso e acceso. Col braccio mezzo fuori dal finestrino.
On the road, sulla strada per Brescia, ad andare a dare un esame, preparatissimo, la macchina romba e i pensieri sono tutti di ottima qualit�. Forse pi� tardi mi prendo un Aperol con Gin. Anche le puttane per strada sembrano molto contente stamani. Ce ne sono di bellissime, sbattute l� a farsi scopare per due soldi, belle giovani ragazze magari intelligenti sensibili costrette a fare un tale lavoro, disprezzate da tutti, magari mica se lo meritano un tale destino. Non pensarci. C'� il sole, il vento entra caldo dal finestrino, ma non troppo caldo, non cos� caldo da farmi sudare. Vado a dare un esame e HO STUDIATO e quando il professore mi vedr� entrare e penser� "'Sto teppista, il solito stronzo che viene a fare scena muta e a pretendere che gli faccia ancora un'ultima domanda, ora lo sistemo io" e invece io gli vomiter� in faccia tutto il mio fardello di conoscenza e lo COSTRINGER�', proprio cos�, lo costringer� a darmi un trenta. Sono un prode guerriero, gente, sfortunato il malvagio che prover� a sbarrarmi la strada.
Entro a Brescia e mi fermo al rosso. Non mi dispiace stare fermo. Guardo passare le ragazze, e -questa s� che � strana- sembra proprio che quella mi abbia sorriso. Magnifica giornata. La macchina romba in maniera molto arrogante, e io accarezzo il volante e sorrido. Penso a tutti quei coglioni che si riempiono di debiti per comprarsi una macchina nuova, illusi, che sudano sangue per pagare le rate, osservate bene chi � il vero dritto, con la sua macchinetta da due soldi che va da dio, usatissima e acciaccata ma non mi abbandona mai. Fermo al semaforo ne osservo gli interni, il volante ergonomico, il tachimetro e il contagiri che si stagliano elegantemente sopra il gruppetto delle spie, il rosso acceso della spia dell'olio che.... acceso?
O porca vacca la spia dell' olio mannaggia a tutti i santi qui va a finire che spacco tutto, � la dannata pompa dell'olio che fa i capricci, ci scommetterei, ora accosto e provo a spegnere il motore e a ripartire, magari che ne so � solo un contatto solo la spia che si accende di testa sua, coi componenti elettronici di questo modello di macchina ci sono andati al risparmio, sicuro, lo sanno tutti. Riesco a spegnere il motore. Quindi provo a ripartire, crr-crr-crr, ma non ci sono santi, la batteria va gi� e non si riparte pi�.
Dannato bastardo catorcio ferrovecchio infame.
Chiudo a chiave e mi incammino, devo andarci in universit�, c'ho l'esame, devo arrivarci a tutti i costi. Vedo la fermata del pullman, laggi�. Benissimo. Torno indietro fino alla macchina, sferro un forte calcio al paraurti e, ora che mi sento meglio, vado ad aspettare il primo autobus per l�universit�. Sono ancora in pista, gente. Non sar� un inconveniente da nulla ad abbattermi, oh no. Non a me. O perlomeno, non oggi.
Insomma mi appoggio al paletto della fermata e aspetto. Cos� va la vita. Passa una Chevrolet Corvette rossa con dentro un vecchio decrepito con a fianco una che somiglia a Sharon Stone da giovane. E' COSI' che va, la vita. Poi alla fine il pullman pass�.
Fino alla fermata con 'sto coso, forse per le tre ce la faccio.
Grande esame, sar� cos�, mi sento in forma. Sono senza biglietto. Ho speso gli ultimi spiccioli per dare da bere a quel ferraccio ingrato. Tutto per una spia rossa. Neanche ai tempi d'oro del KGB, una spia rossa cre� mai tanti inconvenienti. Mi rilasso. Grande esame, sar� cos�. Antropologia culturale, il professore � notoriamente un tipo strano, sempre in mezzo agli alternativi, a studiarne la cultura per raccontarla al mondo. Grande uomo.
Brescia � movimentata come sempre, coi giardini le case le strade, le persone �
Edificio dell'universit�. Chiuso. Chiuso? Proprio cos�. Entra uno (professore? bidello? brigatista? boh.), e io lo seguo. E' un professore. Mi fa "Eh gi�, con quel professore l� c'� da aspettarsele, certe cose. Non presentarsi a un esame... Ma si sa, sempre in mezzo agli alternativi, a studiarne la cultura eccetera...". Grande bastardo.
Proviamo a rintracciarlo, mi mette a disposizione la sua assistente. Carina, sui venticinque anni. Vestita svogliatamente. Studiosa, una faccia tranquilla, pulita. Tira fuori una mela dal cassetto, e inizia a mangiarmela davanti. Provo a immaginarmela sola, chiusa nella sua stanza, nuda. Una scena da Oscar, proprio cos�.
Cosa sta dicendo? di richiamarla fra due giorni. Molto volentieri. Ci salutiamo, esco, autobus . Penso ancora un po' ad Alba Chiara che si sfiora, e penso molto a quello che mi � capitato, e penso un mucchio di altre cose.
Sul pullman. C'� una triste triste che ha salutato il fidanzato e ha la felpa con disegnata una racchetta. Penso a tutto quello che potrebbe farci, con una racchetta. Come? Giocarci a tennis? No, non ci avevo proprio pensato.
C'� uno con tre colombe pasquali abbinate a tre bottiglie di limoncello. Dopo cinque minuti di viaggio apre la prima confezione e inizia a bere. Si sente l'odore per tutto il pullman. Provo a comunicargli telepaticamente: "Non so che scherzo ti abbia giocato la vita, amico, ma oggi sono dalla tua parte. Bevi anche alla mia salute, bevi e bevi e dimentica e canta una canzone." Non sembra aver ricevuto il messaggio.
C'� uno davanti a me che parla in una lingua incomprensibile. Rumeno? Indiano? Polacco? BHO!
Ci sono due che cantano la canzoncina di una pubblicit� e uno che tossisce e altri che non fanno niente di niente.
Cose che ho visto dal finestrino.
Una Ferrari che ci sorpassa molto veloce.
Una Golf primo modello che ci si affianca e fatica a sorpassarci, e c'� una vecchia signora che guarda e guarda e quando le mostro il medio smette di guardare.
Una coppia di cani portati al guinzaglio da una coppia di umani.
Tante altre cose di minore importanza.
Mi fermo alla fermata e alla macchina manca l'olio e a me manco a dirlo mancano i soldi per comprarlo.
Apro lo sportello e apriti cielo, vedo stagliarsi sul tappetino l'adunco naso del sommo poeta, che mi guarda e sembra farmi l'occhiolino. Tre euro e qualche spicciolo l'avevo gi�, pi� due euro che il destino mi ha elargito, riesco a comprare un litro del peggiore olio per motore in commercio.
Sono di nuovo un signore. Metto l'olio. C'� una discesa. Forse se riesco a spingere gi� la macchina... ci riesco. Partenza all'americana. Alright.
La macchina accesa lo stereo acceso la sigaretta accesa la spia dell'olio spenta, altre spie rosse di minore importanza accese e un giorno della mia vita sprecato.
Voglio andare a casa. Riposare. Magari stasera ubriacarmi.
Attendere che qualcosa di meraviglioso accada.


�Ubriacatevi, di vino di poesia o di virt�..come vi pare, ma ubriacatevi� C.Baudelaire

                                                                                        Ser Merk
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