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| Diciottesimo giorno, Quinto mese dell�anno Duemilaecinque Si fa presto a dire: non abbiate paura, quando l'elemento che accomuna gli uomini, in ogni angolo del mondo, e' proprio la paura. Quando le nostre azioni, che ne siamo consci o meno, sono tutte mosse dalla paura di cio' che deve venire; per essere piu' precisi, dell'unico evento di cui siamo certi (morire, diciamolo pure senza finti pudori) e sul quale non possiamo esercitare nessun genere di controllo. Eppure, quella frase e' cio' che di piu' forte mi rimane di Giovanni Paolo II; a prescindere dal fatto che fosse il Papa, o che si creda in Dio, o che si creda nella Chiesa di Roma. Perche' riuscire a non avere paura e' tutto: vuol dire vivere in pace, vivere in mezzo agli uomini senza riserve nel dare e nel ricevere. Vuol vivere senza attendere nulla, carpire il diem senza rimorsi o sensi di colpa. Qualcuno mi ha detto: E' questione di fede, e quella o ce l'hai o non ce l'hai. Il che puo' anche essere vero, entro certi limiti, ma per riuscirci dovresti cancellare dalla tua testa ogni anelito al ragionamento; o, meglio ancora, riuscire a ragionare e ricevere lo stesso in dono l'illuminazione. Ma noi siamo solo uomini, alla fine, e ci restano dubbi e paure. Ci restano dubbi anche su questo Papa che tutti osannano, senza remore e senza riserve: chissa' se negli ultimi tre o quattro anni e' stato davvero lucido e consapevole (il morbo di Parkinson pu� essere devastante); chissa' se le sue scelte di chiusura totale a certi aspetti della modernita' supereranno il vaglio della Storia, quella con la esse maiuscola; chissa' se la scelta di un Papa dell'est, usato come testa di ponte per abbattere il muro di Berlino, non abbia alla fine determinato, o contribuito a determinare, un'incontrollata escalation di eventi i cui frutti conosciamo fin troppo bene dalle facce deluse e disperate di chi e' stato costretto a emigrare in Italia proprio da quei paesi liberati dal giogo comunista. Chissa' quanto ha contato, nella costruzione di questo gigante della storia, la sua lettura innovativa dei mass-media; la sua geniale capacita' di mettere al proprio servizio televisioni e giornali. Chissa' la gente cosa ricordera' di lui, fra due giorni o fra venti anni: se le scene del Giubileo del 2000, in cui balla coi ragazzi sul palco, o la sua faccia sofferente mentre si appende alla croce come a un naufrago alla scialuppa; o piuttosto una delle tante encicliche, che del suo pontificato dovrebbero essere il segno illuminante (e che nessuno, o pochi, hanno mai letto e leggeranno). No, intendiamoci, non sto giudicando l'uomo o il Papa: a quello ci pensera', insisto, la Storia. Sto piuttosto giudicando il metodo con cui viene costruita una personalita' come quella di Giovanni Paolo II; mi chiedo se alla fine il meschino uomo della strada arrivi a comprendere davvero l'animo di chi muove i fili della sua esistenza o se dobbiamo accontentarci di una immagine fumettistica dei potenti, creata a uso e consumo di chi guarda la scena, lontana dalla realta' anni e anni luce. Mi chiedo se, parafrasando il buon De Gregori, alla fine la Storia siamo davvero noi o soltanto ci limitiamo a subirla, a farcela raccontare da cronisti senza grossi scrupoli e senza grossa intelligenza del presente. Alla fine, quello che ho visto e' un feretro portato a spalla in una piazza gremita di gente; e su quel feretro un uomo morto, con il viso scavato dalla sofferenza che nemmeno la pacificazione della morte ha saputo rasserenare; e ho provato paura. Ho provato paura perche' il mondo va avanti anche senza la nostra presenza, che si sia Papi o che si sia mendicanti, e perche' alla fine quello che rimane e' l'incertezza, il dubbio; talvolta la fatica e il dolore, ma con quelli ci si puo' convivere, sono rate da pagare delle quali per fortuna intuiamo la data di scadenza. Pero', alla fine, ho letto da qualche parte anche quella frase: Non abbiate paura. E qualcosa di freddo che ho dentro si e' riscaldato, ha dato un piccolo segnale di vita. Per quello che puo' valere, spero che Giovanni Paolo II abbia scoperto come va a finire, e che la fine non lo abbia sorpreso e non lo abbia deluso e non gli abbia fatto paura. Per quello che puo' valere, lo spero di tutti. Ser Merk "Non prendi una vita e la butti via in blocco solo perch� ha qualche difettuccio".da Seabiscuit |