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| Ventinovesimo giorno, Quarto mese dell�anno Duemilaecinque Ad una persona speciale, sperando che non dimentichi mai la strada che porta a me... ...Si racconta ancora di come un tempo, quando il cielo era una sola cosa con il mare, la luna fosse padrona degli spazi e dividesse a met� con il sole l'intero giorno; entrambi padroni del cielo, accarezzavano il mondo senza sosta, abbandonandosi spesso alle brezze del mattino oppure scaldandosi a vicenda per i freddi venti della notte. Erano giorni incantati, ogni cosa aveva il suo giusto equilibrio e tutti ne gioivano, sorridevano, erano felici, sapevano che ad ogni lacrima sarebbe seguito un sorriso e ad ogni sorriso un motivo in pi� per ricominciare. Il sole era il primo a far capolino tra le nuvole, svegliava la luna con una carezza e tenendola per mano, iniziava a scaldare il mondo; la luna a sera baciava il sole accompagnandolo dietro l'orizzonte e rimaneva sospesa nell'aria, aspettando languida il suo ritorno. Cos� and� avanti per tanto tempo, finch�, un giorno, il sole si affacci� dalle nuvole e per un motivo che mai nessuno � riuscito a capire, non svegli� la luna e continu� da solo a rimanere sospeso nell'azzurro del cielo. Andava da un punto all'altro con tanta disinvoltura e tanto piacere che dimentic� presto tanti anni di convivenza, quasi non fosse mai accaduto nulla; cos� preso dal sentire il mondo tutto suo e dal sentirsi ritenuto indispensabile, fece sua anche l'altra parte del giorno e pretese il cielo come sua personale propriet�. La luna si svegli� come al solito in orario, ad occhi chiusi cerc� il sole ma non lo trov� e confusa cadde gi� senza trovare alcun appiglio; da quel giorno inizi� a vagare la notte, triste e senza un sorriso, scura in viso, tanto che la chiamarono Lilith, la luna nera. Ogni tanto osservava il cielo e la nostalgia le riempiva gli occhi, le toglieva il fiato, sbarrava ogni strada alla speranza. Nessuno sa per quanto tempo vag� sulla terra, chiunque la incontrasse notava il suo sorriso spento e l'espressione dimessa, la tentazione di perdersi, la paura di ritrovarsi per poi rifare lo stesso sbaglio; ... ma un mattino di un giorno qualunque, si svegli� stranamente decisa; .. Basta soffrire, basta piangere, chiudere tutto per tutti, con tutti, se non ti emozioni non soffri e lei era stanca di soffrire. Si alz� di scatto, sciolse i capelli lasciando che il vento li pettinasse per lei e si incammin� con lo sguardo deciso verso la strada dell'oblio. Era quasi a met� del cammino, quando istintivamente si volt� indietro, qualcosa l'aveva colpita ma non cap� subito, almeno fino a quando non pos� lo sguardo a terra; si.. Ecco.. .ma come aveva fatto a non accorgersene ?!.. scagliata nitida contro la terra battuta c'era la sua ombra, immobile, che la osservava. Prov� a muovere un passo e l'ombra la segu�, mosse le braccia ed anche l'ombra lo fece, prov� a correre e l'ombra corse dietro lei. Da quando era caduta non aveva pi� visto la sua ombra, forse l'aveva perduta, forse era rimasta appesa al cielo, forse semplicemente non ci aveva pi� fatto caso; la sua ombra .. per la prima volta dopo tanto tempo la luna sorrise ed alz� lo sguardo al cielo .... Il sole era li, sospeso che la osservava.. sorrideva anche lui. -"Finalmente sorridi" disse il sole con voce calma e suadente. -" Si sorrido, non so se grazie a te oppure alla mia ombra, ma sorrido". -"Perdonami", disse il sole, "mi ero perduto anche io dietro me stesso, non sapevo come tornare senza ferirti ancora, ma ho sempre conservato la tua ombra con me". -"Ma come.. Non � possibile... la mia ombra � qui con me?!?". Il sole sorrise dolcemente: -"Quella non � la tua ombra, hai solo ritrovato te stessa proprio quando ormai non ti cercavi pi�"-. Lei sorrise ancora, si illumin� di nuovo ed una luce accecante li nascose per un attimo agli occhi del mondo. Nessuno sa cosa accadde in seguito, e forse � anche giusto cos�, ma da quel giorno nessuno la chiama pi� la luna nera e tutti ricordano come da una grande luce nacque e splende ancora . Ser Merk "Povera cara: hai scoperto che pensare significa soffrire, che essere intelligenti significa essere infelici . Peccato che ti sia sfuggito un terzo punto fondamentale : il dolore e' il sale della vita e senza di esso non saremmo umani" Oriana Fallaci |