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Venticinquesimo giorno
Primo mese anno duemilaecinque

<Accomodandosi con fare stanco sul proprio scranno, il cavaliere, lascia che la sua penna di corvo scorra sulla vuota pergamena >.

�Che la foresta era un luogo pericoloso le era stato ripetuto un�infinit� di volte, che era meglio non allontanarsi dal territorio di caccia della trib� le era stato ricordato anche quella mattina, che oltre i confini del suo mondo esistevano immense creature pericolose lo sapeva fin dall�infanzia.
Eppure Haras non aveva saputo resistere alla curiosit�, aveva convinto tutti che stava solo andando a passeggiare nei dintorni di casa e invece si era addentrata fin nel folto del bosco, rimanendo ammirata ed affascinata di quanto potessero essere gli alberi, di come si accostavano bene i colori dei fiori con il verde e il marrone delle piane e della terra, del modo in cui ogni odore trovava il proprio posto in una fragranza sconosciuta ed inebriante. Aveva inizialmente provato qualche timore quando i grossi animali, cervi, tassi e lupi, le erano passati a breve distanza, ma Haras aveva saputo nascondesi nel sottobosco e celare il suo odore alieno.
Tutto sarebbe andato per il meglio e lei sarebbe stata a casa per cena, senza poi lasciarsi sfuggire neppure una parola su quell�avventura; se non fosse arrivato quel maledetto gigante.
Era di certo l�animale pi� grosso, pi� brutto e pi� puzzolente che Haras avesse mai visto. Non poteva che essere lui il mostro terribile di tante leggende, che, fino a quella mattina, lei aveva sempre considerato solo un�invenzione per scoraggiare i bambini ad entrare nella foresta. Invece ora se lo ritrovava di fronte, enorme e terribile, con lunghe gambe pelose, piedi enormi coperti da calzari di pelle, le spalle larghe, i muscoli possenti sulle braccia, un�espressione truce sul viso sfregiato e per met� coperto da una barba scura.  Haras non pot� evitarlo, i loro cammini sembravano doversi per forza incrociare.
Cos� inizi� la lotta, furiosa, violenta, senza tregua. La giovane sfruttava la sua velocit�, scivolando tra i piedi dell�uomo nel vano tentativo di fargli perdere l�equilibrio. Il gigante in principio si limit� ad evitare di calpestarla poi, infastidito dalla rapidit� degli spostamenti di Haras, si pieg� e cominci� ad agitare le mani nel tentativo di afferrarla e un paio di volte ci and� molto, molto vicino. Attacchi e difese. L�uomo e la giovane. Lei attaccava, lui parava i suoi attacchi. Lui cercava di colpirla, lei schivava i suoi colpi.
Haras, con gli occhi fiammeggianti per la rabbia e i muscoli tesi nell�impeto della lotta, cerc� lo sguardo nero dell�uomo. Lui, troppo alto per poter vedere chiaramente il volto di lei, si limitava a fissarla disgustato, infastidito e al contempo divertito degli ingenui tentativi della piccola di sfuggire alla cattura o alla morte.
Allora lei approfitt� di quell�istante in cui il gigante credeva di essere invincibile. Gir� rapida attorno alle sue gambe, vide gli occhi dell�uomo seguire i suoi movimenti. Pi� veloce. Ancora pi� veloce. Poi si blocc�, di colpo, di fronte a lui e con un balz� agile si avvent� sulla caviglia nuda e strinse, strinse con tutta la forza che aveva nelle mascelle, strinse finch� non sent� il sapore dolciastro del sangue, finch� il suo odore metallico non le confuse la mente.
L�uomo tent� di staccarla dalla sua pelle, ma lei resisteva. Cos� nella foga di quella lotta lui barcoll�, trem�, si scosse�ed infine cadde. Sconfitto, and� a battere la grossa testa su una roccia alle sue spalle. Haras soddisfatta e stremata lasci� finalmente la presa e rimase ad ammirare il corpo del gigante che precipitava al suolo come un albero tagliato.
Cosa avrebbero detto i suoi parenti se avessero saputo di una tale impresa? La giovane aveva sconfitto il terribile gigante. Ma lei non glielo avrebbe raccontato. Sarebbe stato il suo piccolo segreto, custodito dal folto del bosco. La giovane lucertola, lunga una quindicina di centimetri, con la sua livrea verde smeraldo e gli occhi color dell�ambra, lanci� un�ultima fiera occhiata all�uomo che si stava riprendendo dopo la caduta, alla sua cintura erano appese pelli di diversi animali, ma certo quella di una lucertola non sarebbe andata ad arricchire la sua collezione�.

                                                               
           Ser Merk
                                    
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Sigmund Freud
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