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Undicesimo giorno
Primo mese anno duemilaecinque

Sento odi lontane che giungono a me smorzate come un rantolo di un morente, ascolto con attenzione, ma non riesco a distinguere i versi che mi giungono.
Resto fermo immobile mentre lentamente vengo ricoperto da uno strato di gocce gelide che si aggrappano ad ogni centimetro del mio corpo, uno spasmo mi coglie all�improvviso seguito da un�onda di goccioline che si irradiano intorno, sono protesi in avanti, in religioso silenzio, ecco finalmente distinguo qualcosa, qualche verso, mi sembrano voci in lontananza. Chiudo gli oggi occhi per concentrarmi meglio.
Finalmente le prime parole comprensibili mi raggiungono, s�, riesco a distinguere chiaramente una serie di bestemmie scagliata con la violenza di chi � gi� esperto del mestiere, ma non capisco a chi sono rivolte, cio� sicuramente un� indirizzo ce l�hanno ed anche ben preciso, ma manca la causa scatenante, non capisco.
Muovo i primi passi verso quella che mi sembra la direzione da cui provengono le voci.
Mi muovo lentamente attento a non fare rumore, attento ad ogni passo, mi guardo intorno prima di muovere un piede cercando un appoggio sicuro, prima il destro, poi il sinistro e avanti cos� per istanti interminabili.
Le voci continuano il loro salmo, ma mi sembrano sempre alla stessa distanza non capisco. Un�allucinazione? Mi sembra di aver visto qualcosa, s� dovrei essere sulla strada giusta.
In questo cammino al rallentatore la mente si perde confusa in un turbinio di pensieri, l�infanzia con i suoi ricordi dolci ed ovattati di scorribande alla stazione del treno, dei guai e delle sberle in testa, l�adolescenza con le corse in bici, le prime amiche, la macchina, e poi l�et� adulta. Ferma tutto � ancora presto per quella.
Quasi senza accorgermene urto contro un ostale e vengo investito da un campionario di �madonne� da far impallidire anche un morto. Cerco di capire dove sono e chi � che urla.
Caspita ma cosa vedo, un bel tavolino con 4 sedie ed una bella combricola di reperti archeologici che gioca a carte. �Buongiorno signori.� - �E che cazzo non vede che stiamo giocando!�, mi urla uno dei quattro.
Beh s�, in effetti stanno giocando, ma a cosa, penso io.
�Scusate l�interruzione, ma fino a qualche minuto fa sentivo come una serie di voci che proveniva da questa parte cos� mi sono avvicinato. Spero di non aver disturbato?�
�Eh porco xxx ti ho detto che devi stare attento a quelle a carte non vedi cosa ha giocato Gino?!!!�
Forse non ha sentito, mi dico.
Adesso mi fermo un po� per capire che cosa succede qui, certo � che la situazione � decisamente fuori dal comune, non ho mai visto giocare a carte all�aperto a gennaio.
Guardo con interesse le mani sfrecciare in �picchiate� paurose, il tavolo trema, la velocit� rasenta quella di un jet al decollo. A volte sono perfino accompagnate da scoregge da sforzo. Si vede che ci credono sti quattro. Certo che star qui seduti al freddo non deve essere il massimo per l�artrite, io per lo meno sto gelando. Cerco di attaccare pezza di nuovo: �Scusate l�intromissione ma a cosa state giocando?�
Non l�avessi mai chiesto, uno dei quattro si gira, non lo vedo proprio bene, per� capisco dalla smorfia insofferente che proprio si � rotto: �Ascolta giovanotto qui si sta giocando seriamente, l� un torneo de bigia ghet c�pit?� Il tizio si rigira e smazza un po� le carte che ha in mano, a me per� non sembra bigia, � vero che picchiano come si piovesse, per� c�� qualcosa che non quadra.
Cerco di analizzare la situazione, allora quattro giocatori, tutti vecchi e con il cappello, un mazzo di carte da briscola o almeno cos� mi sembra, bestemmie a raffica, s� in effetti potrebbe essere.
Ora devo solo sciogliere l�ultimo dubbio, parto deciso questa volta: �Mi scusi se la interrompo ancora � il tipo stavolta si gira veramente incazzato � ma mi deve spiegare una cosa, come fate a giocare a carte se non si vede niente?� La domanda coglie impreparato l�anziano che sembra non trovare le parole, io aspetto in attesa di risposta. �Mi ascolti bene giovanotto� - inizia il tipo, evidentemente gli piace sto termine, mi ricorda quando ero piccolo, va beh non divaghiamo - �fat i cassi to!�, mi dice ringhiando tra i denti.
Questa volta mi sa che si sono veramente incazzati.
Rimango perplesso, comunque il messaggio � chiaro � meglio togliersi dalle scatole.
Mentre ritorno indietro penso ai quei quattro dell�ave Maria, e continuo a chiedermi, ma come cavolo fanno a giocare a carte se con questa nebbia non si vedevano nemmeno in faccia?..bha! Forse � stato meglio cosi !

                                                                                   
Ser Merk

                                    
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La smetta di mettersi nei miei panni: me li allarga". Federico Bini
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