Un misconosciuto episodio della storia d'Italia (I)
Torino, il 14 maggio IIX: �Si discioglie un voto lungamente accarezzato. Il Duce ritorna.�

L'annunzio ufficiale della visita che il Duce comp� in terra Piemontese colm� l'animo della gente di legittimo fiero entusiasmo, esploso in spontanee manifestazioni di giubilo, anticipazione infinitesimale di quello che sar� l'esprimersi impetuoso, palpitante dell'ondata di fervore di dedizione di devozione e di amore che si innalzer� dalla citt� e dalle campagne al passaggio del Fondatore dell'Impero. E proprio come Fondatore dell'Impero torn� il Duce a Torino, onusto di glorie, vincitore di battaglie che parvero insuperabili, debellatore di cinquantadue stati coalizzati contro l'ltalia nel pi� bieco proposito di affamare un popolo di santi e di eroi, conquistatore di pi� vasti territori alla Patria adorata, arbitro del destino di pace d'Europa, salvata dalla sua tempestiva decisione nell'ottobre scorso da un baratro orrendo.

Cos� commentava il giornale �La Stampa�: "Duce, Vi offriremo in umilt� le dure e durature opere della nostra fatica e della nostra fervida fede; soprattutto la nostra anima che Voi forgiate nella incandescente fucina della pi� grande Italia. Per noi il premio � ancora pi� ambito: � la prima volta che il Duce viene ufficialmente nella nostra regione! Egli viene a guardare negli occhi questo popolo di lavoratori forti e tenaci e tutti sanno con quale particolare gioia il Fondatore dell'Impero ama trovarsi tra le popolazioni fasciste dove pi� intenso � il ritmo del lavoro, con quale particolare affetto Egli ama scendere in mezzo ai lavoratori".

Fervettero i preparativi: si prepararono i segni di festa ovunque sarebbe passato il corteo del "fondatore dell'impero", si alzarono pennoni sulle piazze, ci si affrett� a stampigliare sulle case e sui muri le scritte "DVCE", "DVX", "A NOI"; ai margini delle risaie e dei campi si innalzarono cartelli osannanti, nei viali cittadini si predisposero fioriture di aquile imperiali. Si mobilitarono non meno di ottantamila persone solo per la visita nel capoluogo: trentasei treni speciali convergettero dalla periferia. Quando pass� il Duce la gente di Torino - eroica in guerra e in pace, nella trincea vermiglia e nel solco sudato - lasci� l'aratro e il telaio de accorse a salutare il Ciclopico Artiere che plasm� il destino d'Italia.

Ebbene, lungo tutto il tragitto era l'ininterrotto schieramento di mille trattori agricoli: i motori battevano la loro ritmica cadenza nei cuori d'acciaio; al posto di guida un rurale nella tuta azzurra, il braccio teso nel saluto romano. Un esercito di macchine della guerra che noi preferiamo, schierato per la rassegna del Primo rurale d'Italia, strenuo valorizzatore di tutte le forze morali e materiali della ruralit�, e che nella terra identific� la pura razza italiana e come un esercito era diviso in settori, ognuno dei quali aveva ad insegna un 'signum' romano. I motori non attendevan che l'ordine di marcia per le maggiori conquiste dell'Autarchia.

Ma eccolo ora il Duce, avvolto nell'univoco grido di gente di tutte le et� che sta irrigidita sull'attenti, balzare agile dalla Sua macchina dopo di aver sostato un attimo per abbracciare, d'un solo sguardo, il superbo spettacolo di disciplina di forza, di fede, d�ardore. Sono appena cessati gli squilli lanciati dalle cento argentee trombe che prorompe il rullio dei cento tamburi battuti dalle batterie dei Balilla e degli Avanguardisti. Ma ogni suono � superato e quasi sommesso dal grido 'Duce!' che prorompe sincrono da ogni petto, talvolta un poco rauco per la violenta commozione che in ogni cuore prorompe per la vicinanza del Duce che � tutti noi.

Ma che succede?  Cos�� quel pulsare dapprima sommesso, dappoi sempre pi� roboante?  Cos�� quel pennacchio di fumo nero, cos�� quella nuvola di candido vapore che colla velocit� d�un destriero si profila e sempre pi� minacciosa s�avvicina al palco del Duce?

Quale orribile spettacolo offresi agli occhi sbarrati della folla astante!  Un treno che avanza sulle rotaje del tram! Lanciato a folle andatura!  Condotto, certamente da una mente votata al male, alla strage dell�inerme folla, dei Balilla, degli Avanguardisti, dei Gerarchi, dello stesso Duce!  Orrore!
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