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LA CITTÀ CHE IO VORREI
Edizioni Freedom, anno 1973
FLP 0201 (ristamp. da EMI nel 1980 con altra copertina)
I testi appaiono per gentile concessione di: Edizioni Freedom
"La città che io vorrei" è un sogno. La sua storia di disco non disco (non contemplato nella discografia ufficiale, ritirato dal mercato, insomma un disco quasi sperimentale) si sposa perfettamente con latmosfera che si respira nei suoi solchi. Ma forse è uno dei dischi più veri di Graziani, dove troviamo il giovane Ivan, ancora forse un po ingenuo ma assolutamente genuino, in una veste che non ritroveremo più nei lavori successivi.
Per capire la natura di questo album, che si estranea totalmente dalla discografia del cantautore, bisogna analizzare il periodo storico in cui è stato prodotto e quello da cui Ivan usciva nel 1973. All'età di ventisei anni, Graziani viene chiamato a svolgere il servizio militare, esperienza che lo segna e lo guida nel componimento di alcuni brani. "Arcipelago Chieti è un luogo chiuso di assurdi orrori... dove l'inerzia domina sovrana" Così Umberto Piersanti descrive l'ospedale militare di Chieti, dove il fante Graziani è stato rinchiuso nel periodo di leva a causa di un'ulcera duodenale. "Il mondo di chi sta fuori - aggiunge Piersanti - è un mondo continuamete sognato, evocato, è l'oggetto del dialogo dei reclusi". Basta questo a giustificare l'enorme voglia di libertà, la grande ostilità che Ivan contrappone all'inerzia, alla pigrizia mentale, alla staticità vissuta tra il '71 e il '72. Questo discorso è stato ripreso in vari brani, "Nah nah nah" e "L'ubriaco" non lasciano dubbi: Fai quello che vuoi e vivi alla giornata! Questo è il messaggio. Poi c'è "Colori", un elogio alla fantasia ed un pugno allo stomaco di chi, come in "Luisa" e "Situazione", non sa fare altro che abbandonarsi alla monotonia.
Terminato il servizio militare a Chieti, Graziani torna alla casa teramana lasciata nel 1967, quando cominciò a fare la spola tra lo studio di registrazione "Il Mulino" di Milano e l'Accademia delle Belle Arti di Urbino. Qui a malincuore trova profondi cambiamenti: nella canzone che dà il titolo all'album descrive situazioni quasi idilliache, che si concludono inevitabilmente con un ritornello che ci dà certezze sul pensiero di Ivan: "Non esiste più, non ritrovo più la città che io vorrei; è scomparsa ormai, ingoiata ormai, la città che io vorrei".
Ritroviamo la città di Teramo in altre tre canzoni: nel brano "Il Campo della Fiera", zona di mercato appena fuori dalle mura della città, descrive una giornata vista con gli occhi di uno storpio che campa d'elemosina e sogna, come in un miraggio, l'amore sfuggitogli a causa della sua deformità. Fanno da cornice all'album due liriche soavi, "Apertura" e "Chiusura", che descrivono in maniera singolare l'alba e il tramonto della tanto decantata cittadina e rappresentano quasi l'alba e il tramonto dell'intero album.
"Tom Sawyer" è forse la prima canzone in cui Graziani si occupa di problematiche sociali: questo ragazzo che fugge dalla zia che lo punirà con lo scudiscio per averle rubato un po' di marmellata, è secondo me l'emblema ed il prototipo di molte canzoni di Ivan.
"L'età gratis" e "A volte in primavera" sono due brani che, pur essendo diversissimi dal punto di vista musicale, narrano entrambi il rimpianto di una giovinezza ormai andata.
Sarebbe stato curioso ascoltare l'intero disco arrangiato in chiave moderna e, soprattutto, con mezzi tecnici che a quei tempi Ivan non possedeva, perché avrebbe probabilmente portato a risultati interessanti.
Andrea Zamponi
(parole e musica di Ivan Graziani)
Per gent. conc. Edizioni Freedom
E lalba e il cielo è più chiaro, piano piano si fa giorno
rosa dietro i vetri, azzurro sui balconi.
Scivolando verso il basso un raggio di luce
buca la polvere del suolo, bacia le lenzuola stese al vento
le chiese addormentate: fa giorno, fa giorno
pian piano, pian piano, comincia la vita, pian piano
(parole e musica di Ivan Graziani)
Per gent. conc. Edizioni Freedom
E fra mattoni giallo oro, tetti cupi e balconate
dimprovviso prende il volo uno stormo di colombe.
E un bambino in monopattino passa accanto a una fontana
si ferma a bere per un attimo, son le dieci di mattina
Sì, lo so che non è vero, sì lo so, ma son sincero.
E non esiste più, non ritrovo più la città che io vorrei
è scomparsa ormai, ingoiata ormai
la città che io vorrei, che vorrei
Esce come per incanto dal buio freddo di un portone
una sposa tutta in bianco sorridente incontro al sole.
E un signore sconosciuto dietro il verde di un cancello
muove in segno di saluto una mano e se ne va
Sì, lo so che non è vero, sì lo so, ma son sincero.
E non esiste più, non ritrovo più la città che io vorrei
è scomparsa ormai, ingoiata ormai
la città che io vorrei, che vorrei
E una madre, dolcemente accarezza piano piano
il suo bambino sulla fronte
Sì, lo so che non è vero, sì lo so, ma son sincero.
E non esiste più, non ritrovo più la città che io vorrei
è scomparsa ormai, ingoiata ormai
la città che io vorrei, che vorrei
(parole e musica di Ivan Graziani)
Per gent. conc. Edizioni Freedom
Tom Sawyer, Tom Sawyer.
Dove sei Tom, Tom, caro Tom Sawyer? Col muso unto
e le mani sporche di marmellata, tu lhai rubata.
E adesso Tom devi fuggire, cè già zia Polly dietro di te
con lo scudiscio ti punirà, scappa se puoi.
E con lo scudiscio ti punirà, scappa se puoi
Dove sei Tom, Tom, Tom, Tom, Tom
caro Tom Sawyer? Su di una barcaccia
e col tabacco nelle tasche, piene di toppe.
Scendi con Huckleberry Finn
giù lungo il fiume coi blue jeans
pipa e tabacco, fumerai, fallo sempre se puoi.
E pipa e tabacco, fumerai, fallo se puoi
Scendi con Huckleberry Finn
giù lungo il fiume coi blue jeans
pipa e tabacco, fumerai, fallo sempre se puoi.
E pipa e tabacco, fumerai fallo se puoi
Dove sei Tom? Dove sei Tom?
(parole e musica di Ivan Graziani)
Per gent. conc. Edizioni Freedom
Dolce, quando con realtà tu mi parli di foglie
ingiallite nel tempo di un tiepido autunno.
Rose, ormai di un anno fa che ricurve sul vaso
fra le spine spezzate non vogliono ancora morire
Certo, il colore delle cose puoi vedere
ma immaginare come me non potrai mai
fiori di ghiaccio in fondo al fiume
e melodie distese al sole
e laghi immensi di corallo nel deserto.
Cavalli bianchi con il morso di cristallo.
Certo, il colore delle cose puoi vedere
ma immaginare come me non potrai mai
straordinarie creature, mostri di sale in riva al mare
stradine e curve fra le foglie di un ciliegio.
Gente di sabbia dentro armadi di cemento.
Dolce, quando con realtà segui attenta i miei passi
e mi tieni la mano intorno alla stanza.
Casa, questa è casa mia, io ci vivo da sempre
nel buio di sempre, con le illusioni di sempre
Certo, con gli occhi puoi vedere dove andare
ma viaggiare come me non potrai mai
io volo alto oltre le stelle e il sole brucia la mia pelle
grifoni alati mi trascinano lontano.
Dove la luna va a morire piano, piano
(parole e musica di Ivan Graziani)
Per gent. conc. Edizioni Freedom
Con la stola di volpe, gli occhi neri e profondi
e le labbra socchiuse in un dolce sorriso.
Con le mani tremanti, gli occhi gonfi di pianto
nella foto lei vede la sua primavera.
Quanto tempo è passato
Lei, sola nella stanza
lei, sola nella stanza.
Col mantello scarlatto, di vernice le scarpe
e negli occhi lo sguardo delluomo deciso.
Con le mani tremanti, gli occhi gonfi di pianto
nella foto lui vede la sua primavera.
Troppo tempo è passato
Lui, solo nella stanza
lui, solo nella stanza.
Lei porge il labbro al rossetto, gli occhi tinge di blu
ma il tempo oramai il suo solco ha scavato.
Lui nel mantello si avvolge, liscia i candidi baffi
ma il tempo oramai il suo solco ha scavato.
Troppo tempo è passato
Lui, solo nella stanza
lei, sola nella stanza
Lui, solo nella stanza
lei, sola nella stanza
(parole e musica di Ivan Graziani)
Per gent. conc. Edizioni Freedom
Il mio tempo lo spendo come voglio
magari anche sfogliando un quadrifoglio.
Per la salute cè chi provvede
raccolgo malva una volta al mese.
E intanto vivo e canto
nah, nah, nah. Nah, nah, nah.
Quando ho voglia di mangiare due panini
vado alla questua coi frati Cappuccini.
E il lavoro io non lo cerco
mangio, bevo e mi diverto.
Mi diverto e canto nah, nah, nah.
Do le spalle al paese che è lassù
a piedi nudi nel fango scendo giù.
Mangiando pane e uva nera
ritornerò soltanto quando è sera.
E scendendo io canto nah, nah, nah.
Nah, nah, nah. Nah, nah, nah
nah, nah, nah. Oh! Nah, nah, nah.
E scendendo io canto nah, nah, nah.
Alla curva della Strada Nazionale
aspetto poi con calma il rombo di un motore.
Vorrei arrivare laggiù in città
ma nessuno mi ci porterà.
E intanto aspetto e canto nah, nah, nah.
Nah, nah, nah. Nah, nah, nah
nah, nah, nah...
E intanto aspetto e canto nah, nah, nah.
(parole e musica di Ivan Graziani)
Per gent. conc. Edizioni Freedom
Ogni sabato mattina a mezzogiorno di gente è unuccelliera.
Vacche, zingari e persone colorate sul Campo della Fiera.
Ed io lo storpio sul mio carrettino, canto canzoni e tendo il piattino.
Ah, lamore che male mi fa
Cè chi compera giocattoli di latta e cè chi vende il gallo.
Cè chi vende tegami e reggipetti fra porci di corallo.
Ed io lo storpio sul mio carrettino, canto canzoni e tendo il piattino.
Ah, lamore che male mi fa
Per unora con te io che darei, bella che passi e vai.
Se avessi le gambe correrei, ti fermerei, ti prenderei.
Ogni sabato sul Campo della Fiera allora della pasta
gli spazzini e la polvere bianca, terminata è la festa.
Ed io lo storpio sul mio carrettino, conto le Lire e ripongo il piattino
e con le mani sui ferri da stiro, traverso il Campo e in chiesa mi ritiro.
Ah, lamore che male mi fa
(parole e musica di Ivan Graziani)
Per gent. conc. Edizioni Freedom
Camminando in tondo zigzagando nella luna
con la bottiglia metà dentro e metà fuori.
Dove vai? Ma che strada fai?
Hai ingoiato ogni specie di liquore
hai fatto il filo alla figlia del fattore.
Dove vai? Ma che strada fai?
Cammina piano, cammina piano e non ti stancherai.
Sotto un portone barcollando sei arrivato
ti sei seduto per riprendere un po fiato.
Dove vai? Ma che strada fai?
E a squarciagola ti sei messo a cantare
finché laffanno non ti ha fatto stare male.
Dove vai? Ma che strada fai?
Cammina piano, cammina piano e non ti stancherai.
Poi quando il sole appare sopra i tetti
tutto macchiato di vino e di spaghetti.
Dove vai? Ma che strada fai?
Camminando in tondo zigzagando fra la gente
ora che sei solo non conti proprio niente.
Dove vai? Ma che strada fai?
Cammina piano, cammina piano e non ti stancherai.
(parole e musica di Ivan Graziani)
Per gent. conc. Edizioni Freedom
Un pasticcio di burro una tazza di tè, noi due
le mani mie fra le sue; la moquette, il balcone
ed i fiori nel vaso barocco su di un cuscino scarlatto
Luisa, Luisa vestiva di bianco ed io le sedevo accanto
mentre si abbandonava... Luisa, in mezzo a tante parole
nasceva una storia damore.
Era timida, fragile dolce e un po asessuata
però tanto delicata; e mi perdevo negli occhi suoi
blu oltremare, blu di stoviglia, che meraviglia
Luisa, Luisa vestiva di bianco ed io le sedevo accanto
mentre si abbandonava... Luisa, in mezzo a tante parole
nasceva una storia damore.
Alle sei me ne andavo dopo averle baciato le mani
crema di Yves Saint-Laurent; e scendevo in istrada
con in cuore la sensazione di aver qualcosa da fare.
Alla fine una sera dinverno io lho strangolata
con una sciarpa di seta; e con un ultimo lampo
nei suoi occhi blu oltremare lei continuava a sognare
Luisa, Luisa ora veste di bianco ma io non le sono accanto
chissà se ha bisogno di me? Luisa, in mezzo a tante parole
rimane una storia damore.
(parole e musica di Ivan Graziani)
Per gent. conc. Edizioni Freedom
A volte in primavera, col mattino fra i capelli
ti lasci andare e segui i tuoi pensieri.
Son vecchi e sempre quelli, li accarezzi
in fondo al cuore, li vivi così forte da morire.
Hai gustato il sapore di menta sulle sue labbra.
Hai riempito i tuoi occhi del caldo suo sorriso.
Hai amato le creme e i profumi che lei comprava ai magazzini.
E le follie di James Dean per la Metro Goldwaine Films.
A volte in primavera coi pantaloni scoloriti
correvi a ballare il Boogie Boogie.
Hai gustato il sapore di menta sulle sue labbra.
Hai riempito i tuoi occhi del caldo suo sorriso.
Hai amato le creme e i profumi che lei comprava ai magazzini.
E le follie di James Dean per la Metro Goldwaine Films.
A volte in primavera col mattino fra i capelli
ti lasci andare e balli il Boogie Boogie.
(parole e musica di Ivan Graziani)
Per gent. conc. Edizioni Freedom
Cè giù lambulanza, dai sbrigati amore
va a fare sto figlio io resto a aspettare.
Vedrai, ce la faccio anche senza di te
fra cinque o sei giorni sarai qui con me.
Bagnerò i fiori, come hai detto tu
farò i piatti e chiuderò anche il gas.
Calze e mutande in bagno laverò
farò la spesa e il frigo sbrinerò.
Tutto sommato non è così difficile fare
quello che facevi tu... Solo non riesco a capire
dove hai messo il caffè, se in un barattolo cè il sale
ed in quellaltro cè soltanto del tè.
Ho bagnato i fiori, come hai detto tu
son marciti e non ne posso più.
Il frigo è spento ed io non so spiegar perché
sento in giro un gran odore di gas
la casa sembra un campo bombardato in Vietnam.
Mi siedo sconsolato e aspetto solo che tu
a che tu torni a me
(parole e musica di Ivan Graziani)
Per gent. conc. Edizioni Freedom
Lorizzonte ha preso il volo
dolcemente ha circondato la città.
E sceso piano, senza rumore
segna il confine fra i sogni e la realtà.
E il momento in cui la luce
cede il posto alle ombre della sera.
Lontano lincendio del giorno che muore
si tuffa già dentro il fiume che corre a valle
verso il velluto delloscurità.
Ombre viola sui campanili
solo il cielo mette labito da sera.
Con quelle stelle, con quelle luci
io son sicuro che una festa cè lassù.
La mia città si è addormentata
dorme lerba del Campo della Fiera
dormono le mura, le scalinate e i cancelli
dormono i fanali, le rose sui balconi.
Dorme la città che io vorrei