Capitolo 8
Due Eric in città - Guai in vista!
Eric, intanto, era sceso al Piazzale dei Pullman di Via Tiburtina. Non gli sarebbe costato nulla prendere il treno, scendere alla fermata di Nuovo Salario ed andare alla Sede dei Vendicatori Europei.
Certo, dopo tutto quello che era successo, si meritava proprio un bel riposino. Appena entrò, Thor andò a riceverlo con una grande pacca sulla schiena. Eric non cercò neppure di ucciderlo, e Thor gli chiese dov’era stato di bello.
Il ragazzo rispose che gli era capitata un’avventura straordinaria fuori dal comune, e che avrebbe raccontato tutto solo davanti ad un tè caldo con pasticcini che vennero portati dal maggiordomo.
-Allora? Invero, racconta!- disse Thor, curioso, messosi seduto per primo. Con loro c’era anche il principe Robert, che voleva sentire la storia di Eric.
-"Casa Fumarola era stata abbandonata molti anni prima, ed era ormai ridotta ad un tugurio diroccato. Quella notte, che sarebbe ieri notte, sono uscito dalla sfera di influenza di Gioia e sono riuscito a ritrovare me stesso; prima di tornare qui, ho raggiunto il paese più vicino e ho cominciato a fare delle indagini sui Fumarola: se n’erano andati poco dopo la nascita di Ivan, e la loro fattoria si era fatta la fama di “Haunted”, infestata. Infestata dal fantasma della bambina, un fantasma inconsapevole di essere tale, che cresceva e aveva dimenticato di non essere mai nato, un fantasma dotato di grandi poteri ESP. Quella sera, mentre avevo salvato quella bambina, vidi Gioia ed entrai nel suo regno guadagnandoci anche una botta in testa, la ferita che mi aveva fatto perdere la memoria trasformandomi in Ivan."
"Per me, Gioia aveva ricreato…o creato dal nulla…tutto: la fattoria, i domestici, i genitori, il dottor Evani, Giulia…tutto un piccolo mondo perfetto. Un microcosmo sospeso, come lei, in un limbo di immaginazione e di sogno"- raccontò Eric.
Al principe Robert vennero le lacrime agli occhi al sentire quelle parole: per la sua mente medievale, quella equivaleva a una pena da girone dantesco.
-Ma una cosa mi chiedo: perché ha proprio scelto me? Perché sapeva chi ero, oppure le ricordavo molto il fratello che non avrebbe mai conosciuto? Nella sua non-vita, Gioia stava attraversando il passaggio della sua età dall’infanzia all’adolescenza: soffriva le gelosie e gli amori di una donna, consapevole che non lo sarebbe mai diventata e che per lei era giunto il tempo di rimanere per sempre bambina.-
-Per l’ispida barba di Odino! Che storia!- commentò Thor, una volta fuori dalla sede.
-Eh già!- fece Eric. –Non chiedermi come ha fatto perché non lo so nemmeno io!-
-Però è strano!- disse Thor. –Se tu eri lì, come facevi ad essere in quel mondo allo stesso tempo? O forse hai un fratello gemello?-
-Scusa?-Eric si arrestò improvvisamente. –Come sarebbe a dire “il mio gemello”?
-Non lo so!- rispose Thor. –Potrebbe essere stato il tuo gemello, il tuo clone, il tuo doppio…non lo so! Ma di una cosa sono certo, per le minacce del Ragnarok: tu e lui siete troppo identici!-
Eric rimase sbalordito davanti alla risposta del dio.
-Non lo so…non abbiamo parlato molto…ma avevo come l’impressione che fosse irritato dalla mia presenza. E poi, sembrava mi conoscesse da sempre…ma dove può avermi conosciuto, se non eri tu?-
Eric fece uno sguardo sbalorditivo. Qualcuno aveva preso il suo posto, ma preferiva pensare che fosse stato tutto un incubo.
-Senti, Thor…- fece, sbuffando. -…questa storia di questo tizio identico a me inizia a rompermi letteralmente i coglioni. Quindi, te lo dico per favore, non rompermi più con questa storia!-
-Dicoti...NO!- replicò il dio, con fermezza. –Non fino a che mi dirai che diavolo sta succedendo perché non sto capendo più nulla neanche io! Comunque, questo tizio si fa chiamare “Camaleonte” e lavora come cameriere al Pizzarito dove lavora anche Valerio!-
In quel momento, stava passando Valeria. Passava di fretta, e non era riuscita a riconoscere il suo ragazzo ma aveva sì riconosciuto la voce di Thor, che aveva pronunciato la parola “Camaleonte”. Eric si voltò appena vide la ragazza.
-Ehi…cavolo!- esclamò.
-Che succede?- chiese il dio.
-Nulla, nulla!- rispose Eric. –Mi era sembrato di vedere Valeria…ma forse mi sono sbagliato!-
Questo era ciò che pensava Eric. Ma in realtà, la ragazza che era passata prima, era proprio la sua Valeria, la Valeria con la quale l’altro Eric, il “gemello cattivo”, aveva fatto l’amore e che in quel momento non si era fermato a salutare perché stava andando di fretta. Ma era riuscita a sentire la parola “Camaleonte”, e per un qualche strano motivo quella parola l’aveva fatta riflettere da quando aveva preso l’autobus fino a quando era tornata a casa. Appena tornata, aveva posato la sua giacca e si era messa a camminare per tutta la casa pensando a dove aveva sentito quel nome.
-Camaleonte…Camaleonte…Camaleonte…Camaleonte…Cama…ommioddio!- esclamò Valeria appena disse “Cama”. Le venne in mente l’episodio della spiaggia, in cui Eric aveva scritto sulla sabbia “Valeria e Cama” dentro al grande cuore.
Non poteva essere vero.
-Eric e il Cama devono essere la stessa persona!- si disse. –Non può essere! Questo è un incubo!-
In quel momento squillò il telefono. Valeria scoppiò a piangere: non poteva credere di stare con un ragazzo che le aveva nascosto che lavorava come cameriere e che le aveva detto di essere Eric Roberts.
Ma se era così, che fine aveva fatto il vero Eric mentre lei era stata con il Camaleonte?
-Scusi…- fece un uomo anziano, sui cinquant’anni. -…avevamo ordinato delle penne ai quattro formaggi…perché non arrivano ancora?-
-Un momento che chiedo al mio collega.- rispose Valerio, andando verso le cucine. –ERIC! Che fine hanno fatto le penne ai quattro formaggi al tavolo cinque?-
-Eccole che arrivano belle fumanti!- rispose il ragazzo, comparendo con due piatti di pasta in mano e andando verso il tavolo della coppia anziana.
-Grazie!- fece l’uomo, vedendo che il piatto stava arrivando a lui.
-Si credeva mi fossi dimenticato di lei, vero?- domandò Eric, sorridendo. –Qui dentro non mi scordo di nessuno!-
E sparì canticchiando. I due vecchietti dissero che era un ragazzo un po’ strano, ma molto simpatico e, appena se ne andarono, gli lasciarono due euro e venti di mancia.
-Comincio a essere geloso!- scherzò Valerio, mentre Eric sparecchiava. –Ti danno sempre le mance più alte, mentre io mi devo accontentare degli squallidi cinquanta centesimi.-
-Tieni, va’!- rispose Eric, tirandogli i due euro. –Io non so che farmene di tanti soldi!-
Valerio li prese al volo. Certo, in quel periodo Eric era veramente strano: in un caso come quello, se li sarebbe tenuti tutti per lui. Non era normale.
Ad un certo punto, la porta si aprì ed entrò nel ristorante Valeria. Appena Eric la vide, o meglio, il Camaleonte, dato che Eric era con Thor, prima fece cadere un piatto e poi rimase come imbambolato davanti alla ragazza.
-Ma te sei scemo!- fece Valerio, raccogliendo i cocci. –Guarda che hai fatto…almeno raccogli! Ehi? Ce stai? Terra chiama Eric! Eric rispondete!-
Ma Eric non rispondeva. Fissava con terrore Valeria, quasi avesse paura di lei. Sapeva che adesso lei aveva scoperto la verità su di lui: sapeva che non era Eric Roberts, ma un essere chiamato Camaleonte, capace di trasformarsi in tutto ciò che voleva.
-Regina…- fece, avanzando piano piano verso Valeria. -…mi…mi sei venuta a prendere?-
Ma Valeria non rispose. Appena vide il Camaleonte, due lacrime le colarono dagli occhi.
-Regina…ma perché piangi?- disse il ragazzo. –No, non fare così che sennò divento triste pure io…-
E fece per asciugarle le lacrime e baciarla. Per tutta risposta, Valeria gli diede uno schiaffo così forte che si sentì per tutto il ristorante. Poi se ne andò, piangendo.
-Ammazza che pezza!- esclamò Valerio, che aveva assistito alla scena. Il Camaleonte uscì dal ristorante per cercare di calmare Valeria. La vide mentre percorreva la discesa in cerca di una fermata per prendere l’autobus e tornare a casa.
-NO!- fece il Camaleonte. –Non te ne andare!-
-Lasciami subito!- gridò Valeria, piangendo.
-Ma come? Non mi riconosci?- domandò il ragazzo, sorridendo. –Sono io! Il tuo ragazzo!-
-Tu per me non sei nessuno, hai sentito?- fece Valeria, piangendo, a denti stretti. –NESSUNO!-
-Amore, io…- fece il Camaleonte, tentando di giustificarsi.
Non servì a niente. La ragazza se ne andò piangendo, mentre il Camaleonte tornava al ristorante triste e silenzioso, pensando a tutti i bei momenti che aveva passato con la sua regina.
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