Capitolo 12
La confessione del Camaleonte
-ERIC ROBERTS!- gridò una voce. Eric e il Camaleonte si staccarono dal loro abbraccio e videro Andrea con una magnum in mano, carica, e puntata verso i due ragazzi.
-Mi hai reso la vita un inferno!- gridò. – Ti sei portato via tutto! Valeria, se non vuoi stare con me, non avrai neanche quello stronzo del tuo ragazzo vicino! Mi hai rovinato la vita. Ti sei anche portato la donna che io amavo, ma adesso è finita! Mi hai sentito? Piantala di stare con il tuo doppio!
Affrontiamoci faccia a faccia, Eric!-
Thor…l’hai visto!? Fece Eric, telepaticamente.
Sì. Rispose il dio.
Alla minima distrazione, stiamo pronti ad intervenire! Fece Eric, mentre Andrea era ancora con la pistola puntata.
-Quale…quale sei tu?- chiese Andrea, puntando la pistola sia ad Eric che al Camaleonte.
-Andrea, per favore, non lo fare!- disse Valeria, piangendo.
Andrea la guardò.
ORA! Gridò Eric a Thor. In tre, il Camaleonte, Thor ed Eric, si precipitarono a togliere dalla mano del ragazzo la pistola.
Ma ad un certo punto, uno sparo risuonò nell’aria. Tutti ammutolirono, restando pietrificati di fronte a quella scena: qualcuno, per disgrazia, era stato colpito. Ed era stato o Eric o il Camaleonte. Andrea era terrorizzato al guardare quell’orrendo spettacolo.
-NOOOOO!- gridò Valerio, andando da Andrea e prendendolo a cazzotti. Venne fermato da Thor, ma la rabbia da sbollire era tanta.
-Eric!- gridò, mentre si precipitava verso l’amico.
-Ehm…Eric sono io!- rispose quello che si pensava fosse il Camaleonte.
-Camaleonte!- gridò Valeria, correndo da lui per vedere come stava. Il ragazzo la guardò con uno sguardo supplichevole, come se stesse per dirle “sto per morire, non lasciarmi solo proprio adesso!”. Il ragazzo fu portato d’urgenza in ospedale, mentre Thor chiamava a raccolta gli altri Vendicatori Europei.
Al teatro, l’atmosfera era tutta carica. Elena stava per entrare in scena, osservando se tra i presenti era arrivato il suo Robert. In realtà, il principe era arrivato ma era passato dalle quinte.
-Sei tornato, Principe Azzurro!- fece Alberto, quando lo vide.
-Non si suppone che non dovevi farmi entrare?- domandò Robert.
-Beh, diciamo che hai passato l’Inferno, ora stai nel Purgatorio…- guardò Elena. -…e adesso devi guadagnarti il Paradiso.-
Detto questo, se ne andò perché tra un po’ sarebbe dovuto andare lui in scena. Mentre Elena si voltava, scorse tra le quinte il volto di Robert che le sorrideva. Appena la ragazza andò dietro le quinte, approfittò per andare un attimo nei camerini con il principe, tanto la sua apparizione l’aveva già fatta.
Si chiuse a chiave con Robert e lo abbracciò.
-Sei…sei tornato, amore!- disse.
-Sì. E non me ne andrò mai più!- fece Robert, baciandola dolcemente sulle labbra.
-Ehm…E tu credi che io possa tornare con te facilmente? Vediamo…ad una condizione: che tu mi dica un’altra volta “Principessa”.- disse Elena, rispondendo al bacio.
-Mia dolce principessa.- rispose Robert, baciando la sua ragazza in modo passionale. Adesso, Robert ed Elena erano di nuovo uniti e nessuno avrebbe potuto separarli mai.
Nel frattempo, erano arrivati all’appello solamente MP3 e l’Aquila. Robert seppe dell’accaduto solamente due ore dopo il tragico evento. Il Camaleonte dovette essere ricoverato d’urgenza al Policlinico Gemelli, dove arrivarono anche Thor, Eric, alcuni invitati della festa, Valerio, Valeria e Giulia.
-Perché…perché proprio a lui?- diceva Giulia.
-Lo conosco bene, lui è forte…e ce la farà!- fece Francesca, abbracciando l’amica.
Eric stava con Valeria e Thor, fumando una sigaretta (la prima volta che succedeva) e sperando che l’operazione di estrazione del proiettile dal petto del Camaleonte riuscisse.
-Forse…- disse. -…forse avrei dovuto essere io a ricevere quel colpo.-
-Invero, non dire idiozie!- fece Thor, serio. –Non doveva capitare a nessuno dei due!-
In quel momento apparve il dottore. L’operazione era brillantemente riuscita, ed era tipo un’ora che il ragazzo stava dormendo.
-Dottore!- disse Valerio. –Come sta?-
-Molto male. Ha perso molto sangue, e ora deve dormire.- rispose il medico.
-Possiamo visitarlo?- domandò Valerio.
-Lui nomina una regina.- rispose il dottore. Al sentire la parola “regina”, Valeria capì a chi alludeva. Il dottore disse a Valerio che poteva visitarlo, ma per poco tempo dato che il paziente stava ancora molto male.
-Un momento!- fece Eric. –Valerio, io credo che il Camaleonte voglia vedere un’altra persona. Sì, so che non sono chissà chi per dirti questo, ma…meglio che tu non vada. Valeria, è te che il Camaleonte vuole vedere.-
Valeria avanzò, un po’ titubante e inquieta.
-Non…non voglio che tu faccia questo per me!- disse, con la voce soffocata dal pianto. Eric le disse di andare. Valeria entrò nella stanza dove stava riposando il Camaleonte: lo vide tutto coperto di tubicini per l’ossigeno e flebo. Ma stava dormendo beatamente. E, quando girò la testa, quasi pensò di essere morto perché un bellissimo angelo stava vicino a lui.
Valeria si sedette ed accarezzò dolcemente la testa del Camaleonte.
-R…regina…sei tu?- fece il Camaleonte, con un filo di voce.
-Sì!- rispose Valeria, sorridendogli. –Sono qui con te.-
-Non…non sei più arrabbiata con me?- le chiese il ragazzo, contentissimo di vederla.
-No, non lo sono. E ti prometto che non mi arrabbierò più con te.- rispose Valeria, con un nodo alla gola. Vedere il ragazzo ridotto in quello stato le faceva una tristezza immensa. Il ragazzo tossì fortemente, e Valeria si alzò.
-Vado a chiamare il dottore!- disse, ma il Camaleonte la fermò.
-N-no. No.- fece. –Voglio…voglio che…restiamo da soli. Sai…una cosa?-
-Dimmi.- disse lei.
-Voglio…che…che tu mi dica…che mi ami!
-Ti amo. Ti amo più di qualunque ogni altra cosa al mondo: sei ciò di cui la mia vita aveva bisogno! E sai una cosa? Il nome che avevi quando ci siamo messi insieme per me fa lo stesso. Ma adesso devi essere forte. Per favore! Ti prego, non lasciarmi sola!
Il Camaleonte sorrise. Finalmente si era rivelato importante per qualcuno, e questo faceva salire alle stelle il suo ottimismo: voleva guarire in fretta per poter uscire, una volta dimessosi dall’ospedale, con Valeria, andare in qualche pub o ristorante a festeggiare e mandare affanculo tutta quella strana storia.
-Noooo!- disse. –No, mia regina…come puoi pensare…una cosa simile? Ti…ti ricordi…che una volta…dissi che…che saremo stati insieme fino a quando saremo diventati vecchietti? Beh, io manterrò quella promessa…perché…perché io voglio che dopo il fidanzamento…ci sposiamo! Vor…vorresti tu essere la donna del Camaleonte?-
-Amore, ma io sono la tua donna!- rispose Valeria, piangendo. –Lo sono da quando ti ho visto per la prima volta. L’unica cosa che ho sbagliato è non essermene resa conto in tempo…sono stata così stupida!-
-No, amore…sono io…che dovrei scusarmi…per tutte…tutte le cazzate che ti ho fatto…
-Non hai fatto nessuna cazzata! Mi hai reso la donna più felice del mondo. E adesso devi essere forte, me lo hai promesso!
Il Camaleonte voleva dirle tutto, ma era troppo debole per farlo. Però non voleva che Valeria se ne andasse, anche se una buona dormita gli avrebbe giovato tanto, lo sentiva anche lui, i battiti del cuore non erano ancora cessati e si poteva ancora vivere.
-Sai una cosa? Quando…quando migliori la situazione…quando io sia sano…ci…ci sposeremo. Ma…come Dio…o gli déi…comandano! E faremo una bella festa…nella sede dei Vendicatori Europei…con tutti i tuoi amici…con tutti i miei amici…e adotteremo un bambino…o una bambina…oppure tutti e due…una bella coppietta…- La voce del Camaleonte iniziava ad affievolirsi, il respiro diventava sempre più affannoso e stava iniziando a chiudere gli occhi.
-Non addormentarti!- gli diceva Valeria. –Amore mio, non addormentarti!-
Ma sembrava che il Camaleonte non volesse ascoltarla. Biascicava frasi a fatica.
-Regina…date…datemi un bacio…-
Valeria glielo diede. Appena glielo diede, il Camaleonte sorrise ma la macchina cuore-polmone che lo teneva in vita segnò con un rumore che ormai il ragazzo era spacciato.
-Amore…AMORE, TI PREGO, SVEGLIATI! GUARDAMI! NON LASCIARMI SOLA! NO! NOOOOOOOOOOOOO!-
Ormai era troppo tardi. Il Camaleonte era morto. Con un sorriso sulle labbra, come quelli che fino ad allora aveva lasciato sulla bocca degli altri.
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