Capitolo 1
La Patente
Lo sapeva. L’aveva sempre saputo. Sarebbe capitato anche a lui, prima o poi, ed ora era giunto il momento. Eppure, non si sentiva molto teso, gli era capitato anche di peggio: infatti, da quando Thor gli era entrato nel corpo più di due anni fa, Eric Roberts aveva dovuto vedersela con ogni genere di mostri possibili ed immaginabili. Aveva combattuto contro Loki, gli Déi Oscuri, i Giganti di Ghiaccio, aveva visto la Fine del Mondo e l’aveva sventata con gli altri Vendicatori Europei e aveva anche ucciso il famigerato “Killer delle Coppie”, terrore delle coppie di adolescenti di Roma. Vai al secondo capitolo -->
Ed ora, come per un tragico scherzo del destino, Eric doveva vedersela con il mostro che aveva tormentato molti dei suoi sogni di preadolescente, il mezzo usato moltissimo dalla gente ma del quale lui aveva una paura fottuta, il compagno inseparabile dell’uomo ma per Eric il mostro da eliminare con tutti i suoi simili: l’automobile.
Ebbene sì! Sembra incredibile a dirsi, ma Eric aveva paura a guidarla: odiava a morte il pedale della frizione, e soprattutto gli seccava non trovare il punto d’innesto. O faceva saltare la macchina tipo canguro, oppure ci metteva tre ore per far partire la macchina, e questo faceva incazzare a morte sia lui che l’istruttore.
Poi, non è che gli fosse stato simpatico: appena si erano visti per la prima volta, l’istruttore gli aveva detto “Tu sei Moreno, vero?” Eric odiava a morte che lo si chiamasse così. Da quando l’arbitro Byron Moreno, colpevole di avere fatto perdere l’Italia negli ultimi Mondiali di calcio, era apparso, e data la somiglianza di Eric con il personaggio, tutti lo chiamavano “Moreno” oppure gli dicevano frasi del tipo “Moreno, torna in Ecuador” anche se sapevano benissimo che lui era nordamericano.
Appena l’istruttore gli disse “Tu sei Moreno”, Thor ed Eric pensarono direttamente di ucciderlo, ma lo lasciarono in vita perché, non si sapeva mai, poteva servire a qualche altra cosa. Quel giorno, Eric era particolarmente incazzato per una serie di motivi sia affettivi sia scolastici, e si sa che in generale lo stato emotivo influisce moltissimo sulla guida: infatti, la guida andò non pessimo…de ppiù! Come diceva Fabio Pinci dei Prophilax, nella loro famosa canzone “La Patente”: “So’ partito in terza, in controsenso e col freno a mano; ho investito tre vecchiette, due vigili, un prete e pure un nano; so’ passato dieci volte col rosso e poi col verde nun me so’ mosso. Limortacci de mi’ zia: HO FATTO ER CHIOPPO CON LA POLIZIA!” Solo che Eric, a parte l’aver quasi messo sotto davvero tre vecchiette e un nano, il botto con la polizia non l’aveva fatto, ma la macchina gli si era smorzata almeno una ventina di volte ed era partito davvero in terza, in controsenso e col freno a mano.
-Frena!- gli fece l’istruttore, ad un certo punto. Eric frenò con tanta foga da quasi andare a sbattere contro un lampione.
-Perché hai frenato?- fece l’uomo, in preda quasi ad un attacco di nervi.
-Volevi che andassimo a sbattere!?- disse Eric. –Non so te, ma io ci tengo alla vita!-
Fammi uscire, così gli faccio prendere un colpo che lo fa andare su Alfheim in cinque secondi! Propose Thor, nel vedere come l’istruttore stava trattando Eric.
Thor, per favore, non ti ci mettere anche tu! Fece il ragazzo telepaticamente.Già questo qua mi sta rompendo in una maniera pazzesca…meno male che stiamo tornando a scuola guida, così almeno…
Appena tornarono a scuola guida, l’istruttore scese contento perché la guida era ormai finita, bestemmiando qualcosa in romano strettissimo, mentre Eric scese contentissimo perché se fosse stato ancora cinque secondi con quello, l’avrebbe sicuramente ucciso.
Mentre tornavano, Eric stava pensando a come aveva guidato: se gli fosse preso un altro attacco di incazzatura acuta durante l’esame di pratica, la patente l’avrebbe presa come quello della canzone: “dopo dieci anni”!
E dài! Fece Thor. Non devi preoccuparti, Eric! Ti aiuto io a guidare!
NON PROVARCI NEANCHE! Gli disse Eric. Bell’aiuto: per essermi fidato di te, mi hanno bocciato all’esame di teoria!
Ma non penso proprio! Si giustificò il dio. Io ti ho dato le risposte giuste ma tu, testardo come sei, non hai voluto proprio ascoltarmi!
Ah, io! Io!? Disse Eric. Thor…chi è che mi ha passato le risposte sbagliate? Chi è che mi ha fatto fare sette errori all’esame!? Se non ti avessi dato ascolto, a quest’ora avrei già superato l’esame e sarei pronto per dare quello di pratica! Thor, dimmi…il casco può essere messo solamente se integrale?
E vabbè…un piccolo errore può capitare! Fece il dio. Ma guarda il lato positivo della cosa: almeno ora le cose le sai e puoi ripassare!
Sì, ma non ci vado più con l’entusiasmo di una volta! Disse Eric. Valeria ha passato l’esame con quattro errori, mentre io no. E adesso non posso neanche vederla perché si ammazza di studio all’università e lavora anche. E anche se passassi a trovarla, ha da fare con i clienti e quindi io mi trovo costretto ad andarmene perché sono un impiccio, credo, per lei.
Il fatto era questo: Valeria era la ragazza di Eric. Si erano conosciuti a scuola guida, e per il ragazzo era stato amore a prima vista. Così aveva iniziato a conoscerla meglio, sapendo anche che lei aveva quasi gli stessi suoi gusti. E si erano messi insieme dopo che lei lo aveva aiutato a superare il trauma post-bocciatura. Eric era innamorato perso di lei: non era innamorato del suo fisico da modella o della sua altezza, ma dei suoi occhi e della sua bocca. Invece, alla ragazza piaceva il modo in cui Eric trattava gli argomenti, anche quelli più difficili: sapeva come fare leggera ogni situazione, vista la vita che conduceva.
Ma i due erano molto innamorati, e avrebbero fatto un mese tra pochi giorni. E lo avrebbero festeggiato in maniera molto romantica, come piaceva a lei.
Ma Eric non poteva immaginare che dopo quel mese, le cose per lui sarebbero cambiate, e anche molto. Il destino gli teneva in serbo una bella (per certi aspetti) sorpresa.
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