Capitolo 4
Ritorno a casa con delitto
Così, quella che doveva essere una Notte Bianca all’insegna della gioia e del divertimento si era trasformata in una Notte Nera di paura e terrore.
I giornali scrissero del blackout dovuto ai “temporali che imperversavano su tutto il Nord Italia”: nessuno avrebbe creduto mai al fatto che fosse stato un criminale con la mania degli scherzi pesanti.
Passarono due giorni, e venne di nuovo lunedì, ossia un’altra nuova settimana da affrontare.
Eric dovette affrontare prima di tutto un amico che lo accusava di essersene andato di sua spontanea volontà il giorno della Notte Bianca.
Perché non sa cosa ti è capitato! Aveva detto Thor.
Per favore, non ricominciare! Aveva risposto Eric telepaticamente. Già è dura stare con questi, figuriamoci se gli dico che sono stato attaccato da un branco di folletti maligni asgardiani…mi prenderebbero per matto a vita!
Ma le cose non andarono per il meglio neanche per il principe Robert, che non aveva detto niente della sua doppia vita a Claudia.
-Madonna mia!- fece il principe appena tornarono a casa di lei. –Che fatica! Non capita tutti i giorni di assistere un sacco di gente…l’hai vista?-
-Sì!- fece Claudia, indignata. –Avrebbero dovuto pensarci, ad un imprevisto simile. Fortuna che c’erano i Vendicatori Europei, sennò tutto sarebbe diventato una tragedia! Piuttosto…spiegami cosa ci faceva anche Eric a Tiburtina. E che ci facevi tu con Thor dio del Tuono!-
-Ehm…- Robert era stato scoperto. Non sapeva che pesci pigliare. Considerando anche che Claudia era reduce da una storia dove non si vedeva spessissimo col ragazzo, sarebbe stato il massimo se Robert le avesse detto che era un principe medievale impegnato in guerre con dei fanatici capeggiati da un allucinato con delirio di onnipotenza elevatissimo.
-Ecco…Thor lo conosco…così, di fama!- Robert tentò di buttarla sul casuale, ma sapeva che con Claudia era inutile: aveva assistito ad una lezione completa di Mariella, e aveva capito che con Claudia era impossibile mentire soprattutto su un fatto così.
Quindi, non gli rimase altra opportunità che gettare la maschera.
-Claudia, io devo dirti una cosa.- fece, serio.
-Ti ascolto.- fece la donna. –Non…non è che hai un’altra, vero?-
-Cosa?- il principe scoppiò a ridere. –No, non ho nessun’altra…te lo giuro…ma il fatto è che…io…beh…ecco, io sono davvero un principe spagnolo, ma dovrei essere morto da otto e passa secoli. Insomma, sono nato nel 1219!-
-Rob…questa l’ho già sentita nel “Ritratto di Dorian Gray”!- fece Claudia. –Che ci facevi tu con Thor dio del Tuono e che ci faceva Eric lì!-
-E va bene, confesso!- scherzò Robert. –Sono il famigerato Robert Garcìa, contenta? QUEL Robert Garcìa.-
Appena sentì chi era, Claudia quasi ebbe uno svenimento, ma si contenne. Sperava che le dicesse di essere omosessuale, ma non di essere un eroe di fama nazionale!
-Ecco quello che dovevo tenerti nascosto!- fece Robert. –Sì, sei fidanzata con il principe Robert Garcìa della squadra RG-1 dei Vendicatori Europei.-
-A me non interessa chi sei.- disse Claudia, baciandolo. –L’unica cosa che mi importa è che ho l’uomo di cui mi sono innamorata!-
In quello stesso istante, a molti chilometri di distanza, una ragazza stava rientrando a casa. Era una ragazza alta, dalla corporatura longilinea. I lunghi capelli ondulati le scendevano sulle spalle mentre tirava fuori dalla borsa le chiavi. Le girò lungo la serratura ed entrò.
Accese la lampada alogena che aveva in casa e si mise a sedere su un divano di pelle, leggendosi una rivista. Quella giornata all’Università era stata piuttosto pesante.
Ad un certo punto, però, si sentì un rumore strano, un rumore di qualcosa che sbatte contro lo spigolo di un mobile. La ragazza si alzò a vedere che cos’era.
-C’è qualcuno?- domandò, prendendo una bottiglia di vetro. –Sono armata!-
-Regina…- disse una voce maschile molto debole.
Appena sentì quella parola, la ragazza si paralizzò completamente. In vent’anni che viveva, era stata chiamata in quel modo solamente da una persona, da un ragazzo che per lei era stato molto speciale, ma che adesso era morto e sepolto.
Il Camaleonte.
Ma allora chi era quello che l’aveva chiamata così? Di certo il Camaleonte non poteva essere, a meno che non fosse un essere immortale…eppure sembrava che lo fosse, dal momento che alla fioca luce della lampada la figura era la sua, ossia la stessa di Eric, gli stessi capelli corti e neri ed anche un accenno di barba che gli spuntava dal mento.
E la ragazza che aveva chiamato “regina” e nella cui casa si era intrufolato non si sa come, era Valeria, l’ex ragazza di Eric, che appena riuscì a focalizzare la figura che si nascondeva dietro la lampada ad alogeni che emanava una luce molto debole non riuscì a trattenere le lacrime: sembrava come se il suo amore perduto fosse tornato dall’aldilà per stare di nuovo con lei, affinché nessuno li separasse più. Sembrava anzi una versione moderna del mito di Orfeo ed Euridice, solo che ad essere nascosto nell’ombra era l’uomo, e non la donna.
Il Camaleonte si avvicinò lentamente, come se avesse paura di Valeria, tendendole la mano. La ragazza fece lo stesso, pensava che quell’immagine fosse solamente il frutto di un sogno. E invece le due mani si toccarono; dunque Valeria era perfettamente sveglia e carezzava la mano del Camaleonte con dolcezza mentre le lacrime le scendevano ininterrottamente dagli occhi. Alla fine entrò nello spazio di ombra e abbracciò il Camaleonte stretto a sé, sfogandosi in un pianto di felicità per il ritorno del suo più grande amore.
Mentre abbracciava il ragazzo, molti ricordi le tornarono alla mente: da quando lei conobbe Eric al corso di scuola guida, alle giornate trascorse insieme a conoscersi e a quando si diedero il primo bacio, primo di una lunga serie; quando fecero il loro primo mese di fidanzamento e tutto per loro cambiò quando il Camaleonte si sostituì ad Eric; vide anche quando fece quella bellissima gita al mare con il Camaleonte e ci andò pure a letto, convinta di andare a letto con il ragazzo che amava e non con una copia; e quando Andrea gli sparò mentre tentava di salvare il vero Eric, e la lenta agonia fra le braccia della ragazza.
Alla fine, la ragazza lo guardò negli occhi, negli stessi occhi penetranti che il ragazzo aveva.
-Amore…- fece, toccandogli la guancia sinistra. -…sei tornato!-
-Regina…- disse il Camaleonte, carezzando il viso e i capelli di Valeria. Stava per baciarla quando all’improvviso l’espressione di serenità che aveva cambiò e diventò una smorfia di rabbia aggressiva, dal momento che cominciò a gridare e afferrò Valeria per il collo e prese a strangolarla violentemente, come se si fosse trattato di qualcun altro.
Valeria tentava di difendersi, ma non poteva ancora crederci: il suo ragazzo la stava uccidendo senza un apparente motivo. O forse, pensava, lei non l’aveva aiutato a sopravvivere. Ma era tutto inutile: adesso la sua ora era giunta, e per una vendetta di un essere venuto dall’oltretomba.
Valeria cadde a terra con un tonfo, mentre il Camaleonte la guardava con occhi iniettati di sangue. Ma qualcosa accadde di nuovo nel ragazzo: la sua espressione da rabbiosa ed aggressiva diventò triste e alcune lacrime cominciarono a scivolargli sulle guance. Si era reso conto dell’orrendo crimine che aveva commesso e voleva riparare, ma ormai era troppo tardi: Valeria era morta definitivamente.
Sconvolto per ciò che aveva fatto, un’azione che lui stesso non pensava fosse capace di fare, si lasciò andare ad un pianto di dolore per aver perso la ragazza che aveva amato profondamente e, aprendo una finestra, uscì dalla casa ancora triste per quello che aveva fatto.
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