Capitolo 11
Odio contro amore - la rivelazione di Ralf
-FERMATI!- gridò qualcuno in quel momento.
Andrea si voltò e vide un ragazzo alto quasi due metri, dal fisico molto robusto, i capelli biondissimi e lunghi fino alle spalle e vestita di un impermeabile nero. Quel ragazzo altri non era che Ralf Mordsen, il ragazzo norvegese scappato da un ospedale, il ragazzo che aveva ucciso quei quattro ragazzi, il berserker di cui Thor aveva parlato.
E adesso si trovava in quella desolata e sperduta casa, forse per uccidere sia Eric che Andrea e andare poi a cercare qualche altra vittima.
-E te chi cazzo sei!?- fece Andrea, furioso perché quello gli aveva rovinato il tentativo di omicidio.
-Sono quello che hai ammazzato un anno fa, assassino!- rispose il norvegese. –Sono tornato per portarti con me all’inferno!-
-Pure te sei amico di questo?- chiese Andrea. –Ok, non importa. A te ti ammazzo dopo. Ora mi tolgo dai coglioni questo spilungone e torno a ciò che stavo facendo con te!-
Si alzò, afferrando un bastone, e si mise in posizione d’attacco. Dopodiché si avventò con tutta la rabbia che aveva in corpo verso Ralf, che parò il colpo col bastone e scaraventò Andrea verso un tavolo, che si ruppe all’impatto con il ragazzo.
-Sei molto in gamba!- commentò Ralf. –Non sei come quei quattro cretini che ho ammazzato.-
-Forse no, ma tu lo sarai!- gridò Andrea, avventandosi di nuovo verso Ralf.
Eric intanto era ancora in stato di incoscienza quando sentì il pesante impatto dei due corpi. Poi aprì lentamente gli occhi e vide Ralf Mordsen, il norvegese affetto dalla strana malattia chiamata “Berserkergang” combattere contro Andrea Maraschini, che aveva ereditato dal Camaleonte il cuore che lo stava facendo lentamente cambiare e morire.
Ralf sentiva la rabbia crescere dentro di sé per aver trovato il suo presunto “assassino”, mentre Andrea vedeva che i tatuaggi che il norvegese aveva stavano diventando più scuri: Ralf stava per avere un ennesimo attacco. E infatti Ralf ebbe l’attacco, che si manifestò con un ruggito animalesco, quasi da orso.
Andrea non si lasciò intimorire da quel ruggito e partì all’attacco con tutte le sue forze, armato di quel pezzo di bottiglia rotta con la quale voleva infilzare Eric. Ma appena fu a pochi centimetri da Ralf, con il vetro teso verso il ragazzo, questi gli diede una possente manata che gli fece cadere la bottiglia di mano e lo scaraventò di poco lontano da lui: era come se la crisi gli avesse moltiplicato le forze, rendendolo una specie di uomo-animale assetato di sangue.
Andrea non sapeva cosa fare. Ralf gli si avvicinò lentamente, prendendolo per la testa e cominciando a sbatterlo per i muri.
Andrea gridava in preda al terrore e al dolore, ma nessuno riusciva a sentirlo. Tantomeno Eric, che era talmente debole da non rialzarsi anche perché aveva perso molto sangue.
Ralf posò Andrea a terra e con i pollici cominciò a premere sugli occhi del ragazzo, come se volesse farli uscire dalle orbite. Andrea gridava e gridava, ma Ralf non sembrava intenzionato a fermarsi: anzi, più Andrea gridava e più Ralf premeva sui bulbi oculari.
Alla fine, entrambi gli occhi schizzarono via come un frutto molto maturo che viene colpito da un proiettile ed esplode all’istante. Il corpo di Andrea cadde a terra privo di vita, mentre il norvegese ruggiva per la vittoria ottenuta.
Eric, invece, tentò di rialzarsi a fatica. Dopo esserci riuscito, avanzò debolmente verso la porta della casa, tentando una fuga disperata per non finire anche lui sotto la mano omicida di Ralf.
Troppo tardi. Ralf si voltò e si accorse di lui, lasciando il cadavere di Andrea, alzandosi e avanzando lentamente verso Eric.
Il ragazzo sentì dei passi e tentò di correre, ma inciampò e cadde. Sentiva i passi lenti di Ralf che si avvicinavano sempre di più al ragazzo, come se il norvegese volesse uccidere anche lui senza pietà.
Eric si voltò, e vide Ralf immerso nell’ombra, che gli tendeva una mano aperta.
-Non…non ti avvicinare!- gridò Eric, prendendo un bastone come arma di difesa.
-Eric!- disse dolcemente Ralf. –Perché fai questo? Perché vorresti uccidere tuo fratello?-
Eric si arrestò. Quel ragazzo lo aveva appena chiamato per nome, ed era la prima volta che entrambi si vedevano.
-Mio…fratello?- chiese il ragazzo.
-Esatto!- rispose Ralf, sorridendo. –Sono colui che è nato da una parte di te, che ha vissuto le tue stesse esperienze e che ha avuto un tragico trapasso. Ma adesso sono tornato, e sono tornato alla vita con una missione da compiere: eliminare il mio assassino e chi aveva progettato la mia morte da tempo.-
Eric rimase a guardarlo senza parlare. Quella montagna umana, quell’uomo che soffriva di gravi forme di esaurimento nervoso parlava come se lo conoscesse da sempre, gli aveva anche detto di essere una parte di lui. Di avere vissuto le sue stesse esperienze. E di aver fatto una tragica fine.
E c’era solamente una persona che avesse potuto fare tutto questo.
-Non…non è possibile!- disse, terrorizzato. –T-tu…tu sei…sei il Camaleonte?-
Ralf annuì, sorridendo. Si pulì le mani sporche di sangue con l’impermeabile e si inchinò ad accarezzare il viso di Eric, sorridendo dolcemente. Eric era terrorizzato dal fatto che Ralf potesse avere un’improvvisa ricaduta, ma il ragazzo gli disse di non avere paura, che lui non gli avrebbe fatto del male, che non avrebbe torto un capello al sangue del suo sangue.
Eric gli strinse la mano che gli aveva toccato il viso.
-Allora…allora è vero!- fece, sorridendo. –Sei…sei tornato!-
-Ti avevo detto che sarei tornato, un giorno, no?- fece il Camaleonte, sorridendo. –Sono tornato, e ho compiuto la mia missione!-
-Ma…hai ucciso della gente!-
-Gente? Uno vendeva le bambine, uno rifiutava il pane agli affamati, uno picchiava i cani, uno non meritava il cielo. Avevano fatto una cosa orribile un anno fa…e tu li chiami “gente”? adesso non solo stanno bruciando all’inferno, ma mi sono vendicato anche di loro!-
Eric rabbrividì appena Ralf smise di parlare. Gli tornarono in mente quelle morti assurde che aveva sentito al telegiornale: dunque era stato lui l’artefice di tutto! Ma di cosa si poteva essere vendicato quel ragazzo? Eric conosceva bene quei ragazzi che erano stati vittime della furia del norvegese, ma Ralf non li aveva mai visti.
-Lo sai? Erano tutti presenti, quando sono morto, un anno fa!- disse. –Erano tutti presenti alla festa, quando lui mi sparò un colpo che doveva essere indirizzato a te, e non fecero niente per aiutarmi!-
Mentre parlava, Eric notò che il ragazzo stava perdendo sangue dal naso e si strappò un pezzo della maglietta che aveva addosso per arginare la ferita ed evitare che il sangue continuasse ad uscire fuori. Ma Ralf rifiutò generosamente l’offerta, inginocchiandosi a terra.
Eric, nonostante fosse ancora molto debole, si precipitò ad aiutarlo: il sangue adesso stava uscendo non solo dal naso, ma anche dalla bocca. Il ragazzo si chiese il perché di tutta quella perdita di sangue, se fino a pochi secondi prima Ralf scoppiava fin troppo di salute.
-Che ti succede!?- domandò.
-Il mio tempo…- rispose Ralf. -…il mio tempo si è concluso…si è concluso…con la mia missione!-
-Come?- fece Eric. –Di che cavolo stai parlando!?-
-Ora…ora che la mia missione è finita…- rispose Ralf, ansimando. -…io..posso anche…morire…-
-Ma che cavolo stai dicendo!?- fece Eric. –Non permetterò che tu muoia una seconda volta!-
-È…è molto bello da parte tua…ma il mio tempo è scaduto…- fece Ralf, sorridendo mentre il sangue scivolava abbondante sia dal naso che dalla bocca. Eric non poteva credere che il Camaleonte stesse morendo una seconda volta, ora che era tornato e che era tornato per fare del bene come aveva fatto un anno fa.
Eric tentò di rianimarlo, ma non fece in tempo: Ralf morì tra le sue braccia, mentre i tatuaggi si stavano lentamente sbiadendo, come se la malattia fosse morta con lui. Eric pianse, ma le sue non furono lacrime di tristezza, bensì di gioia: ora il Camaleonte poteva finalmente riposare in pace.
Si sentì il suono lacerante di alcune sirene, e in un lampo la casa fu circondata da volanti della polizia e dei carabinieri che erano venuti chiamati da Thor, pensando che Andrea avesse ucciso Eric.
Invece il dio fu sorpreso nel vederlo ancora vivo e con un ragazzo morto tra le mani.
-Invero…chi è costui?- domandò, vedendolo. –Per la barba di Odino! Perde sangue!-
-Era mio fratello.- rispose Eric, tra le lacrime. –Ed è morto per me una seconda volta.-
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