Capitolo 12
Verità
Una volta tornati a Roma, Eric e Robert vennero portati in commissariato per rispondere a degli interrogatori l’uno come vittima di tentato omicidio, l’altro come aiutante nelle indagini. Eric passò la notte nel commissariato, ma non riuscì a chiudere occhio: ripensava alla confessione di Ralf e a ciò che era successo nelle ultime settimane, al ritorno del Camaleonte che si era vendicato e che ora era nuovamente morto.
Robert, vedendolo così abbattuto, gli aveva consigliato di passare la notte in una delle stanze della sede dei Vendicatori Europei, ma il ragazzo aveva rifiutato generosamente l’invito perché voleva sapere i risultati dell’autopsia che avrebbe giustificato i decessi sia di Andrea che di Ralf.
-Ancora non riesco a capire perché ti interessi ad Andrea!- fece il principe. –Dovresti essere contento che adesso sia morto!-
-Non capisci, Rob!- disse Eric. –A me non interessa di Andrea, ma di Ralf: voglio sapere perché e come mi conosceva dato che non c’eravamo mai visti prima!-
-Mah…- commentò Robert. -…forse si è trattato di un caso di…come si dice…omonimia…-
-Ma non dire cazzate!- sbottò Eric, tornando a sedersi sulla scomoda panca di legno del commissariato quando sentì dei passi e vide arrivare il medico responsabile dell’autopsia dei cadaveri dei due ragazzi.
Robert andò a fermarlo e lo portò da Eric, che appena lo vide volle sapere immediatamente i risultati dell’operazione.
-Avevo visto giusto?- domandò ansiosamente. –È stata l’esplosione dei bulbi oculari ad ucciderlo?-
-Neanche per idea!- rispose il dottore. –L’esplosione non c’entra: quel ragazzo è morto d’infarto. Mentre quel…quell’animale…sembra morto di emorragia cerebrale!-
-Vuol dire che un cervello ce l’aveva. E non era un animale: era un uomo.- precisò Eric, congedando il dottore e tornando a sedersi sulla panca con il principe mentre due lacrime gli scivolavano dagli occhi lungo le guance.
Robert andò a prendergli una camomilla per calmarlo e anche per procurargli un po’ di sonno, dal momento che il ragazzo ne aveva davvero bisogno.
-Forse…forse mi aveva già visto da qualche parte!- disse Eric fra i singhiozzi. –Ma come poteva sapere tutto!? Che si sia divertito davvero a giocare con i miei deliri?-
Un minuto dopo, trovò la risposta da solo.
-UN’OPERAZIONE!- esclamò gridando così forte che molti carabinieri accorsero armati di pistola a vedere cosa stava succedendo. Al vedere quello spettacolo, Eric si calmò e tornò a sedersi con il principe, mentre questi gli passava la camomilla e si prendeva un caffè.
-Che diavolo hai da gridare?- fece il principe, seccato. –Qua svegli tutti!-
-Rob, ho centrato la soluzione! La risposta è che questo Ralf si dev’essere per forza operato al cervello, sennò non si spiegherebbero la morte per emorragia interna e i delitti svolti in maniera precisa!- spiegò il ragazzo, bevendo la sua camomilla.
-E come faceva lui ad avere il cervello del Camaleonte?- chiese Robert.
-Vedi…un giorno stavamo parlando della morte…- rispose Eric. -…e…e lui mi disse…mi disse che quando sarebbe morto…avrebbe donato i suoi organi miracolosi ai più bisognosi. Così, quando morì, prima gli asportarono gli organi da vendere e poi lo imbalsamarono, facendo sì che potessimo seppellirlo.-
Robert ascoltava con commozione il discorso di Eric, trattenendo a stento le lacrime per il gesto di nobiltà che il Camaleonte aveva fatto nel donare i propri organi a gente bisognosa. I suoi organi geneticamente modificati e che avevano un po’ della personalità del loro possessore originale potevano davvero fare di tutto, anche trovare una cura per la malattia chiamata “berserkergang”, i cui sintomi erano crisi nervose addirittura con tendenze omicide.
-E Andrea?- domandò Robert.
-Giulia mi aveva detto di averlo visto…nudo…e quando me l’ha detto mi sono arrabbiato a morte perché pensavo volesse fare un confronto amatorio…ma invece non era così! Mi disse che aveva delle cicatrici all’altezza del pettorale sinistro; le parlò vagamente di un’operazione di trapianto di cuore. E ho capito che aveva il cuore del Camaleonte quando, entrato di soppiatto a casa mia, mi aveva rivelato di avere dentro il cuore di un’altra persona, del Camaleonte, appunto.- spiegò Eric.
Il tempo passò, e piano piano sorse l’alba. Il principe decise di lasciare prima Eric nella sede dei Vendicatori Europei affinché recuperasse quelle ore perdute di sonno della notte passata, dopodiché sfrecciò verso la casa di Claudia.
Trovò la donna che usciva dal cancello di casa per andare al lavoro, chiamandola e facendole cenno di fermarsi per fare colazione con lei.
Ma quando la baciò, Claudia fece segno di ritrarsi. Robert non capì che cosa succedeva: Claudia non era mai stata così prima d’ora.
-Ehi!- fece il principe, abbracciandola. –Che ti è successo, cucciola? Perché ti ritrai da me?-
-Robert…- fece Claudia, scansandosi dall’abbraccio del principe. -…non possiamo andare avanti così!-
-Così…così come?- domandò Robert.
-È inutile che fingi, principe.- disse freddamente Claudia. –Hai capito di cosa parlo: io non posso stare insieme ad un eroe come te. È come essere sposata con un medico: il suo lavoro non ha orari, se lo chiamano deve per forza andare. Io ho trentadue anni, Robert: sono stufa di fare la fidanzata che la sera la riportano a casa e poi le dicono “Ci vediamo domani!”. Io mi voglio sposare: voglio avere dei figli miei, una casa mia, la roba mia…ma non voglio essere la moglie di un uomo che non stia quasi sempre con me. Ho capito che non può andare avanti così!-
-Ma che vai dicendo?- domandò il principe. –Io ti amo, Claudia!-
-Non c’entra niente l’amore…- rispose la donna. -…anche io ti amo, Robert. Ti amo tantissimo, ma per il bene di tutti e due…è meglio finire la nostra storia. Non dico di odiarci e non vederci più, ma…rimanere amici, questo sì. Io mi voglio sposare, Robert.
-Ti vuoi sposare? E con chi?- domandò il principe, che non riuscì a trattenere una punta di gelosia.
-Con Luca.- rispose Claudia. –Lui…lui non me l’ha ancora chiesto, ma credo che accetterebbe di sicuro. Non te l’ho mai detto, ma lui ha una scuola di sci a Cortina d’Ampezzo. Mi dovrei trasferire là.-
-A Cortina d’Ampezzo?- fece il principe, incredulo. –Ma…a Cortina d’Ampezzo ci si va per fare la settimana bianca. Tu vuoi farti tutta la vita bianca?-
Non ebbe risposta. Claudia lo baciò con passione, come lo aveva sempre baciato sino a quel momento e come se quello fosse un modo molto dolce ma allo stesso tempo molto triste per dire addio alla loro storia d’amore.
Poi se ne andò a casa. Il principe la guardò andare via, lasciandosi scivolare una lacrima sul viso per aver perso una donna che gli era sembrata la persona giusta per lui.
Ma, come si dice, la vita continuava. Quindi prese la sua macchina e sfrecciò come un razzo verso la sede dei Vendicatori Europei ad allenarsi un po’ con la spada per sfogarsi e dimenticare quel brutto episodio.
Quando finì, il principe trovò Eric sveglio che stava bevendo una tazza di cioccolato caldo, segno che stava per avvicinarsi l’inverno più freddo che la città avesse vissuto. Appena il ragazzo vide Robert, gli chiese subito informazioni sulla morte sia di Ralf che del Camaleonte che di quel ragazzo che Thor aveva ucciso nella metropolitana.
-Il coroner ha confermato quello che ha detto Andrea: si trattava di Alessio Letteri.- spiegò il principe a Eric.
-Ma…c’è un’altra cosa di cui volevo parlarti.- disse serio Robert. –È successo stanotte, all’obitorio. Qualcuno si è intrufolato, ha visto i due cadaveri, quello del Camaleonte e del norvegese, ha estratto cervello e cuore e se n’è andato via. Hai idea di chi possa essere stato?-
Eric scosse la testa e uscì, mogio, dalla sede. In realtà era stato lui a intrufolarsi, addormentando i secondini di guardia alla porta e prendendo le loro chiavi. Poi si era messo a cercare fra i cadaveri, aveva trovato quello di Andrea e quello di Ralf e aveva preso da Andrea il cuore e da Ralf il cervello, li aveva chiusi in una scatola e se n’era andato come se niente fosse successo.
Uscito dalla sede, montò in macchina e si diresse verso il cimitero del Verano. Una volta giunto lì, il custode lo fece entrare, gli segnò la strada dove aveva messo la tomba del Camaleonte, dove Eric poté seppellire il cervello e il cuore che appartenevano a quel bizzarro personaggio che aveva portato un raggio di sole nella sua vita grigia.
Fatto questo, se ne tornò a casa e cominciò ad annotare sul suo “Diario delle avventure” quella che gli era sembrata la più strana di tutte.
“E così il Camaleonte non si era rivelato altri che Andrea, il mio odiato rivale in amore, che adesso non potrà più nuocere perché ha trovato la pace eterna. Adesso che Andrea è morto e che il Camaleonte ha fatto ciò che doveva fare, concludo questa specie di diario scrivendo dei miei amici: Robert continua con i suoi viaggi nel tempo; Claudia invece si è lasciata definitivamente con Luca dopo il pestaggio che lui ha fatto a Robert. Adesso il suo fidanzato è un certo Giuseppe, e sembra che stiano bene insieme: inoltre, mi ha anche fatto conoscere la sua amica Alessia. Per certi versi è come me…peccato che abbia 35 anni! I miei compagni del corso di teatro sono cambiati: alcuni se ne sono andati, altri sono rimasti e si sono aggiunti anche dei nuovi volti; Giulia continuo a vederla ogni giorno alla fermata, e ci vediamo regolarmente per un caffè o un drink al bar vicino casa mia. E l’altra Giulia, quell’angelo biondo che era piombato nella mia vita di colpo se ne è andato così com’era venuto, improvvisamente. Ricordo che quando le dissi, una volta finito lo spettacolo, che cosa avrebbe fatto, lei mi rispose: “Continuerò a recitare”. L’ho rivista tre giorni fa: è stata scelta per fare un film ed è impegnatissima, con tanto di bodyguard. Ci siamo rivisti, abbiamo parlato di noi e della nostra avventura comune e di quello che ci aspetta in futuro.
Ah, quella famosa poesia di William Blake che era sull’agnello, dice:
“Agnellino, chi ti ha creato
Tu lo sai che chi ti ha creato
La vita ti ha donato e ti ordinò di mangiare
Presso la corrente oltre il prato
Chi ti ha dato abiti di gioia
Soffici di lana scintillante
Ti ha dato una tenera voce
Che fa risuonare la valle di gioia.
Agnellino, chi ti ha creato?
Tu lo sai chi ti ha creato?
Agnellino, te lo dirò
Agnellino, te lo dirò
Ti ha chiamato col tuo nome
Perché egli stesso si chiama “agnello”:
Egli è docile e dolce,
Egli divenne un bambino:
Io un bambino e tu un agnello,
Siamo chiamati per questo nome.
Agnellino, Dio ti benedica.
Agnellino, Dio ti benedica.”
Quanto a me…beh, che dire? La morte di Valeria mi ha scosso fortemente: è vero, ci eravamo lasciati ma come ho amato lei non ho amato nessun’altra…ma io so che tornerà.
Ancora ricordo ciò che mi disse quando mi comunicò che voleva lasciarmi:
“Eric, credimi, io spero di cuore che tu stia bene perché sei un ragazzo dolce e sensibile. Sei sempre stato gentile e delicato. Interessante e divertente. Credo che una ragazza con te possa davvero essere felice, serena. Possa sentirsi amata davvero fino in fondo con tutto il cuore, tutta l'anima. E sono strasicura che la troverai, prima o poi arriverà e ti spalancherà il suo cuore.
Ma ascolta, caro Eric, devo dirti con delicatezza e col cuore che questa persona non posso essere io. Somigli troppo al Camaleonte. Non ce la faccio a stare con te senza pensare a lui: hai i suoi stessi occhi, la sua stessa bocca, il suo stesso corpo…perfino il suo stesso carattere!
Caro Eric, ti prego, non essere triste, non rimanerci male. Si fanno degli incontri, a volte, destinati a rimanere 'amicizia' ed altri destinati a trasformarsi in 'amore'. È così, sempre. Ed è giusto e normale. Sarà così anche per te.
Ma non per questo mi dimentico di te. Ti porto nel cuore sempre e per qualsiasi cosa sai come trovarmi.”
Certo, Vale. So che mi starai vedendo dall’alto dei cieli.
Neanche io ti scordo, ti porto sempre nel mio cuore. Sì, la porto sempre nel mio cuore. E so anche che un giorno o l’altro tornerà: cerco ancora Valeria in ogni donna che incontro. Storie eterne che non durano tanto, e ogni volta che mi va male mi ripeto sempre la stessa frase: “A ogni nuova fine corrisponde un buon inizio.” E così penso sia. Ho conosciuto un nuovo amore: è alta come me, magra, un corpo stupendo, capelli lunghi corti e neri come i miei, occhi neri e una bocca da favola. Viene dalla Romania. Il suo nome è Diana.”
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