Capitolo 1
Il Presagio
Norvegia, regione di Helgeland. In un moderno ospedale psichiatrico, due persone stanno entrando seguite da uno dei medici. Lui � un uomo sui quarantacinque anni, alto e biondo; lei, pure, come quasi tutti gli uomini e le donne di etnia scandinava. Mentre il medico, invece, ha i lineamenti di tipo indiano: pelle quasi scura, occhi neri penetranti e capelli nerissimi che in Norvegia e in tutta la Scandinavia sono bene accetti. Vai al secondo capitolo -->
-Io�- fa la donna, abbracciando il marito. -�sei sicura di quello che abbiamo fatto?-
-Sai anche tu che era la cosa migliore da fare. E poi, non avevamo altra scelta!- risponde l�uomo, rassicurandola.
-Suo marito ha ragione, signora Petter.- spiega il medico, che ha sentito tutto. �Questa clinica psichiatrica � stata istituita dal governo apposta per patologie di questo tipo. Anche se le autorit� non vogliono ammetterlo, in tutta la Scandinavia c�� una piccola percentuale di neonati affetti dalla patologia di vostro figlio. In tempi antichi, essa era interpretata come un segno divino e favoriva anche molte occasioni!-
-Si riferisce alla�guerra?- domanda il biondo.
-Anche a quella.- risponde il medico, aprendo una porta blindata di una camera. All�apertura della porta si vide una stanza di colore rosso, arredata con delle pareti imbottite stile cella per pazzi isterici. E dentro di questa c�erano, sparsi qua e l�, un sacco di giocattoli. E in mezzo a tutto quel trambusto c�era un bambino di forse sette o otto anni, magro, biondo e dagli occhi azzurri. Sul viso aveva degli strani tatuaggi, che lo marchiavano chiaramente come �mutante�, �mostro�, �essere anormale�.
Appena i genitori lo videro, la donna scoppi� in lacrime mentre l�uomo non riusciva a contenere la sua gioia e corse ad abbracciare il figlio.
Il dottore era felice nel vedere quella scena, e anzi gli piangeva il cuore al vedere che un bambino cos� carino e dolce come quello nella cella fosse finito l�.
-Allora Bernd�- fece la signora Petter. -�come ti trovi qui?-
-Benissimo, mamma.- rispose il ragazzino. �Ci sono tanti giocattoli, qui, e il dottor Osten � gentile con me. Solo che vorrei sapere una cosa.-
-Che cosa?- chiese il signor Petter.
-Quando posso tornare a casa?- domand� il piccolo Bernd.
Ahia! Il dottor Osten aveva temuto che il piccolo potesse chiederlo e quindi doveva rispondere in maniera dura ma reale ai genitori che sicuramente gli avrebbero chiesto di portarlo con loro a casa.
-Ehm�presto!- rispose la signora Petter, abbracciando il figlio. Il padre fece lo stesso ed insieme uscirono, lasciando il piccolo Bernd ai suoi giochi. Ancora non potevano credere che avesse fatto quella brutta cosa.
-Stavamo pensando�- fece la signora Petter al dottor Osten. - �sembra cos� felice qui, ma se provassimo a portarlo a casa con noi? Potremmo sempre tenerlo a bada con gli psicofarmaci!-
-Signora Petter�- disse il dottor Osten a malincuore. -�mi duole assolutamente dirlo, ma devo farlo: vostro figlio non � al sicuro fuori di qua. Gli psicofarmaci possono fare solo una minima parte di quello che noi facciamo qui. Alla prima crisi vi � andata bene, ma alla prossima crisi potrebbe addirittura uccidervi entrambi.-
Infatti era vero: alla prima crisi del piccolo Bernd la signora Petter se l�era cavata solo con qualche graffio mentre il signor Petter lo aveva tenuto buono con del cloroformio. Poi l�avevano portato alla clinica. Ma non si erano ancora rassegnati, speravano che un giorno il loro Bernd, tutta la loro vita, sarebbe guarito e tornato con loro e, tutti insieme, avrebbero dimenticato questa brutta avventura.
Ma la realt� era un�altra, e tutta differente. Sconsolati, i coniugi Petter non dovettero fare altro che tornare nella loro casa tristi.
Un�infermiera se ne accorse, mentre il dottore li vedeva allontanarsi e masticava amaro. Gli aveva doluto fare quell�affermazione, ma la realt� era quella e toccava accettarla!
-Sono i genitori del piccolo Bernd?- domand� in quel momento l�infermiera.
-S�.- rispose il dottor Osten. �L�hanno portato qui dopo che aveva tentato di sbranare la madre nel sonno, ma non si sono ancora rassegnati.-
-Mi dispiace per loro. Povero piccolo�una vera disgrazia che questa malattia abbia colpito proprio lui. Ah, me ne stavo scordando: Ralf Mordsen vuole vederla.- disse l�infermiera.
Il dottore si volt�, incredulo.
-Mi vuole vedere?- disse. �Strano. Non era mai stato comunicativo prima d�ora. Andr� a parlargli immediatamente!-
-� successo tutto dopo il trapianto di cervello a cui � stato sottoposto!- fece l�infermiera.
-Sembra che il trapianto abbia dato esiti positivi al suo umore.- comment� il medico.
-Ma c�� di pi�: da quando � stato operato, le crisi non si sono manifestate!- disse l�infermiera. Al sentire quelle parole, il dottor Osten si paralizz� di colpo: se quello che la donna aveva detto era vero, la cura per quella misteriosa malattia era stata finalmente trovata. Ma non voleva alimentare false speranze, e si rec� nella stanza del paziente Ralf Mordsen. Ad attenderlo c�era un infermiere.
-Salve, Dorf!- salut� il dottore. �Come sta il nostro Ralf?-
-Sta bene, ha preso la sua pillola.- rispose l�uomo. �� dentro e aspetta la sua iniezione. Ah, ha anche detto che voleva parlarle.-
-Questo lo so.- fece il dottor Osten. �Ed � un fatto stranissimo: non aveva mai scambiato parola con nessuno.-
Il dottore entr� nella stanza: davanti a lui erano piazzati quasi due metri e dieci di essere umano. Era un uomo di forse trenta o quarant�anni, ma sembrava dimostrarne di pi� dal momento che portava una barba folta, bionda come i lunghi capelli; indossava la �divisa� dell�ospedale, e gli infermieri avevano paura di lui, perch� se fosse ricaduto in una delle sue crisi nervose, avrebbe potuto spezzare le ossa a tutti con una semplice stretta.
Ma questa volta era diverso, e stava leggendo un qualcosa strappato da un giornale. Il dottore si avvicin�.
-Silenzioso come sempre, eh?- sorrise. �L�infermiera ha detto che volevi parlarmi. Cosa stai leggendo?-
Senza parlare, Ralf gli porse l�articolo. Era preso dalla �Repubblica�.
-Un articolo�scritto in italiano�c�� qualcuno che pu� farmi da interprete?- fece il dottore. Si fece avanti l�infermiera, che aveva passato cinque anni a Milano come infermiera di una clinica.
-Dice: �Il Camaleonte � morto � non ce l�ha fatta, � spirato ieri sera. Roma � Il Camaleonte, nuovo bizzarro membro dei Vendicatori Europei, non ce l�ha fatta: � morto ieri in seguito ad un colpo di pistola sparato da Andrea Maraschini, studente e biochimico. Il Camaleonte si era lanciato a proteggere il suo �clone� Eric Roberts, nel tentativo di disarmare Maraschini, che aveva la pistola puntata su Roberts. Si � conclusa cos� definitivamente una vicenda che ha commosso l�Italia e il mondo intero.�
�Il Camaleonte aveva diciotto anni ed era frutto di un esperimento di clonazione con manipolazione genetica: infatti poteva trasformare il suo corpo in quello della persona o dell�animale che voleva, da cui appunto il nome di �Camaleonte�. Era stato lanciato dallo stesso Andrea Maraschini con il tentativo di screditare e seminare discordia fra i Vendicatori Europei per degli screzi con Eric Roberts (lo stesso Eric Roberts ha detto che il Superman vestito di verde che salv� un uomo in atto di suicidarsi dal tetto della Galleria Colonna era il Camaleonte), ma aveva finito con il prendere il posto del suo �clone� e diventare come lui, mentre il vero Eric era in una specie di dimensione parallela per aiutare dei fantasmi a trovare la pace eterna.�
�Dopo essere tornato nel �mondo reale�, Eric aveva visto il suo �clone�. Dapprima era stata guerra, ma alla fine erano diventati amici. Ma il Maraschini, geloso del fatto che i due Eric frequentavano la sua ragazza, a una festa non ci ha visto pi� dalla rabbia e, puntando la pistola verso i due Eric, ha ucciso il Camaleonte.�
�Il ragazzo adesso � rinchiuso nel carcere di Rebibbia con l�accusa di omicidio volontario, mentre il Camaleonte � ricoverato al policlinico Gemelli in condizioni critiche�.-
Il dottore e gli infermieri rimasero attoniti. Cosa poteva importare a Ralf Mordsen di un ragazzo chiamato �Il Camaleonte�, che neanche conosceva? Il dottor Osten si rese conto che dal viso coperto dai capelli e dalla barba biondissimi dell�uomo delle lacrime avevano cominciato a scivolare lungo il viso.
-Che hai, Ralf?- chiese il dottore. �� per via di quell�articolo? Vuoi�vuoi che ne parliamo?-
Per tutta risposta, l�uomo afferr� il dottor Osten e gli diede un schiaffo talmente forte che lo fece barcollare. L�infermiere chiamato Dorf si precipit� con una siringa piena di calmante, ma Ralf lo afferr� per il collo e glielo strinse talmente forte da spezzarglielo. L�infermiere cadde a terra, morto. Rimase solo l�infermiera, alla quale non rimase un�altra opportunit� che chiamare la sicurezza.
Ralf se ne accorse, si alz� e la afferr� per un braccio.
-Ralf�non farmi del male!- implor� la donna fra le lacrime. �Non�non hai preso la tua pillola oggi!-
Come per dirle che si stava sbagliando, Ralf apr� la bocca e le fece vedere chiaramente che aveva ancora la sua pillola.
L�infermiera era perplessa, e la sua perplessit� aument� ancora di pi� quando vide che Ralf la lasci� andare, uscendo dalla sala.
Mentre usciva, incontr� un addetto alla sicurezza che lo ferm�, anche sparando dei colpi. Ma non ebbero effetto sul gigante biondo, che rigir� la testa del poliziotto di centottanta gradi.
Poi usc� indisturbato, senza crisi isteriche n� altro. Gli altri pazienti, avendo sentito la tensione, cominciarono a manifestare la propria gettandosi nelle pareti di gomma delle loro celle oppure ringhiando con la loro voce che non sembrava quasi umana, mentre il paziente chiamato Ralf Mordsen, scappato dall�ospedale, vagava verso destinazione ancora ignota.
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