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personaggi sono solo frutto della fantasia dell'autrice.
Le Vacanze di Maga Gabe - 4

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(sera del 31 agosto)

Calvin passeggiava avanti e indietro nervoso, con un occhio all'orologio. Ogni minuto che passava diventava piu' inquieto e tornava a controllare e ricontrollare la sacca con la chiave che Gilliosa aveva dato a Gabe.
Gargantua, il suo elfo domestico lo osservava, accarezzando distrattamente il gatto Popoff che se ne stava appisolato accanto al camino, godendosi senza problemi le coccole dell'elfo e il calore del fuoco.
Hazel, il gufo, stava dormendo sul suo trespolo, dopo essersi rifocillato a dovere. Doveva riprendersi dal tour de force che aveva dovuto fare per avvertire la sua padrona.

D'un tratto il fuoco crepito' in modo strano e - gettando cenere e lapilli per tutta la stanza, Maga Gabe apparve con grande sollievo di Calvin, ma disturbando il sonno pacifico dei suoi due famigli, e facendo fuggire Gargantua nelle cucine.
"Finalmente... temevo che non riuscissi a venire!" esclamo' Calvin avvicinandosi.
Gabe scosse la testa. "Ho dovuto far 'nascere' quel maledetto camino! La cappa era ancora troppo fresca e troppo nuova per fare un tiraggio di alcun tipo e il fuoco non ne voleva sapere di accendersi," brontolo' la maga pulendosi dalla cenere. "La mia stanza e' un macello... temo che i quindici giorni sabbatici mi serviranno per pulirla, altro che preparare le lezioni dell'anno!"
Calvin l'abbraccio'. "Fossi in te mi preoccuperei di ben altro..." mormoro' cupo.
Gabe lo fisso'. "E' cosi' grave?"
"Il cimitero dove sta la tomba di tua madre sarà posto sotto tutela stretta da parte degli Auror irlandesi, te l'ho detto nella lettera!" disse Calvin come se bastasse quello a spiegare tutto.
"Ho capito, ma tu sei un Auror, ti avrebbero fatto passare..." protesto' Gabe.
Calvin scosse la testa. "Senti... e' meglio andare, te lo spiego strada facendo!"

La notte era velata di nubi che coprivano le stelle e la falce di luna calante. Erano arrivati a cavallo ai bordi del bosco in cui si trovava il Cimitero Oscuro e adesso i due maghi stavano proseguendo a piedi.
Calvin aveva spiegato a Gabe che alcuni dei maghi sepolti in quel cimitero erano appartenuti alle Antiche Case delle Scuole irlandesi di magia, quelle stesse Case che avevano minacciato di ritornare dopo la riforma, per prendere il sopravvento delle Scuole stesse terrorizzando studenti e insegnanti.
"Una delle indagini piu' recenti ha portato alla riesumazione di alcuni dei maghi... ma le salme non c'erano piu'!" prosegui' Calvin sottovoce.
"Vuoi dire che qualcuno le aveva trafugate?"
"No... i maghi stessi hanno ripreso forma umana!"
A quella notizia Gabe resto' senza fiato per qualche attimo, poi scosse la testa. "Non e' possibile," disse, "queste forme di Magia Oscura non si praticano piu' da secoli..."
"Puo' darsi che ci sia un'altra spiegazione," acconsenti' Calvin. "Ma adesso capisci perche' dobbiamo evitare di venire qui una volta che la tutela sara' in vigore! Solo pochissimi tra noi potranno entrare qui..."
"E tu non sei tra questi!"
Calvin annui' fermandosi e indicando il grosso portone di metallo. "Siamo arrivati." mormoro' tirando fuori la bacchetta.
Maga Gabe inspiro' profondamente e imito' il gesto dell'Auror. "Andiamo."

Il cimitero era molto illuminato, nonostante l'oscurita' della notte. C'erano lumini dappertutto, e le fiammelle magiche erano fortissime, e dai colori piu' disparati. Se Gabe non avesse saputo che quello era un cimitero dove erano sepolti (forse!) i piu' grandi maghi di quell'area dell'Irlanda, avrebbe pensato al luogo per una festa babbana di Halloween, allegro e spensierato.
L'istinto, piu' che le indicazioni di Calvin, la guido' verso la tomba della madre, che si trovava in uno degli angoli piu' recenti del cimitero, circondata da due bellissimi cespugli di erica selvatica in fiore.
La tomba era una semplice lapide con un grosso ghirigoro nel centro e il nome di sua madre intagliato nel granito: Fuar Ulaidh. Gabe tiro' fuori la chiave che suo padre le aveva dato e fece per appoggiarla sulla lapide.
"Aspetta..." la fermo' Calvin.
"Hai paura, adesso?" lo prese in giro Gabe guardandolo con un mezzo sorriso.
Il giovane Auror scosse lentamente la testa. "No... ma tu sai cosa le vuoi dire?"
Maga Gabe si strinse nelle spalle. "Non lo so, ma in fondo sono qui soprattutto per ascoltare..."

Appena il pezzo di pietra si poso' sulla lapide, una grande luce verde comincio' a sprigionarsi dall'orlo della pietra chiave e questa si stacco' dalle mani di Gabe fondendosi con il resto della lapide.
Gabe si alzo' in piedi, mentre la luce avvolgeva l'intera lapide e i cespugli di erica. Calvin si guardava intorno, con la bacchetta pronta ad ogni evenienza, ma fu Gabe - ancora una volta guidata dall'istinto - a pronunciare in un sussurro l'incantesimo di evocazione. Calvin le si avvicino' e insieme, spalla a spalla, in silenzio, attesero...

Quando la luminosita' verde ebbe avvolto l'intero angolo di cimitero, si alzo' un vento potente che si scateno' per pochi secondi e fece tremare persino le pietre tombali. Eppure sfioro' appena Gabe e Calvin, che riuscirono a mantenersi in piedi senza problemi. Era come se quel vento fosse stato bene attento a non colpire i due maghi, a girargli intorno accuratamente, scuotendo la terra intorno a loro, ma senza toccarli.
Come era cominciato, il vento cesso' e di quella brevissima bufera resto' solo un mulinello, sopra la tomba, che richiamava a se' la luce verde come se questa fosse fatta di fumo. Vorticando velocemente, il mulinello comincio' a solidificarsi attorno a quella che stava diventando una figura femminile.
Ci vollero pochi attimi e Gabe riconobbe il volto familiare della madre.

L'evanescente figura fu scossa da un ultimo alito di vento e poi sorrise. Il volto dagli intensi occhi verdi e dai capelli di fuoco fisso' intensamente Gabe e Calvin, posando poi la sua attenzione sulla maga.
"Gabe..." mormoro' una voce profonda e suadente, toccata appena da un velo di tristezza.
"Madre..." rispose in un sibilo Maga Gabe, senza pero' muoversi e anzi, cercando istintivamente il contatto rassicurante con Calvin sempre immobile e pronto al suo fianco.
"Sono contenta che tu sia venuta," disse Fuar avvicinandosi. "Spero che tu l'abbia fatto perche' mi hai perrdonato..."

Passarono alcuni secondi di irreale silenzio. Gabe fissava la forma trasparente che era stata sua madre cercando di capire esattamente che cosa doveva fare o dire. Sua madre arrivo' a pochi centimetri dai lei e getto' un'occhiata a Calvin.
"Scelta interessante..." disse ridacchiando. Poi abbasso' il tono della voce e con fare da cospiratrice mormoro' "E' un pelo rosso... fai attenzione, sono i piu' pericolosi!"
Calvin strinse le labbra, ma Gabe lo guardo' e sorrise.
Fuar si allontano' di un passo squadrando i due. "Hai ereditato i miei gusti in fatto di uomini," disse. "Ma per lo meno non te lo sei scelto babbano!"
Gabe temette di sentire un velo di rimorso nella voce della madre ed esclamo'. "Gilliosa non e' come gli altri babbani, madre... E ti ama ancora moltissimo!"
Fuar guardo' Gabe con gli occhi pieni di nostalgia. Forse Gabe aveva interpretato male il suo tono. "Lo amo tantissimo anche io, piccola mia. E anche se lui non lo sa... lo vado a vegliare di tanto in tanto!"
Gabe sorrise.
"Ma..." continuo' Fuar. "...non stavo parlando di lui!"
Il sorriso di Gabe svani'.
"Questa e' una delle cose che devi sapere... ma che non avrei mai potuto spiegare a Gilliosa. Lui *e'* un babbano e ne avrebbe avuto paura!" Fuar si avvicino' di nuovo a Gabe. "Ma tu sei di sangue magico... e lo capirai!"
Gabe strinse i denti. "Cosa stai cercando di dirmi?" sibilo' a labbra strette, intuendo la risposta.
"Gilliosa non e' il tuo vero padre! Lui ti ha accolta al mondo come se fossi sua figlia, ma non sei nata da lui!"

Il silenzio si fece di nuovo cupo nell'angolo di cimitero illuminato dal residuo della luce verde della pietra chiave.
"Gilliosa non era l'unico babbano che hai... conosciuto?" si intromise Calvin. La sua voce aveva un tono che Gabe non aveva mai sentito: freddo, professionale... il tono spietato di un Auror che cerca la verita' a tutti i costi. Maga Gabe lo guardo' con lo sguardo severo. Calvin abbasso' per un attimo gli occhi e poi torno' a fissare Fuar.
"Gilliosa Bathaich e' stato l'unico babbano con cui ho condiviso la mia vita!" protesto' Fuar.
"Ma non e' mio padre!"
Fuar scosse la testa. "No, tuo padre si chiamava Cath... e quando l'ho incontrato per la prima volta... era gia'... era... gia'..." Fuar esito', perche' conosceva le incredibili implicazioni della sua rivelazione, ma in fondo aveva atteso di rivedere la figlia per dirglielo e non aveva senso rimandare. "Era gia' un fantasma!"

Maga Gabe si senti' girare la testa. Non riusciva a capire, a comprendere come... Per qualche secondo la sua parte razionale decise che tutto questo erano soltanto le fantasie distorte di una strega centenaria morta da diversi anni che non sapeva piu' quello che diceva. Ma una parte della sua mente sapeva che quella era la verita'... e anzi... stava gia' ragionando all'impazzata, mettendo insieme gli indizi e i segni di tutta una vita.
Tutto il suo essere stava urlando di sorpresa e di dolore, di meraviglia e di incredulità. Finche' un nome non usci' dalle sue labbra, appena mormorato, ma sufficiente perche' Fuar lo riconoscesse: "Macintosh...?"
"Si'..."

Ancora una volta torno' il silenzio, ma duro' pochissimo, perche' da uno dei due cespugli di erica usci' d'un tratto una figura con uno spadone al fianco. Era un fantasma, si', e fin troppo familiare!
Macintosh, il fantasma che aveva accompagnato Gabe in tutti i difficili anni della sua vita di maga, era di fronte a lei, vestito con il 'feile beg' del suo clan e con la spada che lei aveva usato nella lotta con i Vermeviola.
"Credevo che fosse andata distrutta con Bubblewoods..." esclamo' Gabe indicando la spada.
"Infatti e' distrutta," confermo' Macintosh con un sospiro. "Sono andato a recuperarne l'anima soltanto tre giorni fa..."
Gabe fisso' il volto barbuto di Macintosh, il suo fantasma preferito che ora si rivelava essere... suo padre? "Ma come?"
"Magia oscura!" commento' Calvin. E, guardando Gabe con aria sconvolta, prosegui' in fretta. "Non capisci, Gabe? Sei il frutto di una delle piu' incredibili magie oscure mai accadute!..."
"Non una magia!" lo interruppe con veemenza Macintosh. "Un... miracolo!"
Gabe e Calvin lo guardarono con aria perplessa.
"Credete che non sia stato un miracolo per me, morto nella battaglia di Blar-na-leine, tornare in vita dopo secoli... e respirare per solo un momento, carne e ossa, accanto a una bellissima donna come..." Macintosh si volse verso Fuar "...come Fuar dai capelli di fuoco?"
Fuar ricambio' lo sguardo con un profondo senso di nostalgia. "Non sapevo che fosse un fantasma... E quando lo scoprii..."
Macintosh scosse la testa e si avvicino' a Fuar con amore, sfiorandole il volto impalpabile con le sue dita fatte solo di aria. "Non avresti potuto fare altrimenti, Fuar..." mormoro' al fantasma della strega. "Ne' avresti potuto trasformarmi in un essere magico come avresti voluto... Sono nato babbano e sono morto babbano... E solo da fantasma posso far parte della tua magia..."
"Magia oscura, certo! Non puo' essere altrimenti!" commento' bruscamente Calvin ancora una volta.
Gabe si volto' verso l'Auror, e la sua voce era ferma, anche se appena un sussurro. "Basta. Non mi interessa come e' successo... Non mi interessa il perche'..." indico' con la testa i due spettri a pochi passi. "Quello che so... che sento... e' che adesso un cerchio si e' chiuso! Ed e' giusto cosi'."
Calvin fece per ribattere, ma non lo fece. In fondo era li' per proteggere Gabe, non per indagare su qualcosa successo oltre cinque decenni prima! Anche se non sapeva davvero come avrebbe potuto dimenticare cio' che aveva sentito... qualcosa che confermava cio' che gli Auror temevano: i maghi di quel cimitero erano potenti signori oscuri!

Fuar si libero' dallo sguardo nostalgico di Macintosh e si avvicino' a Gabe. "Non essere troppo dura con il tuo uomo," le disse indicando Calvin. "Ha ragione... E' magia oscura questa, anche se quella volta..." getto' un'occhiata verso Macintosh "...non l'ho voluta io!" Gli occhi verdi di Fuar si socchiusero, fissando Gabe da quella che sembrava una distanza di secoli. "Io sono stata una potente strega, e conoscevo molte delle magie oscure dei secoli passati. E anche se non sono stata io a volere la magia per Macintosh e me, so come e' stata fatta... e perche'!" Il fantasma con i capelli rossi sfioro' con le dita la bacchetta che Gabe non aveva mai smesso di tenere in mano. Un baluginio rosso sangue corso lungo il legno. "Tu sei figlia *solo mia*... mia e di una magia oscura! Neppure una goccia di sangue babbano scorre nelle tue vene e, cosa ancora piu' importante, neppure una goccia di sangue maschile!"
Calvin apri' la bocca come se volesse dire qualcosa, ma ci ripenso'.
Fuar continuo'. "Tu sai di essere potente, ma non sai *quanto* tu possa essere potente, piccola mia."
"Per questo non mi hai mai voluto mandare a Scuola..." mormoro' Gabe e per un attimo, nella sua voce, entro' di prepotenza la tristezza di una bimba di dieci anni che non capisce la scelta drastica di un genitore. "Non volevi che la mia potenza si potesse sviluppare..."
Fuar annui'. "Non mi sono mai fidata dei maghi..." guardo' Calvin sorridendo. "Proprio perche' sono stata una grande strega sapevo come erano fatti i miei... 'colleghi'!"
"Ma perche' non me lo hai mai detto, mamma?"
Fuar torno' a guardare Gabe, serro' le labbra. Per un attimo l'intero suo essere vaporoso tremo' come una foglia al vento. Fuar scosse la testa lentamente. "Non mi hai piu' chiamato cosi' da quando avevi dieci anni..." mormoro', la voce rotta.
"Cosi' come?" sussurro' Gabe.
"Mamma..."
Gabe abbasso' lo sguardo, nonostante lo sforzo per contrastarle, alcune lacrime cominciarono a scenderle lungo le guance. Desidero' ardentemente di poter abbracciare Fuar.
La strega senti' quel desiderio e lo condivise. Lei pero' non poteva piangere... e resto' semplicemente a fissare sua figlia per qualche secondo. Poi si scosse. "Ora sai anche questo... Che dentro di te vive una potenza immensa, una potenza tutta femminile. Da quello che mi ha detto Macintosh, in questi ultimi tempi hai usato tutta la naturale saggezza della tua femminilita'... Ma sta' attenta... Noi streghe possiamo essere crudeli e fredde, molto peggio degli uomini!"
Gabe annui', scacciando le lacrime. "Per questo continuero' a farmi chiamare Maga!" disse risoluta.
Sua madre sorrise, come divertita da quel piccolo espediente inutile che Gabe usava per aggrapparsi alla magia buona. "E adesso che sai quello che dovevi... voglio darti qualcosa... una parte positiva di me... una protezione..." Si avvicino' a uno dei cespugli di erica e indico' a Gabe di avvicinarsi.
Per la prima volta dall'evocazione della madre, Gabe si allontano' da Calvin, che pero' la segui' a pochi passi di distanza.
"Spezza un rametto fiorito..." disse Fuar.
Gabe scelse un'infiorescenza carica e gonfia di vita.
"Adesso passalo attraverso di me, attraverso la mia chioma..."
Gabe esito'.
"Avanti..."
Lentamente il rametto di erica passo' attraverso la forma indefinita di Fuar e venne percorso da una specie di scossa elettrica rossastra. Quando emerse dallo spettro, il rametto era ricoperto da una specie di tela di ragno...
"Sono i miei capelli.." spiego' Fuar. "Sono un talismano potente accoppiati con l'erica. Ti proteggeranno dai quattro elementi della natura. Nulla ti potra' fare davvero del male fin quando porterai con te questo talismano: aria, terra, fuoco, acqua... Se ti colpiranno, la loro forza verra' annullata. Solo elementi caricati magicamente potranno colpirti... ma la loro forza verra' ridotta moltissimo e potrai contrastarli con la tua magia!"
Gabe sfioro' con le dita il rametto di erica intrecciato con i capelli rossastri che rilucevano in modo strano alla luce verdastra della pietra chiave che ancora inondava quell'angolo di cimitero. "Mamma..." comincio' Gabe con un sorriso. "Macintosh ti avra' parlato della Scuola in Italia..."
"Certo..." annui' la strega. "Mi ha tenuta informata su tutto quello che e' successo..."
Gabe fisso' sua madre negli occhi, con fermezza. "Voglio un talismano per la Scuola." disse semplicemente indicando il rametto d'erica che aveva in mano.
Fuar esito'. "Non sara' la stessa cosa..." mormoro'. "Proteggere te e' un conto, proteggere un'intera Scuola..."
"E' un castello!"
Fuar sgrano' gli occhi. "Un castello..." guardo' la figlia e lesse nei suoi occhi la passione, il fervore e il senso di protezione che Gabe sentiva nei confronti di Bubblewoods. Annui'. "Va bene... Probabilmente la protezione non sara' potente quanto quella per te... o per qualsiasi individuo... ma sara' un buono scudo comunque!"

Pochi minuti dopo Gabe aveva messo al sicuro due rametti di erica trasformati in talismano dai capelli di sua madre, aveva appuntato quello che le aveva dato per primo sul mantello, proprio dalla parte del cuore. E stava consegnando un quarto piccolo rametto a Calvin.
"Forse sarebbe stato piu' indicato il trifoglio per lui..." commento' Fuar sorridendo. "Ma non ho mai provato con piante diverse dall'erica!"
Gabe sorrise. Sapeva che era il momento di congedarsi. Le prime luci dell'alba gia' si intravvedevano oltre la cima degli alberi ed era bene che Calvin e lei non si trovassero piu' in quel cimitero quando gli Auror sarebbero arrivati. Aveva ancora tanta voglia di abbracciare sua madre... "Ti rivedro'?"
Fuar sorrise, un sorriso soddisfatto, tranquillo, il sorriso di chi ha finalmente avuto tutto cio' che desiderava dalla vita... e dalla morte. "Certo che mi rivedrai... Quando Macintosh decidera' di tornare a far visita a Bubblewoods!"
Gabe annui'. "Beh, non devi preoccuparti per la Scuola, Mac... Serpeverde puo' usufruire dei servizi di McGiank come fantasma di Casa!"
"Lo so," fece lo scozzese. "E' per questo che da un po' passavo piu' tempo qui che in Italia!"
Gabe ridacchio'. "Mi fara' piacere rivedervi..." mormoro'.
Calvin le prese gentilmente il braccio. "Meglio andare, adesso..." disse.
"Va bene..." Maga Gabe penso' per qualche attimo di lasciare la pietra chiave infilata nella tomba, ma i dubbi che giravano nella sua testa furono fugati proprio da Fuar.
"Ormai mi hai liberata... Quella tomba non deve piu' venire aperta, ed e' meglio cosi'. La chiave portala via e distruggila! Non voglio tornare in carne ed ossa..." la strega dai capelli di fuoco guardo' Macintosh e, salutando con la mano, entrambi svanirono nella brezza dell'aurora.

*****

(alba del 1 settembre)

Calvin e Gabe camminarono silenziosi sulla via del ritorno e fu solo quando si trovarono a pochi metri dalla casa dell'Auror che l'irlandese parlo': "Ti chiedo scusa, Gabe..."
La maga si volto' verso di lui, perplessa. "Perche'?"
"Perche' ho parlato troppo, ho interferito in un dialogo che doveva essere privato... E perche' mi sono comportato un po' troppo da Auror in tua presenza!" concluse con un sorrisetto.
Gabe prosegui' per entrare in casa, scuotendo la testa.
Calvin si aspettava almeno una risposta, e il silenzio della maga lo fece infuriare. "Beh, senti... ti sto chiedendo scusa, potresti almeno dirmi qualcosa!"
Gabe, una volta entrati, si tolse cappello e mantello, attenta a non rovinare l'erica magica, si passo' una mano tra i capelli arruffati e poi si pianto' in mezzo all'ingresso con le mani sui fianchi.
Calvin chiuse la porta e rimase immobile, aspettando la sfuriata.
"Se volevo stare da sola, non ti avrei chiesto di venire," comincio' Gabe. E il tono stranamente non preannunciava nulla di terribile. "Se volevo che non dicessi nulla, ti avrei fatto un incantesimo del silenzio..." si avvicino' al mago irlandese, che aveva l'aria sempre piu' perplessa. "Se volevo che tu non fossi il mio "poliziotto di guardia"... ti avrei detto di non portare la bacchetta!"
Gabe abbraccio' Calvin, che ricambio' l'abbraccio.
"Sei impulsivo, ma dici sempre quello che pensi..." gli disse Gabe all'orecchio. "Ed e' per questo che ti amo."
Calvin sgrano' gli occhi e si slego' per un momento dall'abbraccio per guardare in volto Gabe. Era la prima volta che la maga si scopriva cosi' decisamente. La sorpresa lascio' il posto alla felicita' e il volto di Calvin si allargo' in un gioioso sorriso.
"Domani devo tornare a Scuola... E anche tu..." disse Gabe sospirando. "Ma prima di andare voglio creare dei ricordi indimenticabili da portare con me... Ricordi che non abbiano solo a che fare con i miei genitori, o con i miei poteri... Ricordi che abbiano a che fare con 'noi'..."
"Gli stessi ricordi che voglio io..." mormoro' Calvin e si diresse verso l'interno della casa, dalla parte dove Gabe sapeva si trovava quella fantastica vasca da bagno. "Sai," continuo' Calvin, "stavo pensando a far fare una gita agli studenti della mia scuola quest'anno... una gita in Italia, per vedere come si insegna la magia negli altri paesi..." Guardo' Gabe con aria complice. "Tu cosa mi suggerisci? Qual e' il periodo migliore per venire a campeggiare a Monte Luco?"

*****

(alba del 2 settembre)

Hazel e Popoff, distrutti dal viaggio, stavano ancora dormendo, nonostante il sole fosse quasi spuntato. Di solito a quell'ora il piccolo gufo si alzava per andare a cacciare e il gatto si precipitava alla finestra, per cogliere i primi raggi del sole. Invece oggi dormivano della grossa.
Maga Gabe non si preoccupo': il viaggio era stato faticoso anche per lei, dopo una giornata passata in piena vacanza nella piccolo giardino nascosto di Calvin. Ma lei non poteva permettersi il lusso di dormire. Oggi c'era l'inaugurazione della Scuola!

Si vesti' in fretta, mentre il te' si preparava profumato nella tazza fatata. Con sorsi veloci Gabe ingoio' la bevanda calda, mangiando qualche biscotto. Guardo' la sua stanza ancora completamente in disordine, scosse la testa e usci'. Avrebbe avuto tempo di sistemare tutto, con calma, dopo l'inaugurazione!

L'aria era fresca e carica di umidita'. Chissa' se quelle nuvole avrebbero portato pioggia? Beh, Nevelyn avrebbe rimediato: almeno per l'inaugurazione doveva esserci un bel sole sulla nuova Bubblewoods.
Il cantiere era ancora aperto, e diverse parti della Scuola erano ancora da rifinire. Gabe era arrivata durante la notte, quando ormai tutti erano a dormire, ma era quasi certa di aver visto una luce accesa nel dormitorio di Serpeverde e aveva la sensazione che il povero Atran fosse rimasto alzato per ore a finire chissa' quali modifiche al progetto.
Di certo nessuno, ne' Atran ne' Vibroso, avrebbero saputo delle due piccole aggiunte che Gabe voleva fare.

I raggi del sole cominciarono a riversarsi sulle parti piu' alte delle torri: doveva affrettarsi. Raggiunse il muro d'ingresso ai sotterranei. "Dunque... vediamo se ricordo bene..." mormoro' Gabe puntando la bacchetta. "Granito rosa francese... Marmo bianco di Carrara... Venato d'oro del Klondike... nero di Lavagna ligure... E quello antico..."
La sequenza era giusta, perche' il passaggio si apri'. Gabe scese facendosi luce con la bacchetta: non stava cercando un'altra occasione di farsi un bel bagno, cercava invece un punto preciso e quando lo trovo' vi si fermo' davanti.
Si ricordava di averlo visto l'altra volta: un angolo in cui combaciavano perfettamente due pietre diverse, una proveniente dalla vecchia Bubblewoods, cui era stata accostata una grossa pietra di montagna, nuova di zecca... la nuova Bubblewoods. Era il punto perfetto, l'unione di passato e presente che insieme si avviavano al futuro. Gabe poso' l'erica incantata proprio sulla giuntura tra le due pietre e la lascio'... Forse era la forza della magia oscura dei secoli passati che stava agendo, o forse l'erica fatata sapeva da sola cio' che doveva fare... In ogni caso si fuse alla roccia, come una organica cerniera, liberando la sua energia come una scossa elettrica. I barlumi rossi e verdi percorsero le pietre di quell'angolo buio della Scuola e si dispersero lontano.

Gabe annui' e usci' dai sotterranei. La sua prossima tappa era la Sala Grande.

Non c'era ancora nessuno, e la maga sorrise. Perfetto!
Si avvicino' alla parete di fondo, dove le vetrate si aprivano sui dintorni di Bubblewoods. Era il punto piu' estremo della Scuola, quasi opposto a quello nei sotterranei. Con un semplice incantesimo di levitazione, Maga Gabe si sollevo' da terra e lentamente - cercando di non pensare al senso di vertigine che subito l'afferro' - arrivo' quasi accando al soffitto incantato, sopra la punta della vetrata piu' alta.
Le decorazioni della Sala Grande erano gia' stati rifiniti, perche' la sala doveva essere pronta per la cerimonia d'apertura, ma Gabe pensava che un elemento in piu' non avrebbe guastato. Prese il secondo ramo d'erica incantato dai capelli di Fuar e lo appoggio' alla parete.
La magia si ripete', ma stavolta i barlumi di magia erano dorati e blu. Si dispersero sul soffitto e sulle pareti, serpeggiando tra le vetrate e poi giu' sul pavimento, tra tavoli e sedie.
Maga Gabe osservo' felice e lentamente scese a terra.

Adesso la Scuola era protetta. Nulla avrebbe potuto distruggerla... O almeno Gabe lo sperava, perche' davvero non sarebbe stato giusto perdere anche questo magnifico castello che svettava verso il cielo pregno di vita nuova. La maga sapeva che il prossimo anno sarebbe stato pieno di incognite, come sempre del resto, ma sapeva anche che Bubblewoods era rinata su solide fondamenta: in fondo una cosa ricostruita con il sudore e la pazienza di cosi' tante persone positive, non poteva che vibrare di magia positiva!

Maga Gabe usci' nel cortile ad attendere gli altri. Era pronta per cominciare un nuovo anno scolastico.

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