Non è impresa facile quella di misurarsi per via pittorica con il "mito" di Don Giovanni: nato a teatro e sviluppatosi quasi esclusivamente sino alla fine dal XVIII secolo, è stato poi rielaborato e trasformato in Opere, romanzi e novelle, poemi e racconti in versi. Eppure tutto il corteo di apparizioni e inquietudini che si cela in questa figura imponente e drammaticamente titanica è immanente, per natura visionaria, alle "corde" della vocazione creativa di Luigi Nanni: la lotta notturna e ctonia tra Eros e Thanatos gli appartiene da sempre, si può ben dire, come un'ombra che abbia maggior rilievo della luce stessa. Tutte le presenze evocate da Nanni, nella sua coinvolgente interpretazione del Don Giovanni, possiedono la "terribilità" del giudice irrevocabilmente "ispirato", dal Commendatore ad Anna, fino allo stesso diabolico seduttore. E per inciso si può notare come tale perenne messa in stato di accusa, da eterno Tribunale dell'Inquisizione, assuma poi nella società italiana di oggi, una sorprendente carica di attualità.Lo spettatore più avvertito troverà una straordinaria ed elettiva affinità tra il Don Giovanni di Rocco Familiari e quello dipinto da Nanni in modi assolutamente autonomi e indipendenti. Il nostro artista ha dato immagine a sconvolgenti fantasmi fatti di pittura, invece che di carne (come in teatro) o di pietra.E ogni figura manifesta la forza della rivelazione premonitrice, in quella visionaria commistione di elementi gotici, barocchi, decadenti e vicini perfino alla drammaticità di Egon Schiele, che rende Nanni una presenza singolare ed "eccentrica" nel panorama dell'arte italiana.Ne viene fuori un "teatro" in bianco e nero più reale e perentorio del mondo contingente, colmo di ombre vitali ma senza vincoli temporali. Nei volti dipinti da Nanni si legge la consapevolezza che la verità non è mai nel luogo dove la cerchiamo e che questa è la nostra insostenibile condanna.Anche il vento delle passioni che ha consumato e inciso infinti lineamenti finisce col diventare un'innocua brezza al cospetto di tale verdetto. E forse aveva ragione il "Don Juan" di Michel de Ghelderode nel dire che la leggenda dell' "indomito seduttore "è una storia epica, interminabile, episodica, confusa, assurda, piena di interruzioni come un romanzo a puntate o come la vita"
Gabriele Simongini
Il Don Giovanni "notturno" di Luigi Nanni
