Emergono da palcoscenici indistinti i personaggi e gli strumenti di Luigi Nanni, definendosi con lentezza, con gradualita' e precisione, fino al punto massimo di evidenza che e' un aggetto dell'anima e della materia, indizio incommensurabile, ma sintetico dell'identita' e dell'unicita', l'artista ha fermato il caotico fluire delle sensazioni, per ascoltare il canto degli uomini, i suoni delle viole, degli organi per udire una voce tra tante e conoscerne le impercettibili modulazioni, vibrazioni, cedimenti, per svelare la nostalgia dell'armonia universale a cui drammaticamente aspirano. Sono creature, di rara bellezza, di insostenibile vilta'. Ancora con gli abiti di scena, dimessa la maschera dell'attore, uomini di carne e di sangue parlano della lotta contro se stessi e contro un silenzio agghiacciante, vittime e carnefici di una solitudine smisurata. Ancora accordati preziosi organi, liuti, arciliuti e viole, creati per entrare in risonanza con il divino universo, ricordano la mano sapiente e delicata che diede loro corpo e voce. Luigi Nanni e' il terzo interprete di questa severa esecuzione, colui che, osservando con rigore e fermezza il mondo, ne esplora le potenzialita' timbriche, tonali, lasciando cadere dense note di materia, pause brevi e lunghe di luce e di buio, graffiando le superfici, strappando al colore ogni possibile gesto, evocando artisti ed artigiani di ogni tempo, affinche' vivano una nuova giovinezza.

SIMONA BATTISTI

 

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