Il problema del senso è d'importanza cruciale
nella storia della filosofia di ogni cultura. A esso possono essere ricondotti
tutti gli altri problemi filosofici. In questo libro, e con queste convinzioni,
cercherò di analizzare il problema da un punto di vista gnoseologico
ed epistemologico, dedicando una sezione finale all'estetica.
Si può affrontare il problema alla luce
d'un interrogativo basilare: senso o nonsenso? Questa è l'alternativa.
In queste righe prenderò posizione per l'ultimo termine, ma non
affrettatamente, né per partito preso. Ci imbatteremo, infatti,
in situazioni che legittimano la scelta, e impediscono di procrastinare
il riconoscimento del nonsense .1
Parallelamente al problema, mi occuperò
di come la questione venga dibattuta nell'ambito di due diversi contesti
e punti di vista: l'Oriente e l'Occidente. Un'opera teoretica, come la
presente, non può esimersi dall'inquadrare i problemi nell'ambito
della cultura mondiale, evitando le secche in cui il pensiero occidentale
s'è arenato per secoli. Non solo l'Oriente ci fornirà fecondi
spunti: esso si rivelerà un partner corroborante, durante
la ricerca. Ci accorgeremo infatti, per anticipare una delle tesi centrali
dell'opera, che l'Occidente può accostarsi al nonsense, risolvendo
l'alternativa (senso/nonsenso), soltanto se tiene conto dei suggerimenti
e delle proposte della civiltà orientale.
Una presentazione schematica dei vari capitoli
contribuirà a rendere più intelligibile la tematica in questione.
In primo luogo, si dovrà sviscerare il nesso filosofia/contraddizione,
evidenziando come il secondo termine, a lungo esorcizzato, debba, a ragione,
far valere i propri diritti (cap. I). Si capirà così che
il nonsense costituisce (o dovrebbe costituire) la meta di ogni autentica
indagine filosofica - scoperta questa che peraltro apre numerosi problemi
(cap. II). In seguito si vedrà in che misura lo scetticismo occidentale
è identificabile con la filosofia del nonsense e fino a che
punto se ne distacca. A questo punto, è a un relativismo costruttivo
che si dovrebbe approdare (cap. III). Dopo aver constatato l'insufficienza
delle abituali - e razionalistiche - confutazioni dello scetticismo, si
potrà evidenziare il vero carattere della filosofia del nonsense
: il suo valore di espediente. Le metafore della zattera buddhista e della
scala wittgensteiniana mi consentiranno di chiarire il discorso (cap. IV).
Infine, metterò in luce il contrasto essenziale tra le varie teorie
filosofiche. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, esso non è
formulabile nei termini dell'opposizione materialismo/idealismo, ma riconduce
all'alternativa su cui si basa tutto il mio lavoro (senso o nonsenso?).
Si vedrà così in quali termini la contrapposizione tra due
scuole buddhiste, il Màdhyamika e lo Yogàcàra si riveli
il vero e proprio vertice della speculazione filosofica; in quanto la diatriba
in cui sono impegnate rappresenta il conflitto autentico, l'unico vero
motivo del contendere, in sede teorica. Ma si vedrà pure, a vantaggio
del nonsense, che la diatriba può essere sciolta, perché
anche lo Yogàcàra (scuola idealistica) sbocca decisamente
in esso (cap. V).
Poiché il nonsense è maggiormente
evidente nell'arte, ho ritenuto opportuno dedicare un intero capitolo alla
questione, tentando di offrire al lettore un surrogato di ciò che
egli stesso, per vie più dirette, può ottenere attraverso
la fruizione artistica (cap. VI). Nella breve conclusione cerco di far
mio un principio sufi2: per presentare certi assunti mi servo di racconti
dal valore didattico ed illustrativo, senza ricorrere direttamente alle
spiegazioni 'razionali'.
Il rimando a pensatori orientali ed occidentali
è continuo, in tutto il testo, e non è deputato a una sede
specifica. L'Oriente si interseca con l'Occidente, quindi i due ambiti
non vengono mai separati, in sede espositiva. In ogni caso, nessuna problematica
è stata data per scontata: ho cercato di illustrare le varie posizioni
(soprattutto orientali) partendo dal presupposto che il lettore non avesse
alcuna familiarità in materia.
Abitualmente, per concludere una prefazione,
si compila una lista di ringraziamenti. Io invece preferisco citare le
influenze cui sono stato maggiormente esposto, nel corso degli anni, abbondamentemente
riscontrabili in questo libro: il Buddhismo Zen, Nietzsche e Wittgenstein.
Ho tentato di fonderle in una visione organica, per quanto mi è
stato possibile.3
Vorrei infine puntualizzare, a rischio di ripetermi
ma anche per non essere frainteso, che la metafisica ha ancora molte possibilità,
se solo si apre al nonsense e accetta completamente la nudità
dell'esistenza.
Urbino, settembre 1996
NOTE
1Per quale motivo preferisco adottare il termine
inglese, sarà chiarito nel corso dell'opera.
2Si tratta d'una scuola della mistica islàmica,
ai cui assunti ho copiosamente attinto.
3Tutti i corsivi delle citazioni sono degli autori,
a meno che non sia diversamente indicato.
Copyright: Edizioni Quattroventi,
Urbino 2000