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La verità

di Italo Svevo
Regia di Alberto e Gianni
Buscaglia
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SILVIO ARCETRI |
Corrado
Sonzogni |
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FANNY , sua moglie
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Elena Finardi
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ALFONSO BERTET |
Stefano
Bassetta |
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EMILIA, sua moglie |
Giuliana
Zibetti |
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LUIGI, servitore |
Gianluca Poli |
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Un quieto
inferno domestico
Nell’atto unico La
verità, scritto probabilmente sul finire del 1880, il protagonista,
l’avvocato Silvio Arcetri, sorpreso dalla moglie nel letto dell’amante, inscena
una complessa trama per convincerla della sua assoluta innocenza. Grazie al suo
talento istrionesco, Silvio manipola l’evidenza del reale (la verità provata)
per trasformarla in un’esagerata sequenza di cause ed effetti così sciagurati
(la sua verità) cui, alla fine, l’ingenua moglie non può che credere. O
simulare di credere.
Soffia ancora, in
questo atto unico, un’aria leggera da vaudeville, pur se già contaminata da un
compiaciuto sadismo psicologico del quale sono vittime, complici o meno, gli
altri tre personaggi della commedia. La posta in gioco dell’avvocato Arcetri è
alta: è la salvezza del suo matrimonio e, di conseguenza, del patrimonio portato
in dote dalla moglie. In questo senso, Silvio, l’incallito dongiovanni, il
collezionista di amanti, si pone paradossalmente come tenace difensore
dell’istituto matrimoniale e del contratto sociale sul quale esso si fonda. In
fondo, sembra dirci, egli usa la menzogna in coerente linea con i valori tanto
difesi dalla sua classe. Se c’è ipocrisia, questa non è solo nell’incorreggibile
Silvio, ma anche negli altri, nelle loro verità taciute, complici vittime che
sanciscono, alla fine, per opportunismo, o per quieto vivere, o per una passione
creduta ancora viva, la “piramidale” menzogna architettata dal diabolico e
inquietante avvocato.
In questo
testo come in Terzetto spezzato, Un marito, L’avventura di
Maria, o La rigenerazione, il mitteleuropeo Svevo riversava le sue
inquietudini: la conflittualità dei rapporti famigliari, la quieta/infernale
gabbia matrimoniale, la relatività di ogni presunta verità, il dissidio tra vita
borghese e vocazione artistica, la vita come malattia e la scrittura come
possibile cura e salute. |